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Art. 36 D.Lgs. n. 165 del 2001

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35 provvedimenti

Ente Pubblico Natura: no alla conversione del contratto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29996/2023, ha stabilito che la qualificazione di un ente come pubblico preclude la conversione di un rapporto di lavoro a termine, anche se illegittimo, in un contratto a tempo indeterminato. A causa dell'ente pubblico natura dell'istituto in questione, la lavoratrice non ha diritto alla stabilizzazione ma solo al risarcimento del danno, annullando la decisione della Corte d'Appello e rinviando la causa per la quantificazione del risarcimento.
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Contratti a termine P.A.: il limite di 36 mesi vale sempre
La Corte di Cassazione ha stabilito che nei contratti a termine P.A., il limite massimo di durata di 36 mesi è inderogabile e si calcola cumulando tutti i rapporti di lavoro per mansioni equivalenti con lo stesso ente, anche se le assunzioni derivano da diverse procedure selettive. La sentenza conferma il diritto della lavoratrice al risarcimento del danno per l'abuso subito a causa della reiterazione dei contratti oltre il limite legale.
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Lavoro pubblico: risarcimento per abuso contratti
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di una lavoratrice del settore pubblico impiegata per anni con contratti a termine. Pur ribadendo che nel lavoro pubblico l'abuso di tali contratti non comporta la conversione automatica in un rapporto a tempo indeterminato (stabilizzazione), ha sancito il diritto della lavoratrice al risarcimento del danno. La Corte ha chiarito che la normativa regionale non può derogare alla disciplina europea e nazionale che tutela i lavoratori precari, annullando la precedente decisione della Corte d'Appello e rinviando il caso per la quantificazione del danno.
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Danno comunitario: risarcimento nel pubblico impiego
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10573/2024, ha chiarito che l'abuso di contratti a termine nel pubblico impiego genera un "danno comunitario" risarcibile in via presuntiva. Tale risarcimento, di natura sanzionatoria, non richiede la prova di una specifica "perdita di chance" da parte del lavoratore. La Corte ha cassato la decisione d'appello che aveva negato il risarcimento, affermando che la mancata partecipazione a concorsi non esclude il diritto all'indennizzo forfettario previsto dalla legge.
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Contratti a termine: no a proroghe oltre 36 mesi
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10553/2024, ha respinto il ricorso di un ente pubblico, confermando l'illegittimità della successione di contratti a termine con una dipendente per un periodo superiore a 36 mesi. La Corte ha stabilito che le normative nazionali invocate dall'ente per giustificare le proroghe, finalizzate ad assicurare la continuità dei servizi, non possono derogare al limite massimo di durata, in quanto devono essere interpretate conformemente alla direttiva europea 1999/70/CE, che mira a prevenire l'abuso di tali contratti. Di conseguenza, è stata confermata la condanna al risarcimento del danno in favore della lavoratrice.
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Ricorso nullo: l’onere di specificità dell’attore
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione che rigettava le richieste di alcuni lavoratori precari contro un Ministero e un'agenzia pubblica. Il motivo principale è stato il ricorso nullo per eccessiva genericità: i lavoratori non avevano specificato in modo dettagliato le mansioni svolte, impedendo al giudice di valutare le loro pretese. La sentenza sottolinea l'importanza dell'onere di allegazione a carico di chi agisce in giudizio, un dovere che non può essere colmato dal giudice.
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Contrattazione collettiva: CCNL e contratto regionale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 34331/2024, ha stabilito che, in materia di garanzie occupazionali, la scadenza di un Contratto Integrativo Regionale di Lavoro (CIRL) non esclude l'applicazione del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL). La Corte d'Appello aveva erroneamente rigettato la domanda di un lavoratore basandosi solo sulla perdita di efficacia del CIRL, senza valutare le tutele previste dal CCNL. La Cassazione ha chiarito che il sistema di contrattazione collettiva è integrato e il giudice deve considerare tutte le fonti applicabili. La causa è stata rinviata per un nuovo esame che verifichi le condizioni previste dal CCNL per il diritto all'assunzione.
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Contratti a termine PA: illegittimi senza causale
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un ente pubblico, confermando l'illegittimità della reiterazione di contratti a termine stipulati con alcuni lavoratori. La sentenza chiarisce che il finanziamento tramite progetti regionali non è sufficiente a giustificare i contratti a termine PA se le mansioni svolte, come trasporto scolastico e manutenzione del verde, rispondono a esigenze stabili e non temporanee dell'ente. Ai lavoratori è stato riconosciuto il risarcimento del danno, ma non la conversione del rapporto di lavoro, come previsto per il settore pubblico.
