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art. 33 codice del consumo

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49 provvedimenti

Clausola risarcimento forma specifica non è vessatoria
La Corte di Cassazione ha stabilito che la clausola di una polizza assicurativa che prevede una franchigia elevata se l'assicurato si rivolge a una carrozzeria non convenzionata non è vessatoria. Tale pattuizione, infatti, non limita la responsabilità della compagnia, ma definisce l'oggetto del contratto, offrendo all'assicurato una scelta tra diverse modalità di liquidazione del danno. La sentenza chiarisce la natura della clausola risarcimento forma specifica, ritenendola una legittima modalità di definizione del rischio garantito.
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Vincita VLT non pagata: la Cassazione si pronuncia
Un giocatore ottiene una vincita VLT multimilionaria, documentata da regolare scontrino. La società concessionaria nega il pagamento, adducendo un malfunzionamento del sistema. La Corte di Cassazione ribalta le decisioni precedenti, affermando che il malfunzionamento rientra nel rischio d'impresa del gestore. La clausola che subordina il pagamento a una validazione successiva è considerata vessatoria. Lo scontrino costituisce prova della vincita, che deve essere pagata entro il limite del jackpot massimo previsto dal regolamento.
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Clausole vessatorie: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito che dichiarava la nullità di alcune clausole vessatorie inserite in contratti di finanziamento. Tali clausole, relative a commissioni per servizi finanziari e di intermediazione, sono state ritenute nulle per indeterminatezza dell'oggetto e perché creavano un significativo squilibrio a danno del consumatore. Di conseguenza, è stato confermato l'obbligo di restituzione delle somme indebitamente pagate, specificando che l'azione va rivolta contro chi ha effettivamente incassato le somme, anche se per tramite di un rappresentante.
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Commissioni proprie: l’intermediario risponde?
Una recente ordinanza della Cassazione stabilisce che, in caso di estinzione anticipata di un finanziamento, l'intermediario finanziario è direttamente responsabile della restituzione delle "commissioni proprie", ovvero quelle percepite per la propria attività, anche se ha agito come rappresentante di altre società. La Corte ha chiarito che per queste specifiche commissioni, l'intermediario non può scaricare la responsabilità sulla società mandante, dovendo rispondere in prima persona della loro mancata restituzione proporzionale.
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Eccezioni inammissibili: la Cassazione fa chiarezza
Due garanti hanno presentato ricorso in Cassazione contro una sentenza che confermava il loro debito fideiussorio. Hanno sollevato questioni relative alla tutela del consumatore e contestazioni generiche sugli estratti conto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che le eccezioni inammissibili erano state sollevate per la prima volta in Cassazione (questioni nuove) o erano formulate in modo troppo generico e prive di prove specifiche, confermando così le decisioni dei gradi precedenti.
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Compenso avvocato e revoca: la clausola è valida
Una cliente revoca il mandato al proprio legale e si rifiuta di pagare il compenso pattuito, sostenendo che la clausola contrattuale fosse vessatoria. Il Tribunale di Venezia ha stabilito che la clausola che, in caso di recesso, prevede il pagamento del compenso avvocato secondo la tariffa professionale per l'attività svolta non è abusiva. Tale previsione, infatti, ricalca quanto disposto dal Codice Civile e non crea uno squilibrio a danno del consumatore. Di conseguenza, la cliente è stata condannata al pagamento integrale delle somme richieste.
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Contratto agenzia infortunistica: quando è valido?
Una recente ordinanza della Cassazione esamina la validità di un contratto agenzia infortunistica. La Corte ha chiarito che l'attività di consulenza stragiudiziale non è esclusiva degli avvocati. Sebbene abbia rigettato le censure sulla poca chiarezza delle clausole, ha cassato la sentenza per omissione di pronuncia su specifiche richieste di rimborso spese e restituzione, rinviando il caso alla Corte d'Appello.
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Risoluzione contratto auto: che fare se non la consegnano
Un'acquirente ha ordinato un'auto nuova, pagando caparra e saldo, ma la consegna è stata ritardata di mesi. Dopo aver tentato il recesso, si è rivolta al Tribunale, che ha dichiarato la risoluzione del contratto per grave inadempimento della concessionaria. Quest'ultima è stata condannata a restituire tutte le somme versate e a farsi carico della voltura del veicolo, che aveva illegittimamente intestato all'acquirente.
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Fideiussione omnibus: la nullità parziale non salva
Il Tribunale di Torino si è pronunciato su un'opposizione a decreto ingiuntivo basata sulla presunta nullità di una fideiussione omnibus. La sentenza chiarisce la distinzione temporale per l'applicazione della nullità parziale legata allo schema ABI: la prova dell'intesa anticoncorrenziale è presunta solo per i contratti antecedenti al provvedimento della Banca d'Italia del 2005. Per quelli successivi, l'onere della prova ricade sul garante. Inoltre, il Tribunale ha stabilito che la clausola 'a semplice richiesta' è sufficiente a impedire la decadenza del creditore ai sensi dell'art. 1957 c.c. Di conseguenza, pur revocando il decreto ingiuntivo originario a causa di pagamenti parziali avvenuti in corso di causa, ha condannato i garanti al pagamento del debito residuo.
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