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Art. 358 Codice Penale

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146 provvedimenti

Incaricato di pubblico servizio: Onlus e peculato
La Cassazione ha stabilito che la presidente di una cooperativa sociale (Onlus) che gestisce fondi pubblici per l'assistenza sociale riveste la qualifica di incaricato di pubblico servizio. Di conseguenza, l'appropriazione di tali fondi e di beni della cooperativa integra il reato di peculato e non di semplice appropriazione indebita.
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Dipendente postale incaricato: peculato o truffa?
Un dipendente di un operatore postale nazionale è stato condannato per peculato per essersi appropriato di somme di clienti. La difesa ha contestato la qualifica di 'dipendente postale incaricato di pubblico servizio', sostenendo che l'attività di bancoposta ha natura privatistica e il reato dovrebbe essere qualificato come appropriazione indebita. Data l'esistenza di un radicato contrasto giurisprudenziale sul punto, la Corte di Cassazione ha deciso di non pronunciarsi sul merito e di rimettere la questione alle Sezioni Unite per una decisione definitiva.
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Qualifica soggettiva peculato: autista e fuel card
La Cassazione chiarisce la qualifica soggettiva peculato per un autista di ambulanza che ha usato una fuel card aziendale per scopi personali. Svolgendo mansioni materiali, non commette peculato ma appropriazione indebita. La Corte annulla con rinvio la condanna, riqualificando il reato.
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Incaricato di pubblico servizio: la Cassazione decide
Due imprenditori vengono condannati per corruzione verso il direttore di una società pubblica di gestione rifiuti. La Cassazione conferma il reato ma riqualifica il dirigente come incaricato di pubblico servizio, e non pubblico ufficiale, annullando la pena e rinviando per la sua rideterminazione.
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Corruzione per l’esercizio della funzione: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha analizzato il caso del presidente di una federazione sportiva e di un imprenditore, accusati di corruzione e peculato. La Corte ha riqualificato il reato principale in corruzione per l'esercizio della funzione, dichiarandolo estinto per prescrizione. Anche un'accusa di peculato è stata riqualificata in appropriazione indebita e prescritta. Sono state invece confermate le condanne per altri episodi di peculato e la responsabilità amministrativa della società dell'imprenditore.
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Incaricato di pubblico servizio: quando si configura?
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per peculato a carico di un operatore di un centro prenotazioni sanitarie. La Corte ha stabilito che per essere qualificato come incaricato di pubblico servizio, non è sufficiente maneggiare denaro pubblico. È necessario che le mansioni svolte non siano meramente materiali ed esecutive, ma implichino un minimo di autonomia o discrezionalità. Il caso è stato rinviato alla Corte d'appello per una nuova valutazione dei compiti effettivamente svolti dall'imputato.
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Incaricato di pubblico servizio: no a mansioni materiali
Un dipendente di una società a partecipazione pubblica, accusato di peculato per essersi appropriato di denaro destinato al pagamento di multe, viene prosciolto in Cassazione. La Corte Suprema ha riqualificato il reato in appropriazione indebita, escludendo la qualifica di incaricato di pubblico servizio per chi svolge compiti puramente materiali ed esecutivi. Di conseguenza, il reato è stato dichiarato improcedibile per mancanza della necessaria querela di parte.
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Peculato Telepass: la Cassazione chiarisce i limiti
Un comandante dei vigili del fuoco, condannato per peculato per aver usato un Telepass di servizio su un'auto privata, ha fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha confermato che l'uso di un bene pubblico per fini esclusivamente personali integra il reato di peculato e non la nuova e più lieve fattispecie di indebita destinazione. Tuttavia, ha annullato la sentenza con rinvio, poiché i giudici di merito non avevano adeguatamente provato che il possesso del dispositivo da parte del funzionario fosse avvenuto 'per ragioni d'ufficio', elemento essenziale per configurare il reato di peculato.
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Rimozione microspie: la condanna per corruzione
La Corte di Cassazione conferma la condanna per la rimozione di microspie da parte di un tecnico che lavorava per una ditta appaltatrice della Procura. La sentenza stabilisce che il tecnico, agendo su richiesta di membri di un'associazione criminale per rimuovere una cimice da lui stesso installata, mantiene la qualifica di incaricato di pubblico servizio. Di conseguenza, risponde dei reati di corruzione e danneggiamento di sistemi di pubblica utilità, con l'aggravante di aver agevolato un'organizzazione mafiosa. Gli appelli degli intermediari sono stati dichiarati inammissibili.
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Peculato o truffa: la Cassazione chiarisce
Un tesoriere di banca falsifica mandati di pagamento per appropriarsi di fondi pubblici. La Corte di Cassazione chiarisce la distinzione tra peculato o truffa, riqualificando il reato in truffa aggravata perché l'agente non aveva la disponibilità del denaro prima dell'artificio. La decisione porta alla prescrizione parziale dei reati.
