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Art. 375 Codice di Procedura Civile — Anno 2025

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557 provvedimenti

Altri anni per Art. 375 Codice di Procedura Civile

Estinzione del giudizio per rottamazione-quater
Un lungo contenzioso tributario, relativo a un accertamento su un'imposta di successione risalente al 1986, si conclude con una ordinanza della Corte di Cassazione. Dopo aver percorso tutti i gradi di giudizio, i contribuenti, nel corso di un procedimento di revocazione, aderiscono alla "rottamazione-quater", definendo il debito con l'Agenzia delle Entrate. A seguito dell'accordo e della rinuncia al ricorso da parte dei contribuenti, la Corte dichiara l'estinzione del giudizio, ponendo fine alla controversia decennale.
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Autonoma organizzazione: IRAP non dovuta dal socio
La Corte di Cassazione ha stabilito che un professionista, pur essendo socio di una grande società di consulenza e operando al suo interno, non è soggetto a IRAP se non possiede una propria autonoma organizzazione. La sentenza chiarisce che l'utilizzo di strutture altrui non integra il presupposto impositivo, in quanto è necessario che il professionista sia titolare e responsabile della struttura organizzativa. Di conseguenza, il professionista ha ottenuto il rimborso dell'imposta versata, poiché la sua attività era interamente inserita nell'organizzazione della società committente.
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Difetto di giurisdizione per multe e contributi INPS
La Corte di Cassazione ha stabilito il difetto di giurisdizione del giudice tributario per le controversie relative a contributi previdenziali e sanzioni stradali, assegnandole al giudice ordinario. La sentenza chiarisce anche le regole per la notifica degli atti: è valida la consegna al portiere con semplice invio della raccomandata informativa, ma non quella basata su una erronea dichiarazione di irreperibilità assoluta del contribuente.
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Autonoma organizzazione: quando non si paga l’IRAP
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 27051/2025, ha chiarito i confini del presupposto impositivo dell'IRAP per i professionisti. Il caso riguardava un consulente, socio di una grande società di revisione, che chiedeva il rimborso dell'imposta versata sostenendo di non disporre di un'autonoma organizzazione. La Corte ha accolto la sua tesi, stabilendo che essere inseriti nella struttura organizzativa di un terzo, anche in qualità di socio, non è sufficiente per far sorgere l'obbligo di versare l'IRAP. È necessario che il professionista sia il titolare e il responsabile diretto di tale organizzazione. La Corte ha inoltre accolto il ricorso del contribuente sulla liquidazione delle spese legali, ritenuta eccessivamente bassa dal giudice di secondo grado.
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Errore di fatto revocatorio: limiti e differenze
La Corte di Cassazione affronta un complesso caso originato da una disputa su un affitto agrario. Il fulcro è una richiesta di revoca di un'ordinanza della stessa Corte, basata su un presunto errore di fatto revocatorio. Il ricorrente sosteneva che la Corte avesse erroneamente identificato la parte che aveva proposto un appello proceduralmente scorretto. La Suprema Corte ha respinto la richiesta, chiarendo che l'errore commesso era di natura giuridica (errore di giudizio) e non una errata percezione dei fatti (errore di fatto), non costituendo quindi un valido motivo per la revocazione. La decisione sottolinea i rigorosi requisiti per questo rimedio straordinario.
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Decorrenza prescrizione: quando inizia a contare?
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha chiarito la regola sulla decorrenza prescrizione per il risarcimento di un danno derivante da un'operazione bancaria non autorizzata. La Corte ha stabilito che il termine inizia a decorrere dal momento del compimento dell'illecito, e non dalla successiva scoperta da parte del cliente, qualora il danno fosse accertabile fin da subito tramite l'uso dell'ordinaria diligenza, come la consultazione degli estratti conto.
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Concorso di colpa investitore: la Cassazione decide
Un investitore, dopo aver consegnato le proprie credenziali di accesso on-line a presunti consulenti finanziari, subiva la sottrazione di ingenti somme dal proprio conto. La Corte di Cassazione, riformando la decisione di merito, ha stabilito che tale condotta costituisce un decisivo concorso di colpa dell'investitore. Questa negligenza è idonea a interrompere il nesso di causalità e, di conseguenza, a escludere o limitare la responsabilità dell'istituto di credito e dell'intermediario finanziario. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione alla luce di questo principio.
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Tardiva notifica decreto ingiuntivo: quando è valida?
Un fideiussore ha impugnato in Cassazione un'ordinanza, lamentando l'inefficacia di un decreto ingiuntivo a causa della sua tardiva notifica. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che la reiterata irreperibilità del destinatario costituisce una "circostanza eccezionale" che giustifica il ritardo. La tardiva notifica del decreto ingiuntivo, quindi, non ha comportato l'inefficacia del provvedimento, in quanto il ritardo non era imputabile al creditore.
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Errore di fatto: quando l’appello è inammissibile
L'appello di un istituto bancario è stato respinto dalla Corte di Cassazione. La banca sosteneva che la Corte d'Appello avesse erroneamente dichiarato tardivo il suo precedente gravame, ignorando documenti probatori chiave. La Suprema Corte ha qualificato questa doglianza come un "errore di fatto", un vizio che deve essere contestato con un rimedio specifico (la revocazione) e non con un ricorso ordinario, dichiarando di conseguenza l'inammissibilità del ricorso.
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Apertura di credito: come provarla senza contratto?
Una società ha citato in giudizio la propria banca per recuperare somme che riteneva indebitamente pagate su un conto corrente, contestando l'applicazione di interessi non pattuiti e anatocismo. La sua richiesta è stata respinta in tutti i gradi di giudizio perché non è riuscita a fornire prove sufficienti dell'esistenza di una formale apertura di credito. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, ribadendo che la valutazione degli indizi (come il saldo costantemente negativo o l'applicazione di commissioni) spetta esclusivamente al giudice di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità, a meno che la motivazione non sia palesemente illogica o inesistente.
