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Art. 348-ter Codice di Procedura Civile

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3513 provvedimenti

Omessa pronuncia sulle spese: la Cassazione decide
Un'attività di ristorazione ha citato in giudizio il comune e le imprese costruttrici per i danni subiti a causa di un cantiere durato 14 anni. Dopo due sentenze sfavorevoli, la Corte di Cassazione ha respinto i motivi relativi al risarcimento ma ha accolto quello sull'omessa pronuncia riguardo le spese legali, decidendo di compensarle integralmente per tutti i gradi di giudizio a causa della particolarità della vicenda.
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Crediti di lavoro erede: quando si paga?
Una lavoratrice domestica ha citato in giudizio l'erede testamentario dei suoi ex datori di lavoro per ottenere il pagamento di crediti retributivi. L'erede si è opposto, sostenendo che il processo dovesse essere sospeso in attesa della definizione di un'altra causa che impugnava il testamento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che i crediti di lavoro dell'erede devono essere pagati, poiché l'impugnazione del testamento non sospende gli obblighi dell'erede fino a una sentenza definitiva di annullamento.
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Clausola sociale: limiti al diritto di assunzione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni lavoratori che rivendicavano il diritto all'assunzione presso la nuova società appaltatrice in virtù della clausola sociale. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, i quali avevano escluso tale diritto poiché i lavoratori si erano dimessi e non risultavano in servizio al momento dell'indizione della nuova gara d'appalto. Il ricorso è stato respinto per vizi procedurali.
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Responsabilità del custode: la colpa esclude il nesso
La Corte d'Appello di Napoli ha escluso la responsabilità del custode di una strada privata per un incidente mortale. La decisione si fonda sul principio che la condotta eccezionalmente imprudente del conducente, che guidava in stato di ebbrezza, costituisce 'caso fortuito'. Tale comportamento ha interrotto il nesso di causalità tra le condizioni della strada e l'evento, rendendo irrilevanti le presunte carenze di sicurezza e attribuendo l'esclusiva causa del sinistro al guidatore stesso.
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Esenzione IVA broker: i criteri della Cassazione
La Corte di Cassazione, con una recente sentenza, ha chiarito i confini dell'esenzione IVA per i broker assicurativi. La Corte ha stabilito che per beneficiare dell'esenzione IVA broker, l'attività svolta non deve limitarsi a una generica consulenza, ma deve integrare gli elementi essenziali dell'intermediazione, come la ricerca di clienti e la messa in contatto con l'assicuratore. La sentenza di merito è stata cassata perché non aveva compiuto un'adeguata verifica sul contenuto effettivo del contratto, demandando al giudice del rinvio una nuova e più approfondita analisi.
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Garanzia vizi appalto: i termini per agire in giudizio
La Corte di Cassazione interviene sulla garanzia vizi appalto, annullando una sentenza d'appello. La Corte chiarisce che il riconoscimento dei difetti da parte dell'appaltatore fa venir meno solo l'onere di denuncia, ma non interrompe il termine annuale di prescrizione per l'azione legale, che inizia a decorrere da tale riconoscimento. Il caso riguardava gravi difetti apparsi nella pavimentazione esterna di due villette.
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Prescrizione medici specializzandi: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, rigettando le richieste di risarcimento di un gruppo di medici per la mancata remunerazione durante gli anni di specializzazione. La Corte ha ribadito che il diritto al risarcimento è soggetto a prescrizione decennale, con decorrenza dal 27 ottobre 1999, data di entrata in vigore della legge n. 370/1999, che ha cristallizzato l'inadempimento dello Stato italiano alle direttive europee. Poiché l'azione legale è stata intrapresa oltre tale termine, il diritto è stato dichiarato estinto.
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Appello inammissibile: il ricorso basato su un non-motivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Comune condannato a risarcire i danni da allagamento causati da opere pubbliche. L'appello è stato ritenuto inammissibile perché i motivi erano generici, si limitavano a criticare le conclusioni del perito senza formulare censure specifiche e riproponevano questioni già coperte da giudicato, come la giurisdizione. La Corte ha ribadito che un ricorso non può essere una mera contestazione dei fatti accertati nei gradi precedenti.
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Ricorso inammissibile: quando l’appello è infondato
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile in una causa possessoria. Il ricorrente, dopo aver perso in primo e secondo grado, ha presentato un appello con motivi generici, non pertinenti e volti a un riesame del merito, vietato in sede di legittimità. La decisione sottolinea l'importanza del principio della "doppia conforme" e le gravi conseguenze, inclusa la condanna per responsabilità aggravata, per chi abusa dello strumento processuale.
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Presunzioni bancarie: come vincerle? La Cassazione
Un imprenditore ha ricevuto un accertamento fiscale milionario basato sulle presunzioni bancarie applicate a tutti i movimenti sui suoi conti correnti. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, chiarendo che per vincere la presunzione sui prelevamenti non basta indicare il beneficiario, ma è necessario dimostrare l'estraneità dell'operazione all'attività d'impresa. La sentenza sottolinea il rigoroso onere della prova che grava sul contribuente in caso di accertamento bancario.
