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Art. 33-sexies Codice di Procedura Penale

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48 provvedimenti

Provvedimento abnorme: atto del GUP non impugnabile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata contro la decisione del Giudice dell'udienza preliminare (GUP) di non pronunciarsi sull'inutilizzabilità di alcune prove, rinviando la questione al dibattimento. Secondo la Corte, tale atto non costituisce un provvedimento abnorme, poiché l'udienza preliminare non è la sede deputata per tali decisioni, che spettano al giudice del dibattimento. La scelta del GUP non altera la sequenza processuale né crea una stasi insanabile.
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Atto abnorme: Cassazione annulla regressione processo
Un Pubblico Ministero utilizza correttamente la citazione diretta a giudizio per un reato di lesioni stradali. Il Tribunale, erroneamente, dichiara la nullità degli atti e ordina una regressione del procedimento verso l'udienza preliminare, non prevista per quel reato. La Corte di Cassazione interviene, qualificando il provvedimento del Tribunale come un atto abnorme, lo annulla e dispone la prosecuzione del processo nella sua sede corretta, ponendo fine a uno stallo procedurale illegittimo.
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Provvedimento abnorme: quando il giudice eccede i poteri
Il Pubblico Ministero chiede l'archiviazione per un reato procedibile a querela, ma il Giudice di Pace ordina indagini per verificare la volontà della vittima di sporgere querela. La Cassazione ha qualificato tale ordine come un provvedimento abnorme, annullandolo. Il giudice non può ordinare indagini per creare una condizione di procedibilità mancante, ma deve limitarsi a controllare i presupposti della richiesta del PM.
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Abnormità funzionale: il principio tempus regit actum
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di un G.u.p. che aveva restituito gli atti al Pubblico Ministero, qualificando il provvedimento come un'abnormità funzionale. La Suprema Corte ha stabilito che, in caso di modifica delle norme processuali, si deve applicare la legge in vigore al momento dell'esercizio dell'azione penale e non quella vigente all'epoca del fatto, secondo il principio "tempus regit actum". La restituzione degli atti, in questo caso, avrebbe causato una stasi insuperabile del procedimento.
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Atto abnorme: stop del giudice, processo da rifare
La Corte di Cassazione ha qualificato come atto abnorme l'ordinanza di un giudice che, ritenendo erroneamente necessaria un'udienza preliminare, aveva restituito gli atti al Pubblico Ministero. Tale provvedimento aveva creato una stasi processuale insuperabile, poiché il PM non poteva né reiterare la citazione diretta né richiedere un'udienza non prevista dalla legge per quel reato. La Suprema Corte ha annullato l'ordinanza, disponendo la prosecuzione del giudizio.
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Atto abnorme GUP: la Cassazione sulla riqualificazione
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di un Giudice dell'Udienza Preliminare (G.U.P.) che, dopo aver riqualificato un reato in una fattispecie meno grave, aveva restituito gli atti al Pubblico Ministero. Tale provvedimento è stato considerato un "atto abnorme GUP" in quanto ha determinato un'indebita regressione del procedimento, creando una situazione di stasi processuale non prevista dalla legge. La Corte ha ribadito che il giudice, pur potendo riqualificare il fatto, deve operare all'interno dei binari procedurali esistenti, senza far retrocedere il processo a una fase anteriore.
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Atto abnorme: quando un atto del giudice è nullo?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 42862/2024, ha dichiarato inammissibile un ricorso che definiva come atto abnorme l'ordinanza di un G.I.P. che aveva riaperto la discussione dell'udienza preliminare per consentire una tardiva costituzione di parte civile. La Corte ha ribadito che un atto abnorme si configura solo quando è totalmente estraneo al sistema processuale o causa una stasi irrimediabile del procedimento, condizioni non riscontrate nel caso di specie, poiché la regressione è avvenuta all'interno della stessa fase processuale e l'eventuale nullità poteva essere eccepita con gli strumenti ordinari.
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Provvedimento abnorme: quando il GUP non può agire
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di un Giudice dell'Udienza Preliminare (GUP) che, dopo aver riqualificato un reato da rapina a tentato furto con strappo, aveva restituito gli atti al Pubblico Ministero per l'emissione di una citazione diretta. La Suprema Corte ha qualificato tale decisione come un provvedimento abnorme, in quanto determina un'indebita regressione del procedimento e una stasi processuale. Secondo la normativa vigente, il GUP, una volta ottenuta la modifica dell'imputazione da parte del PM, avrebbe dovuto proseguire con la celebrazione dell'udienza preliminare e non regredire a una fase anteriore.
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Particolare tenuità del fatto e obbligo di motivazione
Un automobilista, condannato per aver simulato un reato dopo aver causato un incidente sotto l'effetto di stupefacenti, ha presentato ricorso in Cassazione. La Corte ha respinto la maggior parte dei motivi, ma ha annullato la sentenza con rinvio perché i giudici d'appello non hanno motivato la loro decisione riguardo alla richiesta di non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.), violando così il diritto di difesa dell'imputato.
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Provvedimento abnorme: quando l’appello è inammissibile
Un imprenditore, accusato di illecito smaltimento di rifiuti, ricorre in Cassazione contro l'ordinanza del Tribunale che, ravvisando un 'fatto diverso', aveva restituito gli atti alla Procura. La Corte, pur riconoscendo l'errore del giudice di merito, dichiara il ricorso inammissibile. La sentenza chiarisce che per impugnare un provvedimento abnorme non basta la sua anomalia, ma occorre un interesse concreto e attuale, che in questo caso l'imputato non possedeva.
