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Art. 360 Codice di Procedura Civile — Anno 2025

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Altri anni per Art. 360 Codice di Procedura Civile

Esenzione ICI enti non commerciali e aiuti di Stato
La Corte di Cassazione interviene sulla questione dell'esenzione ICI per enti non commerciali, chiarendo la sua natura di aiuto di Stato. La sentenza in esame cassa con rinvio la decisione di merito che aveva concesso un rimborso a una parrocchia per un immobile adibito a scuola. A seguito di una nuova normativa europea (ius superveniens), il giudice dovrà verificare se l'agevolazione rientra nel regime "de minimis" (aiuti inferiori a 200.000 euro in tre anni), unico caso in cui l'esenzione ICI per enti non commerciali è considerata compatibile con il diritto dell'Unione Europea. L'onere della prova spetta all'ente che richiede il beneficio.
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Esenzione ICI enti non commerciali: le nuove regole
Un ente non commerciale si è visto negare l'esenzione ICI per un immobile parzialmente concesso in uso a un altro istituto religioso per attività didattiche. La Corte di Cassazione, applicando una nuova normativa europea sugli aiuti di Stato (ius superveniens), ha annullato la precedente decisione. Il caso è stato rinviato per verificare se il rapporto contrattuale, la natura non commerciale delle attività e il rispetto della soglia 'de minimis' per gli aiuti di Stato giustifichino l'esenzione ICI per enti non commerciali.
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Esenzione IMU enti non commerciali: la Cassazione
Una fondazione che gestisce una scuola paritaria ha contestato avvisi di accertamento per ICI e IMU, sostenendo di avere diritto all'esenzione fiscale. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 33583/2025, ha annullato la decisione dei giudici d'appello, che avevano negato il beneficio basandosi sulla notorietà del prestigio della scuola e sulla percezione di "corrispettivi notevoli". La Corte ha stabilito che la valutazione deve essere concreta e non generica, ordinando un nuovo esame del caso. Questo nuovo giudizio dovrà verificare se l'attività didattica sia svolta con modalità non commerciali e se l'eventuale aiuto di Stato rientri nel regime "de minimis", alla luce delle nuove normative europee (ius superveniens).
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Informativa antimafia: limiti al ricorso in Cassazione
Una società colpita da una informativa antimafia ha impugnato il provvedimento, sostenendo che fatti favorevoli successivi ne dimostrassero l'illegittimità. Dopo le sconfitte presso il TAR e il Consiglio di Stato, si è rivolta alla Cassazione. Le Sezioni Unite hanno dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la loro competenza è limitata ai soli 'motivi inerenti alla giurisdizione' (eccesso di potere del giudice amministrativo) e non può estendersi al merito della decisione, come la scelta di non considerare eventi successivi all'emissione dell'atto. La valutazione della legittimità di una informativa antimafia va fatta con riferimento al momento della sua adozione.
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Limiti esterni giurisdizione: no ricorso in Cassazione
Un consorzio, escluso dalla "White List" per un'informativa antimafia, si è rivolto alla giustizia amministrativa. Dopo una vittoria in primo grado (TAR), il Consiglio di Stato ha ribaltato la decisione. Il consorzio ha quindi fatto ricorso alla Corte di Cassazione, sostenendo un eccesso di potere da parte del giudice amministrativo. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la sua competenza è limitata ai soli "limiti esterni giurisdizione", escludendo qualsiasi valutazione su errori di merito o procedurali.
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Stato di insolvenza: i criteri per la valutazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società immobiliare contro la sua dichiarazione di fallimento. La Corte ha confermato che la valutazione dello stato di insolvenza è un apprezzamento di fatto del giudice di merito, insindacabile in sede di legittimità se ben motivato. Nel caso specifico, il mancato deposito dei bilanci per quasi un decennio e la cessazione di un'attività imprenditoriale redditizia sono stati considerati indici sufficienti a provare l'incapacità della società di far fronte alle proprie obbligazioni.
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Finanziamento pubblico: dimissioni e obblighi azienda
La Corte di Cassazione chiarisce che un'azienda beneficiaria di un finanziamento pubblico per l'assunzione non è inadempiente se i lavoratori si dimettono. La cessazione del rapporto per volontà del dipendente, fatto non controllabile dall'impresa, non comporta la revoca del contributo, ma al massimo una sua riduzione proporzionale come previsto dall'accordo.
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Pagamento diretto subappaltatore: facoltà o obbligo?
Una società sub-fornitrice in un appalto pubblico ha richiesto il pagamento diretto al Comune a causa della crisi di liquidità dell'appaltatore principale. La Corte di Cassazione ha confermato che il pagamento diretto del subappaltatore è una facoltà discrezionale, non un obbligo per la stazione appaltante, specialmente se il contratto lo esclude. L'appello è stato dichiarato inammissibile, chiarendo che la legge non conferisce un diritto d'azione diretto al sub-fornitore contro l'ente pubblico.
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Estinzione garanzia appalti: la decisione della Cassazione
In un caso di appalto pubblico, la Cassazione ha chiarito le condizioni per l'estinzione della garanzia fideiussoria. A seguito della risoluzione del contratto per grave inadempimento dell'appaltatore, la stazione appaltante ha tentato di escutere la polizza. Tuttavia, la Corte ha stabilito che l'inerzia della pubblica amministrazione, che non ha concluso la redazione dello stato di consistenza dei lavori entro sei mesi dalla comunicazione di risoluzione, comporta l'estinzione della garanzia. La decisione si fonda sul principio di buona fede e sull'applicazione dell'analogia iuris, per evitare che il garante resti vincolato a tempo indeterminato. Si tratta di un'importante sentenza sull'estinzione garanzia appalti.
