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Art. 380 Codice di Procedura Civile

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852 provvedimenti

Giudizio di rinvio: limiti e poteri del giudice
Un lavoratore ha richiesto un compenso extra per mansioni aggiuntive. Dopo un primo annullamento della Cassazione, la Corte d'Appello, in sede di giudizio di rinvio, ha nuovamente respinto la domanda, ritenendo che il lavoratore stesso avesse ammesso di aver svolto le attività spontaneamente e senza obbligo contrattuale. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, sottolineando gli ampi poteri del giudice del rinvio nel riesaminare i fatti e nel qualificare la domanda sulla base delle allegazioni delle parti.
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Motivi aggiunti tributario: i limiti per nuove eccezioni
Una società di autoriparazioni ha ricevuto un accertamento fiscale basato su acquisti non fatturati, scoperti presso un fornitore. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della società, stabilendo un principio fondamentale: nuove contestazioni, come la violazione del contraddittorio, non possono essere introdotte con semplici memorie illustrative, ma richiedono la procedura specifica dei motivi aggiunti tributario, ammessa solo in casi eccezionali. La Corte ha quindi confermato la validità dell'accertamento dell'Amministrazione Finanziaria.
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Responsabilità mediatore: obbligo di informazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9395/2025, ha ribadito la responsabilità del mediatore immobiliare che omette di informare l'acquirente della presenza di un'ipoteca sull'immobile. Anche se l'acquirente ottiene il doppio della caparra dal venditore inadempiente, il mediatore è comunque tenuto a restituire la provvigione percepita, in quanto il suo inadempimento ha reso l'affare non concluso. La Corte ha inoltre corretto un errore nel calcolo dell'importo da restituire, limitandolo alla sola provvigione effettivamente versata.
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Risarcimento danni dirigente: la prova del danno è cruciale
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito che negava il risarcimento danni a una confederazione imprenditoriale contro un suo ex dirigente per mala gestio. Nonostante la condotta illecita del manager, la richiesta è stata respinta per mancata prova di un danno economico effettivo e concreto subito dall'azienda. La sentenza ribadisce che l'onere di dimostrare il pregiudizio patrimoniale grava interamente sul datore di lavoro che avanza la pretesa di risarcimento danni dirigente.
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Abuso del concordato: la Cassazione conferma fallimento
Una società rinuncia al concordato con riserva per depositarne uno pieno, tentando di aggirare i termini. La Cassazione conferma il fallimento, ravvisando un abuso del concordato e respingendo i motivi di ricorso sulla violazione del contraddittorio e la valutazione dello stato di insolvenza.
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Impugnazione del testamento: la Cassazione decide
Una complessa vicenda ereditaria, incentrata sull'impugnazione del testamento olografo di una defunta, giunge in Cassazione. Gli eredi ricorrenti contestavano la validità del testamento più recente a favore di un fratello, sostenendo la validità di uno precedente. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, dichiarando i motivi inammissibili per vizi procedurali. La decisione sottolinea l'importanza di formulare correttamente i motivi di ricorso, che devono censurare specificamente le ragioni della sentenza d'appello e non limitarsi a riproporre le stesse argomentazioni.
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Improcedibilità del ricorso: la relata di notifica
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'improcedibilità del ricorso presentato da un cittadino a causa del mancato deposito tempestivo della relata di notifica della sentenza impugnata. L'ordinanza sottolinea che tale adempimento è un onere perentorio previsto dal codice di procedura civile e la sua omissione non è sanabile, neanche se la controparte non solleva obiezioni. Questa decisione ribadisce il rigore formale del giudizio di legittimità e le gravi conseguenze derivanti da vizi procedurali.
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Errore materiale: spese legali e patrocinio statale
La Corte di Cassazione interviene per la correzione di un errore materiale in una propria ordinanza. Il provvedimento originale condannava una società al pagamento delle spese processuali, omettendo di specificare che il versamento andava fatto a favore dello Stato, poiché la controparte era ammessa al patrocinio a spese dello Stato. La Corte ha quindi integrato il dispositivo, chiarendo che le somme sono dovute all'Erario, in applicazione della normativa sul patrocinio statale.
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Rinuncia all’impugnazione: chi paga le spese legali?
Una società di trasporti, dopo aver perso in appello una causa contro un dipendente per il calcolo di alcune indennità, ricorre in Cassazione. Successivamente, decide per la rinuncia all'impugnazione. La Suprema Corte dichiara estinto il processo e, applicando il principio della soccombenza virtuale, condanna la società a pagare tutte le spese legali del dipendente, ritenendola la parte che avrebbe perso se il giudizio fosse proseguito.
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Rinuncia al ricorso: costi e conseguenze in Cassazione
Una società di trasporti, dopo aver perso in primo e secondo grado una causa di lavoro su indennità retributive, ha presentato ricorso in Cassazione. Successivamente, ha optato per la rinuncia al ricorso. La Corte Suprema ha dichiarato l'estinzione del processo e, applicando il principio della soccombenza virtuale, ha condannato la società a pagare le spese legali al dipendente, ritenendo che l'appello sarebbe stato verosimilmente respinto.
