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Art. 380 Codice di Procedura Civile

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852 provvedimenti

Indennità di preavviso: spetta nel cambio appalto?
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'indennità di preavviso è dovuta al lavoratore anche in caso di cambio appalto con immediata riassunzione da parte della nuova impresa. La cessazione del rapporto è considerata un recesso unilaterale del primo datore di lavoro, non una risoluzione consensuale. L'assenza di un periodo di disoccupazione non elimina il diritto a percepire tale indennità.
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Notifica PEC sentenza: quando è valida per l’appello?
Una società di servizi per l'assistenza al volo ha visto il suo appello dichiarato inammissibile per tardività. La società sosteneva che la notifica PEC sentenza di primo grado fosse invalida. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la notifica via PEC era pienamente valida ed efficace, facendo decorrere il termine di 30 giorni per l'appello. La presenza di altre comunicazioni nella stessa email non ha invalidato la notifica, poiché lo scopo di portare a conoscenza l'atto era stato raggiunto.
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Transito personale civile: onere della prova del datore
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società di assistenza al volo che si opponeva al transito personale civile di ex controllori militari. La Corte ha stabilito che l'onere di provare l'assenza di fabbisogno di personale o l'insostenibilità finanziaria, quali fatti impeditivi del diritto al transito, spetta al datore di lavoro. Non essendo stata fornita tale prova, il rifiuto è stato ritenuto illegittimo.
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Licenziamento non domino: tutele dopo la cessione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31551/2024, affronta il caso di una lavoratrice licenziata dalla società cedente dopo che il suo rapporto di lavoro era già stato trasferito per legge alla società cessionaria. La Corte stabilisce che tale licenziamento è giuridicamente inesistente ('tam quam non esset') e non semplicemente illegittimo. Di conseguenza, non si applicano le tutele specifiche previste dall'art. 18 L. 300/70, ma quelle del diritto comune: il rapporto di lavoro prosegue senza interruzioni con la società cessionaria, che è l'unica obbligata a corrispondere le retribuzioni. La società cedente non può essere condannata ad alcun risarcimento.
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Giudizio di rinvio: le questioni assorbite rivivono
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in un giudizio di rinvio, il giudice deve esaminare anche le questioni precedentemente "assorbite" e non decise. Il caso riguarda un lavoratore il cui licenziamento in prova era stato dichiarato illegittimo. La Corte d'Appello, in sede di rinvio, aveva erroneamente limitato il suo esame, ignorando le altre doglianze del lavoratore. La Cassazione ha cassato tale decisione, affermando il principio secondo cui il giudizio di rinvio riespande la materia del contendere a tutte le questioni non decise, garantendo una piena tutela.
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Obbligo di controllo fattura: i limiti per il cliente
Una società assicurativa riceveva fatture con IVA esente dal proprio agente. L'Agenzia delle Entrate ha sanzionato la società per non aver corretto le fatture, ritenendo l'esenzione errata. La Corte di Cassazione ha annullato la sanzione, stabilendo che l'obbligo di controllo fattura da parte del cliente è limitato agli aspetti formali e non si estende alla verifica sostanziale della qualificazione fiscale dell'operazione. La Corte ha inoltre chiarito che la sanzione per omessa regolarizzazione è autonoma e non "collegata" al tributo, respingendo la richiesta di definizione agevolata senza pagamento da parte della società.
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Omessa pronuncia e decadenza: la Cassazione decide
Un contribuente ha impugnato una cartella di pagamento eccependo la decadenza dell'ente impositore per notifica tardiva. La Commissione Tributaria Regionale ha omesso di pronunciarsi su questo specifico motivo, assorbendolo in altre questioni. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del contribuente, cassando la sentenza per vizio di omessa pronuncia e chiarendo che l'eccezione di decadenza è un motivo autonomo che richiede una decisione esplicita. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Licenziamento per giusta causa: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società di telecomunicazioni contro la sentenza che annullava il licenziamento per giusta causa di un dipendente. Il motivo del licenziamento era una presunta insubordinazione, ma i giudici di merito non avevano ravvisato la prova di un formale ordine di servizio. La Suprema Corte ha ribadito che il suo ruolo non è riesaminare i fatti, ma solo verificare la corretta applicazione della legge, confermando così la decisione a favore del lavoratore.
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Licenziamento cambio appalto: quando è illegittimo?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 35123/2024, ha stabilito che il licenziamento per cambio appalto non è automaticamente legittimo. La semplice perdita di un contratto non costituisce di per sé un giustificato motivo oggettivo. L'azienda ha il preciso dovere di dimostrare l'impossibilità di ricollocare il lavoratore in altre posizioni (obbligo di repêchage). La Corte ha inoltre chiarito che il lavoratore non è obbligato ad accettare un'offerta di assunzione da parte della nuova azienda subentrante nell'appalto.
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Frode carosello: onere della prova e diligenza
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 35097/2024, si è pronunciata su un caso di frode carosello, delineando i confini dell'onere della prova. L'Amministrazione finanziaria deve dimostrare, anche tramite presunzioni, che l'impresa sapeva o avrebbe dovuto sapere della frode. Spetta poi all'impresa provare di aver agito con la massima diligenza. La Corte ha cassato la sentenza di merito solo per un vizio di motivazione relativo al calcolo degli interessi, confermando i principi sulla ripartizione probatoria.
