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Art. 348-ter Codice di Procedura Civile

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3513 provvedimenti

Uso parti comuni: limiti e rimozione opere abusive
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5389/2024, ha chiarito i limiti all'uso parti comuni in condominio. È stato confermato che l'installazione di fioriere in un'area comune, impedendo agli altri condomini di farne parimenti uso, è illegittima. La Corte ha inoltre ribadito che l'azione per la rimozione di tali opere ha natura reale e, pertanto, non è soggetta a prescrizione. Infine, è stato statuito che la parte che rifiuta la proposta di mediazione e risulta poi soccombente in giudizio è tenuta a rimborsare anche le spese del procedimento di mediazione.
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Impugnazione del mutuo: quando il ricorso è infondato
Una mutuataria ha intentato una causa contro un istituto di credito riguardo a un contratto di mutuo, ma la sua richiesta è stata respinta. L'appello della mutuataria, fondato su presunta usura e indeterminatezza dei tassi di interesse, è stato rigettato dalla Corte di Cassazione. Il tribunale ha giudicato vari motivi dell'impugnazione del mutuo inammissibili o infondati, compresa l'introduzione di nuove domande in appello e il potere discrezionale del giudice in merito alle consulenze tecniche. La decisione conferma le sentenze dei gradi precedenti.
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Operazioni soggettivamente inesistenti: Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 6216/2024, ha rigettato il ricorso di una società coinvolta in una frode carosello. L'oggetto del contendere erano delle operazioni soggettivamente inesistenti. I giudici hanno confermato che l'onere di provare la propria buona fede e la massima diligenza ricade sul contribuente, una volta che l'Amministrazione Finanziaria ha fornito elementi, anche presuntivi, sulla sua consapevolezza di partecipare alla frode. L'assoluzione in sede penale del legale rappresentante non è stata ritenuta vincolante per il giudice tributario.
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Operazioni soggettivamente inesistenti: la Cassazione
Una società metallurgica, coinvolta in presunte operazioni soggettivamente inesistenti nell'ambito di una frode carosello, si è rivolta alla Suprema Corte dopo due rigetti nei gradi di merito. La Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che in caso di frodi IVA spetta all'Amministrazione Finanziaria provare la consapevolezza del contribuente, anche in via presuntiva. Quest'ultimo deve poi dimostrare la massima diligenza. La Corte ha inoltre chiarito che una precedente assoluzione penale dell'amministratore non vincola automaticamente il giudice tributario.
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Doppia conforme: ricorso inammissibile in Cassazione
Una società ha impugnato un avviso di accertamento ICI, perdendo sia in primo che in secondo grado. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile applicando il principio della "doppia conforme", che impedisce un nuovo esame dei fatti quando due sentenze di merito giungono alla stessa conclusione. La Corte ha sottolineato che il ricorso si limitava a richiedere una nuova valutazione delle prove, attività preclusa in sede di legittimità.
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Risarcimento danno somministrazione: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10575/2024, ha respinto il ricorso di un Comune, confermando la condanna al risarcimento del danno in favore di una lavoratrice per l'illegittimo utilizzo di contratti di somministrazione a termine. La Corte ha ribadito che, nel pubblico impiego, pur non essendo possibile la conversione del rapporto in tempo indeterminato, spetta al lavoratore un danno presunto, con valenza sanzionatoria, in linea con la normativa nazionale ed europea. L'illegittimità derivava dalla genericità della causale apposta ai contratti.
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Licenziamento motivo oggettivo: prova e repechage
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un lavoratore contro un licenziamento motivo oggettivo. La decisione conferma la legittimità del recesso basato sulla soppressione del posto di lavoro, chiarendo che il ricorso non può contestare nel merito la valutazione delle prove già effettuata conformemente da due tribunali. La Corte ha ribadito i limiti del vizio di motivazione e l'inapplicabilità dei criteri dei licenziamenti collettivi a quelli individuali.
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Noleggio a caldo: chi paga i danni? La Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10560/2024, ha definito le responsabilità in un contratto di noleggio a caldo di una betonpompa. A seguito di un incendio e successivi danni, la Corte ha stabilito che la responsabilità per la manutenzione ordinaria e straordinaria, nonché i rischi operativi, ricadono sul fornitore che mette a disposizione anche l'operatore, a meno che il contratto non preveda diversamente. Il caso riguardava la richiesta di risarcimento danni da parte della società fornitrice contro l'utilizzatrice, richiesta respinta in quanto la gestione del mezzo non era mai passata effettivamente a quest'ultima.
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Demanio marittimo: quando un terreno è dello Stato?
Una cittadina ha avviato una causa per definire il confine della sua proprietà con un'area demaniale. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno respinto la sua richiesta, confermando la natura di demanio marittimo del terreno conteso. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, poiché mirava a una rivalutazione dei fatti, vietata in sede di legittimità. La ricorrente è stata condannata per abuso del processo, evidenziando i limiti del ricorso quando vi è una doppia pronuncia conforme nei gradi di merito.
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Impugnazione CTU: limiti e inammissibilità in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società contro la sentenza d'appello che, basandosi su una perizia tecnica (CTU), l'aveva condannata a una restituzione di somme. Il caso, nato da una complessa operazione di scissione societaria, chiarisce i limiti dell'impugnazione della CTU: non basta un mero dissenso, ma serve dimostrare un vizio di motivazione grave, come la motivazione apparente o contraddittoria, che nel caso di specie non è stato ravvisato.
