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Art. 360 Codice di Procedura Civile — Anno 2026

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Altri anni per Art. 360 Codice di Procedura Civile

Concordato preventivo in continuità indiretta e vecchi affitti
Una società in liquidazione presentava domanda di concordato preventivo in continuità indiretta, fondando il piano su contratti di affitto d'azienda stipulati circa dieci anni prima del ricorso. L'Istituto Previdenziale e l'Agenzia delle Entrate contestavano l'omologazione, rilevando l'assenza di una reale continuità aziendale e il difetto di collegamento tra i vecchi affitti e la procedura di risanamento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società debitrice, confermando la revoca dell'omologa. I giudici hanno stabilito che il concordato preventivo in continuità indiretta richiede un nesso funzionale e temporale diretto tra l'affitto d'azienda e il piano di ristrutturazione. Un contratto di affitto stipulato molti anni prima non soddisfa i requisiti di legge.
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Inerenza dei costi professionali: la prova spetta al contribuente
Il Professionista ha impugnato l'avviso di accertamento con cui L'Agenzia delle Entrate contestava la deduzione di oltre 420.000 euro per presunte prestazioni di assistenza commerciale. Il Fisco ha evidenziato la genericità delle ricevute emesse dalla Collaboratrice, l'assenza di sottoscrizione, la mancanza di data certa sul contratto e l'incapacità di dimostrare le reali competenze della prestatrice. Sia la Commissione Tributaria Provinciale sia quella Regionale hanno confermato il recupero a tassazione per difetto di inerenza dei costi professionali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del contribuente. I giudici di legittimità hanno ribadito che i pagamenti tracciabili non bastano a salvare la deduzione se manca la prova documentale sulla reale utilità del costo per l'attività svolta. Il Professionista perde definitivamente la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese di giudizio.
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Principio di autosufficienza del ricorso e il Fisco sconfitto
L'Agenzia delle Entrate ha rettificato la categoria e la rendita catastale di un immobile adibito a magazzino e autorimessa. La Contribuente ha impugnato l'atto ottenendo l'annullamento nei gradi di merito. L'Ente impositore ha quindi proposto ricorso in Cassazione sostenendo di aver correttamente notificato l'atto agli eredi di una co-proprietaria deceduta. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso applicando il principio di autosufficienza del ricorso. L'Agenzia non ha infatti né allegato né riassunto i documenti indispensabili a provare il decesso della parte e la qualità di eredi dei destinatari della notifica. La decisione favorevole alla Contribuente è rimasta definitiva con condanna dell'Ente al pagamento delle spese di lite.
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Responsabilità professionale dell’avvocato e probabile esito
La Corte di Cassazione affronta il tema della responsabilità professionale dell'avvocato in seguito all'impugnazione tardiva di una causa di sfratto. Una società conduttrice ha subito l'inammissibilità dell'appello per un errore procedurale del proprio legale e ha chiesto il risarcimento dei danni. I giudici di merito hanno riconosciuto lo sbaglio del difensore ma negato il risarcimento dei danni principali, ritenendo che l'appello sarebbe stato comunque respinto nel merito (giudizio prognostico negativo). La Suprema Corte, evidenziando il contrasto giurisprudenziale sulla possibilità di controllare in sede di legittimità questo ragionamento giuridico ipotetico, ha disposto il rinvio della causa in pubblica udienza per chiarire se la valutazione sulla probabilità di vittoria sia un giudizio di fatto o una questione di diritto riesaminabile.
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Retribuzione di posizione: l’ente non può azzerare la quota
Due dirigenti sanitarie hanno richiesto il pagamento di differenze retributive dovute al mancato versamento della parte variabile della retribuzione di posizione. L'ente sanitario aveva azzerato tale quota per finanziare l'aumento della componente fissa previsto dal nuovo contratto collettivo e per far fronte alla creazione di nuovi posti dirigenziali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ente ospedaliero, stabilendo che le norme contrattuali consentono solo una riduzione proporzionale della quota variabile, garantendo comunque la clausola di salvaguardia del valore retributivo totale. L'incremento degli incarichi dirigenziali non può giustificare il taglio dei compensi maturati senza un'adeguata ed autonoma copertura finanziaria. L'istituto sanitario è stato condannato a pagare le somme dovute e le spese di giudizio.