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Peculato gestore ricevitoria: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di peculato di un gestore di ricevitoria del lotto che non ha versato allo Stato le somme incassate. La sentenza conferma che il gestore, anche di fatto, è un incaricato di pubblico servizio e che la mancata rimessa integra il reato di peculato. Sebbene la condanna sia confermata, la Corte accoglie il ricorso riguardo la richiesta di sostituzione della pena con il lavoro di pubblica utilità, precedentemente negata, aprendo a una nuova valutazione in appello alla luce delle recenti riforme legislative.
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Atto d’ufficio: Cassazione annulla condanna per corruzione
La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio la condanna per corruzione e rivelazione di segreti a carico di un dipendente pubblico. La Corte ha chiarito la nozione di "atto d'ufficio", specificando che per configurare la corruzione, l'atto deve rientrare nella sfera di competenza o influenza dell'agente e non essere meramente compiuto "in occasione dell'ufficio". Nel caso specifico, le condotte contestate, come l'interessamento per la nomina di amministratori di condominio, non rientravano nei poteri funzionali del dipendente, portando all'annullamento della sentenza.
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Autoriciclaggio peculato: quando sussiste il reato?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 26369/2025, affronta un caso di presunto autoriciclaggio e peculato. La Corte stabilisce che i fondi ricevuti da un'associazione privata come corrispettivo per un servizio pubblico perdono la loro natura pubblicistica. Di conseguenza, la loro appropriazione non configura il reato di peculato, ma quello di appropriazione indebita. Tuttavia, la Corte chiarisce un punto fondamentale sull'autoriciclaggio: questo reato può sussistere anche se il reato presupposto (l'appropriazione indebita) non è procedibile per mancanza di querela, annullando con rinvio la decisione precedente.
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Peculato e incaricato di pubblico servizio: la Cassazione
Un dipendente comunale, delegato alla gestione dei fondi di una persona interdetta, si appropriava di una somma di denaro. Condannato per peculato, ricorreva in Cassazione sostenendo di non essere un incaricato di pubblico servizio. La Suprema Corte ha rigettato tale tesi, chiarendo che la qualifica dipende dalle funzioni concretamente svolte, che nel caso di specie implicavano autonomia e discrezionalità. Tuttavia, la sentenza è stata annullata per prescrizione del reato, pur confermando le statuizioni civili a carico dell'imputato.
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Peculato autista: quando è incaricato di pubblico servizio
Un dipendente di un'azienda di trasporto pubblico è stato condannato per peculato per non aver versato gli incassi della vendita di biglietti. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, chiarendo che la successiva restituzione tramite trattenuta sullo stipendio non esclude il reato. La sentenza stabilisce un principio fondamentale: l'autista che vende e controlla i biglietti a bordo riveste la qualifica di 'incaricato di pubblico servizio', rendendo applicabile il reato di peculato autista.
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Incaricato di pubblico servizio: no per lo steward
La Cassazione ha stabilito che lo steward addetto al controllo biglietti non riveste la qualifica di incaricato di pubblico servizio. La sua attività è materiale e priva di poteri autoritativi. Di conseguenza, è stata annullata la condanna per corruzione emessa nei confronti di uno steward che aveva permesso l'ingresso a tifosi senza biglietto in cambio di denaro.
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Qualifica pubblicistica: no peculato per il liquidatore
Un liquidatore di un consorzio, precedentemente condannato per peculato per aver sottratto fondi di provenienza pubblica, è stato assolto dalla Cassazione. La Corte ha stabilito che, essendo cessata l'attività pubblicistica dell'ente, l'imputato non rivestiva la qualifica pubblicistica necessaria per configurare tale reato. La condotta è stata riqualificata in appropriazione indebita e il reato dichiarato estinto per prescrizione.
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Servizio pubblico: anche la mensa universitaria lo è
La Corte di Cassazione ha stabilito che il servizio di mensa universitaria, anche se gestito da una società privata, costituisce un servizio pubblico. La sentenza analizza il caso di alcuni manifestanti accusati di interruzione di servizio pubblico e altri reati durante una protesta. Sebbene il principio giuridico sia stato confermato, i reati specifici sono stati dichiarati estinti per prescrizione. La Corte ha sottolineato che per qualificare un'attività come servizio pubblico conta la sua finalità di interesse collettivo e la sua regolamentazione da parte del diritto pubblico, non la natura pubblica o privata del gestore.
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Incaricato di pubblico servizio: operaio forestale
Un'amministrazione regionale aveva cancellato un operaio forestale da una graduatoria a seguito di una condanna penale che comportava l'interdizione perpetua dai pubblici uffici. La Corte d'Appello aveva dato ragione al lavoratore, ritenendo le sue mansioni meramente materiali. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che le attività di lotta agli incendi boschivi, come ricognizione e sorveglianza, qualificano l'operaio come incaricato di pubblico servizio, legittimando quindi la sua esclusione dalla graduatoria.
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Contatore manomesso: chi paga la sanzione?
Una società è stata sanzionata per un contatore manomesso che ha causato un prelievo irregolare di energia e l'evasione dell'accisa. La società ha contestato la sanzione, affermando di non essere l'autrice della frode. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la responsabilità per il contatore manomesso ricade sul titolare del contratto di fornitura. Questa responsabilità, basata su un dovere di vigilanza (culpa in vigilando), esiste indipendentemente da chi sia l'autore materiale dell'alterazione.
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