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Art. 360-bis Codice di Procedura Civile

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1591 provvedimenti

Contributi previdenziali giornalisti: appello inammissibile
Una società editoriale ha impugnato una sentenza che la condannava al pagamento di contributi previdenziali giornalisti per somme erogate a titolo di incentivo all'esodo e transazioni. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la valutazione dei fatti, come l'inquadramento di un lavoratore o la natura retributiva di una somma, spetta ai giudici di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità, se non per vizi di legge.
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Famiglia di marchi: la guida della Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'azienda di moda maschile contro una di calzature femminili. Il caso verteva sul concetto di "famiglia di marchi". La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, i quali avevano escluso l'esistenza di una famiglia di marchi per l'azienda ricorrente, poiché i suoi vari loghi, pur condividendo le stesse iniziali, non presentavano un nucleo fondamentale comune e costante. È stata inoltre ribadita la natura "debole" dei marchi, per cui lievi variazioni sono sufficienti a escludere la contraffazione.
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Fondo patrimoniale: quando è revocabile dai creditori
Una coppia ha istituito un fondo patrimoniale dopo che il marito aveva firmato una fideiussione. La società creditrice ha impugnato con successo questo atto tramite un'azione revocatoria. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni dei tribunali di merito, dichiarando inammissibile il ricorso della coppia. La sentenza ha ribadito che la costituzione di un fondo patrimoniale è un atto soggetto a revocatoria e che il coniuge non debitore è un litisconsorte necessario nel relativo giudizio, confermando l'orientamento consolidato della giurisprudenza.
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Leasing traslativo: Cassazione su clausole e ricorso
Un imprenditore ha presentato ricorso in Cassazione dopo che la Corte d'Appello aveva confermato le ingiunzioni di pagamento per canoni di leasing non saldati. L'appello, fondato sulla presunta nullità delle clausole sul foro competente e della penale in un contratto di leasing traslativo, è stato respinto. La Suprema Corte ha dichiarato i motivi principali inammissibili per vizi procedurali (mancanza di autosufficienza) e perché in contrasto con la giurisprudenza consolidata (Cass. S.U. 2061/2021), confermando così la decisione impugnata e l'ordine di pagamento.
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Risoluzione leasing: Cassazione su contratti ante 2017
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di due garanti in un caso di risoluzione leasing. La Corte conferma che per i contratti risolti prima della Legge 124/2017, le parti possono definire contrattualmente le conseguenze dello scioglimento, derogando all'art. 1526 c.c. La decisione si allinea ai principi delle Sezioni Unite, sottolineando l'importanza dell'autonomia contrattuale e dei requisiti di specificità del ricorso.
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Giudicato esterno: i limiti per le nuove prove in appello
Un Comune proponeva querela di falso per una firma su un contratto. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso, confermando la decisione dei giudici di merito che avevano dichiarato l'azione inammissibile per la presenza di un precedente giudicato esterno. La Corte chiarisce che la prova del giudicato, data la sua rilevanza pubblicistica, può essere prodotta per la prima volta in appello, derogando ai limiti ordinari per le nuove prove.
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Ricorso inammissibile: Cassazione e abuso processo
La Cassazione dichiara un ricorso inammissibile per gravi difetti nella ricostruzione dei fatti e per la genericità dei motivi. La Corte ha sanzionato il ricorrente per abuso del processo, condannandolo a un risarcimento ulteriore per aver intentato un'azione palesemente dilatoria. Il caso riguardava l'opposizione a un decreto ingiuntivo per inadempimento contrattuale.
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Risarcimento danni appalto: quando spetta sempre
La Corte di Cassazione ha stabilito che un'impresa ha diritto al risarcimento danni in un appalto per l'illegittima sospensione dei lavori, anche qualora la stessa impresa si sia successivamente rifiutata di riprenderli, causando la risoluzione del contratto. La Corte ha chiarito che l'inadempimento successivo dell'appaltatore non annulla il diritto al risarcimento per i danni già subiti a causa del comportamento della stazione appaltante.
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Trasferimento d’azienda: il superminimo può essere ridotto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33146/2024, ha stabilito che dopo un trasferimento d'azienda è legittima la riduzione di un 'superminimo' se il contratto collettivo applicato dal nuovo datore di lavoro non lo prevede. La tutela della retribuzione del lavoratore opera al momento del passaggio, ma non rende il trattamento economico intangibile rispetto a future modifiche della contrattazione collettiva. Il caso riguardava due lavoratori che si erano visti sopprimere un emolumento a seguito della disdetta di vecchi accordi aziendali, molti anni dopo il trasferimento.
