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Art. 360 Codice di Procedura Civile — Anno 2019

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172 provvedimenti

Altri anni per Art. 360 Codice di Procedura Civile

Sgravi contributivi: no a gruppi di comodo
La Corte di Cassazione ha negato a un'impresa edile il diritto agli sgravi contributivi, confermando la tesi dell'INPS. È stato accertato che l'azienda faceva parte di un gruppo di società riconducibili a un unico centro decisionale familiare. L'aumento occupazionale dichiarato era fittizio, risultando da meri trasferimenti di personale tra le società collegate e non da un reale incremento netto della forza lavoro. La sentenza sottolinea che, per ottenere gli sgravi contributivi, l'incremento deve essere effettivo e calcolato sull'intero gruppo societario, ribadendo la prevalenza della sostanza sulla forma per prevenire abusi.
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Giudicato esterno: limiti e oneri della prova
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso basato su un presunto giudicato esterno. La sentenza chiarisce che per invocare efficacemente una precedente decisione, non è sufficiente citarne il solo dispositivo, ma è necessario produrre il testo integrale, inclusa la motivazione. La Corte sottolinea inoltre i rigorosi oneri di specificazione e allegazione richiesti per il ricorso, la cui violazione comporta l'inammissibilità.
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Ricorso in Cassazione: i limiti del riesame dei fatti
La Corte di Cassazione rigetta il ricorso di una società e degli eredi di un imprenditore, condannati per un licenziamento illegittimo. La decisione si fonda sull'inammissibilità dei motivi di ricorso, che miravano a un riesame dei fatti, come l'esistenza di un trasferimento d'azienda, e non a censure su errori di diritto. La sentenza ribadisce che il ricorso in cassazione non è un terzo grado di giudizio, ma un controllo di legittimità.
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Contratto a termine nullo per fondazioni liriche
La Corte di Cassazione ha confermato la conversione di un contratto a termine nullo in un rapporto a tempo indeterminato per una lavoratrice di una fondazione lirica. La sentenza chiarisce che il semplice riferimento alla 'programmazione degli spettacoli' non è una motivazione sufficientemente specifica per giustificare un contratto a tempo determinato. Inoltre, la Corte ha stabilito che le leggi che impongono limiti alle assunzioni non possono essere applicate retroattivamente a contratti stipulati prima della loro entrata in vigore.
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Limite contratti a termine: come si calcola la base?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9264/2019, ha stabilito che il limite contratti a termine, fissato al 15% per le imprese concessionarie del servizio postale, deve essere calcolato sull'intero organico aziendale a livello nazionale. La Corte ha respinto il ricorso di alcuni lavoratori che sostenevano la necessità di un calcolo su base provinciale, affermando che la normativa intende favorire la flessibilità dell'intero complesso aziendale per garantire il servizio universale, senza distinzioni tra mansioni o aree territoriali.
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Rappresentanza processuale s.n.c.: la notifica
Un lavoratore ha fatto causa al titolare di un'azienda agricola. La Corte d'Appello ha dichiarato inammissibile il suo gravame perché notificato alla società (S.n.c.) e non all'imprenditore individuale citato in primo grado. La Cassazione ha annullato la decisione, stabilendo che in tema di rappresentanza processuale s.n.c. irregolare, ciascun socio ha il potere di rappresentare la società. Di conseguenza, la notifica alla società era valida poiché sostanzialmente diretta alla stessa parte, anche se in una diversa qualità. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Somministrazione irregolare: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 9265/2019, affronta un caso di somministrazione irregolare. Una lavoratrice aveva ottenuto in primo e secondo grado la conversione del suo contratto a tempo indeterminato presso l'azienda utilizzatrice, poiché la causale, legata a 'punte di intensa attività', era stata ritenuta troppo generica e non provata. La Cassazione conferma la conversione del rapporto ma cassa la sentenza sulla parte economica, stabilendo che al lavoratore spetta l'indennità risarcitoria onnicomprensiva prevista dall'art. 32 della L. 183/2010 e non l'integrale pagamento delle retribuzioni perse.
