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Art. 342 Codice di Procedura Civile — Sezione Prima Civile

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Altri anni per Art. 342 Codice di Procedura Civile

Onere di specificità: ricorso in Cassazione respinto
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un cliente contro una banca, confermando la decisione della Corte d'Appello. Il caso riguardava contratti di mutuo, un interest rate swap e accuse di usura. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile o infondato su tutti i fronti principalmente per la violazione dell'onere di specificità, in quanto i motivi di appello erano generici e non criticavano puntualmente le ragioni della sentenza impugnata.
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Nullità contratto conto corrente: la Cassazione decide
Una società finanziaria, cessionaria di un credito, ha impugnato una sentenza che le riconosceva solo un parziale rimborso da parte di un istituto di credito, deducendo la nullità del contratto di conto corrente per assenza di forma scritta. La Corte d'Appello aveva respinto il gravame, ritenendo che si fosse formato un giudicato interno su altri aspetti del contratto (interessi usurari e anatocistici). La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, cassando la sentenza d'appello e rinviando la causa. Ha chiarito che l'impugnazione specifica sulla mancata declaratoria di nullità totale impedisce la formazione del giudicato sulla validità complessiva del contratto, confermando l'interesse della ricorrente a ottenere somme maggiori.
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Spese fallimento revocato: chi paga? Decide la Cass.
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito un principio fondamentale riguardo alle spese del fallimento revocato. Anche qualora alla revoca segua una nuova dichiarazione di fallimento della stessa impresa, la responsabilità per i compensi dei professionisti della prima procedura resta a carico dello Stato (Erario). La Corte ha chiarito che si tratta di due procedure distinte e autonome, e la responsabilità erariale, derivante dalla natura officiosa della procedura revocata, non può essere trasferita sul patrimonio del secondo fallimento.
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Occupazione illegittima: quando decorre la prescrizione?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 905/2025, ha stabilito che l'occupazione illegittima di un terreno privato da parte della Pubblica Amministrazione costituisce un illecito permanente. Di conseguenza, il termine di prescrizione per la richiesta di risarcimento del danno non decorre dalla trasformazione del bene, ma dalla data della domanda di risarcimento stessa. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva dichiarato prescritto il diritto del proprietario, riaffermando un principio fondamentale a tutela della proprietà privata.
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Oneri consortili: quando scatta l’obbligo di paga
Una società immobiliare ha contestato l'obbligo di pagare gli oneri consortili per un'area di sua proprietà, sostenendo di non aver mai aderito formalmente al consorzio. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che l'acquisto di un immobile all'interno del perimetro di un consorzio di urbanizzazione costituisce un'adesione contrattuale implicita. Di conseguenza, l'obbligo di contribuire alle spese sorge automaticamente con l'atto di compravendita, rendendo irrilevante la mancanza di una successiva e separata manifestazione di volontà.
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Rappresentante Azionisti: ruolo e poteri post-fusione
Una società di telecomunicazioni impugna una delibera dell'assemblea degli azionisti di risparmio di una società media, poi incorporata. La Corte di Cassazione chiarisce che il rappresentante azionisti della società incorporata mantiene il suo ruolo e la legittimazione processuale per le azioni sorte prima della fusione, in virtù del principio di "prorogatio", per garantire la tutela dei diritti della categoria. La sua funzione non si trasferisce all'omologo della società incorporante.
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Mandato senza rappresentanza: diritti del mandante
Una società mandante, agendo tramite una fiduciaria in un mandato senza rappresentanza, finanzia un'impresa farmaceutica tramite un contratto di associazione in partecipazione. Al mancato pagamento, la mandante agisce direttamente contro l'impresa. La Cassazione conferma la sua legittimazione ad agire per la restituzione del capitale e degli utili, definendoli diritti di credito derivanti dall'esecuzione del mandato ai sensi dell'art. 1705 c.c. Viene inoltre ribadito che l'eccezione di arbitrato irrituale deve essere sollevata tempestivamente, a pena di decadenza.
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Ricorso inammissibile: quando i motivi sono generici
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile relativo a una controversia sull'acquisto di diamanti, considerati un investimento. La decisione si fonda sulla mancanza di una chiara esposizione dei fatti nel ricorso e sull'incapacità dei ricorrenti di contestare specificamente la 'ratio decidendi' della sentenza d'appello, la quale aveva escluso la responsabilità della banca intermediaria nell'operazione.
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Litisconsorzio necessario: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha affrontato un complesso caso riguardante l'uso del nome e del simbolo di un partito politico nazionale da parte di un'associazione locale dissidente. La controversia, caratterizzata da un lungo e tortuoso iter processuale, ha permesso alla Suprema Corte di ribadire importanti principi sul litisconsorzio necessario. La Corte ha stabilito che nelle cause contro associazioni non riconosciute non è necessario citare in giudizio tutti gli associati, essendo sufficiente convenire chi detiene la presidenza o la direzione. L'ordinanza chiarisce anche gli oneri probatori della parte contumace che impugna una sentenza tardivamente, rigettando il ricorso.
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Delegazione di pagamento: non revocabile se promittendi
La Corte di Cassazione ha stabilito che una complessa operazione di compravendita immobiliare, regolata tramite una delegazione di pagamento, non è soggetta ad azione revocatoria fallimentare. La Corte ha chiarito che, non trattandosi di un pagamento anomalo ma di una 'delegatio promittendi' che ha portato a una compensazione legale, l'atto non è inefficace nei confronti del fallimento. La decisione si basa sulla distinzione cruciale tra l'ordine di pagare e l'assunzione di un nuovo debito.