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Tassazione fondi pensione: quando si applica il 12,5%?
Un ex dirigente ha richiesto un rimborso IRPEF, sostenendo che i rendimenti del suo fondo pensione aziendale (PIA) dovessero beneficiare di un'aliquota agevolata del 12,5%. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la tassazione fondi pensione agevolata è applicabile solo ai rendimenti derivanti da un effettivo e provato investimento del capitale sul mercato finanziario. Non è sufficiente una mera certificazione aziendale che attesti un rendimento calcolato matematicamente sulla base della redditività generale dell'impresa.
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Incentivo esodo: no alla tassazione agevolata
Con l'ordinanza n. 35080/2024, la Corte di Cassazione ha chiarito che le somme corrisposte a un lavoratore in sede di conciliazione giudiziale, per chiudere una lite su un licenziamento, non beneficiano della tassazione agevolata per l'incentivo all'esodo. Secondo la Corte, la natura transattiva di tale pagamento prevale sulla denominazione formale, escludendo l'applicazione del regime fiscale di favore previsto per i veri incentivi alla cessazione volontaria del rapporto di lavoro.
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Unico centro di imputazione: i limiti secondo la Corte
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un lavoratore licenziato che sosteneva l'esistenza di un unico centro di imputazione tra tre società collegate. La Corte ha ribadito che il mero collegamento economico-funzionale e la coincidenza di alcuni dirigenti non sono sufficienti. Per configurare un unico datore di lavoro, è necessaria la prova rigorosa dell'unicità della struttura organizzativa, dell'integrazione delle attività, di un unico centro direttivo e dell'utilizzo promiscuo della prestazione lavorativa.
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Giustificato motivo oggettivo: licenziamento nullo
La Corte di Cassazione conferma la nullità del licenziamento di due lavoratori per giustificato motivo oggettivo, poiché la riorganizzazione aziendale addotta dalla società datrice di lavoro è risultata meramente apparente e nominalistica. L'ordinanza ribadisce che spetta al datore di lavoro l'onere di provare l'effettiva esistenza delle ragioni produttive che rendono necessaria la soppressione del posto, non essendo sufficiente un semplice cambio di denominazione delle funzioni.
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Estinzione del processo: cosa succede dopo l’accordo
Una società aveva impugnato in Cassazione la sentenza della Corte d'Appello che confermava l'illegittimità del licenziamento di un dipendente. Tuttavia, prima della decisione, le parti hanno raggiunto un accordo. Di conseguenza, la società ha rinunciato al ricorso, portando la Corte di Cassazione a dichiarare l'estinzione del processo, chiudendo così la vicenda legale senza una pronuncia nel merito.
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Presunzione legale: no retroattività per capitali esteri
La Corte di Cassazione ha stabilito che la presunzione legale di evasione per i capitali detenuti all'estero, introdotta nel 2009, non può essere applicata retroattivamente. L'ordinanza analizza il caso di un contribuente, il cui nome era emerso in una nota lista di correntisti di una banca svizzera, a cui erano stati notificati avvisi di accertamento per gli anni 2004 e 2006. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, rigettando il ricorso dell'Agenzia delle Entrate e chiarendo che la norma ha natura sostanziale, non procedurale, e la sua applicazione a periodi d'imposta precedenti la sua entrata in vigore violerebbe il diritto di difesa del contribuente.
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Motivazione apparente: sentenza fiscale annullata
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Commissione Tributaria Regionale per vizio di motivazione apparente. I giudici di secondo grado avevano respinto le ragioni di una società in merito alla deducibilità di perdite su crediti, affermando genericamente che la documentazione prodotta fosse insufficiente, senza però analizzarla nel merito. Secondo la Suprema Corte, una simile motivazione, che non consente di comprendere l'iter logico-giuridico seguito, equivale a un'assenza di motivazione e determina la nullità della sentenza, con conseguente rinvio del caso a un nuovo esame.
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Accertamento bancario: motivazione e onere della prova
Un contribuente impugna un avviso di accertamento basato su costi indeducibili e ricavi presunti da versamenti bancari. La Corte di Cassazione cassa la decisione di merito, ritenendo la motivazione sui costi di ammortamento e sull'accertamento bancario del tutto apparente. La Corte ribadisce che il giudice deve valutare in modo analitico le prove fornite dal contribuente per superare la presunzione legale, non potendo limitarsi a formule generiche.
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Società non operative: la Cassazione chiarisce
Una società immobiliare impugna un accertamento fiscale basato sulla disciplina delle società non operative. La Cassazione rigetta il ricorso, confermando la legittimità della delega di firma tramite ordine di servizio e l'inapplicabilità del reddito catastale ai beni merce. Sottolinea inoltre l'inammissibilità di nuove questioni in Cassazione e la necessità di provare le circostanze oggettive che impediscono il raggiungimento del reddito minimo.
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Insussistenza del fatto: reintegra e onere probatorio
La Corte di Cassazione conferma la nullità di un licenziamento per insussistenza del fatto. Un lavoratore, accusato di aver abbandonato della corrispondenza, era stato reintegrato dalla Corte d'Appello per mancanza di prove. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'azienda, ribadendo che non può riesaminare le prove nel merito e che l'onere di dimostrare l'addebito spetta interamente al datore di lavoro. L'insussistenza del fatto rende irrilevante ogni altra questione, come la tardività della contestazione.
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