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Art. 360-bis Codice di Procedura Civile — Anno 2023

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220 provvedimenti

Altri anni per Art. 360-bis Codice di Procedura Civile

Risarcimento medici specializzandi: il tempo cancella il diritto
Un gruppo di medici ha richiesto allo Stato il risarcimento dei danni per la mancata o tardiva attuazione delle direttive europee riguardanti i compensi per i corsi di specializzazione svolti tra il 1983 e il 1991. I giudici di merito hanno respinto la richiesta ritenendo il diritto ormai prescritto. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dichiarando il ricorso inammissibile. La Corte ha stabilito che il termine per chiedere il risarcimento medici specializzandi è di dieci anni e decorre dal 27 ottobre 1999, data di entrata in vigore della Legge n. 370/1999. Avendo i medici agito oltre tale termine, il diritto si è estinto. I ricorrenti sono stati inoltre condannati al pagamento delle spese e a una sanzione per abuso del processo.
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Diritto al subentro ko se si abbandona la casa popolare
Un cittadino ha impugnato l'ordinanza di sgombero da un alloggio popolare, pretendendo il diritto al subentro dopo la morte della madre. Tuttavia, l'ente gestore ha negato tale diritto poiché l'uomo aveva precedentemente abbandonato e ceduto di fatto a terzi un altro alloggio popolare di cui era assegnatario. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'occupante. I giudici hanno chiarito che l'abbandono oggettivo di un alloggio precedentemente assegnato costituisce una causa ostativa insuperabile. Di conseguenza, non spetta alcun diritto al subentro se il richiedente ha dismesso la precedente assegnazione, rendendo legittimo lo sgombero dell'immobile.
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Procedimento sommario di cognizione: rito errato, vittoria salva
Un'azienda alberghiera chiedeva di accertare che il contratto di affitto di azienda fosse in realtà una locazione immobiliare simulata. La controparte chiedeva invece la risoluzione del contratto per mancato pagamento dei canoni tramite il procedimento sommario di cognizione. Il Tribunale e la Corte d'Appello rigettavano la tesi della simulazione per mancanza di una controdichiarazione scritta e dichiaravano risolto il contratto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha chiarito che il procedimento sommario di cognizione non si applica alle cause soggette a riti speciali (come quello locatizio), ma l'eccezione di inammissibilità deve essere sollevata tassativamente alla prima udienza, pena la decadenza. Non essendovi prova di tale tempestiva contestazione, il ricorso è stato respinto.
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Responsabilità solidale negli appalti: l’INPS perde la causa
L'Ente Previdenziale ha contestato l'uso di buoni lavoro (voucher) tra una Società di Ristorazione e una Società Fieristica, richiedendo il pagamento dei contributi previdenziali. La Corte d'Appello ha escluso la responsabilità solidale negli appalti della Società Fieristica, qualificando il rapporto non come appalto, ma come locazione di spazi e concessione di attività. L'Ente Previdenziale ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo la presenza di un appalto atipico. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per difetto di specificità, poiché l'ente non ha riprodotto il testo del contratto né ha confutato adeguatamente la decisione d'appello. Di conseguenza, l'Ente Previdenziale perde la causa e deve pagare le spese di giudizio.
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Responsabilità precontrattuale: nessun danno se la legge cambia
Alcuni inquilini di uno stabile pubblico, riuniti in cooperativa, avevano avviato trattative per l'acquisto in blocco dell'edificio dall'ente previdenziale proprietario. Successivamente, l'ente aveva sospeso la vendita a causa del mutamento delle direttive ministeriali. Gli inquilini hanno quindi citato l'ente chiedendo il risarcimento dei danni per responsabilità precontrattuale, accusandolo di aver interrotto ingiustificatamente le trattative. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso degli inquilini. I giudici hanno chiarito che non sussiste alcuna responsabilità precontrattuale se l'ente pubblico si adegua alle sopravvenute circolari ministeriali che vietano la vendita. Inoltre, i privati non possono vantare un affidamento tutelabile sulla conclusione di un contratto che sarebbe risultato illegittimo o contrario alle nuove norme di settore.
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Processo estinto e risarcimento: sì all’equo indennizzo per il convenuto
Una cittadina, convenuta in un giudizio civile per responsabilità professionale poi estintosi per mancata riassunzione dopo la morte dell'attrice, ha chiesto l'equo indennizzo per irragionevole durata del processo. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda, presumendo la mancanza di sofferenza per l'estinzione del giudizio. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso della donna. I giudici di legittimità hanno stabilito che la presunzione di insussistenza del danno non si applica automaticamente al convenuto. Per chi subisce la causa, infatti, la mancata riassunzione non indica disinteresse, ma la legittima volontà di veder morire un processo gravoso. La decisione è stata cassata con rinvio per una nuova valutazione.
