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Art. 36 Costituzione — Anno 2026

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152 provvedimenti

Altri anni per Art. 36 Costituzione

Usura psico-fisica: risarcimento per autisti di linea
La Corte di Cassazione ha stabilito che il danno da usura psico-fisica per un autista di linea deve essere risarcito integralmente se i riposi settimanali non vengono rispettati. La decisione chiarisce che la tutela rafforzata prevista dal Regolamento CE n. 561/2006 si applica a tutti i percorsi superiori a 50 km, indipendentemente dalla presenza di fermate intermedie. I giudici hanno riformato la sentenza d'appello che aveva ridotto l'indennizzo, confermando che le soste per la salita e discesa dei passeggeri non interrompono il periodo di guida né declassano il servizio a breve percorrenza.
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Mansioni superiori: prova e inquadramento
Un lavoratore ha impugnato il decreto del Tribunale che rigettava la sua richiesta di ammissione al passivo di un ente in liquidazione coatta amministrativa per differenze retributive legate a mansioni superiori. Il ricorrente sosteneva di aver operato come autista-soccorritore (Area B) pur essendo inquadrato in un'area inferiore (Area A). La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il lavoratore non ha fornito prove idonee dello svolgimento di compiti eccedenti il profilo tecnico della sua qualifica originaria. Sebbene sia stato riconosciuto che il ritardo nella domanda non fosse imputabile al creditore per mancanza di avviso, la decisione di merito è rimasta ferma a causa del mancato assolvimento dell'onere probatorio.
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Indennità di buonuscita: onorari esclusi dal calcolo
Un avvocato dipendente di un ente previdenziale pubblico ha contestato il ricalcolo della propria indennità di buonuscita. L'ente aveva escluso gli onorari professionali dalla base di calcolo, richiedendo la restituzione delle somme eccedenti. La Corte di Cassazione ha confermato che, per i dipendenti degli enti pubblici non economici, l'indennità di buonuscita deve essere calcolata esclusivamente sullo stipendio tabellare e sugli scatti di anzianità. Gli onorari professionali, avendo natura accessoria e variabile, non possono essere inclusi nella base pensionabile, rendendo legittimo il recupero operato dall'amministrazione.
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Incentivo progettazione: i limiti per i dipendenti
Alcuni dipendenti pubblici hanno agito contro un ente per ottenere il pagamento dell'**Incentivo progettazione** in relazione ad attività di rilievo e indagine territoriale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che tale compenso non spetta per attività di pianificazione generale o studi di fattibilità. Il diritto all'incentivo sorge esclusivamente se l'attività è strettamente preordinata alla realizzazione di un'opera pubblica specifica e si inserisce in una procedura di aggiudicazione lavori.
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Differenze retributive: guida al ricorso legale
Un lavoratore ha agito in giudizio per ottenere differenze retributive, risarcimento per mobbing e indennità varie. Dopo una condanna parziale in primo grado, la Corte d'Appello ha confermato la decisione, rilevando la genericità delle accuse di mobbing e la correttezza della legittimazione passiva. La Cassazione ha rigettato il ricorso, dichiarando inammissibili i motivi che mescolavano vizi eterogenei e confermando che gli errori di calcolo della CTU, se favorevoli al ricorrente e non impugnati dalla controparte, non possono essere motivo di riforma a suo vantaggio.
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Retribuzione dirigenziale: i limiti della Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda di un ex Direttore Generale volta a ottenere differenze sulla retribuzione dirigenziale. Il ricorrente sosteneva che il suo compenso dovesse essere parametrato a delibere regionali specifiche. La Corte ha stabilito che tali delibere fissano esclusivamente un tetto massimo e non impediscono alle parti di concordare un compenso inferiore. Inoltre, sono state respinte le doglianze relative all'accordo di esodo volontario, poiché la domanda di inefficacia non era stata correttamente introdotta nei gradi di merito, violando i limiti del petitum.
