Sequestro probatorio: motivazione e limiti del ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 28586 del 2024, offre importanti chiarimenti sui limiti del sindacato di legittimità in materia di misure cautelari reali e, in particolare, sui requisiti di motivazione del sequestro probatorio disposto per il reato di riciclaggio. La decisione affronta anche il tema specifico dell’impugnazione del sequestro di dispositivi informatici, come i telefoni cellulari, delineando i presupposti di ammissibilità del ricorso.
I Fatti del Caso: Sequestri per Riciclaggio
Il caso trae origine da un’indagine per associazione a delinquere e riciclaggio. Un soggetto era accusato di aver riciclato i proventi di reati fiscali (emissione di fatture per operazioni inesistenti, dichiarazione fraudolenta e omessa dichiarazione) attraverso società estere a lui riconducibili.
Nei suoi confronti, l’autorità giudiziaria aveva disposto due diverse misure:
- Un sequestro preventivo per un importo di circa 20.000 euro, calcolato in via presuntiva come il 2% del profitto illecito generato dalle attività criminali.
- Un sequestro probatorio avente ad oggetto il suo telefono cellulare, al fine di acquisire elementi utili all’accertamento dei fatti.
Il Tribunale del Riesame di Padova aveva confermato entrambe le misure, spingendo la difesa dell’indagato a proporre ricorso per cassazione.
L’Ordinanza Impugnata e i Motivi del Ricorso
La difesa ha impugnato l’ordinanza del Tribunale del Riesame sulla base di tre principali motivi.
Il primo motivo contestava la proporzionalità del sequestro preventivo, sostenendo che l’importo fosse stato calcolato in modo arbitrario e non basato su un profitto effettivamente accertato in capo all’indagato.
Gli altri due motivi si concentravano invece sul sequestro probatorio del telefono. Si lamentava, in primo luogo, un difetto di motivazione del decreto, in quanto non specificava il reato presupposto del riciclaggio. In secondo luogo, si contestava la legittimità del sequestro del dispositivo, sostenendo che non fosse stata fornita una spiegazione adeguata sulla sua pertinenza al reato e che la presenza di dati sensibili estranei all’indagine lo rendesse illegittimo.
La Decisione della Cassazione sul sequestro probatorio
La Suprema Corte ha rigettato integralmente il ricorso, ritenendo i motivi in parte inammissibili e in parte infondati. La sentenza offre spunti cruciali su tre aspetti distinti.
Inammissibilità del motivo sul sequestro preventivo
La Corte ha ribadito un principio consolidato: il ricorso per cassazione contro le ordinanze in materia di misure cautelari reali è ammesso solo per violazione di legge. Non è possibile, in sede di legittimità, rimettere in discussione valutazioni di merito, come quella sulla congruità e proporzionalità dell’importo sequestrato. Poiché il Tribunale del Riesame aveva adeguatamente motivato la sua decisione, definendo l’importo come una stima prudenziale e al ribasso, la censura della difesa è stata dichiarata inammissibile.
La motivazione del sequestro probatorio nel riciclaggio
Sul punto centrale della motivazione del sequestro probatorio, la Cassazione ha chiarito che, nel caso di riciclaggio, non è necessaria l’esatta e specifica indicazione del delitto presupposto. Richiamando un precedente delle Sezioni Unite (sent. n. 36072/2018), i giudici hanno affermato che è sufficiente il richiamo alle attività di sostituzione o trasferimento di denaro o beni di provenienza delittuosa. Il decreto deve spiegare la finalità probatoria perseguita, ma non è nullo se omette di individuare puntualmente il reato da cui originano i proventi illeciti.
I limiti al ricorso per il sequestro di dispositivi informatici
Infine, per quanto riguarda il sequestro del cellulare, la Corte ha fatto riferimento a un’altra pronuncia delle Sezioni Unite (sent. n. 40963/2017). È ammissibile il ricorso contro il sequestro di un supporto informatico solo se il ricorrente deduce un interesse concreto e attuale alla disponibilità esclusiva di specifici dati. Nel caso di specie, la difesa si era limitata a una doglianza generica, senza indicare quali dati specifici e riservati, contenuti nel telefono, si volessero proteggere. Di fronte alla previsione della restituzione del dispositivo previa estrazione di una copia forense, il motivo è stato ritenuto infondato per mancanza di uno specifico interesse a ricorrere.
le motivazioni
La Suprema Corte ha respinto il ricorso basandosi su principi consolidati della giurisprudenza di legittimità. Per quanto riguarda il sequestro preventivo, è stato ribadito che la valutazione sulla proporzionalità della somma vincolata è una questione di merito, non censurabile in Cassazione se l’ordinanza impugnata presenta una motivazione logica e non meramente apparente. Il Tribunale del Riesame aveva, infatti, giustificato l’importo come una stima prudenziale e conservativa, rendendo la doglianza inammissibile.
Sul sequestro probatorio, la Corte ha sottolineato che l’obbligo di motivazione deve essere modulato in base alla natura del reato e del bene sequestrato. Per il riciclaggio, è sufficiente che il decreto faccia riferimento alle attività illecite di trasferimento di denaro, senza dover necessariamente identificare in modo puntuale ogni singolo reato presupposto. Questo perché l’accertamento probatorio mira proprio a ricostruire tali flussi e le loro origini.
Infine, in relazione al sequestro del dispositivo mobile, la decisione si fonda sulla necessità che il ricorrente dimostri un interesse specifico e concreto. Non basta lamentare la presenza generica di dati sensibili; occorre specificare quali dati si intende tutelare e perché la loro acquisizione sarebbe illegittima. In assenza di tale specificazione, e a fronte dell’imminente restituzione del bene dopo la copia forense, il ricorso perde di fondamento.
le conclusioni
La sentenza consolida l’orientamento secondo cui il sindacato della Corte di Cassazione sulle misure cautelari reali è strettamente confinato alla violazione di legge, escludendo riesami nel merito. Vengono inoltre delineati con chiarezza i requisiti di motivazione per il sequestro probatorio in contesti complessi come il riciclaggio, bilanciando le esigenze investigative con il diritto di difesa. Infine, si stabilisce un onere di specificità a carico di chi impugna il sequestro di dispositivi informatici, al fine di evitare ricorsi generici e dilatori.
È possibile contestare in Cassazione la proporzionalità di un sequestro preventivo?
No, la valutazione sulla proporzionalità e adeguatezza dell’importo di un sequestro preventivo è una questione di merito. Il ricorso in Cassazione è ammissibile solo per violazione di legge, non per riesaminare il merito della decisione se questa è sorretta da una motivazione logica e non apparente.
Il decreto di sequestro probatorio per riciclaggio deve indicare specificamente il reato presupposto?
No. Secondo la Corte, per la validità del decreto di sequestro probatorio per riciclaggio è sufficiente che la motivazione dia conto della finalità di accertamento dei fatti, facendo riferimento alle attività di sostituzione o trasferimento di beni di provenienza illecita, senza che sia necessaria l’esatta e specifica individuazione del delitto presupposto.
Quando è ammissibile il ricorso contro il sequestro di un telefono cellulare?
Il ricorso è ammissibile solo se l’interessato deduce un interesse concreto e attuale all’esclusiva disponibilità di dati specifici contenuti nel dispositivo. Una lamentela generica sulla presenza di dati sensibili non è sufficiente, specialmente se è prevista la restituzione del dispositivo dopo l’estrazione di una copia forense dei dati.