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Cartella di pagamento e concordato preventivo: ok alla notifica
L'Amministrazione Finanziaria ha notificato una cartella di pagamento a un'Azienda già ammessa alla procedura di concordato preventivo, reclamando il saldo di imposte e sanzioni per anni precedenti. L'Azienda ha impugnato l'atto sostenendo che il divieto di azioni esecutive individuali durante il concordato impedisse la notifica. I giudici di merito hanno annullato l'atto, ritenendolo assimilabile a un'esecuzione. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato la decisione, stabilendo un chiaro principio sulla cartella di pagamento e concordato preventivo: la notifica dell'atto non costituisce un'esecuzione forzata sui beni, ma serve solo a formalizzare e far conoscere il credito fiscale per permetterne la partecipazione alla procedura. Pertanto, l'atto è del tutto legittimo e l'appello dell'ufficio è stato accolto.
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Inammissibilità dell’appello: no al copia e incolla degli atti
Un passeggero ha chiesto il rimborso dei biglietti a una società di trasporti per presunti disservizi ferroviari. Dopo vari passaggi giudiziari, l'utente ha presentato ricorso in secondo grado. Il tribunale ha dichiarato l'inammissibilità dell'appello perché il testo era un assemblaggio di atti precedenti privo di chiarezza espositiva. Il passeggero ha quindi proposto ricorso alla Corte di Cassazione. La Suprema Corte ha confermato la decisione di secondo grado. L'atto di impugnazione deve contenere una critica precisa e comprensibile della sentenza contestata. Copiare e incollare vecchie comparse impedisce al giudice di individuare i reali motivi del ricorso. La Corte ha rigettato l'impugnazione e ha condannato il passeggero a pagare le spese processuali e un ulteriore contributo unificato.
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Fideiussione omnibus e importo massimo: no al tetto presunto
Due soggetti contestano l'ingiunzione di pagamento promossa da un istituto di credito per i debiti di una società garantita. I fideiussori sostengono l'invalidità del contratto per la mancanza dell'indicazione della cifra massima garantita al momento della sottoscrizione. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso affrontando il tema della Fideiussione omnibus e importo massimo. I giudici chiariscono che l'indicazione del tetto di garanzia costituisce un requisito di validità fondamentale. La sua omissione rende il contratto nullo, a meno che non vi sia un chiaro accordo preventivo per la successiva compilazione del testo. La semplice erogazione di un finanziamento alla società debitrice non prova l'accordo dei garanti. La sentenza impugnata viene pertanto cassata con rinvio.
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Indennità di espropriazione: confermati i calcoli sui terreni
Tre imprese costruttrici firmano una convenzione con il Comune per realizzare interventi edilizi, assumendosi gli oneri di esproprio dei terreni privati. Successivamente, le società contestano la somma stabilita per i proprietari espropriati, ritenendola eccessiva. La Corte d'Appello ridetermina l'indennità di espropriazione sulla base di una consulenza tecnica che applica i corretti indici urbanistici e la rivalutazione immobiliare, aggiungendo la maggiorazione automatica del dieci per cento prevista dalla legge. Le imprese ricorrono in Cassazione contestando le stime economiche e l'aumento dell'importo. La Suprema Corte dichiara inammissibile il ricorso delle società e il controricorso adesivo del Comune. I giudici confermano che la Cassazione non può riesaminare i calcoli di merito già motivati dal consulente e che la maggiorazione dell'indennizzo spetta di diritto quando l'offerta iniziale della pubblica amministrazione risulta troppo bassa.
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Misure compensative impianti energetici: la Cassazione rinvia
Una Societa' Energetica ha ottenuto l'autorizzazione per realizzare un impianto idroelettrico. Successivamente ha siglato un accordo con l'Ente Locale impegnandosi a versare 130.000 euro come indennizzo ambientale. A fronte del mancato pagamento, l'Ente Locale ha emesso un'ingiunzione fiscale. La Corte d'Appello ha annullato la clausola e l'ingiunzione, rilevando la nullita' delle pattuizioni economiche autonome esterne alla conferenza dei servizi. L'Ente Locale ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha emesso un'ordinanza interlocutoria, disponendo il rinvio della causa in pubblica udienza data la complessita' della materia inerente alle misure compensative impianti energetici.
