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Art. 360 Codice di Procedura Civile — Anno 2024

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Altri anni per Art. 360 Codice di Procedura Civile

Plusvalenza fabbricati non accatastati: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10954/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di plusvalenza su immobili. Nel caso di vendita di un terreno su cui insistono fabbricati non accatastati da oltre cinque anni, il loro valore deve essere sottratto dal calcolo della plusvalenza tassabile. La Corte ha chiarito che, ai fini fiscali, prevale lo stato di fatto del bene al momento della cessione rispetto alle risultanze catastali. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio per un nuovo esame che tenga conto del valore dei fabbricati e dei costi deducibili omessi nel precedente giudizio.
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Definizione agevolata: estinzione del processo
Un complesso contenzioso tributario riguardante la riqualificazione di un fondo immobiliare in società di fatto si conclude in Cassazione non con una decisione nel merito, ma con una declaratoria di estinzione del giudizio. La causa è stata l'adesione alla definizione agevolata da parte di uno dei coobbligati solidali, il cui beneficio, per legge, si estende a tutti gli altri debitori coinvolti, determinando la cessazione della materia del contendere.
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Mensilità aggiuntive: la Cassazione e i contributi
Una grande società energetica e l'Ente Previdenziale Nazionale si sono scontrati sulla debenza dei contributi per le mensilità aggiuntive corrisposte ai lavoratori in caso di risoluzione consensuale del rapporto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili entrambi i ricorsi, stabilendo che la qualificazione giuridica di tali somme (se incentivo all'esodo o indennità sostitutiva del preavviso) spetta al giudice di merito e la sua interpretazione, se plausibile, non è sindacabile in sede di legittimità.
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Atto in autotutela: quando non è impugnabile
La Corte di Cassazione ha stabilito che un atto in autotutela, con cui l'amministrazione finanziaria riduce una precedente pretesa tributaria senza introdurre nuovi elementi, non costituisce un nuovo atto impositivo e, pertanto, non è autonomamente impugnabile. Il ricorso proposto contro tale atto è stato dichiarato inammissibile, in quanto l'interesse del contribuente a contestare la pretesa residua deve essere fatto valere contro l'atto originario. La decisione chiarisce che solo un atto che amplia la pretesa iniziale può essere oggetto di un nuovo ricorso.
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Servitù di passaggio coattiva: i limiti del giudice
Un proprietario di un fondo intercluso ha richiesto una servitù di passaggio. La Corte d'Appello ha stabilito il passaggio sul fondo di un vicino, attraversando un'area normalmente protetta come un cortile. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato inammissibile il ricorso contro tale decisione, confermando che il giudice di merito ha ampia discrezionalità nel bilanciare gli interessi contrapposti e può imporre una servitù di passaggio coattiva anche su cortili e giardini se l'alternativa è l'isolamento assoluto del fondo.
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Contributi su incentivo all’esodo: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 10948/2024, ha dichiarato inammissibili i ricorsi di una società energetica e dell'ente previdenziale riguardo all'obbligo di versare i contributi su incentivo all'esodo. La Corte ha stabilito che l'interpretazione degli accordi aziendali sulla natura di tali somme è una valutazione di merito, non sindacabile in sede di legittimità se non per specifiche violazioni delle norme di ermeneutica, non adeguatamente provate nel caso di specie.
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Specificità motivi appello: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha stabilito che un appello in materia tributaria non può essere dichiarato inammissibile per mancanza di specificità dei motivi se, a fronte di una sentenza di primo grado che lamenta la mancanza di una prova, l'appellante produce in appello il documento mancante. Tale produzione documentale costituisce un motivo specifico di gravame che il giudice di secondo grado è tenuto a valutare. Il caso riguardava una cartella di pagamento ICI annullata in primo grado per mancata notifica dell'atto prodromico. In appello, l'ente riscossore aveva prodotto la prova della notifica, ma la corte territoriale aveva erroneamente rigettato il gravame come aspecifico.
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Indennità risarcitoria: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 10936/2024, ha confermato la condanna di un'azienda sanitaria al pagamento di un'indennità risarcitoria pari a 6 mensilità in favore di una lavoratrice per l'illegittimo utilizzo di contratti a termine. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'azienda, chiarendo importanti principi sulla decorrenza dei termini per l'impugnazione e sui criteri per la quantificazione del danno.
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Indennità risarcitoria: la Cassazione fa chiarezza
L'appello di un'azienda sanitaria contro una sentenza che le imponeva il pagamento di 6 mensilità come indennità risarcitoria a una lavoratrice per contratto a termine illegittimo è stato dichiarato inammissibile. La Corte di Cassazione ha ritenuto sufficiente la motivazione basata su dimensioni aziendali e durata del rapporto, ribadendo inoltre i rigorosi requisiti formali per l'impugnazione, come il principio di autosufficienza.
