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Art. 360-bis Codice di Procedura Civile — Anno 2024

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508 provvedimenti

Altri anni per Art. 360-bis Codice di Procedura Civile

Termine a ritroso: la Cassazione chiarisce il calcolo
In una controversia su una servitù di veduta, la Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito che dichiarava inammissibile un appello incidentale per tardività. Il punto centrale della pronuncia riguarda il corretto calcolo del termine a ritroso: la Corte ha ribadito che, se il giorno di scadenza di un termine calcolato all'indietro cade in un giorno festivo, il termine deve essere anticipato al primo giorno non festivo precedente e non posticipato. La sentenza ha anche affrontato la questione delle prove nuove in appello, ritenendo legittima l'ammissione di una fotografia considerata indispensabile ai fini della decisione sull'usucapione.
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Sopraelevazione nuova costruzione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che una sopraelevazione, anche se comporta un aumento di volume modesto, deve essere qualificata come 'sopraelevazione nuova costruzione'. Di conseguenza, è soggetta alle normative vigenti in materia di distanze legali tra edifici. Nel caso di specie, i proprietari di un immobile avevano effettuato un innalzamento di 61 cm. La Corte ha confermato la decisione d'appello che ordinava la demolizione, ritenendo irrilevante il principio di prevenzione, poiché la sopraelevazione costituisce un'opera autonoma rispetto alla costruzione originaria.
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Mediazione fideiussione bancaria: no all’obbligo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12290/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un garante che lamentava il mancato esperimento della procedura di mediazione obbligatoria. La Corte ha ribadito il suo orientamento restrittivo, secondo cui la fideiussione bancaria, pur essendo collegata a un rapporto bancario, non rientra nella nozione di 'contratto bancario' soggetta a mediazione obbligatoria ai sensi del d.lgs. 28/2010. Il garante è stato inoltre condannato per abuso del processo.
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Compenso professionale avvocato: limiti del ricorso
Una società contesta il compenso professionale di un avvocato, sostenendo che l'attività fosse gratuita in quanto socio e che una clausola arbitrale dovesse risolvere la lite. La Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, confermando che il rapporto professionale è distinto da quello societario. La Corte sottolinea che non può riesaminare le prove e sanziona la società per lite temeraria, ribadendo che il compenso professionale dell'avvocato era dovuto.
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Cessione fabbricato da demolire: no plusvalenza
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12129/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di plusvalenze immobiliari. Il caso riguardava una contribuente che aveva venduto un fabbricato, di sua proprietà da oltre cinque anni, a una società che intendeva demolirlo e ricostruirlo. L'Agenzia delle Entrate aveva riqualificato l'operazione come cessione di area edificabile, tassando la relativa plusvalenza. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso dell'Agenzia, confermando che la cessione fabbricato da demolire deve essere considerata vendita di un edificio e non di un terreno. Di conseguenza, se l'immobile è posseduto da più di un quinquennio, la plusvalenza non è tassabile ai fini IRPEF.
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Impugnazione atto successivo: limiti e vizi propri
Un contribuente contesta una comunicazione di ipoteca basata su cartelle di pagamento, sostenendo una duplicazione del debito. La Cassazione accoglie il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, stabilendo che l'impugnazione atto successivo a un atto impositivo divenuto definitivo è possibile solo per vizi propri e non per contestare il merito del debito originario, ormai incontestabile.
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Risarcimento danno pubblico impiego: la Cassazione
La Corte di Cassazione conferma il diritto al risarcimento del danno per una lavoratrice del pubblico impiego a causa dell'abusiva reiterazione di contratti a termine. L'ordinanza ribadisce che tale danno, definito 'comunitario', è presunto e non richiede una prova specifica da parte del dipendente, consolidando un importante principio a tutela dei lavoratori precari della Pubblica Amministrazione. L'appello dell'ente pubblico è stato respinto in quanto basato su questioni di merito non riesaminabili in sede di legittimità.
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Danno da reiterazione: risarcimento nel pubblico impiego
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto al risarcimento del danno da reiterazione abusiva di contratti a termine per un dirigente medico del settore pubblico. La Corte ha stabilito che tale danno è di natura 'comunitaria', presunto e non necessita di prova specifica da parte del lavoratore. La successiva assunzione a tempo indeterminato, poi dichiarata nulla, non elimina il diritto al risarcimento per l'abuso pregresso. Il ricorso dell'azienda sanitaria è stato respinto.
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Risarcimento danno pubblico impiego: la Cassazione
La Corte di Cassazione conferma il diritto al risarcimento del danno per un dirigente medico a causa dell'abusiva reiterazione di contratti a termine da parte di un'azienda sanitaria pubblica. La sentenza ribadisce che, nel pubblico impiego, il superamento del limite di durata dei contratti a termine genera un 'danno comunitario' presunto, che non necessita di prova specifica da parte del lavoratore. Viene quindi liquidata un'indennità risarcitoria, escludendo però la possibilità di conversione del rapporto in uno a tempo indeterminato. La Corte rigetta sia il ricorso dell'ente pubblico, che contestava la sussistenza del danno, sia quello del lavoratore, che chiedeva un risarcimento maggiore e la condanna della Regione.
