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art. 36 ter d.p.r. 29 settembre 1973, n. 600

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48 provvedimenti

Onere della prova ritenuta: chi deve dimostrarla?
Un contribuente, in qualità di sostituto d'imposta, ha ricevuto una cartella di pagamento per omesso versamento di IRPEF. La Corte di Cassazione ha rigettato il suo ricorso, stabilendo che l'onere della prova della ritenuta d'acconto effettivamente operata, ma non versata, grava sul contribuente stesso. In assenza di prove tracciabili, come la documentazione bancaria, la mera affermazione non è sufficiente a escludere la sua responsabilità.
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Motivazione cartella di pagamento: basta il rinvio?
La Corte di Cassazione chiarisce i requisiti per la motivazione della cartella di pagamento. Con l'ordinanza in esame, ha stabilito che una cartella emessa a seguito di un controllo formale è sufficientemente motivata se richiama espressamente una precedente comunicazione di irregolarità, a condizione che quest'ultima abbia già esplicitato le ragioni della pretesa fiscale. La Corte ha cassato la sentenza di secondo grado che aveva annullato le cartelle senza verificare il contenuto di tali comunicazioni preliminari, rinviando la causa per un nuovo esame.
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Visto infedele: competenza e nullità dell’atto
Un professionista è stato ritenuto responsabile per un visto infedele apposto su una dichiarazione dei redditi. La Corte di Cassazione ha annullato la sanzione, stabilendo che la competenza per l'accertamento spetta esclusivamente alla Direzione Regionale dell'Agenzia delle Entrate del domicilio del professionista, e non all'ufficio locale del contribuente. Di conseguenza, l'atto emesso dall'ufficio incompetente è stato dichiarato nullo.
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Visto di conformità infedele: la responsabilità del CAF
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha affrontato il caso di un professionista sanzionato per un visto di conformità infedele su una dichiarazione dei redditi. La Corte ha stabilito un principio fondamentale sulla competenza territoriale per l'irrogazione della sanzione. È stato chiarito che l'ufficio competente non è quello legato al domicilio fiscale del contribuente, ma la direzione regionale dell'Agenzia delle Entrate competente per il domicilio fiscale del professionista o del CAF che ha commesso la violazione. Di conseguenza, il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, che sosteneva la competenza dell'ufficio locale, è stato respinto, confermando l'illegittimità dell'atto emesso da un ufficio territorialmente incompetente.
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Visto infedele: competenza ufficio per sanzioni
Un professionista ha emesso un visto di conformità infedele su una dichiarazione dei redditi. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'atto sanzionatorio è illegittimo se emesso dall'ufficio locale del contribuente, poiché la competenza esclusiva spetta alla direzione regionale del domicilio fiscale del professionista stesso, ribadendo un principio fondamentale sulla competenza territoriale.
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Visto di conformità infedele: competenza e nullità
La Corte di Cassazione ha annullato una cartella di pagamento emessa nei confronti di un professionista per un visto di conformità infedele. La decisione si fonda sul principio della competenza territoriale: l'atto sanzionatorio doveva essere emesso dalla direzione regionale dell'Agenzia delle Entrate del domicilio fiscale del professionista e non dall'ufficio locale del contribuente assistito. L'emissione da parte di un ufficio incompetente ha reso l'atto nullo, assorbendo ogni altra questione, inclusa quella sulla misura della sanzione.
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Visto infedele: competenza e sanzioni per il CAF
Un professionista ha apposto un visto di conformità errato su una dichiarazione dei redditi. L'Agenzia delle Entrate gli ha notificato una cartella di pagamento. La Corte di Cassazione ha annullato l'atto, stabilendo che l'ufficio emittente era territorialmente incompetente. La Corte ha chiarito che la competenza spetta alla direzione regionale del domicilio fiscale del professionista e non a quella del contribuente. La decisione, incentrata sul cosiddetto visto infedele, è fondamentale per definire responsabilità e regole procedurali per gli intermediari fiscali.
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Visto di conformità infedele: competenza territoriale
In un caso di visto di conformità infedele, la Corte di Cassazione ha annullato una cartella di pagamento perché emessa da un ufficio territorialmente incompetente. La Corte ha stabilito che la competenza a sanzionare il professionista spetta esclusivamente alla Direzione Regionale dell'Agenzia delle Entrate del luogo di domicilio fiscale del professionista stesso, e non a quella del contribuente assistito.
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Visto di conformità infedele: competenza territoriale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7803/2025, ha annullato una cartella di pagamento emessa nei confronti di un professionista per un visto di conformità infedele. La Corte ha stabilito che la competenza a irrogare la sanzione non appartiene all'ufficio del domicilio fiscale del contribuente, bensì alla direzione regionale dell'Agenzia delle Entrate competente per il domicilio fiscale del professionista che ha commesso la violazione. L'atto emesso dall'ufficio incompetente è stato dichiarato illegittimo.
