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Art. 348-bis Codice di Procedura Civile — Sezione Lavoro Civile

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43 provvedimenti

Altri anni per Art. 348-bis Codice di Procedura Civile

Jus postulandi: ricorso nullo senza Avvocatura di Stato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso presentato dall'Agente della Riscossione a causa di un difetto di 'jus postulandi'. L'ente aveva conferito mandato a un avvocato del libero foro anziché avvalersi, come previsto da un protocollo specifico, dell'Avvocatura Generale dello Stato. Questa violazione procedurale ha reso invalida la procura e, di conseguenza, l'intero ricorso, a prescindere dalle questioni di merito relative alla prescrizione dei crediti contributivi.
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Cessione ramo d’azienda: i requisiti di autonomia
La Corte di Cassazione conferma che una cessione ramo d'azienda è inefficace se il ramo trasferito non possiede i requisiti di autonomia funzionale e preesistenza rispetto al trasferimento. La Corte ha respinto i ricorsi di un istituto bancario e di una società di servizi, ribadendo un principio consolidato a tutela dei lavoratori. Per i dipendenti che nel frattempo avevano raggiunto una conciliazione, è stata dichiarata la cessazione della materia del contendere.
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Sciopero occulto: Malattia di massa è sciopero?
Una massiccia e coordinata assenza per malattia dei vigili urbani durante la notte di Capodanno è stata qualificata come 'sciopero occulto'. La Corte di Cassazione ha confermato la sanzione a carico delle organizzazioni sindacali, ritenute responsabili di aver promosso un'astensione illegittima in un servizio pubblico essenziale. La decisione si è basata su prove presuntive, come l'anomalo picco statistico di assenze, che ha svelato la natura fittizia delle giustificazioni e il reale intento di protesta.
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Inquadramento superiore: no all’automatismo nel pubblico
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8585/2024, ha stabilito che nel pubblico impiego non è possibile ottenere un inquadramento superiore in modo automatico, neanche se si svolgono mansioni di livello più elevato. Il caso riguardava alcuni dipendenti, assunti come autisti, che chiedevano il riconoscimento della qualifica superiore di 'autista soccorritore'. La Corte ha chiarito che il passaggio a un'area superiore è subordinato al superamento di procedure selettive, come previsto dalla legge. Lo svolgimento di mansioni superiori può giustificare solo differenze retributive, ma non la promozione automatica, confermando la rigidità delle regole di accesso e progressione nelle pubbliche amministrazioni.
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Uso improprio carta carburante: quando è illegittimo?
Un'azienda di servizi ambientali licenzia un dipendente per uso improprio della carta carburante, contestando solo il disallineamento tra la carta e il veicolo usato. La Corte di Cassazione conferma la decisione dei giudici di merito, dichiarando il licenziamento illegittimo. La sentenza stabilisce che il datore di lavoro è vincolato alla specificità della contestazione disciplinare e deve provare non solo il fatto, ma anche la sua gravità, tale da ledere il rapporto di fiducia, cosa non avvenuta nel caso di specie.
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Licenziamento disciplinare: onere della prova del datore
La Cassazione conferma l'illegittimità di un licenziamento disciplinare per presunto uso improprio di carte carburante. La Corte ha stabilito che la valutazione delle prove è di competenza dei giudici di merito e che l'onere della prova della condotta contestata grava interamente sul datore di lavoro, il quale non ha fornito prove sufficienti a sostegno dell'accusa.
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Inammissibilità appello: quando è errata la pronuncia
Un lavoratore si vede dichiarare l'inammissibilità del proprio appello per il riconoscimento di benefici contributivi legati all'esposizione ad amianto. La Corte di Cassazione, con ordinanza n. 7300/2024, ha cassato tale decisione, stabilendo che la critica mossa dal lavoratore alle conclusioni illogiche del CTU era sufficientemente specifica. La Corte ha chiarito che l'inammissibilità dell'appello non può essere dichiarata se le censure sono pertinenti e puntuali, anche se non formalizzate come un "progetto alternativo" di sentenza. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una valutazione nel merito.
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Onere della prova: chi paga il lavoro supplementare?
La Corte di Cassazione, con la sentenza 6894/2024, ha chiarito la ripartizione dell'onere della prova nelle cause per lavoro supplementare. Una lavoratrice part-time ha dimostrato di aver svolto ore aggiuntive; la Corte ha stabilito che, una volta provata la prestazione, spetta al datore di lavoro dimostrare di averla retribuita. Non riuscendo a fornire tale prova, l'azienda è stata condannata al pagamento delle differenze retributive. Il ricorso del datore di lavoro è stato rigettato, consolidando il principio che l'onere della prova del pagamento incombe su di esso.
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Autosufficienza del ricorso: appello inammissibile
Un gruppo di pensionati ha richiesto la riliquidazione della propria pensione a seguito del riconoscimento di benefici per l'esposizione all'amianto. La Corte d'Appello aveva stabilito che il ricalcolo dovesse decorrere dalla domanda amministrativa e non da una data precedente. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso dei pensionati inammissibile, non per il merito della questione, ma per una violazione procedurale fondamentale: la mancata osservanza del principio di autosufficienza del ricorso, poiché gli elementi essenziali degli atti precedenti non erano stati trascritti nell'atto di impugnazione.
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Patto di non concorrenza: limiti e validità
Un ex manager contesta la validità del suo patto di non concorrenza, ritenendolo eccessivamente ampio. La Corte di Cassazione respinge il ricorso, stabilendo che l'interpretazione delle clausole contrattuali spetta al giudice di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità, se non per palesi vizi logici o giuridici. La Corte ha quindi confermato la violazione del patto di non concorrenza da parte del lavoratore e il suo obbligo di restituire il compenso ricevuto.