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Nullità del contratto: dovere del giudice in appello
Una lavoratrice ottiene in appello il riconoscimento di differenze retributive da un ente pubblico. L'ente, nel suo appello incidentale, aveva eccepito la nullità del contratto, ma la Corte d'Appello aveva ritenuto la domanda inammissibile. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo il principio per cui il giudice ha il potere-dovere di rilevare d'ufficio la nullità del contratto, anche se sollevata in appello come domanda nuova, convertendola in eccezione. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Nullità contratto pubblico: l’incentivo va restituito
Un ex dirigente pubblico aveva concordato una risoluzione consensuale del rapporto con incentivo all'esodo. Successivamente, il concorso che aveva portato alla sua qualifica dirigenziale è stato annullato. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 4567/2025, ha stabilito che l'annullamento del concorso determina la nullità del contratto pubblico di lavoro fin dall'origine. Di conseguenza, l'incentivo percepito è privo di causa e deve essere restituito all'Amministrazione, poiché l'accordo di risoluzione non può sanare una nullità iniziale.
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Lavoro precario: abuso contratti a termine nel Comune
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di lavoro precario protratto per anni all'interno di un'amministrazione comunale. Diversi lavoratori, assunti con contratti a termine successivi per svolgere mansioni istituzionali e stabili, avevano citato in giudizio l'ente. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo che la reiterazione dei contratti era illegittima e abusiva, poiché non supportata da reali esigenze temporanee ma utilizzata per coprire fabbisogni organici permanenti. Pur negando la conversione del rapporto in un contratto a tempo indeterminato, come previsto dalla legge per il pubblico impiego, ha confermato il diritto dei lavoratori a un cospicuo risarcimento del danno.
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Mansioni superiori PA: diritto alla retribuzione
Un collaboratore di un ente locale, pur assunto in una categoria inferiore, ha svolto per anni compiti di livello superiore. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha confermato il suo diritto a ricevere le differenze retributive. Il principio chiave è che lo svolgimento di fatto di mansioni superiori PA fonda il diritto alla retribuzione corrispondente, a prescindere dalla nullità dell'assegnazione, dalla mancanza di un nuovo contratto scritto per le proroghe e persino dall'assenza del titolo di studio richiesto, purché la prestazione sia stata effettivamente resa.
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Lavoro subordinato: quando il contratto è simulato
Un lavoratore, impiegato per anni da un Comune con contratti di collaborazione, ha ottenuto il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'ente, confermando che contano le modalità effettive di svolgimento della prestazione (sottoposizione a ordini, orario fisso) e non il nome del contratto. La sentenza ha quindi validato il diritto del lavoratore a un cospicuo risarcimento del danno.
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Incarichi a tempo determinato: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che la reiterazione di incarichi a tempo determinato dirigenziali o di alta specializzazione negli enti locali, se basata sull'art. 110 del TUEL, non costituisce automaticamente un abuso. Un lavoratore aveva contestato 12 anni di contratti a termine con un Comune. Mentre la Corte d'Appello aveva ravvisato un abuso, la Cassazione ha annullato tale decisione, precisando che la normativa specifica per gli enti locali, che lega la durata del contratto al mandato del Sindaco, rappresenta una giustificazione oggettiva ai sensi della normativa europea, escludendo il diritto al risarcimento del danno per abusiva reiterazione.
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Danno comunitario: sì al risarcimento nel pubblico
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito che il risarcimento per 'danno comunitario' spetta anche al lavoratore del settore pubblico il cui rapporto, formalmente autonomo, venga riqualificato come subordinato a causa dell'abusiva reiterazione di contratti. Il caso riguardava una psicologa che per 15 anni aveva lavorato per un'azienda ospedaliera con contratti di collaborazione. La Corte ha chiarito che, a differenza del settore privato dove vige la conversione del contratto, nel pubblico impiego il divieto di conversione rende il risarcimento del danno la tutela principale. Ha inoltre specificato che il Trattamento di Fine Rapporto (TFR) va calcolato secondo la contrattazione collettiva e l'amministrazione può compensare eventuali maggiori somme percepite dal lavoratore durante il rapporto fittiziamente autonomo.
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