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Provvedimento abnorme: quando la nullità non basta
La Procura ha impugnato la decisione di un G.u.p. che, ravvisando una nullità nella richiesta di rinvio a giudizio, aveva restituito gli atti causando una regressione del procedimento, definendola un provvedimento abnorme. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che, sebbene l'atto del giudice fosse errato, non integrava l'abnormità poiché non creava una stasi processuale insuperabile, potendo il Pubblico Ministero semplicemente riformulare la richiesta.
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Atto abnorme: quando un ordine del giudice non lo è
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'ordinanza di un Giudice di Pace che restituisce gli atti al Pubblico Ministero, invitandolo a valutare un reato di competenza superiore, non costituisce un atto abnorme. La Corte ha chiarito che, per essere qualificato come tale, il provvedimento deve causare una stasi insuperabile del procedimento. In questo caso, pur essendo l'ordine del giudice 'eccentrico', non impediva al PM di proseguire, lasciandogli la scelta su come procedere, e quindi non era configurabile come atto abnorme. Di conseguenza, il ricorso del PM è stato dichiarato inammissibile.
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Omessa comunicazione Rdc: la Cassazione conferma reato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per l'omessa comunicazione Rdc. La sentenza conferma che non comunicare all'INPS l'applicazione di una misura cautelare, anche se successiva alla richiesta del beneficio, costituisce reato. La Corte ha inoltre precisato che l'abrogazione della normativa sul Reddito di Cittadinanza, con efficacia dal 1° gennaio 2024, non ha effetti retroattivi sui fatti commessi prima di tale data.
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Atto abnorme: Cassazione annulla rinvio al PM
Il Pubblico Ministero contesta un reato di lieve entità in materia di stupefacenti con citazione diretta. Il Tribunale, errando sulla pena applicabile, dichiara la propria incompetenza e restituisce gli atti, richiedendo un'udienza preliminare. La Cassazione qualifica tale provvedimento come atto abnorme, poiché crea una stasi processuale insuperabile, e annulla l'ordinanza, disponendo la prosecuzione del giudizio.
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Provvedimento abnorme: i limiti del GUP in udienza
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di un Giudice dell'udienza preliminare (GUP) qualificandola come provvedimento abnorme. Il GUP, dopo aver riqualificato un'imputazione, aveva erroneamente restituito tutti gli atti al Pubblico Ministero, ignorando che un altro capo d'accusa richiedeva comunque la celebrazione dell'udienza preliminare. Tale decisione ha creato una stasi procedimentale insuperabile, portando la Suprema Corte a intervenire per garantire il corretto svolgimento del processo.
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Provvedimento abnorme e rito: la Cassazione decide
La Procura ricorre contro un'ordinanza del GUP che, per un reato di droga, aveva imposto la citazione diretta a giudizio basandosi sulla legge vigente al momento del fatto. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso, definendo l'ordinanza un 'provvedimento abnorme'. Viene stabilito che le norme processuali seguono il principio 'tempus regit actum': si applica la legge in vigore quando l'atto processuale viene compiuto. Poiché una nuova legge aveva innalzato la pena prima della richiesta del PM, la procedura corretta era l'udienza preliminare. L'ordinanza viene quindi annullata.
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Atto abnorme: la Cassazione chiarisce i limiti
La Corte di Cassazione analizza il concetto di atto abnorme in un caso complesso. Un Giudice dell'Udienza Preliminare, dopo aver prosciolto un'imputata per i reati più gravi di epidemia e omicidio colposo, ha restituito gli atti al Pubblico Ministero per le restanti contravvenzioni in materia di sicurezza sul lavoro. Il PM ha impugnato la decisione, ritenendola un atto abnorme che causava un'indebita regressione del procedimento. La Cassazione, pur riconoscendo l'errore procedurale del GUP, ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha chiarito che l'atto non era abnorme perché, seppur scorretto, non creava una stasi processuale insuperabile, potendo il PM procedere con citazione diretta senza incorrere in nullità.
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Ordinanza abnorme: quando il GUP non può restituire atti
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza con cui il Giudice dell'udienza preliminare (GUP) aveva restituito gli atti al Pubblico Ministero a seguito di una riqualificazione del reato. Il caso riguardava un'accusa di falso per induzione, riqualificata dal GUP in un reato che prevedeva la citazione diretta. La Suprema Corte ha stabilito che tale provvedimento costituisce una "ordinanza abnorme", in quanto costringe il procedimento a una regressione illegittima e crea una stasi. Il GUP deve esercitare il suo potere di qualificazione decidendo se rinviare a giudizio o prosciogliere, senza poter far retrocedere il processo.
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Provvedimento abnorme: i limiti secondo la Cassazione
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un Pubblico Ministero contro un'ordinanza del Tribunale che aveva restituito gli atti. Il Tribunale riteneva erronea la citazione diretta a giudizio per un furto aggravato, richiedendo invece un'udienza preliminare. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che non si tratta di un provvedimento abnorme. Sebbene l'ordinanza provochi una regressione del procedimento, non impone al PM di compiere un atto nullo. Anzi, l'udienza preliminare offre maggiori garanzie all'imputato. Pertanto, in assenza di una stasi insuperabile o di un'imposizione a compiere un atto viziato da nullità, l'ordinanza non è impugnabile per abnormità.
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Atto abnorme: GIP sbaglia, la Cassazione annulla
La Corte di Cassazione ha qualificato come atto abnorme l'ordinanza di un GIP che aveva erroneamente restituito gli atti al PM imponendo la citazione diretta a giudizio per un reato di lesioni aggravate. La Suprema Corte ha chiarito che, superando la pena massima i limiti edittali previsti per quel rito, l'azione penale era stata correttamente esercitata con la richiesta di rinvio a giudizio. L'ordinanza, causando un'indebita regressione del procedimento, è stata annullata.
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