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Acquisizione sanante: l’Ente Pubblico perde sugli indennizzi
L'Ente Pubblico ha occupato per anni un terreno privato per realizzare alloggi popolari, formalizzando il passaggio di proprietà solo in seguito tramite un provvedimento di acquisizione sanante. I giudici di merito hanno riconosciuto alle proprietarie un cospicuo risarcimento per i danni patiti e per l'occupazione senza titolo. L'Ente Pubblico ha proposto ricorso in Cassazione eccependo la prescrizione dei crediti maturati nei singoli anni e contestando la quota di proprietà iniziale delle eredi. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'Ente Pubblico. I giudici hanno stabilito che l'indennizzo dovuto per l'acquisizione sanante costituisce un credito unico che nasce al momento del provvedimento finale. Inoltre, per l'effetto retroattivo della divisione ereditaria, le eredi sono uniche proprietarie del bene sin dall'inizio. L'Ente Pubblico è stato condannato a rifondere tutte le spese legali.
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Tassazione del mutuo dissenso: l’imposta è proporzionale
Alcuni proprietari avevano firmato un contratto preliminare per vendere due immobili, incassando una caparra confirmatoria. Successivamente, le parti hanno deciso di sciogliere l'accordo con un atto pubblico di mutuo dissenso, restituendo l'intera somma ricevuta. L'amministrazione finanziaria ha applicato l'imposta di registro proporzionale del 3% sull'atto di risoluzione. I proprietari hanno impugnato gli avvisi fiscali, sostenendo che lo scioglimento ripristinasse solo lo stato precedente senza generare nuova ricchezza. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco. I giudici hanno chiarito che la tassazione del mutuo dissenso prevede l'imposta proporzionale, poiché l'accordo per sciogliere un contratto costituisce un nuovo negozio autonomo con effetti restitutori.
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Indennità di espropriazione: stop alla revisione dei fatti
Una società costruttrice espropria dei terreni agricoli coltivati a uliveto e agrumeto. La Corte d'Appello liquida l'indennità di espropriazione quantificando il valore del terreno, delle piantagioni e il deprezzamento delle porzioni residue. I proprietari presentano ricorso in Cassazione. Contestano il calcolo del valore degli alberi e i costi previsti per il nuovo impianto di irrigazione. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici evidenziano che la Cassazione valuta la corretta applicazione della legge e non può riesaminare le prove o i fatti storici. La Corte d'Appello ha motivato in modo esaustivo recependo i chiarimenti del perito d'ufficio. I proprietari perdono la causa e subiscono la condanna al pagamento delle spese legali e del doppio contributo unificato.
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Sgravi contributivi: il saldo tardivo fa perdere i benefici
Un'azienda riceveva dall'ente previdenziale una richiesta di restituzione per indebiti sgravi contributi fruiti, a causa del mancato pagamento delle pendenze entro quindici giorni dall'invito inviato via PEC. La Corte d'Appello annullava il recupero dell'ente sostenendo che il saldo successivo del debito avesse sanato la posizione, salvaguardando il diritto alle agevolazioni. L'ente ha ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo un chiaro principio: il versamento tardivo estingue il debito economico ma non regolarizza la posizione contributiva per conservare i benefici. Chi paga oltre il termine di quindici giorni perde definitivamente gli sgravi contributivi già goduti e deve restituire le somme trattenute. La sentenza impugnata è stata quindi cassata con rinvio ad altra Sezione d'Appello per le verifiche del caso.
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Ultrapetizione nel processo tributario: limiti al giudice
L'Agenzia delle Entrate emetteva un avviso di accertamento verso una Società contestando tre distinte violazioni: indebita detrazione IVA per operazioni inesistenti, indeducibilità di costi IRES e IRAP, ed errori nell'inversione contabile. La Società impugnava l'atto contestando nel merito soltanto i rilievi IVA. I giudici di primo e secondo grado annullavano integralmente l'atto impositivo, ignorando le altre pretese tributarie non contestate nel merito. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'amministrazione finanziaria. La Suprema Corte ha accertato il vizio di ultrapetizione nel processo tributario. I giudici di merito non potevano annullare l'intero atto tributario a fronte di contestazioni parziali. La decisione impugnata è stata quindi cassata con rinvio ad altra sezione.