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Investitore qualificato: la firma esclude i rimborsi sui derivati
Una società ha sottoscritto quattro contratti finanziari derivati con una banca, dichiarando formalmente di essere un investitore qualificato. Successivamente, la società ha citato in giudizio l'istituto di credito, lamentando la violazione degli obblighi informativi e di diligenza. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che la dichiarazione scritta esonera la banca da ulteriori accertamenti sulla reale competenza del cliente. Spetta infatti alla società dimostrare che l'intermediario conosceva, o poteva conoscere con la normale diligenza, la sua effettiva mancanza di esperienza.
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Medici specializzandi: no ai rimborsi e multa per lite temeraria
Un gruppo di medici specializzandi, diplomati tra il 1993 e il 2009, ha chiesto allo Stato il risarcimento dei danni per la mancata rivalutazione della borsa di studio e per l'inadeguatezza del compenso rispetto alle direttive europee. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno chiarito che il trattamento economico maggiorato si applica solo dall'anno accademico 2006-2007. Per gli anni precedenti si applica la vecchia disciplina, ritenuta conforme ai parametri europei. La Corte ha condannato i ricorrenti anche per abuso del processo, avendo insistito in tesi giuridiche già ampiamente smentite dalla giurisprudenza consolidata.
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Usi civici: il Comune vince contro le pretese dei privati
Il caso riguarda la natura demaniale di alcuni terreni situati nel Comune di Bomba. Un cittadino sosteneva che i coloni insediati prima del 1810 avessero acquisito diritti quasi proprietari sui fondi grazie a migliorie apportate nel tempo, chiedendo la liquidazione degli usi civici tramite l'affrancazione del canone. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta, rilevando la mancanza di un provvedimento amministrativo di legittimazione, l'assenza di prove sul pagamento di canoni e l'inesistenza di migliorie agricole. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che il ricorrente pretendeva un inammissibile riesame dei fatti di causa. Di conseguenza, il Comune mantiene la piena reintegra dei terreni demaniali e il cittadino è condannato a pagare le spese processuali.
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Contratto quadro: vecchie regole contro nuovi investimenti
Un'investitrice ha chiesto la nullità dell'acquisto di bond argentini effettuato nel 1998 tramite la propria banca. L'investitrice sosteneva che il contratto quadro originario, firmato nel 1993, fosse nullo perché non conforme alle nuove leggi sull'intermediazione finanziaria entrate in vigore prima dell'ordine di acquisto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che le modifiche di legge successive non annullano un contratto quadro regolarmente stipulato sotto la vecchia normativa. Di conseguenza, i singoli ordini di investimento rimangono pienamente validi ed efficaci. La risparmiatrice ha perso la causa ed è stata condannata a pagare le spese processuali.
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Credito in prededuzione: negato se la controllata non è strategica
Una cooperativa di autotrasporti ha richiesto il riconoscimento di un credito in prededuzione nei confronti di una società in amministrazione straordinaria appartenente a un noto gruppo industriale. La cooperativa sosteneva che le proprie forniture fossero essenziali per lo stabilimento strategico nazionale della capogruppo. Il Tribunale ha respinto la richiesta, ammettendo il credito solo come chirografario. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la norma speciale che concede il credito in prededuzione è eccezionale e si applica solo alla società che gestisce direttamente lo stabilimento di interesse strategico nazionale, e non alle altre società del gruppo, anche se collegate o se la prestazione ha generato un vantaggio indiretto.
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Servitù di luce: perché la tolleranza non diventa usucapione
I proprietari di un immobile hanno chiesto la chiusura di un'apertura sul muro perimetrale realizzata dal vicino, sostenendo l'inesistenza di una servitù di luce e veduta. La Corte d'Appello ha ordinato la chiusura dell'apertura poiché considerata luce irregolare e non modificabile a norma di legge. Il vicino ha fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che il possesso di luci irregolari, in mancanza di un titolo e basato sulla semplice tolleranza, non consente l'acquisto per usucapione della relativa servitù di luce. Questo perché la servitù di aria e luce è una servitù negativa e non apparente, priva di segni visibili che dimostrino in modo univoco il peso sul fondo vicino. Di conseguenza, il proprietario dell'apertura irregolare perde la causa e deve chiuderla.
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Medici Specializzandi vs Stato: Prescrizione vince sul Diritto
Un gruppo di medici ha citato in giudizio lo Stato per ottenere un risarcimento, lamentando la mancata attuazione di direttive europee che prevedevano un compenso per la loro formazione specialistica. La Corte di Cassazione ha respinto la loro richiesta, confermando che il loro diritto era scaduto. Il punto chiave è la decorrenza della prescrizione risarcimento medici specializzandi. Secondo i giudici, il termine di dieci anni per agire è iniziato nel 1999, con l'entrata in vigore di una legge che, pur parziale, ha reso evidente e riconoscibile l'inadempimento dello Stato. L'incertezza giuridica successiva non ha fermato il 'conto alla rovescia' legale. I medici hanno agito troppo tardi e il loro ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Omessa Pronuncia sull’Eccezione: Giudice Ignora la Difesa?
