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Art. 360 Codice di Procedura Civile — Anno 2019

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172 provvedimenti

Altri anni per Art. 360 Codice di Procedura Civile

Trasferimento personale ATA: no anzianità piena
Un'ex dipendente di un ente locale, trasferita allo Stato come personale ATA, ha richiesto il pieno riconoscimento dell'anzianità di servizio pregressa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la normativa europea sul trasferimento d'azienda protegge il lavoratore da una diminuzione dello stipendio al momento del passaggio, ma non conferisce il diritto al riconoscimento integrale della vecchia anzianità per la futura progressione di carriera e di stipendio. L'obiettivo della tutela nel trasferimento personale ATA è conservare il trattamento economico goduto, non migliorarlo o equipararlo a quello dei dipendenti già in servizio presso il nuovo datore.
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Causale generica somministrazione: Cassazione chiarisce
L'ordinanza esamina il caso di una lavoratrice in somministrazione il cui contratto è stato dichiarato illegittimo per la genericità della causale, che faceva un vago riferimento al contratto collettivo. La Corte di Cassazione conferma che una causale generica in un contratto di somministrazione equivale alla sua assenza, comportando la costituzione di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato con l'azienda utilizzatrice. Tuttavia, la Corte riforma la quantificazione del danno, stabilendo l'applicazione dell'indennità onnicomprensiva prevista dall'art. 32 della L. 183/2010, anziché il risarcimento integrale delle retribuzioni.
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Accertamento sintetico: prova a carico del contribuente
La Cassazione chiarisce che, in caso di accertamento sintetico, il contribuente deve fornire prova documentale non solo della disponibilità di ulteriori redditi ma anche del loro effettivo utilizzo per coprire le spese contestate. Una semplice elencazione di fonti di reddito alternative non è sufficiente a vincere la presunzione legale di maggior reddito.
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Inquadramento personale ATA: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha rigettato il ricorso del Ministero dell'Istruzione confermando il diritto di un dipendente, trasferito dal personale di un ente locale a quello statale (personale ATA), a un inquadramento superiore. La Suprema Corte ha stabilito che, in assenza di un profilo professionale esattamente corrispondente, la classificazione deve basarsi sulle mansioni concretamente svolte e non sulle mere tabelle di equiparazione, al fine di evitare un peggioramento della posizione lavorativa del dipendente. In questo caso, le mansioni di autonomia e coordinamento giustificavano l'inquadramento nell'area C anziché nell'area B.
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Valore venale ICI: come si calcola? La Cassazione
Una società contesta un accertamento ICI, sostenendo che la base imponibile di un terreno in un'area industriale debba essere il prezzo di acquisto, dati i vincoli imposti dal consorzio venditore, e non il valore di mercato generico. La Commissione Tributaria Regionale accoglie questa tesi. Il Comune ricorre in Cassazione, che, data la rilevanza della questione su come determinare il valore venale ICI in presenza di una recente compravendita, rimette la causa in pubblica udienza per una decisione approfondita.
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Notifica atti privati: Cassazione attende Sezioni Unite
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato una sentenza che dichiarava inammissibile il suo appello perché la notifica era stata effettuata da un operatore postale privato e la prova della spedizione era stata ritenuta insufficiente. La Corte di Cassazione, rilevando che la questione sulla validità della notifica atti privati è di fondamentale importanza e già al vaglio delle Sezioni Unite, ha emesso un'ordinanza interlocutoria rinviando la causa in attesa della pronuncia del massimo organo nomofilattico.
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Notifica operatore privato: Cassazione attende Sezioni Unite
Un'ordinanza interlocutoria della Corte di Cassazione sospende un giudizio su un accertamento catastale. La questione centrale è la validità di una notifica operatore privato effettuata prima della piena liberalizzazione dei servizi postali. La Corte, rilevando che la stessa questione è già stata rimessa alle Sezioni Unite, ha deciso di attendere la loro pronuncia definitiva, rinviando la causa a nuovo ruolo per garantire l'uniformità del diritto.
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Valore venale ICI: il prezzo d’acquisto è sufficiente?
