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Art. 342 Codice di Procedura Civile — Anno 2026

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195 provvedimenti

Altri anni per Art. 342 Codice di Procedura Civile

Usucapione di beni ereditari: guida e limiti
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'erede non può vantare l'usucapione di beni ereditari se ha precedentemente riconosciuto, anche tacitamente, il diritto del legatario. Nel caso in esame, una lista manoscritta che identificava i mobili destinati al legatario ha interrotto i termini per il possesso ad usucapionem, confermando che la volontà del testatore prevale nonostante il lungo tempo trascorso prima della pubblicazione del testamento.
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Onere della prova appello e fascicolo d’ufficio
La Corte di Cassazione ha chiarito la corretta applicazione dell'onere della prova appello in relazione ai documenti processuali. Nel caso di specie, un assicurato aveva impugnato la sentenza di primo grado lamentando la mancata contestazione di alcuni fatti da parte dell'assicuratore. La Corte d'Appello aveva rigettato il gravame perché l'appellante non aveva prodotto il fascicolo di parte della controparte. La Cassazione ha cassato la decisione, stabilendo che non sussiste alcun onere per la parte di produrre atti già presenti nel fascicolo d'ufficio, la cui trasmissione è un obbligo dell'amministrazione giudiziaria.
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Ricorso per Cassazione inammissibile: i limiti legali
L'analisi di un ricorso per cassazione inammissibile relativo a sanzioni amministrative. La Corte conferma che la doppia conforme e il difetto di specificità dei motivi precludono il riesame in sede di legittimità delle valutazioni di fatto.
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Prelegato testamentario: validità e divisione beni
La Corte di Cassazione chiarisce la natura del prelegato testamentario in una successione complessa. Se la disposizione è interpretata come semplice specifica della quota disponibile, i beni non sono sottratti preventivamente all'asse da dividere, garantendo la tutela dei diritti dei legittimari e la corretta ripartizione del patrimonio ereditario.
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Nesso di causalità appalto e prova del danno
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un committente, chiarendo che il nesso di causalità appalto non può essere presunto se sul bene sono intervenuti diversi soggetti tecnici. La pluralità di interventi rende impossibile attribuire con ragionevole probabilità il difetto all'attività di uno specifico appaltatore, escludendo così il risarcimento.
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Estinzione del consorzio: conseguenze processuali
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato da un ente in liquidazione, sottolineando che l'estinzione del consorzio accertata giudizialmente priva il soggetto della capacità di stare in giudizio con effetto retroattivo. Il caso analizza inoltre la carenza di specificità dei motivi di appello e la conseguente condanna alle spese del rappresentante legale persona fisica.
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Specificità motivi appello tributario: la sentenza
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'amministrazione finanziaria contro una sentenza che dichiarava inammissibile un appello per genericità. La Corte ha stabilito che la specificità motivi appello tributario è soddisfatta anche quando vengono riproposte le difese del primo grado per contrastare la decisione del giudice, garantendo così l'accesso alla giustizia.
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Esenzione TARI imballaggi: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di esenzione TARI per imballaggi, annullando la decisione di merito. La controversia riguardava una società che chiedeva l'esenzione per le aree in cui produceva rifiuti da imballaggio terziario, smaltiti a proprie spese. La Corte ha stabilito che il giudice di merito ha errato nel non qualificare correttamente la natura dei rifiuti (secondari o terziari) e nell'ignorare una dichiarazione di detassazione parziale presentata anni prima dall'azienda. La sentenza ribadisce che la classificazione dei rifiuti è decisiva per l'esenzione TARI imballaggi e che la prova documentale non può essere ignorata.
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Divieto di anatocismo: Cassazione chiarisce la norma
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di alcuni clienti contro un istituto di credito, stabilendo principi chiave sul divieto di anatocismo. L'ordinanza chiarisce che il divieto, introdotto dalla legge n. 147/2013, è in vigore dal 1° gennaio 2014, senza necessità di attendere delibere attuative. La Corte ha inoltre censurato la decisione di merito per aver dichiarato inammissibili i motivi di appello dei ricorrenti, ritenendoli invece sufficientemente specifici. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per un nuovo esame alla luce di questi principi.
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Omessa pronuncia sulle spese: la Cassazione decide
Un'attività di ristorazione ha citato in giudizio il comune e le imprese costruttrici per i danni subiti a causa di un cantiere durato 14 anni. Dopo due sentenze sfavorevoli, la Corte di Cassazione ha respinto i motivi relativi al risarcimento ma ha accolto quello sull'omessa pronuncia riguardo le spese legali, decidendo di compensarle integralmente per tutti i gradi di giudizio a causa della particolarità della vicenda.
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Specificità dei motivi d’appello: la Cassazione chiarisce
L'Agenzia delle Entrate ricorre contro una decisione che aveva dichiarato inammissibile il suo appello per mancanza di specificità dei motivi. La Cassazione accoglie il ricorso, affermando che nel processo tributario, la specificità dei motivi d'appello va interpretata restrittivamente. È sufficiente che l'appellante manifesti la volontà di contestare la decisione di primo grado, anche riproponendo le stesse argomentazioni, dato il carattere pienamente devolutivo dell'appello. La Corte cassa la sentenza e rinvia per un esame nel merito.