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Blocco progressioni stipendiali: Cassazione su medici
La Corte di Cassazione ha stabilito che il blocco progressioni stipendiali introdotto dal D.L. 78/2010 si applica anche ai dirigenti medici del settore pubblico. La sola valutazione positiva dopo cinque anni di servizio non conferisce un diritto automatico all'attribuzione di un incarico superiore né a un conseguente aumento retributivo, poiché tale avanzamento non costituisce un "evento straordinario" idoneo a superare il congelamento degli stipendi imposto per il contenimento della spesa pubblica.
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Termine breve impugnazione: lettura in udienza
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso perché tardivo. Si chiarisce che il termine breve impugnazione di 60 giorni decorre dalla lettura in udienza dell'ordinanza che dichiara inammissibile l'appello, essendo tale atto equiparato alla notifica per le parti presenti.
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Contratto a progetto: quando diventa lavoro subordinato
Una società di comunicazioni si è vista riqualificare i contratti a progetto dei suoi collaboratori in rapporti di lavoro subordinato a tempo indeterminato a causa della genericità dei progetti indicati. L'Ente Previdenziale aveva richiesto il pagamento dei contributi omessi. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha confermato la decisione della Corte d'Appello, stabilendo che un contratto a progetto privo di uno specifico e definito obiettivo, che si limita a ricalcare l'oggetto sociale dell'azienda, è nullo e si converte automaticamente in un contratto di lavoro subordinato. Tale principio, ha chiarito la Corte, era già applicabile anche prima della riforma del lavoro del 2012. Inoltre, è stato ribadito che una precedente sentenza favorevole all'azienda, ottenuta contro l'Ispettorato del Lavoro, non ha alcuna efficacia vincolante nei confronti dell'Ente Previdenziale, in quanto quest'ultimo non era parte di quel giudizio.
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Contratto di apprendistato nullo: quando è a rischio
La Corte di Cassazione conferma la nullità di un contratto di apprendistato stipulato con una fisioterapista che già possedeva le qualifiche previste. Il rapporto viene riqualificato come lavoro subordinato a tempo indeterminato sin dall'inizio. La Corte ha inoltre ribadito l'illegittimità del licenziamento per giusta causa intimato senza la preventiva contestazione formale, violando il diritto di difesa della lavoratrice.
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Spese processuali inibitoria: quando vanno liquidate?
Un manager ha impugnato una sentenza in materia di lavoro. In Cassazione, il suo ricorso è stato respinto. È stato invece accolto il ricorso incidentale di una lavoratrice riguardo le spese processuali inibitoria non liquidate dalla Corte d'Appello. La Suprema Corte ha stabilito che la parte vittoriosa in un sub-procedimento ha diritto al rimborso delle spese, anche se non si è costituita nel giudizio di merito principale, affermando un importante principio di soccombenza.
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Licenziamento disciplinare: prassi aziendale attenua?
Un dirigente medico viene licenziato per aver utilizzato un farmaco in modalità 'off-label', una pratica però nota e condivisa all'interno della struttura sanitaria. La Corte d'Appello annulla il licenziamento, ritenendolo sproporzionato. La Corte di Cassazione conferma la decisione, rigettando il ricorso dell'azienda e sottolineando che la valutazione sulla gravità della condotta e sulla proporzionalità del licenziamento disciplinare spetta al giudice di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità, se la motivazione è logica e completa.
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Audizione lavoratore: quando il rinvio è un diritto?
Un dirigente impugna il licenziamento per vizi procedurali, sostenendo la violazione del suo diritto di difesa per il mancato rinvio dell'audizione richiesta. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento, chiarendo che il diritto all'audizione del lavoratore non comporta un obbligo per il datore di lavoro di posticipare l'incontro in caso di generica indisponibilità del dipendente o del suo rappresentante. Il diritto di difesa è stato ritenuto garantito dalle giustificazioni scritte già presentate.
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Inammissibilità appello: Cassazione chiarisce requisiti
Una lavoratrice ottiene la reintegrazione per un licenziamento tardivo. L'azienda fa appello, ma la Corte d'Appello lo dichiara inammissibile per mancanza di critiche specifiche. La Corte di Cassazione interviene, annullando la decisione e chiarendo i requisiti di specificità dell'atto di appello. L'ordinanza sottolinea che le norme processuali devono favorire una decisione nel merito, evitando un'eccessiva rigidità che porta all'inammissibilità appello.
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Divieto di nova in appello: quando il ricorso è perso
Una cittadina è stata condannata a restituire l'indennità di disoccupazione perché avrebbe raggiunto i requisiti per la pensione anticipata. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il suo ricorso, non entrando nel merito della questione, ma perché le contestazioni sui requisiti pensionistici sono state sollevate per la prima volta in appello, violando il principio processuale del divieto di nova in appello. La sentenza sottolinea che gli errori procedurali possono essere fatali, impedendo l'esame della sostanza di un caso.
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Indennità di rischio: la prova è essenziale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 17504/2025, ha respinto il ricorso di alcuni dipendenti del Ministero della Cultura che chiedevano un'indennità di rischio per lo svolgimento di mansioni connesse alla pubblica sicurezza. La Corte ha stabilito che, per ottenere tale indennità, non è sufficiente la mera qualifica formale di agente di pubblica sicurezza, ma è necessario fornire una prova specifica e dettagliata delle singole attività svolte che comportino un effettivo disagio o pericolo, onere che i ricorrenti non hanno soddisfatto.
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