La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 40145/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di perquisizioni informatiche. Anche se il dispositivo fisico (es. smartphone) viene restituito immediatamente, l'estrazione di una copia forense integrale dei dati costituisce un vero e proprio sequestro di dati. Di conseguenza, tale atto non è una mera modalità di perquisizione, ma un provvedimento autonomo che deve essere soggetto al controllo di legittimità tramite riesame. La Corte ha annullato l'ordinanza del Tribunale che aveva dichiarato inammissibile il ricorso, affermando il diritto dell'indagato a contestare il sequestro copia forense dei propri dati.
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