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Art. 36 Costituzione — Anno 2025

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342 provvedimenti

Altri anni per Art. 36 Costituzione

Danno comunitario: sì al risarcimento nel pubblico
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito che il risarcimento per 'danno comunitario' spetta anche al lavoratore del settore pubblico il cui rapporto, formalmente autonomo, venga riqualificato come subordinato a causa dell'abusiva reiterazione di contratti. Il caso riguardava una psicologa che per 15 anni aveva lavorato per un'azienda ospedaliera con contratti di collaborazione. La Corte ha chiarito che, a differenza del settore privato dove vige la conversione del contratto, nel pubblico impiego il divieto di conversione rende il risarcimento del danno la tutela principale. Ha inoltre specificato che il Trattamento di Fine Rapporto (TFR) va calcolato secondo la contrattazione collettiva e l'amministrazione può compensare eventuali maggiori somme percepite dal lavoratore durante il rapporto fittiziamente autonomo.
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Contratto P.A. nullo: no al CCNL senza forma scritta
Un contratto di lavoro con la Pubblica Amministrazione, stipulato per un progetto specifico ma di fatto utilizzato per coprire carenze strutturali, è stato ritenuto illegittimo. La Corte di Cassazione ha stabilito che, nonostante la riqualificazione del rapporto come parasubordinato, un contratto P.A. nullo non dà diritto all'applicazione del trattamento economico previsto da un Accordo Collettivo Nazionale (ACN). La Suprema Corte ha sottolineato che per l'applicazione dell'ACN è indispensabile l'esistenza di una convenzione formale, stipulata secondo procedure specifiche, respingendo la richiesta di differenze retributive del lavoratore.
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Revoca incarico dirigenziale: non è demansionamento
Un dirigente amministrativo di un'azienda sanitaria, a cui era stato conferito un incarico dirigenziale in via temporanea, ha citato in giudizio l'ente dopo la revoca di tale incarico, sostenendo di aver subito un demansionamento illegittimo. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei gradi precedenti, ha respinto il ricorso. La Corte ha chiarito che la revoca di un incarico dirigenziale temporaneo, conferito in attesa delle procedure formali di assegnazione, non costituisce demansionamento se il dipendente viene riassegnato a mansioni riconducibili alla sua categoria contrattuale di appartenenza. L'incarico temporaneo non crea un diritto alla prosecuzione o alla formalizzazione dello stesso.
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Cessione ramo d’azienda: il doppio stipendio è lecito
La Corte di Cassazione ha confermato che, in caso di cessione di ramo d'azienda dichiarata illegittima, il lavoratore ha diritto a percepire sia la retribuzione dal datore di lavoro originario (cedente) sia quella dall'azienda che lo ha acquisito (cessionaria). La sentenza stabilisce che si vengono a creare due rapporti di lavoro paralleli e distinti: uno 'de iure' con il cedente, ripristinato giudizialmente, e uno 'de facto' con il cessionario, per il quale il lavoratore ha effettivamente prestato servizio. Di conseguenza, la retribuzione versata dal cessionario non può essere detratta da quella dovuta dal cedente, poiché non si tratta di un risarcimento del danno ma del corrispettivo per due obbligazioni distinte.
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Revoca curatore fallimentare: no risarcimento danni
Un ex curatore fallimentare ha impugnato la sua revoca, chiedendo il risarcimento dei danni. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che il provvedimento di revoca del curatore fallimentare è un atto organizzativo non soggetto a sindacato. Di conseguenza, la richiesta di risarcimento è stata respinta e il ricorrente è stato condannato a pagare sanzioni per abuso del processo.
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Mansioni superiori: diritto alla retribuzione integrale
Una dipendente pubblica ha svolto per anni mansioni superiori a quelle della sua qualifica. La Cassazione ha stabilito il suo diritto alla piena retribuzione corrispondente a tali compiti, annullando la decisione di merito che aveva erroneamente qualificato l'incarico e omesso di quantificare le somme dovute. La Corte ha ribadito che, in caso di svolgimento di fatto di mansioni superiori, il lavoratore ha diritto a una retribuzione proporzionata, anche in assenza di un formale concorso, a meno che l'incarico non sia stato conferito all'insaputa dell'ente.