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Risarcimento danno reputazionale: la prova spetta a chi agisce
Una società immobiliare e i suoi garanti hanno citato in giudizio un istituto di credito per un'illegittima e prolungata segnalazione in Centrale Rischi, chiedendo il risarcimento dei danni patrimoniali e reputazionali. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10481/2024, ha rigettato il ricorso, confermando le decisioni dei gradi precedenti. La Corte ha stabilito che per ottenere il risarcimento del danno reputazionale non è sufficiente la mera segnalazione, ma è necessario fornire una prova concreta del pregiudizio subito e del nesso causale tra la condotta della banca e il danno lamentato, onere che i ricorrenti non hanno soddisfatto.
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Danni da allagamento: ricorso inammissibile del conduttore
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società di tipografia contro la decisione che la riteneva responsabile per i danni da allagamento subiti da un macchinario. La Corte ha stabilito che la responsabilità ricade sul conduttore, il quale aveva la disponibilità di un dispositivo anti-allagamento ma non lo ha utilizzato. I motivi di ricorso, basati su una presunta errata valutazione dei fatti e delle prove, sono stati respinti in quanto non ammissibili nel giudizio di legittimità, soprattutto in presenza di una 'doppia conforme' dei giudizi di merito.
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Canale di scolo illegittimo: risarcimento del danno
La Corte di Cassazione ha dichiarato improcedibile il ricorso di un proprietario che aveva costruito un canale di scolo illegittimo, alterando il deflusso delle acque piovane e danneggiando il fondo vicino. La decisione conferma la condanna alla demolizione e al risarcimento del danno, sottolineando l'inammissibilità di censure di merito in presenza di una 'doppia conforme' e l'importanza del rispetto delle norme processuali.
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Azione di rivendicazione: onere della prova e ricorso
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10237/2024, dichiara improcedibile un ricorso riguardante un'azione di rivendicazione di un immobile. La decisione si fonda su vizi procedurali, come il mancato deposito della sentenza notificata, e ribadisce i principi sull'onere della prova, che può essere attenuato se la controparte non contesta la titolarità del dante causa dell'attore. La Corte ha inoltre confermato che la richiesta di rilascio del bene qualifica la domanda come rivendicazione.
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Elusione fiscale: fusione e ragioni economiche valide
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di presunta elusione fiscale derivante da un'operazione di fusione societaria. L'Amministrazione Finanziaria contestava l'operazione, sostenendo che fosse finalizzata unicamente a ottenere un indebito risparmio d'imposta attraverso l'utilizzo di perdite fiscali pregresse. La Suprema Corte ha annullato la decisione di merito, ritenendo la motivazione 'parvente' e insufficiente. Ha stabilito che, per valutare l'elusione fiscale, il giudice deve esaminare in modo approfondito le concrete ragioni economiche e gestionali alla base dell'operazione, non potendosi limitare a presumere l'intento elusivo dal solo vantaggio fiscale conseguito. La causa è stata rinviata per un nuovo esame che tenga conto di questi principi.
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Doppia conforme tributaria: quando il ricorso è out
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di due soci di una S.N.C. contro un accertamento fiscale basato su indagini bancarie. Il ricorso è stato ritenuto in parte inammissibile a causa della regola della "doppia conforme tributaria", poiché le decisioni dei giudici di primo e secondo grado erano sostanzialmente allineate sui fatti. La Corte ha inoltre ribadito che l'assoluzione in sede penale non vincola il giudice tributario e che le presunzioni basate su movimentazioni bancarie sono legittime.
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Prova del danno: inammissibile il ricorso generico
Un commerciante ha citato in giudizio il condominio per i danni da infiltrazioni nel suo negozio. La Corte di Cassazione ha dichiarato il suo ricorso inammissibile, non perché mancasse la responsabilità del condominio, ma perché la richiesta di risarcimento era basata su una prova del danno troppo generica e non adeguatamente circostanziata. La sentenza sottolinea che, per ottenere un risarcimento, non basta affermare di aver subito un pregiudizio, ma è necessario dimostrarlo con precisione.
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Usucapione prova: Cassazione su onere probatorio
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 10158/2024, dichiara inammissibile un ricorso riguardante una richiesta di usucapione. La Corte ribadisce che la valutazione della prova per l'usucapione è di competenza esclusiva dei giudici di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità, a meno di vizi specifici. Il ricorso, basato su una presunta errata valutazione delle prove testimoniali e documentali, è stato respinto, confermando la decisione della Corte d'Appello che aveva negato l'acquisto per usucapione.
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Responsabilità amministratori: le decisioni dannose
La Corte di Cassazione conferma la condanna per responsabilità amministratori che, per proteggere il proprio patrimonio personale, hanno omesso di chiamare in causa una società collegata corresponsabile di un danno e hanno svenduto i beni aziendali. L'ordinanza chiarisce che tali condotte, dettate da un conflitto di interessi, costituiscono grave mala gestio e giustificano il risarcimento a favore del fallimento. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile in quanto mirava a un riesame dei fatti, non consentito in sede di legittimità.
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Prescrizione Interessi Moratori: la Guida Completa
Una società creditrice ha richiesto il pagamento di un debito derivante da cambiali, inclusi interessi moratori convenzionali al 26%. I debitori hanno eccepito la prescrizione. La Corte d'Appello ha applicato il termine breve di 5 anni, dichiarando prescritti parte degli interessi. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo un principio fondamentale sulla prescrizione interessi moratori: il termine quinquennale si applica solo se il pagamento degli interessi è previsto con cadenza periodica. In caso contrario, vale il termine ordinario decennale. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione basata su questo principio.
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