Una società contesta un avviso di accertamento ICI, sostenendo che il valore del terreno industriale debba coincidere con il prezzo pagato a un consorzio. La Commissione Tributaria Regionale accoglie questa tesi. Il Comune ricorre in Cassazione, insistendo sulla necessità di applicare i criteri di legge per la determinazione del valore venale ICI. La Suprema Corte, riconoscendo la particolare rilevanza della questione, non decide nel merito ma rinvia la causa a pubblica udienza per un esame approfondito, evidenziando il conflitto tra il valore di una recente compravendita e i parametri legali per la stima.
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Notifica appello tributario: la prova di spedizione
Un'ordinanza interlocutoria della Cassazione affronta il tema della prova nella notifica dell'appello tributario. A seguito di un appello dichiarato inammissibile per tardività, l'ente impositore ha sostenuto di aver provato la spedizione tempestiva tramite un elenco di raccomandate timbrato dall'ufficio postale. La Corte, prima di decidere, ha disposto l'acquisizione del fascicolo di merito per verificare tale prova, sottolineando l'importanza della data di spedizione rispetto a quella di ricezione.
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Notifica udienza tributaria: la sentenza è nulla
Con la sentenza n. 34477/2019, la Cassazione ha annullato una decisione della Commissione Tributaria Regionale per la mancata notifica udienza tributaria al contribuente. Il caso riguardava una sanzione per investimenti esteri non dichiarati. La Corte ha stabilito che l'omessa comunicazione dell'avviso di fissazione dell'udienza costituisce una violazione insanabile del diritto di difesa e del principio del contraddittorio, comportando la nullità della sentenza e il rinvio del processo al giudice di secondo grado.
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Omessa notifica udienza: nullità della sentenza
La sentenza Cass. Civ., Sez. 5, n. 34478 del 27/12/2019 analizza un caso di sanzione per omessa dichiarazione di capitali all'estero. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione di merito a causa della omessa notifica udienza di discussione al contribuente. Tale vizio procedurale, violando il diritto al contraddittorio, ha comportato la nullità della sentenza e il rinvio della causa alla Commissione Tributaria Regionale per un nuovo esame.
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Diritto fornitura gratuita: no a diritti senza concessione
Con la sentenza Cass. Civ., Sez. Un., n. 34469 del 27/12/2019, la Corte Suprema ha stabilito che un presunto diritto fornitura gratuita di energia, derivante da antichi diritti di derivazione d'acqua, non può essere opposto alle attuali società energetiche. La Corte ha chiarito che, dopo l'entrata in vigore del Testo Unico sulle Acque del 1933, qualsiasi diritto sull'uso delle acque pubbliche deve fondarsi su un provvedimento di concessione amministrativa. Gli accordi tra privati, anche se transattivi, non sono sufficienti a creare un diritto reale opponibile a terzi, e il ricorrente non ha provato di aver mai ottenuto tale riconoscimento formale.
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Immunità giurisdizionale: licenziamento e consolato
La Corte di Cassazione, con la sentenza Sez. U n. 34474/2019, affronta il tema dell'immunità giurisdizionale di uno Stato estero in una controversia di lavoro. Una dipendente di un Consolato, licenziata per giusta causa, ha impugnato il provvedimento chiedendo la reintegrazione. La Corte ha rigettato il ricorso, confermando che, sebbene il giudice italiano abbia giurisdizione sulle richieste patrimoniali (es. indennità), non può ordinare la reintegrazione nel posto di lavoro, poiché tale atto inciderebbe sui poteri sovrani di organizzazione dello Stato estero, protetti dall'immunità ristretta.
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Prescrizione crediti tributari: la giurisdizione
La sentenza Cass. Civ., Sez. U, n. 34447 del 24/12/2019 risolve un contrasto sulla giurisdizione in materia di prescrizione crediti tributari. Il caso riguarda un'opposizione allo stato passivo fallimentare in cui la curatela eccepiva la prescrizione di debiti erariali maturata dopo la notifica della cartella di pagamento. Le Sezioni Unite stabiliscono che la giurisdizione appartiene al giudice ordinario (e quindi al giudice fallimentare), e non a quello tributario. La notifica della cartella segna il discrimine: le questioni successive, come la prescrizione, attengono alla fase esecutiva e sono di competenza del giudice ordinario, garantendo piena tutela al debitore.