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Visto di conformità: competenza territoriale dell’Agenzia
Un professionista, responsabile di un visto di conformità infedele su una dichiarazione dei redditi, ha impugnato la cartella di pagamento ricevuta. La Corte di Cassazione ha annullato l'atto, stabilendo un principio fondamentale sulla competenza territoriale: l'ufficio competente a sanzionare il professionista è la direzione regionale dell'Agenzia delle Entrate del luogo del suo domicilio fiscale, non quella del domicilio del contribuente assistito. Un atto emesso da un ufficio incompetente è nullo.
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Visto di conformità infedele: ufficio incompetente
La Corte di Cassazione ha annullato una cartella di pagamento emessa nei confronti di un professionista per un visto di conformità infedele. La decisione si fonda sul principio di incompetenza territoriale: l'atto sanzionatorio doveva essere emesso dalla direzione regionale dell'Agenzia delle Entrate del domicilio fiscale del professionista e non da quella del contribuente. L'atto emesso dall'ufficio incompetente è stato dichiarato illegittimo e nullo.
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Visto infedele: incompetenza e nullità dell’atto
Un professionista fiscale è stato ritenuto responsabile per un visto di conformità infedele. La Corte di Cassazione ha annullato l'atto sanzionatorio perché emesso da un ufficio territorialmente incompetente. La competenza, in questi casi, spetta esclusivamente alla direzione regionale dell'Agenzia delle Entrate del domicilio fiscale del professionista e non a quella del contribuente assistito. Questa violazione procedurale determina la nullità dell'atto.
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Visto di conformità: l’ufficio competente a sanzionare
Un professionista sanzionato per un visto di conformità infedele ha impugnato la cartella di pagamento sostenendo l'incompetenza territoriale dell'ufficio impositore. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la competenza a irrogare la sanzione spetta alla direzione regionale dell'Agenzia delle Entrate del domicilio fiscale del professionista e non a quella del contribuente assistito. Di conseguenza, l'atto emesso dall'ufficio incompetente è stato annullato.
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Visto di conformità infedele: l’ufficio competente
Un professionista ha impugnato una cartella di pagamento per visto di conformità infedele. La Cassazione ha annullato l'atto, stabilendo la competenza esclusiva della direzione regionale basata sul domicilio fiscale del professionista e non del contribuente, rendendo nullo l'atto emesso dall'ufficio provinciale.
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Visto infedele: competenza territoriale annulla l’atto
La Corte di Cassazione ha annullato una cartella di pagamento emessa a carico di un professionista per l'apposizione di un visto infedele su una dichiarazione dei redditi. La decisione si fonda su un vizio di incompetenza territoriale: l'atto sanzionatorio è stato emesso dall'ufficio delle Entrate del luogo di residenza del contribuente, anziché da quello competente per il domicilio fiscale del professionista che ha commesso la violazione, come previsto dalla legge.
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Visto di conformità infedele: Ufficio Competente
Un professionista ha contestato una cartella di pagamento ricevuta per un visto di conformità infedele. La Corte di Cassazione ha annullato l'atto, stabilendo che la competenza a sanzionare non è dell'ufficio del domicilio del contribuente, ma di quello del professionista che ha commesso la violazione. Questa regola sulla competenza territoriale è inderogabile e la sua violazione rende l'atto nullo.
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Errore revocatorio: Cassazione e giudicato esterno
Un contribuente si è visto revocare un'ordinanza sfavorevole della Corte di Cassazione. La Corte ha ammesso di aver commesso un errore revocatorio non considerando un precedente giudicato esterno che già stabiliva la natura deducibile di un versamento all'ex coniuge. L'ordinanza è stata annullata e il ricorso del contribuente accolto, confermando la deducibilità della somma.
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Visto di conformità infedele: l’ufficio competente
Un professionista ha apposto un visto di conformità infedele su una dichiarazione dei redditi. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5014/2025, ha confermato che la competenza a sanzionare non spetta all'ufficio locale del contribuente, bensì alla Direzione Regionale del domicilio fiscale del professionista stesso. La cartella di pagamento è stata quindi annullata per incompetenza.
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Visto infedele: la competenza dell’ufficio è cruciale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5013/2025, ha annullato una cartella di pagamento emessa nei confronti di un professionista per l'apposizione di un visto infedele. Il motivo della decisione risiede nell'incompetenza territoriale dell'ufficio dell'Agenzia delle Entrate che ha emesso l'atto. La Corte ha stabilito che la competenza non si basa sul domicilio del contribuente, ma su quello del professionista che ha commesso la violazione, confermando un orientamento consolidato.
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Visto di conformità infedele: competenza territoriale
Un professionista è stato sanzionato per un visto di conformità infedele. La Corte di Cassazione ha confermato l'annullamento della sanzione perché emessa da un ufficio territorialmente incompetente. La sentenza chiarisce che la competenza spetta alla Direzione Regionale dell'Agenzia delle Entrate del luogo in cui ha domicilio fiscale il professionista, data la natura punitiva della sua responsabilità, e non quella del contribuente.
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