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Indennità di turno: quando è valida con orario spezzato
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso relativo al diritto all'indennità di turno per alcuni agenti di polizia municipale con un orario di servizio spezzato. L'ente comunale sosteneva che l'interruzione del servizio facesse venir meno il diritto all'indennità. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso del Comune, confermando che per il diritto all'indennità di turno è sufficiente che il servizio sia organizzato su un arco temporale complessivo di almeno 10 ore, anche se non continuative. Ha inoltre rigettato le richieste dei lavoratori per un risarcimento automatico legato al lavoro svolto oltre il sesto giorno consecutivo.
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Giudicato esterno: la Cassazione tutela il lettore
L'erede di una lettrice universitaria ha citato in giudizio l'ateneo per il mancato adeguamento della retribuzione per gli anni successivi al 2008, nonostante una precedente sentenza passata in giudicato avesse stabilito il corretto trattamento economico e l'inapplicabilità di una nuova legge. La Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso, ha affermato che il precedente giudicato esterno è vincolante e non può essere ignorato, annullando la decisione di merito che aveva erroneamente applicato la nuova normativa al rapporto di durata.
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Violazione del giudicato: la Cassazione fa chiarezza
Una lettrice universitaria, dopo aver ottenuto una sentenza definitiva che le riconosceva determinate differenze retributive e stabiliva l'inapplicabilità di una norma specifica, ha avviato un nuovo giudizio per il periodo successivo. La Corte d'Appello ha erroneamente ignorato la precedente decisione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della lavoratrice per violazione del giudicato, affermando che una sentenza passata in giudicato ha forza di legge tra le parti e non può essere disattesa in giudizi successivi che riguardano lo stesso rapporto di durata, a meno di sopravvenienze che ne mutino la natura.
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Violazione del giudicato: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha ribadito la forza vincolante del giudicato nei rapporti di durata. In un caso riguardante le differenze retributive di una lettrice universitaria, è stato stabilito che una precedente sentenza passata in giudicato, che aveva fissato il trattamento economico equiparandolo a quello di un ricercatore confermato, estende i suoi effetti anche ai periodi futuri. La Corte ha cassato la decisione d'appello che, erroneamente, aveva ritenuto applicabile una legge successiva (ius superveniens) già esclusa nel precedente giudizio, affermando la non ritrattabilità di questioni già decise in via definitiva.
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Retribuzione proporzionata: quale CCNL applicare?
Una lavoratrice di un ente religioso chiedeva differenze retributive, sostenendo l'applicazione del CCNL Turismo anziché Lavoro Domestico. La Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che non si può imporre un CCNL diverso se il datore di lavoro non vi è obbligato. La richiesta di una retribuzione proporzionata deve essere formulata correttamente, non limitandosi a indicare un CCNL più favorevole.
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Contratto a progetto: la conversione in subordinato
La Corte di Cassazione conferma la conversione di un contratto a progetto in un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato. Il caso riguardava un collaboratore, assunto formalmente con contratto a progetto da un istituto di credito, ma di fatto operante come Direttore Generale. La Corte ha stabilito che, quando il progetto affidato coincide con l'oggetto sociale dell'azienda e manca di un risultato specifico e autonomo, il contratto è illegittimo e scatta la conversione automatica, con diritto alle differenze retributive.
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Trattamento economico lettori: la Cassazione decide
Una docente universitaria ha richiesto la ricostruzione della carriera e l'adeguamento dello stipendio a quello di un ricercatore a tempo pieno. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando una precedente decisione. Ha stabilito che il corretto parametro retributivo è quello del ricercatore confermato a tempo definito, riconoscendo l'anzianità pregressa solo ai fini degli scatti di anzianità e del trattamento di fine rapporto. La distinzione tra contratti di 'lettore di scambio' di natura pubblicistica e contratti di diritto privato è stata decisiva per escludere l'applicazione di alcuni principi UE contro la discriminazione.