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Indennità di espropriazione: il giudice deve motivare
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello che aveva dimezzato l'indennità di espropriazione calcolata dal perito del tribunale (CTU). Secondo la Suprema Corte, il giudice può discostarsi dalla perizia tecnica, ma solo fornendo una motivazione critica, dettagliata e basata su prove emerse nel processo, senza ricorrere a criteri arbitrari o a precedenti giurisprudenziali non discussi tra le parti.
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Spese di giustizia: liquidazione con regole pubbliche
Una società che fornisce servizi tecnologici per intercettazioni e monitoraggio alle Procure della Repubblica otteneva un decreto ingiuntivo per il mancato pagamento delle sue prestazioni. La Corte d'Appello confermava il decreto, qualificando il rapporto come un contratto di diritto privato. La Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso del Ministero, ha ribaltato la decisione, stabilendo che tali prestazioni costituiscono 'spese di giustizia'. Di conseguenza, la loro liquidazione non può avvenire tramite un'azione privatistica come il decreto ingiuntivo, ma deve seguire l'apposita procedura amministrativa prevista dal Testo Unico sulle spese di giustizia (D.P.R. 115/2002). La Suprema Corte ha quindi cassato la sentenza senza rinvio, dichiarando l'azione originaria improponibile.
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Indennità di occupazione: Cassazione e c.t.u.
Gli eredi di un proprietario ricorrono in Cassazione contro la decisione della Corte d'Appello che, basandosi su una c.t.u., aveva qualificato un terreno espropriato come agricolo e non come pertinenza di una villa, liquidando una bassa indennità di occupazione. La Cassazione ha rigettato il ricorso, ritenendo le critiche alla c.t.u. generiche e una richiesta di riesame del merito, non consentita in sede di legittimità. Il ricorso è stato giudicato anche carente di autosufficienza.
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Responsabilità solidale ente delegato: la Cassazione
Una cooperativa di costruzioni, delegata da un comune per la realizzazione di un'opera, è stata ritenuta corresponsabile per i danni derivanti da un'occupazione illegittima di un terreno privato. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della cooperativa, confermando il principio della responsabilità solidale dell'ente delegato. Secondo la Corte, il delegato ha il dovere di verificare la legittimità della procedura e non può essere esonerato dalla responsabilità solo perché gli atti amministrativi erano validi al momento dell'esecuzione dei lavori, se poi annullati.
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Indennità di espropriazione: come si calcola?
La Corte di Cassazione conferma che ai fini del calcolo dell'indennità di espropriazione, il valore di un terreno va determinato in base alla sua destinazione urbanistica originaria, senza tener conto della nuova qualificazione (es. edificabile) introdotta dalla variante urbanistica finalizzata proprio all'espropriazione. Nel caso di specie, un terreno agricolo è stato correttamente valutato come tale, nonostante la variante lo avesse destinato a 'zona per attrezzature pubbliche'. La Corte ha rigettato il ricorso del proprietario che chiedeva un'indennità maggiore, basata sulla presunta edificabilità introdotta dal progetto pubblico.
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Indennità di esproprio: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19465/2019, ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni proprietari terrieri contro un Comune, relativo alla determinazione dell'indennità di esproprio. La Corte ha ribadito il principio della "edificabilità legale", secondo cui il valore di un terreno espropriato si basa sulla sua destinazione urbanistica ufficiale e non sulle sue potenzialità di fatto. È stata confermata la legittimità di una valutazione intermedia per aree con vincoli pubblicistici (es. parcheggi), superiore al valore agricolo ma inferiore a quello delle aree pienamente edificabili. Infine, è stato chiarito che l'aumento del 10% sull'indennità si applica solo alle procedure iniziate dopo il 30 giugno 2003.
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Impugnazione consumata: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Comune contro una condanna per risarcimento danni da occupazione illegittima. La decisione si fonda sul principio dell'impugnazione consumata, poiché le questioni sollevate erano già state decise in un precedente giudizio di Cassazione su una sentenza non definitiva dello stesso procedimento. La Corte ha rigettato anche il ricorso incidentale dei proprietari dei terreni, confermando la valutazione del danno operata dalla Corte d'Appello.
