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Art. 366 Codice di Procedura Civile — Anno 2024

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2483 provvedimenti

Altri anni per Art. 366 Codice di Procedura Civile

Onere della prova risarcimento: il caso Cassazione
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso di una società edile che chiedeva il risarcimento danni a un Comune per la mancata erogazione di un contributo post-terremoto. La Corte ha rigettato il ricorso, confermando le decisioni dei gradi precedenti. Il punto centrale della decisione è l'onere della prova risarcimento: la società non è riuscita a dimostrare in giudizio né l'esatto ammontare del contributo spettante, né di conseguenza l'entità del danno subito. I motivi di ricorso sono stati giudicati inammissibili perché volti a un riesame del merito e carenti di autosufficienza.
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Forma scritta investimento: la Cassazione decide
L'ordinanza analizza il caso di due investitori che hanno citato in giudizio un intermediario finanziario per le perdite subite su un hedge fund. Dopo essere stati sconfitti in primo e secondo grado, si sono rivolti alla Corte di Cassazione. La Suprema Corte ha respinto la maggior parte dei loro motivi, ma ha accolto quello cruciale relativo alla forma scritta investimento. La Corte d'Appello aveva erroneamente dichiarato inammissibile, perché 'nuova', la contestazione sulla nullità dell'operazione per mancanza della forma scritta richiesta dal regolamento del fondo. La Cassazione ha stabilito che la questione era già stata sollevata in primo grado e ha quindi annullato la sentenza, rinviando il caso per un nuovo esame su questo specifico punto.
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Inammissibilità ricorso Cassazione: specificità motivi
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità del ricorso di una società e dei suoi garanti contro un istituto di credito. La decisione sottolinea che l'inammissibilità ricorso cassazione deriva dalla genericità dei motivi, dalla mancata contestazione specifica delle ragioni della sentenza d'appello e dall'introduzione tardiva di questioni di fatto, anche in relazione a nullità rilevabili d'ufficio. Il caso riguardava un'apertura di credito, contestazioni sull'usura e la validità di una fideiussione.
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Preavviso di fermo: la Cassazione chiarisce i dubbi
Un contribuente ha impugnato un preavviso di fermo amministrativo, lamentando vizi nella notifica della cartella di pagamento presupposta e nella motivazione del fermo stesso. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando principi consolidati. Ha ribadito che per provare la notifica è sufficiente produrre la matrice o la copia della cartella con la relata, senza l'originale. Ha chiarito che la raccomandata informativa, spedita dopo la consegna a un familiare, non necessita di avviso di ricevimento. Infine, ha affermato che il preavviso di fermo amministrativo è una misura cautelare e non un atto dell'esecuzione forzata, non richiedendo quindi la preventiva intimazione di pagamento.
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Notifica atti tributari: inammissibile se non specifichi
Un contribuente ha impugnato una cartella di pagamento, eccependo la prescrizione del credito per un vizio nella notifica di un atto precedente. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La motivazione risiede nel fatto che il motivo di ricorso, relativo alla validità della notifica atti tributari, introduceva questioni di fatto non esaminabili in sede di legittimità e non era stato specificato se e come fosse stato sollevato nei gradi di merito, violando il principio di specificità del ricorso.
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Ricorso per cassazione: i requisiti di ammissibilità
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso per cassazione inammissibile. L'appellante, un imprenditore, contestava una sentenza relativa a contributi previdenziali ma non ha rispettato i requisiti procedurali di specificità e autosufficienza del ricorso, condizione fondamentale per l'ammissibilità. La Corte ha ribadito che il giudizio di legittimità non può essere un pretesto per un riesame dei fatti.
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Occupazione senza titolo: contratto non scritto con P.A.
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di una commerciante al rilascio di un immobile di proprietà di un'Azienda Sanitaria, ribadendo che l'occupazione senza titolo non può essere sanata dalla presunta esistenza di un contratto di locazione verbale con la Pubblica Amministrazione. Per i contratti con enti pubblici è richiesta la forma scritta a pena di nullità, e la documentazione relativa a pagamenti di canoni non è sufficiente a provare la conclusione del contratto.
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Pignoramento pensione: i limiti prima della riforma
L'appello di un pensionato contro un pignoramento pensione sul suo conto corrente è stato respinto. La Cassazione ha confermato che, prima della riforma del 2015, le somme pensionistiche accreditate perdevano la loro natura protetta e diventavano pignorabili per intero, in quanto beni fungibili. La Corte ha applicato il principio ratione temporis, escludendo la responsabilità della banca per il blocco dei fondi e il conseguente protesto di assegni.
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Accertamento con adesione: quando diventa definitivo?
Una società ha impugnato un avviso di accertamento dopo aver sottoscritto un accertamento con adesione ma senza effettuare il pagamento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la firma dell'accordo rende l'atto impositivo non più contestabile dal contribuente. Il mancato pagamento non invalida l'accordo, ma consente all'Amministrazione Finanziaria di procedere con la riscossione dell'intera pretesa originaria.
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Riscossione frazionata: la Cassazione chiarisce
Una società ha contestato una cartella di pagamento emessa dopo una sentenza di primo grado, sostenendo che fosse illegittima a causa di una precedente iscrizione a ruolo e per carenza di motivazione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, specificando che la riscossione frazionata post-sentenza è una procedura autonoma e distinta. La cartella è valida se richiama la decisione del giudice, e le contestazioni su eventuali pagamenti in eccesso devono essere indirizzate contro la prima iscrizione a ruolo tramite istanze di sgravio o rimborso.