Una società immobiliare chiede la restituzione di un immobile occupato da un privato. Quest'ultimo si difende sostenendo di avere un contratto di 'comodato familiare'. La Corte d'Appello respinge la richiesta della società perché non ha fornito la prova piena della sua proprietà. L'occupante, però, ricorre in Cassazione lamentando che i giudici non si sono espressi sulla sua difesa (il comodato). La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile, stabilendo un principio chiave: se la domanda principale viene respinta, il giudice non ha l'obbligo di valutare le difese del convenuto. Non si tratta quindi di omessa pronuncia sull'eccezione. L'occupante perde e viene condannato a pagare le spese.
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Sanzione Antitrust: il Giudice Amministrativo può riscrivere i fatti
Un'azienda, sanzionata dall'Autorità Garante per un'intesa anticoncorrenziale in un maxi-appalto, ricorre in Cassazione. Sostiene che il giudice amministrativo, nel confermare la sanzione, abbia superato i propri poteri, ricostruendo i fatti in modo diverso dall'Autorità. La Corte di Cassazione respinge il ricorso, stabilendo un principio chiave sul **sindacato del giudice amministrativo**: questo giudice ha il pieno potere di accertare autonomamente i fatti e valutare le prove alla base del provvedimento. Tale attività non costituisce un'invasione nel merito delle scelte discrezionali della P.A., ma un controllo necessario sulla legittimità dell'atto. Di conseguenza, il potere di verificare se l'intesa illecita sia effettivamente avvenuta rientra pienamente nelle sue competenze.
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Riscossione Spese di Giustizia: Cartella Valida Senza Notifica
Un cittadino si oppone a due cartelle di pagamento relative a spese processuali e somme dovute alla Cassa delle Ammende, sostenendo la nullità degli atti e l'avvenuta prescrizione del credito. La Corte di Cassazione, dichiarando il ricorso inammissibile, stabilisce un principio fondamentale sulla riscossione spese di giustizia. La legge non richiede la notifica preventiva della sentenza che ha generato il debito, essendo sufficiente la notifica della cartella esattoriale. Quest'ultima deve solo contenere gli elementi minimi per identificare la pretesa. Inoltre, la Corte conferma che il termine di prescrizione per tali crediti è quello ordinario di dieci anni, non quello breve di cinque. Il cittadino perde quindi la causa e viene condannato a pagare.
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Mancata Notifica e Compensi: Il Termine Lungo per l’Impugnazione
La Procura della Repubblica si opponeva al decreto di liquidazione dei compensi di un avvocato, sostenendo di non aver ricevuto la comunicazione ufficiale e di non essere quindi vincolata a scadenze. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: anche in assenza di notifica, vale il cosiddetto 'termine lungo per impugnazione' di sei mesi dalla pubblicazione del provvedimento. Poiché la Procura ha agito ben oltre questo limite temporale, la sua opposizione è stata dichiarata inammissibile. La decisione rafforza il principio di certezza del diritto, impedendo che le decisioni giudiziarie possano essere contestate all'infinito.
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Termine lungo per impugnare: Procura perde contro Avvocato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della Procura contro un decreto di liquidazione a favore di un avvocato. L'opposizione era stata presentata oltre due anni dopo l'emissione del provvedimento, ben oltre il 'termine lungo per impugnare' di sei mesi previsto dalla legge. La Corte ha stabilito che questa scadenza massima è invalicabile e si applica anche in assenza di una notifica formale del provvedimento. La decisione finale conferma quindi il diritto dell'avvocato a ricevere il proprio compenso, sottolineando l'importanza della certezza dei tempi processuali.
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Azione possessoria P.A.: Paletti del Comune, Giudice Civile incompetente
Dei cittadini agiscono contro un Comune per l'installazione di paletti e segnaletica su un'area da loro posseduta. La Corte di Cassazione chiarisce un punto fondamentale sulla giurisdizione nell'azione possessoria contro la P.A.: se l'attività del Comune non è un mero atto materiale ma l'esecuzione di un provvedimento amministrativo formale (in questo caso, per regolare la viabilità), la competenza a decidere non è del giudice civile, ma del giudice amministrativo. Di conseguenza, il ricorso dei cittadini viene dichiarato inammissibile perché presentato al giudice sbagliato, confermando che il potere della P.A., se esercitato tramite atti formali, deve essere contestato nelle sedi appropriate.
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Compenso Avvocato: Procura si oppone dopo 2 anni, vince il termine lungo
Una Procura si opponeva al compenso di un avvocato per un'attività di gratuito patrocinio, ma presentava ricorso quasi due anni dopo l'emissione del decreto di pagamento. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per tardività. La sentenza stabilisce un principio fondamentale: in assenza di una notifica formale del provvedimento, si applica il cosiddetto 'termine lungo di impugnazione' di sei mesi dalla sua pubblicazione. Superato questo limite, ogni contestazione è preclusa per garantire la certezza del diritto. La Procura, agendo ben oltre tale scadenza, ha perso definitivamente la possibilità di contestare il compenso.
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