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Indennità di esproprio: la legge applicabile
La Corte di Cassazione ha stabilito che per il calcolo dell'indennità di esproprio si deve fare riferimento alla normativa in vigore al momento della dichiarazione di pubblica utilità. Nel caso specifico, i proprietari di un terreno espropriato da un Comune non hanno potuto beneficiare di un aumento del 10% introdotto da una legge successiva, poiché la procedura era iniziata sotto la vigenza della vecchia normativa. La Corte ha ribadito il principio di irretroattività, affermando che le nuove norme si applicano solo alle procedure espropriative iniziate dopo la loro entrata in vigore, e non ai giudizi in corso relativi a procedure già definite.
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Fattibilità del piano: limiti al controllo del giudice
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 19467/2019, ha rigettato il ricorso della curatela fallimentare contro una decisione della Corte d'Appello che aveva ammesso un'azienda farmaceutica a un concordato preventivo con continuità aziendale. La Corte ha ribadito che il controllo del giudice sulla fattibilità del piano non deve sconfinare in una valutazione di merito sulla convenienza economica, riservata ai creditori. Il sindacato giudiziale si limita a verificare la non manifesta inettitudine del piano a raggiungere gli obiettivi, controllandone la coerenza logica e la plausibilità delle assunzioni, senza sostituirsi all'imprenditore nelle scelte strategiche.
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Onere della prova agevolazioni fiscali: il Fisco vince
Una contribuente contesta la revoca delle agevolazioni 'prima casa', sostenendo che l'Agenzia delle Entrate non avesse provato la natura di lusso dell'immobile. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che l'onere della prova per le agevolazioni fiscali grava sul contribuente. L'Amministrazione Finanziaria ha correttamente motivato l'atto basandosi sui dati catastali, che godono di presunzione di veridicità. Spettava alla contribuente fornire prove contrarie, come una perizia tecnica, cosa che non è avvenuta.
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Agevolazioni prima casa: valido l’acquisto gratuito
Un contribuente, dopo aver venduto l'immobile acquistato con le agevolazioni prima casa prima dei cinque anni, ne ha ricevuto un altro in donazione entro l'anno successivo. L'Agenzia delle Entrate aveva revocato il beneficio, sostenendo che il nuovo acquisto dovesse essere a titolo oneroso. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che la legge non fa distinzione tra acquisto oneroso e gratuito per mantenere le agevolazioni. L'importante è acquistare un'altra abitazione principale entro un anno, a prescindere dal titolo, per non incorrere nella decadenza dal beneficio fiscale.
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Agevolazioni prima casa: quando è immobile di lusso?
Due acquirenti si vedono revocare le agevolazioni prima casa perché l'Agenzia delle Entrate qualifica l'immobile come 'di lusso' a causa della superficie superiore a 240 mq, includendo nel calcolo dei vani seminterrati. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dei contribuenti, stabilendo che ai fini del beneficio fiscale conta l'effettiva 'utilizzabilità' degli ambienti e non la loro qualificazione catastale o il certificato di abitabilità. Se un locale è di fatto utilizzabile, la sua superficie concorre a determinare il carattere lussuoso dell'immobile, facendo perdere il diritto alle agevolazioni prima casa.
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Compendio unico: agevolazioni anche con più atti
Una società agricola aveva ottenuto agevolazioni fiscali per la creazione di un compendio unico, acquistando i terreni necessari con due atti separati. L'Amministrazione Finanziaria aveva revocato il beneficio, sostenendo che l'estensione minima non fosse stata raggiunta al momento del primo acquisto. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'Amministrazione, confermando che il compendio unico può essere costituito in modo differito, a patto che l'impegno a formarlo sia dichiarato nel primo atto e che la superficie minima venga raggiunta entro i termini previsti (nella fattispecie, 36 mesi secondo la normativa regionale).
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