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Risoluzione contratto appalto: niente collaudo finale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2574/2025, ha stabilito un principio chiave in materia di appalti pubblici. In caso di risoluzione del contratto di appalto per grave inadempimento dell'impresa esecutrice, la stazione appaltante non ha l'obbligo di procedere al collaudo finale dell'opera. La Corte ha chiarito che le norme prevedono, in tale scenario, solo la redazione dello stato di consistenza dei lavori eseguiti, escludendo la procedura di collaudo, la quale presuppone il completamento dell'opera. Di conseguenza, è stata respinta la richiesta di risarcimento danni avanzata dall'impresa per il presunto ritardo nel collaudo.
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Appalto integrato: chi cerca le cave? La Cassazione
La Cassazione conferma la risoluzione di un contratto per colpa della Stazione Appaltante in un appalto integrato. La causa è la mancata individuazione di cave idonee, un obbligo che non ricade sull'appaltatore neanche se redige il progetto esecutivo. L'Ente Pubblico è inadempiente anche per non aver collaborato a trovare una soluzione, violando il dovere di buona fede. Rigettate le richieste di risarcimento dell'impresa per danno curriculare e di immagine per mancanza di prove.
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Inammissibilità ricorso Cassazione per motivi generici
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità del ricorso presentato da due risparmiatori contro un istituto di credito. La decisione si fonda sulla violazione del principio di specificità dei motivi, in quanto le censure sollevate erano generiche e non criticavano puntualmente le ragioni della sentenza d'appello. La Corte ribadisce che il giudizio di legittimità non consente una nuova valutazione dei fatti, ma solo un controllo sulla corretta applicazione della legge.
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Contratto anticipi fatture: la forma scritta del conto
Una società in liquidazione ha contestato la validità di un contratto anticipi fatture per la mancanza di un accordo scritto separato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che quando il conto anticipi è un'operazione accessoria a un contratto 'madre' di conto corrente, regolarmente stipulato per iscritto, non è richiesta una forma scritta autonoma. La decisione si fonda sul principio del collegamento negoziale e sulla natura funzionale del conto anticipi, considerato inscindibile dal rapporto principale.
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Notifica nulla e prescrizione: la Cassazione decide
Una società in amministrazione straordinaria agisce in giudizio, ma la notifica iniziale dell'atto di citazione risulta viziata. La Corte d'Appello dichiara l'azione prescritta, ritenendo la prima notifica inesistente e quindi inidonea a interrompere i termini. La Corte di Cassazione, rilevando un contrasto giurisprudenziale sul tema della notifica nulla e prescrizione e sull'efficacia retroattiva della sanatoria, rimette la questione alle Sezioni Unite per un chiarimento definitivo.
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Clausola di manleva: esclusi gli indennizzi da atto lecito
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società ferroviaria contro la decisione di appello. La Corte ha confermato che una clausola di manleva in un contratto per opere pubbliche, che copre i 'danni contrattuali ed extracontrattuali', non si estende all'indennizzo dovuto a terzi per un pregiudizio derivante da un'attività lecita della Pubblica Amministrazione. L'interpretazione del contratto da parte del giudice di merito è stata ritenuta plausibile e non sindacabile in sede di legittimità.
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Indennità di avviamento farmacia: quando è dovuta?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una nuova titolare di farmacia, confermando il suo obbligo di versare l'indennità di avviamento farmacia al gestore provvisorio. La sentenza stabilisce che la gestione provvisoria è legittima anche per farmacie di nuova istituzione e che l'indennità è dovuta anche se la gestione è durata meno di cinque anni. In tal caso, il calcolo non segue la formula automatica ma è rimesso al prudente apprezzamento del giudice, che può basarsi sulle dichiarazioni dei redditi del gestore.
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Accordo finanza pubblica: Cassazione chiarisce i limiti
Una Regione ha citato in giudizio lo Stato per ottenere le entrate fiscali derivanti da una procedura di "voluntary disclosure", come sancito da una precedente sentenza della Corte Costituzionale. Lo Stato si è difeso sostenendo che la Regione avesse rinunciato a tali somme in un precedente accordo di finanza pubblica. La Corte di Cassazione ha dato ragione alla Regione, stabilendo che la clausola di rinuncia contenuta nell'accordo era specifica e non si estendeva a queste entrate tributarie. Secondo la Corte, il linguaggio generico di un accordo deve essere interpretato alla luce del suo specifico oggetto, non potendo coprire ogni pendenza tra le parti.
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Fattibilità piano concordatario: limiti del giudice
Una società controllante estera ha impugnato la dichiarazione di fallimento della sua controllata italiana, emessa dopo il rigetto di una proposta di concordato preventivo. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che il tribunale può e deve valutare non solo la fattibilità giuridica, ma anche la fattibilità economica del piano. L'analisi del giudice non si è spinta a una valutazione di mera convenienza, riservata ai creditori, ma ha legittimamente rilevato la manifesta inattendibilità e l'assenza di concrete possibilità di successo del piano proposto, a causa di mancanza di trasparenza, assenza di garanzie e genericità del progetto di continuità aziendale. Di conseguenza, il rigetto della proposta e la successiva dichiarazione di fallimento sono stati ritenuti corretti.
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Mutuo solutorio: la Cassazione attende le Sezioni Unite
La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha sospeso la decisione su un caso riguardante la validità di un contratto di mutuo e delle relative fideiussioni. La questione centrale è quella del cosiddetto 'mutuo solutorio', ovvero un finanziamento concesso non con l'erogazione materiale di denaro, ma per estinguere un debito preesistente del mutuatario verso la stessa banca. In attesa che le Sezioni Unite si pronuncino su questo specifico tema, la Corte ha disposto il rinvio della causa a nuovo ruolo, congelando il giudizio.
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