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Art. 33-sexies Codice di Procedura Penale

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48 provvedimenti

Abnormità funzionale: il caso della notifica errata
La Cassazione chiarisce il concetto di abnormità funzionale. Annullata l'ordinanza di un Tribunale che, per un errore di diritto sulla notifica, aveva ordinato al PM di compiere un atto nullo, causando una paralisi del procedimento penale.
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Atto abnorme: competenza sulle pene sostitutive
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'ordine con cui un Magistrato di sorveglianza nega la propria competenza a calcolare la fine di una pena sostitutiva, trasmettendo gli atti al Pubblico ministero, costituisce un atto abnorme. Tale provvedimento causa un'indebita regressione del procedimento e una stasi insuperabile. La competenza per l'intera gestione esecutiva delle pene sostitutive, dopo l'impulso iniziale del PM, spetta esclusivamente al Magistrato di sorveglianza.
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Provvedimento abnorme: quando la restituzione atti è lecita
Un pubblico ministero impugna l'ordinanza di un tribunale che aveva restituito gli atti per procedere con udienza preliminare anziché con citazione diretta, ritenendolo un provvedimento abnorme. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, specificando che la restituzione degli atti non costituisce un provvedimento abnorme quando la procedura alternativa imposta, pur causando una regressione, offre maggiori garanzie all'imputato e non crea una stasi insuperabile del procedimento.
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Citazione diretta ente: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione ha stabilito che è ammissibile la citazione diretta a giudizio per contestare la responsabilità amministrativa di un ente ai sensi del D.Lgs. 231/2001, quando tale rito è previsto per il reato presupposto. La Corte ha annullato un'ordinanza del Tribunale di Rimini che aveva dichiarato la nullità della citazione diretta ente, ritenendola un provvedimento "abnorme" perché creava una stasi processuale insuperabile. Secondo la Suprema Corte, un'interpretazione sistematica della normativa e la necessità di garantire un processo congiunto (simultaneus processus) tra persona fisica ed ente prevalgono sulla mancata menzione esplicita di tale rito nell'art. 59 del D.Lgs. 231/2001.
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Provvedimento abnorme: la Cassazione chiarisce i limiti
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso in cui un Tribunale aveva annullato un decreto di citazione diretta a giudizio nei confronti di una società per responsabilità amministrativa ex D.Lgs. 231/2001. Il Pubblico Ministero aveva impugnato tale decisione, ritenendola un provvedimento abnorme. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che un atto giudiziario, anche se errato, non è 'abnorme' se rientra nei poteri del giudice e non causa una paralisi insuperabile del processo. L'errore procedurale che impone una regressione del procedimento non è di per sé sufficiente a qualificare l'atto come abnorme e, quindi, a renderlo impugnabile con ricorso per cassazione.
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Restituzione atti PM: quando non è provvedimento abnorme
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Pubblico Ministero contro la decisione di un GUP di disporre la restituzione degli atti al PM. Il GUP aveva rilevato che il reato contestato (appropriazione indebita) era diventato, per una modifica legislativa, procedibile con citazione diretta anziché con udienza preliminare. Il PM sosteneva l'abnormità del provvedimento, ma la Cassazione ha concluso che la decisione del GUP era corretta, in quanto applicava la nuova normativa processuale in assenza di prove che l'azione penale fosse stata esercitata prima della sua entrata in vigore.
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Atto abnorme: restituzione atti al PM è illegittima
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'ordinanza con cui un Giudice dell'udienza preliminare restituisce gli atti al Pubblico Ministero, ritenendo erroneamente necessaria la citazione diretta invece del rinvio a giudizio, costituisce un atto abnorme. Tale decisione provoca un'indebita regressione del procedimento. La Corte ha chiarito che la scelta del rito processuale si basa sulla legge in vigore al momento dell'esercizio dell'azione penale, non al momento della commissione del reato.
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Competenza per connessione: il ruolo del GUP
Le Sezioni Unite Penali della Corte di Cassazione, con la sentenza n. 48590/2019, hanno risolto un conflitto di attribuzione tra il tribunale in composizione monocratica e collegiale. Il caso riguardava la determinazione della competenza per connessione quando il reato principale, che attraeva la competenza del collegio, viene archiviato in udienza preliminare. La Corte ha stabilito che la competenza si determina solo al termine dell'udienza preliminare. Pertanto, se il reato principale cade, il Giudice dell'Udienza Preliminare (GUP) deve rinviare a giudizio gli imputati per i reati residui davanti al giudice monocratico, anche se per questi sarebbe stata prevista la citazione diretta, senza restituire gli atti al Pubblico Ministero.
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