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Ricorso per cassazione: inammissibile senza i fatti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 10503/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso per cassazione presentato da un ente ecclesiastico. La decisione si fonda sulla violazione dell'art. 366, n. 3, c.p.c., in quanto l'atto, invece di fornire una sintesi chiara dei fatti di causa, si limitava a riprodurre integralmente la sentenza d'appello impugnata. La Corte ha ribadito che tale pratica equivale a un'omessa esposizione, rendendo il ricorso nullo e condannando il ricorrente al pagamento delle spese legali.
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Servitù di parcheggio: quando il ricorso è inammissibile
Una proprietaria immobiliare ricorre in Cassazione dopo che le è stata negata l'usucapione di un'area di cortile, inclusa una servitù di parcheggio. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile, sottolineando che non può riesaminare nel merito la valutazione delle prove, come la mancanza dell'animus possidendi, già effettuata dai giudici dei gradi precedenti. La decisione ribadisce i rigorosi limiti del giudizio di legittimità.
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Cessazione materia del contendere: gli effetti sulla causa
Un'associazione religiosa impugnava una delibera di un consorzio residenziale. Durante il processo d'appello, emergeva che la stessa delibera era stata annullata dal consorzio. La Corte d'Appello, pur prendendone atto, rigettava il ricorso. La Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che il giudice avrebbe dovuto dichiarare la cessazione materia del contendere, un principio che travolge la sentenza di primo grado, anziché lasciarla in vigore con un rigetto dell'appello. La causa è stata rinviata per una nuova valutazione.
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Risarcimento danno reputazionale: la prova spetta a chi agisce
Una società immobiliare e i suoi garanti hanno citato in giudizio un istituto di credito per un'illegittima e prolungata segnalazione in Centrale Rischi, chiedendo il risarcimento dei danni patrimoniali e reputazionali. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10481/2024, ha rigettato il ricorso, confermando le decisioni dei gradi precedenti. La Corte ha stabilito che per ottenere il risarcimento del danno reputazionale non è sufficiente la mera segnalazione, ma è necessario fornire una prova concreta del pregiudizio subito e del nesso causale tra la condotta della banca e il danno lamentato, onere che i ricorrenti non hanno soddisfatto.
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Querela di falso: le regole procedurali da seguire
Una casa di riposo ha presentato ricorso in Cassazione contro una sentenza della Corte d'Appello che, accogliendo una querela di falso, aveva dichiarato la falsità di una scrittura privata. Il ricorso si basava su quattro motivi procedurali, tra cui presunte violazioni nella gestione della querela di falso e la mancata comunicazione di atti al Pubblico Ministero. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, respingendo tutti i motivi sollevati e confermando la decisione di merito, poiché le censure erano infondate o non rientravano nelle competenze del giudice di legittimità.
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Progressione professionale: diritto senza approvazione?
Una dipendente pubblica ha richiesto il riconoscimento di una progressione professionale basata su una procedura selettiva. L'ente datore di lavoro si opponeva, sostenendo che la mancata approvazione formale della graduatoria finale impedisse il sorgere del diritto. La Corte di Cassazione ha stabilito che il diritto alla progressione professionale sorge con il superamento della selezione e l'utile collocazione in graduatoria, a prescindere dalla successiva approvazione formale da parte dell'organo amministrativo. Di conseguenza, ha respinto sia il ricorso dell'ente che quello della lavoratrice, confermando la decisione della Corte d'Appello.
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Stabilizzazione precari: non sana l’abuso dei termini
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10452/2024, ha stabilito un principio fondamentale in tema di stabilizzazione precari nel pubblico impiego. L'assunzione a tempo indeterminato, se avvenuta tramite una procedura concorsuale, non costituisce una misura risarcitoria idonea a sanare l'illegittima reiterazione di contratti a termine. Secondo la Corte, manca la necessaria correlazione diretta e immediata tra l'abuso subito dal lavoratore e la successiva stabilizzazione, che quindi non estingue il diritto del dipendente a ottenere il risarcimento del danno.
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Abuso contratti a termine: il risarcimento spetta
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'assunzione a tempo indeterminato di un dipendente pubblico non esclude automaticamente il suo diritto al risarcimento per l'abuso contratti a termine subìto in precedenza. Se la stabilizzazione non è una misura diretta a sanare l'illecito e avviene presso un datore di lavoro diverso, il lavoratore conserva il diritto a essere risarcito. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva negato il risarcimento, distinguendo nettamente la normativa del comparto Enti Locali da quella del settore scolastico.
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Lavoro subordinato: oneri di specificità nell’appello
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10418/2024, ha rigettato il ricorso di alcuni docenti universitari a contratto che chiedevano il riconoscimento del loro rapporto come lavoro subordinato. La Corte ha stabilito l'inapplicabilità della direttiva europea sui contratti a termine ai rapporti di lavoro autonomo e ha sottolineato l'importanza di rispettare gli oneri di specificità e allegazione documentale nel ricorso per cassazione, pena l'inammissibilità dei motivi.
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Ricorso nullo: l’onere di specificità dell’attore
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione che rigettava le richieste di alcuni lavoratori precari contro un Ministero e un'agenzia pubblica. Il motivo principale è stato il ricorso nullo per eccessiva genericità: i lavoratori non avevano specificato in modo dettagliato le mansioni svolte, impedendo al giudice di valutare le loro pretese. La sentenza sottolinea l'importanza dell'onere di allegazione a carico di chi agisce in giudizio, un dovere che non può essere colmato dal giudice.
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