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Buoni postali fruttiferi: taglio rendimenti e rinvio della Cassazione
Un risparmiatore ha ottenuto un decreto ingiuntivo per riscuotere gli interessi stampati sui propri buoni postali fruttiferi. L'ente emittente ha proposto opposizione, ottenendo in secondo grado l'applicazione dei rendimenti ridotti in base a un decreto ministeriale. Il cittadino ha impugnato la decisione in Cassazione contestando la tardività dell'opposizione per un vizio di notifica, l'erroneo scambio dei fascicoli di causa e l'applicazione retroattiva delle riduzioni di rendimento e della ritenuta fiscale. La Suprema Corte, tramite ordinanza interlocutoria, ha disposto il rinvio della decisione a nuovo ruolo per attendere la pronuncia di un'altra sezione pubblica su un caso analogo.
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Rottamazione dei debiti fiscali e sospensione del processo
La Società Debitrice ha proposto ricorso in Cassazione contro la revoca dell'omologazione del proprio piano di risanamento. La Corte d'Appello aveva infatti cancellato l'accordo con il Fisco approvato in precedenza dal Tribunale. Nelle more del giudizio di legittimità, l'impresa ha richiesto il rinvio della causa per aver presentato domanda di rottamazione dei debiti fiscali ai sensi della legge n. 199/2025, ottenendo anche la rateizzazione per i tributi esclusi. La Suprema Corte ha accolto l'istanza e rinviato la causa a nuovo ruolo. I giudici hanno chiarito che l'eventuale accoglimento della misura agevolata ridurrebbe o estinguerebbe il debito tributario, modificando l'interesse effettivo delle parti a proseguire il processo civile.
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Edilizia agevolata: il Comune non può addebitare costi extra
Un cittadino ha opposto opposizione contro un'ingiunzione di pagamento inviata dall'ente di riscossione per conto del Comune. La richiesta riguardava la copertura dei costi espropriativi di un lotto inserito in un piano di edilizia agevolata, rimasti scoperti a causa del mancato versamento di un contributo provinciale. Il Comune chiedeva il rimborso integrale sostenendo il principio del pareggio economico. I giudici di merito hanno confermato la richiesta del Comune imponendo la copertura totale dei costi. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato la decisione, stabilendo che nell'ambito dell'edilizia agevolata non si possono addebitare costi aggiuntivi senza un'espressa norma di legge o clausola contrattuale. La Suprema Corte ha escluso l'inserzione automatica di clausole non previste dalla legge locale autonoma, accogliendo il ricorso del cittadino.
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Delega di firma avviso di accertamento: la svolta della Cassazione
L'Amministrazione Finanziaria ha notificato un atto impositivo a un Contribuente, attribuendogli redditi di capitale non dichiarati. Il Contribuente ha contestato l'atto sostenendo la mancanza di una valida firma, poiché la sottoscrizione apparteneva a un funzionario privo di qualifica dirigenziale e senza l'indicazione espressa del nominativo nella delega. La Corte di Cassazione ha accolto le ragioni dell'Amministrazione Finanziaria, definendo la disciplina sulla delega di firma avviso di accertamento. I giudici hanno chiarito che il delegato non deve per forza essere un dirigente, essendo sufficiente l'appartenenza alla carriera direttiva o all'area dei funzionari. Inoltre, per la validità della delega di firma non serve indicare il nome del dipendente o la durata, bastando l'individuazione della qualifica professionale negli ordini di servizio interni. La causa torna quindi al giudice di merito per un nuovo esame.
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Contrasto tra motivazione e dispositivo: la Cassazione annulla
Un'azienda di trasporti ha citato in giudizio un Comune e una Regione per ottenere il pagamento di conguagli sui contributi di esercizio per servizi svolti. La Corte d'Appello ha condannato il Comune a pagare la somma dovuta indicando nel dispositivo la spettanza degli interessi con un rinvio alla motivazione. Tuttavia, nel testo della motivazione il giudice non ha espresso alcun richiamo agli interessi, limitandosi al maggior danno. L'azienda ha promosso ricorso per Cassazione evidenziando l'incongruenza. La Suprema Corte ha accolto il ricorso: il palese contrasto tra motivazione e dispositivo rende impossibile comprendere la reale decisione del giudice. Tale difetto determina la nullità della pronuncia e ne comporta l'annullamento con rinvio a una diversa sezione della Corte d'Appello.
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