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Rimborso spese legali: quando spetta al dipendente?
Con la sentenza n. 34457 del 24/12/2019, la Cassazione Civile, Sez. Lavoro, ha stabilito che il rimborso delle spese legali al dipendente, processato per fatti connessi al servizio, è subordinato alla preventiva assenza di un conflitto di interessi con l'azienda. L'assoluzione nel giudizio penale non è di per sé sufficiente a garantire il rimborso se sussiste un conflitto, come nel caso di reati contestati ai danni dello stesso datore di lavoro. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva concesso il rimborso, ribadendo che l'assenza di conflitto è un presupposto imprescindibile previsto dalla contrattazione collettiva.
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Licenziamento giusta causa: la prassi illecita non salva
Con la sentenza n. 34456 del 24/12/2019, la Cassazione Civile, Sez. Lavoro, ha stabilito che la partecipazione di un lavoratore a una prassi aziendale illecita diffusa non attenua la gravità della sua condotta ai fini del licenziamento per giusta causa. Nel caso esaminato, un quadro responsabile della qualità aveva attivamente contribuito a falsificare i dati sulla qualità del servizio. La Corte ha ritenuto che tale comportamento, soprattutto data la posizione di responsabilità, leda irrimediabilmente il vincolo fiduciario, rendendo irrilevante la circostanza che tale pratica fosse diffusa in azienda e legittimando il licenziamento per giusta causa.
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Esenzione IMU enti non commerciali: la Cassazione
Con la sentenza n. 34601 del 30/12/2019, la Corte di Cassazione, Sezione V Civile, ha negato l'esenzione IMU a un ente di edilizia popolare per gli immobili destinati a locazione sociale. La Corte ha ribadito che per beneficiare della esenzione IMU enti non commerciali è necessario un doppio requisito: la natura non commerciale dell'ente e, soprattutto, l'utilizzo diretto dell'immobile per le finalità istituzionali. La locazione a terzi, anche a canone calmierato, configura un utilizzo indiretto e, pertanto, esclude l'agevolazione fiscale.
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Valore probatorio patteggiamento nel giudizio fiscale
La Cass. Civ., Sez. V, n. 34579 del 30/12/2019, ha chiarito il valore probatorio del patteggiamento nel processo tributario. Un contribuente, dipendente di una società petrolifera, aveva ricevuto un avviso di accertamento per evasione di accise su gasolio agricolo. La Commissione Tributaria Regionale aveva annullato l'atto, escludendo la sua responsabilità. La Cassazione ha cassato tale decisione, affermando che la sentenza di patteggiamento, pur non essendo un giudicato, costituisce un elemento di prova che il giudice non può ignorare senza fornire una solida motivazione.
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Dazio antidumping: responsabilità dell’importatore
La sentenza Cass. Civ., Sez. 5, n. 34581 del 30/12/2019 analizza la responsabilità dell'importatore nel pagamento del dazio antidumping. Una società aveva importato merce dalla Cina, dichiarata con un certo codice doganale. L'Agenzia delle Dogane, dopo un'analisi, ha riclassificato la merce, applicando un pesante dazio antidumping supplementare. La Cassazione ha rigettato il ricorso della società, stabilendo che la valutazione sulla natura della merce è un accertamento di fatto insindacabile in sede di legittimità e che l'importatore è il debitore principale dell'obbligazione doganale, in solido con il suo rappresentante indiretto, senza che la buona fede possa esimerlo dal pagamento.
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Responsabilità rappresentante indiretto: la Cassazione
Con la sentenza n. 34580 del 30/12/2019, la Cassazione Civile, Sez. V, ha ribadito la piena responsabilità del rappresentante indiretto per maggiori dazi e sanzioni doganali. Il caso riguardava un'errata classificazione di merce importata, soggetta a dazio antidumping. La Corte ha stabilito che la presentazione della dichiarazione doganale fonda la responsabilità solidale del rappresentante, a prescindere dalla sua effettiva conoscenza dell'irregolarità, sottolineando un preciso dovere di diligenza e controllo.
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