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Decadenza contratti a termine: la Cassazione chiarisce
Un lavoratore impugnava una serie di contratti di somministrazione a termine. La Corte d'Appello dichiarava la decadenza dall'impugnazione per quasi tutti i contratti. La Cassazione ha ribaltato la decisione, chiarendo che, per effetto della proroga introdotta dal D.L. 225/2010, il nuovo e più breve termine di decadenza contratti a termine è entrato in vigore solo dal 31 dicembre 2011. Pertanto, l'impugnazione del lavoratore era tempestiva per tutti i rapporti di lavoro.
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Vizio motivazionale: limiti del ricorso in Cassazione
Un contribuente, ritenuto gestore di fatto di una società, ha impugnato un avviso di accertamento fiscale. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, chiarendo che dopo la riforma del 2012, il vizio motivazionale di una sentenza è censurabile solo se la motivazione è totalmente assente, apparente o irriducibilmente contraddittoria. Il semplice difetto di sufficienza non è più un valido motivo di ricorso. Il ricorrente è stato anche condannato per abuso del processo.
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Riscossione frazionata: titolo esecutivo caducato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria in un caso di riscossione frazionata di imposta di registro. La pretesa si basava su sentenze di primo grado che erano state successivamente annullate in appello e cassate con rinvio. La Corte ha stabilito che, venendo meno il titolo esecutivo (le sentenze di primo grado), la pretesa di riscossione basata su di esse è caducata, rendendo il ricorso dell'Agenzia privo di fondamento.
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Definizione agevolata: sanzioni incluse nei versamenti
In un caso di accertamento fiscale basato sul redditometro, un contribuente si è visto negare la definizione agevolata perché l'Agenzia delle Entrate aveva escluso dal calcolo le somme già versate per le sanzioni. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo un principio chiave: ai fini della definizione agevolata, si devono considerare tutti i versamenti effettuati durante la pendenza del giudizio, inclusi quelli per le sanzioni. Di conseguenza, la lite è stata dichiarata estinta.
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Giudicato interno: la CTR non può ignorarlo
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Commissione Tributaria Regionale che non aveva rispettato un precedente giudicato interno. Il caso riguardava un accertamento IRPEF già annullato in via definitiva da una precedente pronuncia della stessa Corte. La decisione sottolinea come un punto della controversia, una volta deciso, non possa più essere messo in discussione nelle fasi successive dello stesso giudizio.
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Procura speciale cassazione: i requisiti di validità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso tributario per vizi della procura speciale. La procura era stata rilasciata prima della pubblicazione della sentenza impugnata o dopo la notifica del ricorso, violando i requisiti di specialità. Il ricorrente è stato condannato anche per abuso del processo.
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Dichiarazione di esonero: i requisiti secondo la Cassazione
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione stabilisce che, ai fini della dichiarazione di esonero dalle spese di lite nei giudizi previdenziali, non è necessario specificare l'importo numerico del reddito. È sufficiente che il cittadino dichiari di rientrare nei limiti di legge, firmando personalmente l'autodichiarazione. La Corte ha accolto il ricorso di una cittadina, la cui dichiarazione era stata rigettata in appello per mancanza di dettagli, riaffermando il principio di semplificazione dell'accesso alla giustizia.
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Giudicato esterno e fusione: la Cassazione decide
Una società, nata da una fusione, contesta un accertamento fiscale sostenendo l'esistenza di un precedente giudicato esterno favorevole, formatosi su una causa identica che coinvolgeva una delle società incorporate. La Corte di Cassazione, riconoscendo la particolare rilevanza della questione sull'estensione degli effetti del giudicato esterno in caso di fusione societaria, ha rinviato la causa a pubblica udienza per una trattazione approfondita.
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Percentuale di ricarico: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso relativo all'accertamento di maggiori ricavi di un'impresa individuale basato sulla percentuale di ricarico. L'imprenditrice aveva ammesso in sede di verifica una certa percentuale, ma i giudici di merito avevano annullato l'accertamento ritenendo errato il calcolo che non escludeva le vendite in saldo e a stock. La Cassazione ha cassato la sentenza di secondo grado, affermando che l'ammissione del contribuente ha valore di confessione stragiudiziale. Pertanto, il giudice non può annullare totalmente l'atto, ma deve, al più, ricalcolare la pretesa tributaria tenendo conto di tale percentuale come base di partenza, anche in presenza di vendite a prezzo ridotto.
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Partecipazione qualificata: conta la nuda proprietà?
La Corte di Cassazione ha stabilito che per determinare una partecipazione qualificata, ai fini della tassazione dei dividendi, si devono sommare le azioni detenute in piena proprietà con quelle in nuda proprietà. Anche se il nudo proprietario non percepisce i dividendi, la sua posizione complessiva nella società rileva per definire l'aliquota fiscale da applicare ai soli dividendi effettivamente incassati.
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