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Responsabilità intermediario e calcolo del danno
La Corte di Cassazione conferma la responsabilità di un intermediario finanziario per aver mantenuto una linea di gestione patrimoniale divenuta inadeguata a seguito di un'operazione di finanziamento garantita dal portafoglio stesso. L'ordinanza chiarisce che il risarcimento del danno subito dagli investitori deve essere calcolato in modo analitico e non equitativo, a meno che non sia provata l'impossibilità di una stima precisa. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova e corretta quantificazione del danno.
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Giudicato esterno: quando non preclude una nuova azione
Un cliente, dopo aver ottenuto una sentenza che dichiarava nullo un contratto per un prodotto finanziario, ha avviato un secondo giudizio per ottenere la restituzione delle rate del mutuo collegate. La banca si è opposta eccependo il giudicato esterno, sostenendo che la questione fosse già stata decisa. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha respinto il ricorso della banca, chiarendo che il giudicato esterno si forma solo su ciò che è stato effettivamente deciso. Poiché il primo giudice aveva omesso di pronunciarsi sulla domanda di restituzione, questa poteva essere legittimamente riproposta in un nuovo processo.
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Ricorso inammissibile: i limiti del giudizio
Una società, dichiarata fallita, ha presentato ricorso in Cassazione contestando la valutazione delle prove da parte della Corte d'Appello. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che il giudizio di legittimità non consente un riesame dei fatti, compito esclusivo del giudice di merito. La ricorrente è stata anche condannata per lite temeraria a causa della manifesta infondatezza del ricorso.
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Socio occulto: prova insufficiente, ricorso inammissibile
Un creditore bancario è stato accusato di essere un socio occulto di una società fallita. L'impugnante sosteneva che il profondo coinvolgimento della banca nella gestione aziendale ne provasse lo status. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione precedente. La Corte ha ritenuto il ricorso proceduralmente viziato e un tentativo improprio di riesaminare i fatti, sottolineando che l'onere di provare la qualità di socio occulto spetta a chi muove l'accusa, e le prove fornite non erano sufficienti.
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Privilegio ipotecario interessi: la domanda esplicita
Una società finanziaria si è vista negare il privilegio ipotecario sugli interessi maturati prima di un fallimento perché non lo aveva richiesto esplicitamente nella domanda di ammissione al passivo. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che il privilegio ipotecario interessi non è un'estensione automatica di quello sul capitale, ma necessita di una richiesta specifica e chiara per tutelare la parità di trattamento tra i creditori.
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Contratto Sanità: il verbale di aggiudicazione vale?
Una struttura sanitaria privata ha richiesto il pagamento di prestazioni fornite a un'Azienda Sanitaria Locale, basandosi su un verbale di aggiudicazione di gara. L'ASL ha rifiutato il pagamento, sostenendo che le somme superavano il tetto di spesa previsto dal contratto sanità annuale. I tribunali di merito hanno dato ragione all'ente pubblico. La Corte di Cassazione, riconoscendo la particolare rilevanza della questione, ha rinviato la causa a pubblica udienza per decidere se un verbale di aggiudicazione possa essere considerato un contratto pluriennale autonomo, vincolante per la Pubblica Amministrazione.
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Contratto forma scritta: aggiudicazione è vincolante?
Una casa di cura si è vista negare il pagamento per prestazioni sanitarie fornite dopo un'aggiudicazione pubblica, poiché la Corte d'Appello ha ritenuto necessaria la stipula di un contratto in forma scritta. La Cassazione, riconoscendo la rilevanza della questione sul valore dell'aggiudicazione, ha rinviato il caso alla pubblica udienza per una decisione approfondita.
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TAN determinabile: la Cassazione rinvia la decisione
Un'ordinanza interlocutoria della Corte di Cassazione affronta il tema del TAN determinabile in un contratto di finanziamento. Un titolare di farmacia aveva contestato un contratto per l'omessa indicazione del TAN, ottenendo ragione in primo grado. La Corte d'Appello aveva ribaltato la decisione, ritenendo il TAN desumibile dal piano di ammortamento allegato. La Cassazione, riconoscendo la particolare rilevanza della questione, ha rinviato la causa a pubblica udienza per una decisione approfondita, senza ancora pronunciarsi nel merito.
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Eccezione di prescrizione: quando è valida per la banca
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'eccezione di prescrizione sollevata da un istituto di credito in una causa per ripetizione di indebito è valida per l'intero rapporto, inclusi sia il conto corrente che l'apertura di credito collegata. La Corte ha chiarito che non è necessario per la banca sollevare due distinte eccezioni, data la gestione unitaria del rapporto. L'appello dei correntisti, che sostenevano la tardività e la genericità dell'eccezione, è stato quindi respinto, confermando la decisione della Corte d'Appello che aveva dichiarato prescritta l'azione.
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Sospensione feriale: ricorso tardivo inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso riguardante un'opposizione all'esecuzione, poiché notificato oltre i termini di legge. La decisione ribadisce un principio fondamentale: la sospensione feriale dei termini processuali non si applica a questa tipologia di cause. Il caso di specie originava dalla contestazione di un mutuo ipotecario, ma la Suprema Corte si è fermata alla questione procedurale della tardività, senza entrare nel merito della controversia.
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