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Ricorso inammissibile: l’importanza dei motivi
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile in una causa relativa a un'indennità di occupazione. La decisione sottolinea l'importanza di redigere un ricorso per cassazione che rispetti i requisiti di specificità, esponendo chiaramente i fatti e cogliendo la ratio decidendi della sentenza impugnata. L'inammissibilità è derivata anche dalla formazione di un giudicato interno su questioni non appellate nel grado precedente.
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Danno da occupazione senza titolo: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, interviene sul tema del danno da occupazione senza titolo, allineandosi a un recente orientamento delle Sezioni Unite. Il caso riguarda la richiesta di risarcimento avanzata dai proprietari di un immobile contro un ente pubblico che lo aveva occupato abusivamente. La Corte d'Appello aveva respinto la domanda, ritenendo che i proprietari non avessero fornito la prova di specifiche occasioni di guadagno perse. La Cassazione ha cassato tale decisione, stabilendo che il proprietario non deve provare un danno specifico, ma è sufficiente che alleghi la perdita della concreta possibilità di godimento del bene. Si configura così un 'danno presunto', superabile solo se l'occupante dimostra che il proprietario si sarebbe comunque disinteressato dell'immobile.
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Società cancellata: chi può impugnare l’avviso fiscale?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1455 del 2026, ha stabilito che un avviso di accertamento emesso nei confronti di una società cancellata può essere impugnato solo dalla società stessa, attraverso il suo ex liquidatore. Questo principio si basa sulla finzione legale introdotta dall'art. 28 del d.lgs. 175/2014, che mantiene in vita la società per cinque anni ai soli fini fiscali. Di conseguenza, il socio che riceve la notifica dell'atto non ha la legittimazione ad agire e il suo ricorso è inammissibile.
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Diritto di critica avvocato: limiti e diffamazione
La Corte di Cassazione interviene sul tema del diritto di critica dell'avvocato, confermando la condanna per diffamazione a carico di un legale per due articoli denigratori nei confronti di una fondazione artistica. La Corte ha stabilito che la critica, per essere legittima, deve basarsi su un fondo di verità, anche solo putativa, e non può tradursi in un attacco personale volto a screditare l'avversario. Viene inoltre chiarito che un accordo per sospendere l'esecutività di una sentenza non implica la rinuncia ad altri diritti, come il risarcimento per la mancata pubblicazione della stessa.
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Esenzione IRES cooperative: i requisiti da provare
Una cooperativa sociale si è vista negare l'esenzione IRES. Sebbene l'accusa iniziale del Fisco (operazioni inesistenti) fosse caduta, la Cassazione ha confermato la decisione, poiché la società non ha provato di possedere altri requisiti essenziali previsti dalla legge. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché non contestava le reali motivazioni della sentenza d'appello.
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Gruppo societario di fatto: quando è riconosciuto?
Una società immobiliare vende i suoi beni per saldare i debiti di una società 'sorella', con medesima compagine sociale, neutralizzando la plusvalenza. L'Amministrazione Finanziaria contesta l'operazione. La Corte di Cassazione chiarisce che per configurare un gruppo societario di fatto non basta la comunanza dei soci, ma è necessaria la prova di una direzione e coordinamento unitari. In assenza di tale prova e di un interesse economico diretto per la società erogante, il trasferimento di fondi è considerato una liberalità non inerente, con conseguente indeducibilità del costo e tassazione della plusvalenza.
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Reformatio in peius: i limiti del giudice d’appello
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti del potere del giudice d'appello, affermando che non può peggiorare la posizione dell'unico appellante modificando la statuizione sulle spese legali a suo sfavore, se la controparte non ha proposto appello incidentale. Questo principio, noto come divieto di reformatio in peius, è stato applicato in un caso relativo a un'opposizione a decreto ingiuntivo. La Corte ha anche dichiarato inammissibile un motivo di ricorso che non contestava adeguatamente la duplice ratio decidendi della sentenza impugnata.
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Pagamento al creditore apparente: la decisione
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un'azienda sanitaria che, dopo il decesso del titolare di una farmacia, ha continuato a versare i corrispettivi sul vecchio conto corrente. L'erede e nuova titolare ha richiesto nuovamente il pagamento. La Corte ha respinto il ricorso dell'azienda sanitaria, stabilendo che il pagamento al creditore apparente non libera il debitore quando quest'ultimo non è in buona fede, avendo ricevuto comunicazioni e potendo verificare la successione tramite il Registro delle Imprese.
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Marcatura CE giocattoli: quando si applica?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la classificazione di un prodotto come giocattolo, e quindi l'obbligo di apporre la marcatura CE giocattoli, dipende non solo dalla sua destinazione d'uso dichiarata, ma anche dal suo 'uso ragionevolmente prevedibile' da parte di un bambino. Nel caso specifico, delle stelle filanti di carta, sebbene potessero essere considerate decorazioni per feste, sono state classificate come giocattoli perché è prevedibile che i bambini le usino per giocare. Di conseguenza, la sanzione per la mancata marcatura CE è stata ritenuta legittima.
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