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Indennità di anzianità: onorari legali esclusi
Un ente pubblico ha richiesto a un ex avvocato dipendente la restituzione di somme versate in eccesso a titolo di indennità di anzianità. La controversia riguardava l'inclusione degli onorari legali nel calcolo del trattamento di fine servizio. La Corte di Cassazione ha stabilito che, ai sensi della legge sul parastato, la base di calcolo comprende esclusivamente lo stipendio tabellare e gli scatti di anzianità. Gli onorari, avendo natura variabile e accessoria, restano esclusi. La decisione conferma l'inderogabilità della normativa vigente e rigetta il ricorso del lavoratore, escludendo anche il legittimo affidamento data la presenza di una riserva di ripetizione.
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Indennità di buonuscita: onorari esclusi dal calcolo
Una ex avvocata di un ente pubblico ha contestato il ricalcolo della propria indennità di buonuscita, ridotta dall'ente tramite l'esclusione degli onorari professionali dalla base di calcolo. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità dell'operato dell'ente, stabilendo che, ai sensi della Legge 70/1975, l'indennità di buonuscita deve essere calcolata esclusivamente sullo stipendio tabellare e sugli scatti di anzianità. La sentenza chiarisce che gli onorari legali, avendo natura variabile ed eventuale, non possono essere inclusi nel computo del trattamento di fine servizio, e che il recupero delle somme versate in eccesso è legittimo se effettuato con modalità rispettose della dignità del debitore.
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Trattamento di Fine Servizio: onorari esclusi
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un ex avvocato dipendente di un ente pubblico che contestava l'esclusione degli onorari legali dal calcolo del Trattamento di Fine Servizio. La decisione conferma che, ai sensi dell'art. 13 della Legge 70/1975, la base di calcolo per l'indennità di anzianità è limitata allo stipendio tabellare e agli scatti di anzianità. Gli onorari professionali, avendo natura accessoria e variabile, non possono essere inclusi nel Trattamento di Fine Servizio, poiché la norma mira a garantire la stabilità e la prevedibilità della spesa pubblica.
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Irrinunciabilità delle ferie: no al riposo assorbito
Un gruppo di piloti di elisoccorso ha impugnato il ricalcolo delle ferie operato dal datore di lavoro, il quale faceva coincidere il periodo feriale con i giorni di riposo compensativo previsti dal contratto collettivo. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei lavoratori, ribadendo il principio della irrinunciabilità delle ferie sancito dalla Costituzione e dal Codice Civile. La Suprema Corte ha chiarito che ferie e riposi compensativi hanno finalità diverse e non possono essere sovrapposti, annullando la decisione di merito che aveva erroneamente permesso l'assorbimento delle prime nei secondi.
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Mansioni superiori: guida al metodo trifasico
Un dipendente di un ente di soccorso in liquidazione ha richiesto l'ammissione al passivo per differenze retributive, sostenendo di aver svolto mansioni superiori come autista soccorritore (Area B) rispetto all'inquadramento posseduto (Area A). Il Tribunale aveva respinto la domanda ritenendo non provata la maggiore professionalità. La Corte di Cassazione ha annullato il decreto, stabilendo che il giudice deve obbligatoriamente applicare il metodo trifasico per accertare il diritto alle mansioni superiori, confrontando analiticamente le declaratorie contrattuali con le attività effettivamente prestate.
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Mansioni superiori e giudizio trifasico nel lavoro
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un dipendente di un ente pubblico che rivendicava il diritto a un inquadramento superiore e alle relative differenze retributive per aver svolto mansioni superiori come autista soccorritore. Il Tribunale aveva inizialmente rigettato la domanda, ritenendo i crediti in parte prescritti e non provato lo svolgimento delle attività di livello superiore. La Suprema Corte ha confermato che nel pubblico impiego la prescrizione decorre durante il rapporto di lavoro, ma ha accolto il ricorso riguardo alla qualificazione professionale. I giudici hanno stabilito che il magistrato di merito deve obbligatoriamente compiere un giudizio trifasico, confrontando analiticamente le mansioni effettive con le declaratorie contrattuali, senza limitarsi a valutazioni generiche sulla professionalità.