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Trasferimento d’azienda: stipendio e nuovi contratti
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di trasferimento d'azienda, il datore di lavoro subentrante può legittimamente applicare il proprio contratto collettivo, anche se meno favorevole, dopo la scadenza di quello applicato dal cedente. La tutela per i lavoratori è volta a impedire un peggioramento retributivo immediato e dovuto al solo fatto del trasferimento, ma non rende i trattamenti economici intangibili rispetto alle successive dinamiche della contrattazione collettiva. La Corte ha rigettato il ricorso di alcune lavoratrici che si erano viste revocare un 'superminimo non assorbibile' a seguito della disdetta di un accordo aziendale, confermando la legittimità dell'operato aziendale.
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Risarcimento del danno: la provocazione non lo riduce
Un soggetto condannato a risarcire i danni per lesioni personali ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che la provocazione della vittima dovesse ridurre l'importo dovuto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo un principio consolidato: la provocazione non costituisce concorso di colpa del danneggiato ai sensi dell'art. 1227 c.c. e non può diminuire il risarcimento del danno, poiché la reazione violenta è una scelta volontaria dell'aggressore.
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Contributo di solidarietà: Cassazione lo boccia
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una Cassa di previdenza, confermando l'illegittimità del contributo di solidarietà prelevato sulle pensioni. La Corte ha ribadito che tale prelievo, essendo una prestazione patrimoniale imposta, necessita di una base legale che i regolamenti interni degli enti non possono fornire. Viene inoltre confermata la prescrizione decennale per il diritto al rimborso delle somme indebitamente trattenute.
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Contributo di solidarietà: quando è illegittimo?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una cassa di previdenza privata, confermando la sua giurisprudenza costante sull'illegittimità del contributo di solidarietà imposto sulle pensioni. La Corte ha ribadito che tale prelievo, qualificabile come prestazione patrimoniale imposta, necessita di una base legislativa specifica che non può essere surrogata dall'autonomia regolamentare dell'ente. La decisione rafforza la tutela dei pensionati contro prelievi non previsti dalla legge.
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Prescrizione Pensione: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una cassa previdenziale contro un suo iscritto. La controversia riguardava il ricalcolo della pensione secondo il principio del pro rata e il termine di prescrizione per la restituzione delle somme trattenute. La Corte ha confermato la sua giurisprudenza costante: per le azioni di ripetizione di indebito, come nel caso di somme pensionistiche erroneamente trattenute, si applica la prescrizione pensione decennale e non quella quinquennale prevista per le prestazioni previdenziali.
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Inammissibilità appello: quando il ricorso è generico
La Cassazione dichiara l'inammissibilità di un appello contro una banca, proposto da una società e i suoi garanti. Il ricorso è stato ritenuto generico, privo di prove adeguate e con una richiesta di CTU contabile meramente esplorativa. La Corte ha confermato le decisioni di merito che avevano respinto le domande di restituzione di presunti indebiti e di nullità delle fideiussioni.
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Nullità d’ufficio: limiti alla tardiva eccezione
Una società ricorre in Cassazione dopo che la Corte d'Appello aveva giudicato inammissibili, perché tardive, le sue censure sulla nullità di alcune clausole bancarie. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile, ribadendo che la nullità d'ufficio può essere rilevata dal giudice solo se i fatti costitutivi sono stati allegati tempestivamente dalle parti nel rispetto delle preclusioni processuali. La mera presenza di documenti nel fascicolo non è sufficiente.
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Iscrizione catastale ICI: basta per pagare le tasse?
Una società ha impugnato un avviso di accertamento ICI relativo a un immobile in costruzione, sostenendo che non fosse tassabile poiché non ultimato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo un principio consolidato: ai fini dell'applicazione dell'ICI, il presupposto unico e sufficiente è l'iscrizione catastale ICI dell'immobile, a prescindere dal suo effettivo completamento o dalla sua abitabilità.
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Riconoscimento del debito e prescrizione fiscale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 32030/2024, stabilisce che la domanda di definizione agevolata ('rottamazione') costituisce un riconoscimento del debito che interrompe la prescrizione. La richiesta è ritenuta incompatibile con la volontà di eccepire la prescrizione del credito tributario, anche in pendenza di contenzioso.
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Indennità di sostituzione: No a stipendio superiore
Un dirigente medico, incaricato di dirigere una struttura sanitaria di nuova istituzione e priva di titolare, ha richiesto il pagamento delle differenze retributive corrispondenti al ruolo superiore. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che in questi casi non si configura lo svolgimento di mansioni superiori, ma una sostituzione su posto vacante. Pertanto, al dirigente spetta unicamente l'indennità di sostituzione prevista dal Contratto Collettivo Nazionale, e non l'intero trattamento economico del dirigente sostituito, anche se l'incarico si protrae nel tempo.
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Contestazione disciplinare: la forma e la sostanza
Una dipendente pubblica ha impugnato una sanzione disciplinare sostenendo la mancanza di una formale contestazione disciplinare. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che l'interpretazione da parte del giudice di merito di una nota datoriale come valida contestazione non è sindacabile in sede di legittimità, se non per violazione dei canoni ermeneutici. La sostanza della comunicazione prevale sul formalismo, purché il diritto di difesa del lavoratore sia garantito.
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