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Presunzioni bancarie: come evitare accertamenti fiscali
Un contribuente ha subito un accertamento fiscale per reddito d'impresa non dichiarato, basato sulle presunzioni bancarie derivanti da movimentazioni sui suoi conti. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei gradi precedenti, ha ribadito che l'onere di provare la natura non imponibile delle somme spetta interamente al contribuente, sia per i versamenti che per i prelevamenti. Per questi ultimi, la sola indicazione del beneficiario non è sufficiente a superare la presunzione legale. La Corte ha quindi respinto il ricorso, consolidando un principio fondamentale in materia di accertamenti bancari.
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Accertamento bancario: prova contraria del contribuente
La Corte di Cassazione conferma la legittimità di un accertamento bancario con cui l'Amministrazione finanziaria aveva recuperato a tassazione redditi d'impresa non dichiarati. Il contribuente non è riuscito a fornire la prova contraria per superare la presunzione legale secondo cui tutti i movimenti bancari, sia versamenti che prelievi, costituiscono reddito imponibile. La Corte ha ribadito che per i prelievi non è sufficiente indicare il beneficiario, ma occorre dimostrare la natura extra-imprenditoriale dell'operazione. La decisione evidenzia il rigore dell'onere probatorio a carico del contribuente in caso di accertamento bancario.
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Inammissibilità ricorso cassazione: motivi nuovi
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso presentato da una società contro un istituto bancario. La società lamentava l'usurarietà dei tassi in contratti di leasing e lease-back, ma il ricorso è stato respinto perché basato su questioni di fatto e motivi nuovi, non sollevati nei precedenti gradi di giudizio, violando il principio di autosufficienza.
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Mandato gestione crediti: ricorso inammissibile
Una società finanziaria contesta la revoca di un mandato gestione crediti da parte di una banca, chiedendo compensi e la restituzione di somme da un pegno. I tribunali di merito respingono le richieste. La Cassazione dichiara il ricorso inammissibile per "doppia conforme" e per i limiti del sindacato sulla motivazione, ribadendo che non può riesaminare il merito della controversia contrattuale.
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Responsabilità sindaci: la Cassazione nega retroattività
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un sindaco di una società fallita, condannato per responsabilità gestoria. La Corte ha stabilito due principi chiave: primo, l'ammissione di un credito professionale al passivo fallimentare non crea un giudicato che impedisca una successiva azione di responsabilità. Secondo, e più importante, la nuova legge che introduce un tetto massimo al risarcimento per la responsabilità sindaci non è retroattiva e non si applica a danni verificatisi prima della sua entrata in vigore, poiché inciderebbe sulla sostanza di un diritto già maturato.
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Vendita auto mascherata: quando scatta l’obbligo IVA?
Una concessionaria di auto forniva veicoli a clienti per lunghi periodi di 'prova', ritardando l'emissione della fattura di anni. L'Amministrazione Finanziaria ha contestato questa pratica come una vendita auto mascherata, volta a differire il pagamento dell'IVA. La Corte di Cassazione ha confermato che il momento impositivo IVA sorge con la consegna del bene, poiché la vendita si perfeziona con il consenso delle parti e non con la successiva registrazione formale, rigettando il ricorso dell'azienda.
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Spese indeducibili: la Cassazione e la prova dei costi
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un contribuente contro un avviso di accertamento per spese indeducibili relative a carburante e sponsorizzazioni. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, che avevano ritenuto i costi fittizi e quindi non deducibili. L'ordinanza chiarisce importanti principi sulla modifica della pretesa fiscale in autotutela, sull'onere della prova del contribuente e sull'irrilevanza di una successiva assoluzione in sede penale per fatti analoghi.
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Prassi commerciale elusiva: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di una concessionaria auto che utilizzava una prassi commerciale elusiva per posticipare la tassazione dei ricavi. Attraverso lunghi periodi di 'prova' concessi ai clienti, la società ritardava l'emissione della fattura, trattando i veicoli come beni strumentali e non come merce. La Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che la vendita si perfeziona con il consenso e la consegna del bene, rendendo la strategia fiscalmente illegittima.
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Momento impositivo: quando si perfeziona la vendita?
Una concessionaria di autoveicoli è stata sanzionata per aver posticipato la fatturazione delle vendite, considerando le auto come "in prova" per lunghi periodi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che ai fini della determinazione del momento impositivo, la vendita si perfeziona con il consenso delle parti e la consegna del bene, non con la successiva registrazione al PRA. Tale pratica è stata considerata elusiva.
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Momento impositivo IVA: auto in prova, quando scatta?
Una concessionaria auto ritardava la fatturazione IVA per veicoli consegnati in 'prova' per lunghi periodi. La Cassazione ha stabilito che il momento impositivo IVA sorge con la consegna del bene e l'incasso di acconti, non alla futura e formale voltura. La pratica è stata ritenuta elusiva.
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