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Mansioni superiori: prova e limiti in Cassazione
Un lavoratore ha agito in giudizio contro un ente in liquidazione coatta amministrativa per ottenere il riconoscimento di differenze retributive legate allo svolgimento di mansioni superiori. Il ricorrente sosteneva di aver operato come autista-soccorritore (Area B), nonostante l'inquadramento formale in Area A. Il Tribunale ha rigettato la domanda per difetto di prova, rilevando che l'attività documentata corrispondeva a quella di operatore tecnico di centrale operativa. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che il giudizio di legittimità non può trasformarsi in un nuovo esame dei fatti già valutati nel merito.
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Mansioni superiori: prova della responsabilità
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda di un lavoratore volta a ottenere il riconoscimento di mansioni superiori e le relative differenze retributive. Il ricorrente, inquadrato in un'area tecnica, sosteneva di aver svolto compiti di autista-soccorritore riconducibili a un livello superiore. Tuttavia, la Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché il lavoratore non ha fornito la prova specifica dell'assunzione di responsabilità richiesta dal contratto collettivo per il livello rivendicato. La decisione ribadisce che il giudizio di legittimità non può trasformarsi in un nuovo esame dei fatti già valutati nel merito.
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Mansioni superiori: prova e ricorso in Cassazione
Un lavoratore ha proposto opposizione allo stato passivo di un ente in liquidazione coatta amministrativa, rivendicando differenze retributive per lo svolgimento di mansioni superiori come autista-soccorritore. Il Tribunale ha respinto la domanda per mancato assolvimento dell'onere della prova circa l'effettiva esecuzione delle attività dichiarate. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, sottolineando che il ricorrente non ha contestato specificamente la motivazione del giudice di merito, tentando invece una non consentita rivalutazione dei fatti in sede di legittimità.
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Mansioni superiori pubblico impiego: i criteri
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un dipendente pubblico che richiedeva differenze retributive per mansioni superiori pubblico impiego. Il giudice del merito ha correttamente applicato il giudizio trifasico, stabilendo che le attività di autista-soccorritore svolte erano di mero supporto e prive dell'autonomia e della responsabilità necessarie per l'inquadramento in un'area superiore.
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Differenze retributive lavoro domestico: equo compenso
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di due lavoratrici volto a ottenere differenze retributive lavoro domestico. La sentenza impugnata aveva erroneamente negato l'applicazione dei parametri del CCNL basandosi sulla mancata iscrizione sindacale e su una transazione non pertinente. La Suprema Corte ribadisce che il CCNL è il parametro fondamentale per determinare la giusta retribuzione ex Art. 36 Cost.
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Retribuzione ferie annuali: calcolo e indennità
La Corte di Cassazione ha confermato che la retribuzione ferie annuali deve comprendere tutte le indennità fisse e continuative legate alle mansioni ordinarie, come quelle per lavoro notturno o straordinario regolare. La decisione sottolinea che il dipendente non deve subire perdite economiche che possano scoraggiare la fruizione delle ferie. Inoltre, è stato chiarito che la prescrizione per i crediti retributivi nei contratti a tempo indeterminato moderni inizia a decorrere solo al termine del rapporto di lavoro.
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Minimi tariffari e liquidazione delle spese legali
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un'impresa edile relativo alla liquidazione delle spese di lite. La Corte ha stabilito che, pur potendo il giudice scendere sotto i minimi tariffari previsti dai parametri forensi, deve fornire una motivazione analitica e specifica per tale scelta, garantendo comunque il rispetto del decoro professionale.
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Rimborso chilometrico: la Cassazione fa chiarezza
In un caso riguardante le differenze retributive e il rimborso chilometrico per una lavoratrice, la Corte di Cassazione ha rigettato sia il ricorso principale della dipendente che quello incidentale dell'azienda. L'ordinanza chiarisce che, sulla base del contratto individuale, il rimborso chilometrico è dovuto solo per gli spostamenti intermedi tra le varie sedi dei clienti e non per il tragitto casa-lavoro. La Corte ha ritenuto legittima la decisione dei giudici d'appello di dimezzare l'importo del rimborso, quantificandolo in via equitativa.
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