Un detenuto ha aggredito fisicamente un agente di polizia penitenziaria, spintonandolo e mordendolo, dopo aver ricevuto la comunicazione sull'orario della terapia medica. Successivamente, condotto in infermeria, l'uomo ha scagliato un carrello, rotto una sedia e rivolto insulti ad alta voce contro tutti gli agenti, uditi anche dagli altri detenuti del piano. Condannato nei precedenti gradi di giudizio per resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale, l'imputato ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso poiché la difesa richiedeva una nuova valutazione dei fatti, preclusa in sede di legittimità. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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