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Ricostruzione carriera lettori: la Cassazione decide
L'ordinanza interlocutoria della Corte di Cassazione affronta la pluriennale controversia sulla ricostruzione carriera lettori di madrelingua straniera presso un'università statale. I docenti rivendicano il diritto al trattamento economico e previdenziale parificato a quello dei ricercatori confermati, basandosi su precedenti sentenze e sul diritto dell'Unione Europea. Data la complessità delle questioni, in particolare sulla natura del rapporto di lavoro e sul corretto regime previdenziale, la Corte ha ritenuto necessario rinviare la causa a una pubblica udienza per una decisione di rilievo nomofilattico, senza ancora definire il merito della vicenda.
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Inquadramento superiore: quando le mansioni contano
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di due lavoratrici a un inquadramento superiore, stabilendo che la valutazione deve basarsi sulle mansioni effettivamente svolte secondo le declaratorie del contratto collettivo, e non sulla denominazione o presunta semplicità della struttura organizzativa in cui operano. La Corte ha rigettato l'argomento della società datrice di lavoro, secondo cui una distinzione non formalizzata tra diverse tipologie di sale operative potesse giustificare un inquadramento inferiore. È stato inoltre confermato che la prescrizione dei crediti retributivi decorre dalla cessazione del rapporto.
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Mansioni superiori avvocato: quando spetta la paga?
Una dipendente pubblica, inquadrata come collaboratore amministrativo, ha svolto di fatto mansioni di avvocato per un'Azienda Sanitaria Locale, chiedendo il riconoscimento delle relative differenze retributive. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno respinto la sua domanda. La Corte di Cassazione ha confermato tali decisioni, dichiarando il ricorso inammissibile. Secondo la Suprema Corte, per ottenere il riconoscimento di mansioni superiori avvocato non è sufficiente dimostrare di aver svolto l'attività legale, ma è necessario provare l'esercizio di compiti di livello dirigenziale, con autonomia e responsabilità gestionali, prova che nel caso di specie non è stata fornita.
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Revoca incarico dirigenziale: la Cassazione decide
Una dirigente si opponeva alla revoca del suo incarico, avvenuta a seguito di una riorganizzazione aziendale di un ente pubblico. Mentre il Tribunale le dava ragione per mancanza di un atto formale di revoca, la Corte d'Appello ribaltava la decisione, ritenendo sufficiente un atto amministrativo generale che disponeva la riorganizzazione. La Corte di Cassazione ha confermato quest'ultima visione, dichiarando inammissibile il ricorso della dirigente, poiché non contestava la ratio decidendi della sentenza d'appello e mirava a un riesame dei fatti, non consentito in sede di legittimità.
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Cessione ramo d’azienda: il diritto alla doppia paga
Una lavoratrice, illegittimamente trasferita attraverso una cessione ramo d'azienda, ha visto ripristinato il suo rapporto di lavoro con il datore originale. La Corte di Cassazione ha confermato che, se il datore di lavoro originale non la reintegra, deve corrisponderle l'intera retribuzione, anche se la lavoratrice ha continuato a lavorare e a percepire uno stipendio dalla nuova società. Il pagamento del cessionario non estingue il debito del cedente.
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Indennità sostitutiva: onere della prova sul datore
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha rigettato il ricorso di un ente pubblico, stabilendo che in caso di mancata fruizione del riposo compensativo, spetta al datore di lavoro dimostrare di averlo concesso. Il lavoratore deve solo allegare di non aver goduto del riposo, senza necessità di provare una previa richiesta formale. La mancata concessione del riposo per esigenze di servizio obbliga il datore al pagamento dell'indennità sostitutiva riposo compensativo, qualificata come un inadempimento contrattuale.
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Lavoro straordinario: pagamento anche senza autorizzazione
Dei dipendenti pubblici chiedevano il pagamento delle ore di lavoro straordinario accumulate nella "Banca ore". Le corti di merito avevano respinto la richiesta per assenza di autorizzazione formale. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che il lavoro straordinario va retribuito se svolto con il consenso, anche implicito, del datore di lavoro, come dimostrato dalla stessa contabilizzazione delle ore. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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