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Risarcimento medici specializzandi: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della Presidenza del Consiglio dei Ministri in una causa sul risarcimento medici specializzandi. Il caso riguardava un gruppo di medici che avevano frequentato corsi di specializzazione tra il 1983 e il 1991 senza ricevere un'adeguata remunerazione, a causa del ritardo dello Stato italiano nel recepire le direttive comunitarie. La Corte ha confermato la decisione della Corte d'Appello, ribadendo che il diritto al risarcimento decorre dal 1° gennaio 1983, in linea con la sua giurisprudenza consolidata. Il ricorso è stato respinto perché non presentava argomenti idonei a modificare tale orientamento.
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Notifica cartella esattoriale: prova e disconoscimento
Un contribuente ha impugnato un avviso di intimazione sostenendo di non aver mai ricevuto la prodromica cartella di pagamento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo principi chiave sulla notifica cartella esattoriale. In particolare, ha confermato che per dimostrare l'avvenuta notifica è sufficiente produrre in giudizio la relata di notifica o l'avviso di ricevimento, senza necessità di depositare anche la copia dell'atto. Inoltre, ha precisato che il disconoscimento della conformità della copia all'originale, per essere efficace, deve essere specifico e non generico.
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Prescrizione TFR: quando inizia a decorrere?
Un lavoratore in pensione ottiene il riconoscimento di una qualifica superiore e chiede il ricalcolo della buonuscita. La Cassazione chiarisce che la prescrizione TFR decorre dalla cessazione del rapporto di lavoro, non dal successivo accertamento giudiziale del diritto, dichiarando il ricorso inammissibile.
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Successione contratti a termine: risarcimento e abusi
La Cassazione conferma il risarcimento per una lavoratrice a seguito di una successione contratti a termine ritenuta abusiva. L'ente datore di lavoro è stato condannato nonostante i lunghi intervalli tra i contratti, affermando il principio del danno comunitario presunto senza necessità di prova specifica da parte del dipendente.
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Risarcimento da reato: la decisione della Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna al risarcimento da reato a carico di un consulente, precedentemente condannato in sede penale con patteggiamento per riciclaggio e associazione a delinquere. La Corte ha stabilito che la partecipazione a un'associazione criminale finalizzata a una frode fiscale genera di per sé l'obbligo di risarcire il danno patrimoniale subito dalla vittima, anche se la condanna penale riguarda reati-scopo come il riciclaggio. Viene inoltre ribadito il forte valore probatorio della sentenza di patteggiamento nel giudizio civile.
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Onere della prova: Cassazione su conti correnti
Una società ha citato in giudizio un istituto di credito per addebiti illegittimi su un conto corrente. Le corti di merito hanno respinto la domanda per documentazione incompleta. La Corte di Cassazione, focalizzandosi sull'onere della prova, ha annullato la decisione. Ha stabilito che, anche con prove parziali, il giudice deve valutare i documenti disponibili e può utilizzare criteri come il "saldo zero" per ricostruire il rapporto, rinviando il caso per un nuovo esame.
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Prescrizione medici specializzandi: la Cassazione conferma
Un gruppo di medici ha citato in giudizio lo Stato per ottenere il risarcimento dei danni derivanti dalla mancata attuazione di direttive europee sulla remunerazione dei corsi di specializzazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando il suo orientamento consolidato secondo cui la prescrizione medici specializzandi, di durata decennale, decorre dal 27 ottobre 1999. Secondo la Corte, eventuali incertezze giurisprudenziali successive non hanno interrotto o sospeso tale termine.
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Contratti a termine: quando il ricorso è inammissibile
Un ente sanitario ha impugnato la sentenza che lo condannava per l'illegittimo utilizzo di contratti a termine con un dipendente. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, evidenziando che l'ente non aveva contestato uno dei motivi autonomi della decisione, ovvero il superamento del limite massimo di 36 mesi. Ha inoltre rigettato l'eccezione sulla responsabilità dello Stato, confermando quella del datore di lavoro.
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Inquadramento previdenziale: conta l’attività svolta
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'inquadramento previdenziale di un'impresa si basa sull'attività effettivamente svolta e non sul Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) scelto dal datore di lavoro. Nel caso specifico, una società di servizi medici che si presentava come studio professionale è stata classificata come impresa commerciale del terziario ai fini contributivi. L'Ente Previdenziale aveva richiesto il pagamento di differenze contributive, ritenendo applicabile il CCNL del terziario. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso della società, confermando che il criterio per l'inquadramento previdenziale è oggettivo e legato alla natura reale dell'attività imprenditoriale.
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Legittimazione attiva ATI: chi può agire in giudizio?
Una società facente parte di un'Associazione Temporanea di Imprese (ATI) ha citato un Comune per un pagamento. La Cassazione ha negato la sua legittimazione attiva, confermando che solo l'impresa capogruppo (mandataria) può agire in giudizio per conto dell'associazione, anche se le attività comuni del contratto d'appalto sono terminate. Il ricorso è stato quindi rigettato.
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Servitù per usucapione: limiti del ricorso in Cassazione
Una proprietaria ha impugnato in Cassazione la sentenza che confermava una servitù di passaggio sul suo fondo, sostenendo che fosse stata acquisita per usucapione. La ricorrente ha lamentato vizi di motivazione e un'errata valutazione delle prove, tra cui un atto di compravendita. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che la servitù era stata correttamente riconosciuta per usucapione e non per titolo contrattuale. Ha inoltre ribadito che il giudizio di Cassazione non può riesaminare i fatti, ma solo verificare la legittimità della decisione, confermando così la validità della servitù per usucapione.
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