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Art. 325 Codice di Procedura Penale — Anno 2025

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403 provvedimenti

Altri anni per Art. 325 Codice di Procedura Penale

Legittimazione ricorso cassazione: chi può impugnare?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una persona offesa contro un'ordinanza di riesame relativa a un sequestro. La decisione si fonda sulla mancanza di legittimazione al ricorso in Cassazione, poiché il ricorrente non aveva partecipato al precedente giudizio di riesame, confermando un principio consolidato in giurisprudenza.
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Appropriazione indebita leasing: quando scatta il reato?
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di appropriazione indebita leasing, chiarendo i confini del reato e le tempistiche per la querela. La sentenza conferma che il reato si perfeziona non con il mancato pagamento dei canoni, ma con l'ingiustificato rifiuto di restituire il bene dopo la risoluzione del contratto. Di conseguenza, il termine per sporgere querela decorre dalla scadenza del termine concesso per la restituzione. Il ricorso dell'imprenditore è stato dichiarato inammissibile.
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Competenza territoriale: Cassazione chiarisce il reato
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di sequestro preventivo per un'autovettura, stabilendo un principio chiave sulla competenza territoriale nel reato di appropriazione indebita. La Corte ha chiarito che il foro competente non è quello del ritrovamento del bene, ma quello in cui l'agente manifesta l'intenzione di appropriarsene, che nel caso di specie coincideva con la residenza dell'indagata.
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Sequestro preventivo: la proporzionalità è d’obbligo
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di sequestro preventivo di una società, coinvolta in un singolo episodio estorsivo. La Corte ha ritenuto la misura sproporzionata rispetto al fatto contestato e ha criticato la motivazione del Tribunale, giudicata assertiva e carente di un'analisi concreta sulla 'strumentalità' dell'azienda a fini illeciti e sull'attualità del pericolo.
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Fumus commissi delicti: la Cassazione e l’abuso edilizio
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imprenditore contro un'ordinanza di sequestro preventivo per un presunto abuso edilizio. La Corte ha confermato la legittimità del provvedimento, chiarendo che la sussistenza del 'fumus commissi delicti' per il reato edilizio può essere valutata autonomamente rispetto a un'altra accusa di falsità, anche se connessa. La decisione sottolinea che il ricorso in Cassazione è limitato alle violazioni di legge e non può riesaminare il merito dei fatti già valutati dal giudice del riesame.
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Sequestro preventivo terzo: quando la buona fede non basta
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una società terza acquirente di beni sottoposti a sequestro preventivo. Il caso riguarda macchinari distratti da una società fallita tramite una vendita fittizia. La Corte sottolinea che, in ambito penale, la buona fede del terzo è esclusa anche in caso di colposa inosservanza delle regole di cautela. I legami di parentela tra gli amministratori e le modalità sospette della transazione sono stati decisivi per negare la buona fede e confermare il sequestro preventivo terzo.
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Ricorso in Cassazione: i limiti del riesame cautelare
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un Pubblico Ministero contro l'annullamento di un sequestro preventivo. La sentenza ribadisce che il ricorso in Cassazione in materia cautelare è consentito solo per violazioni di legge e non per contestare la valutazione dei fatti operata dal Tribunale del riesame, il quale ha il dovere di verificare in concreto la sussistenza del 'fumus commissi delicti' sulla base degli elementi forniti dalle parti.
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Interesse a impugnare: sì al ricorso su conto in rosso
Un'importante sentenza della Corte di Cassazione stabilisce che sussiste l'interesse a impugnare un sequestro preventivo anche quando applicato a un conto corrente con saldo negativo. La Corte ha chiarito che il blocco dell'operatività del conto e l'impossibilità di usare le linee di credito costituiscono un pregiudizio concreto che giustifica il ricorso, superando una visione puramente formale. La decisione del Tribunale del riesame, che aveva negato l'ammissibilità dell'impugnazione, è stata annullata.
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Sequestro preventivo delega: la Cassazione decide
Una donna ricorre in Cassazione contro il sequestro preventivo del proprio conto corrente, sul quale il fratello indagato possedeva una delega operativa. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la decisione dei giudici di merito non si basava sulla sola delega, ma su un insieme di prove che indicavano il fratello come gestore di fatto dei fondi. Il caso sottolinea l'importanza del principio di autosufficienza del ricorso e i limiti del giudizio di legittimità in materia di misure cautelari reali.
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Periculum in mora: i limiti del ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Pubblico Ministero contro l'annullamento di un sequestro preventivo su un centro commerciale. La decisione del Tribunale del Riesame, che escludeva il periculum in mora poiché l'opera era ultimata, non presentava vizi di violazione di legge, ma una valutazione di fatto non sindacabile in sede di legittimità. La Corte ha ribadito che il suo ruolo non è quello di riesaminare le prove, ma di controllare la corretta applicazione della legge e la logicità della motivazione.