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Motivazione accertamento catastale: la Cassazione chiarisce
La Cassazione ha chiarito i requisiti di motivazione dell'accertamento catastale. Se l'Agenzia delle Entrate non contesta i dati forniti dal contribuente con la procedura DOCFA ma ne offre solo una diversa valutazione tecnica, la motivazione dell'atto è soddisfatta con la semplice indicazione dei nuovi dati catastali. La Corte ha distinto tra onere di motivazione e onere della prova, accogliendo il ricorso dell'Agenzia.
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Accertamento catastale: motivazione e microzone
La Cassazione ha annullato un accertamento catastale per carenza di motivazione. L'Agenzia delle Entrate aveva riclassificato un immobile basandosi solo sul valore della microzona, senza specificare l'impatto sul singolo bene. La Corte ha ribadito che la motivazione deve essere concreta e dettagliata, non generica, per tutelare il diritto di difesa del contribuente.
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Concessione traslativa: chi paga l’indennità?
Un ente pubblico per la gestione stradale ha delegato le procedure di esproprio a un appaltatore per lavori autostradali. Quando l'appaltatore ha concordato un'indennità con i proprietari terrieri ma l'ente ha rifiutato il pagamento, è nata una controversia. La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità dell'ente pubblico, chiarendo che una semplice delega di compiti non costituisce una "concessione traslativa" a meno che una legge specifica non trasferisca la piena responsabilità all'appaltatore. Quest'ultimo ha agito come mero rappresentante, rendendo l'ente pubblico direttamente responsabile del pagamento.
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Appalto integrato: la normativa applicabile è quella del bando
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'impresa edile contro un ente appaltante in un caso di appalto integrato. La Corte chiarisce che la normativa applicabile è quella in vigore al momento della pubblicazione del bando di gara, non alla data di stipula del contratto. I motivi di ricorso sono stati respinti perché introducevano questioni nuove e chiedevano un riesame del merito non consentito in sede di legittimità.
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Accertamento catastale: motivazione necessaria
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33546/2025, ha stabilito che un accertamento catastale che modifica la rendita di un immobile non può basarsi genericamente sullo scostamento tra valore di mercato e valore catastale della microzona. L'Agenzia delle Entrate deve fornire una motivazione specifica, indicando gli elementi concreti che giustificano la revisione, come le caratteristiche dell'edificio e della singola unità immobiliare, per consentire al contribuente di difendersi adeguatamente. La Corte ha accolto il ricorso dei contribuenti, annullando l'atto per difetto di motivazione.
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Motivazione classamento catastale: i requisiti
Un contribuente ha impugnato un avviso di accertamento relativo alla revisione del classamento catastale di alcuni immobili. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la motivazione del classamento catastale non può basarsi unicamente sullo scostamento generico tra valore di mercato e valore catastale nella microzona di riferimento. L'atto deve specificare le caratteristiche concrete dell'immobile che giustificano la riclassificazione, per tutelare il diritto di difesa del cittadino.
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Riclassamento Catastale: Obbligo di Motivazione Specifica
Una società semplice ha impugnato un avviso di accertamento per riclassamento catastale emesso dall'Agenzia delle Entrate. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che un atto di riclassamento catastale, basato su scostamenti di valore in una microzona, deve essere supportato da una motivazione specifica e dettagliata che riguardi le caratteristiche del singolo immobile. Un riferimento generico al divario di valore non è sufficiente. Di conseguenza, l'avviso è stato annullato.
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Onere della prova del danno: il dovere del creditore
Un istituto di credito ha citato in giudizio un notaio per un errore in una relazione ipotecaria. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della banca, confermando che il creditore ha l'onere della prova del danno e deve dimostrare di aver agito con ordinaria diligenza per evitare o limitare il pregiudizio, ad esempio escutendo tempestivamente i garanti del finanziamento. La mancata azione del creditore ha interrotto il nesso di causalità tra l'errore del professionista e il danno finale.
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Responsabilità avvocato: quando l’azione è infondata
La Corte di Cassazione ha stabilito che non sussiste la responsabilità avvocato se l'azione legale intrapresa era fin dall'inizio priva di possibilità di successo. Nel caso specifico, due ex soci avevano citato il loro legale per aver perso una causa, ma la Corte ha rigettato il ricorso, evidenziando che la pretesa originaria era infondata a causa della tardiva contestazione dei vizi da parte dei clienti stessi.
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Riclassamento catastale: motivazione e onere prova
Un contribuente contesta un riclassamento catastale basato su una motivazione generica legata alla microzona di appartenenza dell'immobile. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso, stabilendo che l'atto di accertamento deve specificare gli elementi concreti e individuali dell'immobile che giustificano la nuova rendita, non essendo sufficiente il solo riferimento allo scostamento generale dei valori di mercato.
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Riclassamento catastale: motivazione e microzone
Un contribuente ha impugnato un avviso di accertamento per il riclassamento catastale del proprio immobile, che ne aumentava la rendita. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che un avviso di riclassamento catastale non può basarsi unicamente sul disallineamento tra valore di mercato e valore catastale nella microzona di appartenenza. È necessaria una motivazione specifica che indichi le caratteristiche concrete dell'immobile che giustificano la variazione, per tutelare il diritto di difesa del cittadino.
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