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Progressione economica: risarcimento, non promozione
Un dipendente pubblico ha contestato la mancata progressione economica, sostenendo una valutazione ingiusta. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che in procedure selettive con margini di discrezionalità per l'amministrazione, il lavoratore non può richiedere l'assegnazione del posto, ma solo un risarcimento per "perdita di chance".
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Interessi su risarcimento danni: quando sono tassabili?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 10933/2024, chiarisce la tassabilità degli interessi su risarcimento danni. Viene stabilito che se il capitale risarcito ha natura di danno patrimoniale non tassabile, anche gli interessi maturati su tale somma seguono lo stesso regime fiscale e non costituiscono reddito imponibile. La decisione sottolinea il principio per cui la natura fiscale degli interessi è la stessa del capitale a cui si riferiscono.
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Notifica Avvocatura dello Stato: errore e rinnovazione
Un custode giudiziario, condannato per la perdita di beni, ha impugnato la sentenza in Cassazione. Tuttavia, ha commesso un errore nella notifica Avvocatura dello Stato, indirizzandola alla sede distrettuale invece che a quella generale. La Corte di Cassazione, pur dichiarando nulla la notifica, ha ordinato la sua rinnovazione anziché dichiarare l'improcedibilità, in linea con il principio della ragionevole durata del processo.
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Usucapione bene demaniale: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10927/2024, ha rigettato il ricorso di due sorelle che rivendicavano una servitù di passaggio su un'area facente parte di un palazzo storico. Il punto centrale della controversia riguarda l'impossibilità dell'usucapione su un bene demaniale. La Corte ha ribadito che il possesso esercitato su un bene appartenente al demanio pubblico è giuridicamente inefficace ai fini dell'acquisto di un diritto per usucapione. Tale possibilità sorge solo dopo l'eventuale atto di sdemanializzazione, che non ha effetti retroattivi.
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Notifica residenti estero: l’onere della prova
Un contribuente iscritto all'A.i.r.e. ha impugnato una cartella di pagamento, sostenendo la mancata notifica dell'avviso di accertamento al suo indirizzo estero. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, non per il merito della questione sulla notifica residenti estero, ma per un vizio procedurale. Il ricorrente non ha prodotto i documenti necessari a dimostrare le sue affermazioni, rendendo il ricorso inammissibile per difetto di autosufficienza.
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Diritto di superficie: no tasse sul compenso
La Corte di Cassazione ha stabilito che il compenso percepito da proprietari terrieri per la costituzione di un diritto di superficie a favore di una società per l'installazione di impianti fotovoltaici non costituisce reddito diverso tassabile ai fini IRPEF. La Suprema Corte ha chiarito che il diritto di superficie è un diritto reale e non può essere assimilato alle obbligazioni di fare, non fare o permettere, previste dall'art. 67 del TUIR.
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Contratto di listing: inammissibile il ricorso generico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'azienda produttrice relativo a un presunto inadempimento di un contratto di listing. La Corte ha stabilito che la ricorrente non ha adeguatamente provato di essere subentrata nel contratto originario, né ha specificato le clausole contrattuali violate, tentando impropriamente di ottenere una nuova interpretazione del contratto in sede di legittimità.
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Pregiudizio da contumacia: come superare la presunzione
La Corte di Cassazione ha stabilito che la presunzione di assenza di danno per la parte non costituita in giudizio (contumace) può essere superata. Il caso riguarda una richiesta di indennizzo per l'eccessiva durata di un processo. La Corte ha chiarito che il giudice non può rigettare le prove (come le testimonianze) volte a dimostrare il pregiudizio da contumacia, annullando la decisione che negava il diritto alla prova della parte danneggiata.
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Impugnazione estratto di ruolo: quando è possibile?
Una società contesta un estratto di ruolo per mancata notifica della cartella. La Cassazione, applicando la nuova normativa, dichiara il ricorso inammissibile. Per l'impugnazione estratto di ruolo è necessario dimostrare un pregiudizio specifico, come l'esclusione da appalti pubblici, cosa che la società non ha fatto.
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Indennizzo lite temeraria: quando non spetta
Un gruppo di dipendenti pubblici ha chiesto un equo indennizzo per la lunga durata di una causa amministrativa. La Cassazione ha negato l'indennizzo per lite temeraria, confermando la decisione della Corte d'Appello. La causa originaria è stata ritenuta palesemente infondata per difetto di legittimazione attiva dei ricorrenti, come da giurisprudenza consolidata, giustificando così l'esclusione dal diritto alla compensazione per l'irragionevole durata del processo.
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Protezione internazionale: dovere di informativa
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di convalida del trattenimento di un cittadino straniero, stabilendo un principio fondamentale: l'omessa informativa sul diritto a richiedere la protezione internazionale rende illegittimo il decreto di respingimento e, di conseguenza, anche il successivo trattenimento. La scelta di non chiedere asilo deve essere sempre una scelta informata.
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