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Sequestro indennità di accompagnamento: Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un sequestro indennità di accompagnamento. La decisione si fonda sulle prove raccolte dalla Polizia Giudiziaria, che mostravano il beneficiario compiere autonomamente attività quotidiane, integrando così il requisito del 'fumus commissi delicti'. La Corte ha inoltre ribadito che i limiti di pignorabilità delle pensioni si applicano anche a questo tipo di sequestro.
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Terzo interessato sequestro: limiti del ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un terzo interessato avverso un'ordinanza di sequestro preventivo. La ricorrente, coniuge dell'indagato principale, contestava la misura cautelare sui beni a lei intestati. La Suprema Corte ha ribadito che il terzo interessato può far valere in sede di legittimità unicamente la propria effettiva titolarità o disponibilità del bene e l'assenza di un suo contributo al reato, ma non può contestare l'esistenza dei presupposti della misura cautelare nei confronti dell'indagato.
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Sequestro per equivalente: limiti e ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro un'ordinanza di sequestro per equivalente esteso ai beni di una società. La sentenza chiarisce che le questioni relative alle modalità esecutive del sequestro, come l'aggressione di beni di un soggetto terzo, non possono essere fatte valere con il riesame ma con l'apposito incidente di esecuzione. Viene inoltre confermata la regola sulla competenza territoriale per il reato di corruzione, radicata nel luogo di consumazione del reato.
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Vizio di motivazione: i limiti del ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un Pubblico Ministero contro l'annullamento di un sequestro preventivo. La sentenza chiarisce che il ricorso avverso misure cautelari reali è consentito solo per violazione di legge e non per un semplice vizio di motivazione, a meno che questo non sia così grave da rendere la decisione incomprensibile. Il caso riguardava il sequestro di due navi di una compagnia di navigazione, annullato dal Tribunale del Riesame per assenza del 'periculum in mora'.
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Legittimazione a impugnare: il terzo proprietario
La Corte di Cassazione chiarisce la legittimazione a impugnare del terzo proprietario di un bene sottoposto a sequestro preventivo. Con la sentenza n. 39820/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso della società proprietaria di un'aviosuperficie, poiché non ha dimostrato un interesse concreto e attuale alla restituzione del bene. La mera titolarità giuridica non è sufficiente se non si prova che, in caso di revoca del sequestro, la disponibilità effettiva del bene tornerebbe al proprietario e non all'indagato che lo gestiva al momento del vincolo.
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Rinuncia al ricorso: quando diventa inammissibile?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso contro un sequestro preventivo per truffa. La decisione si fonda sulla formale rinuncia al ricorso presentata dalla ricorrente, un atto che preclude ogni valutazione nel merito e comporta la condanna alle spese e a una sanzione pecuniaria.
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Sequestro preventivo: quando è inammissibile il ricorso
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di tre società contro un'ordinanza di sequestro preventivo per indebita compensazione di crediti d'imposta. La Corte stabilisce che, dopo il rinvio a giudizio, non è più possibile contestare in sede cautelare né la competenza territoriale né la sussistenza dei gravi indizi di reato.
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Sequestro preventivo terzo: la prova della titolarità
Una società ricorre in Cassazione contro il rigetto della richiesta di restituzione di gioielli, oggetto di sequestro preventivo terzo in un procedimento per riciclaggio. La Corte dichiara il ricorso inammissibile, confermando la decisione del Tribunale del Riesame. La motivazione si fonda sull'assenza di prove concrete e univoche sulla titolarità dei beni e sulla natura del rapporto commerciale con la società indagata.
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Sequestro preventivo: la proporzionalità è d’obbligo
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di sequestro preventivo di numerosi beni aziendali, inclusi 30 mezzi di trasporto, per manifesta sproporzionalità. La sentenza ribadisce che il giudice deve sempre motivare in modo concreto la necessità e la proporzionalità della misura, bilanciando le esigenze cautelari con i diritti fondamentali del singolo. Il principio di sequestro preventivo proporzionalità impone una valutazione rigorosa, che nel caso di specie era mancata.
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Abuso edilizio: no al condono per nuove opere
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una proprietaria contro il sequestro preventivo del suo immobile per abuso edilizio. La Corte ha stabilito che la prosecuzione dei lavori su un manufatto già abusivo costituisce una nuova e autonoma condotta illecita. Di conseguenza, le vecchie istanze di condono non possono coprire i nuovi ampliamenti, soprattutto in presenza di vincoli paesaggistici che rendono l'opera insanabile, giustificando pienamente il mantenimento del sequestro per impedire il completamento dei lavori.
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