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Art. 314 Codice di Procedura Penale — Anno 2026

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294 provvedimenti

Altri anni per Art. 314 Codice di Procedura Penale

Riparazione ingiusta detenzione: colpa grave e condotta
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che concedeva la riparazione per ingiusta detenzione a un maresciallo assolto. La Corte ha stabilito che il giudice di merito ha errato nel non valutare se la condotta del soggetto, in particolare i suoi rapporti con un esponente della criminalità organizzata, costituisse una colpa grave tale da aver contribuito a causare la misura cautelare, escludendo così il diritto al risarcimento.
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Ingiusta detenzione: colpa grave e limiti del giudice
Un imprenditore, assolto da gravi accuse dopo anni di carcere preventivo, si è visto negare il risarcimento per ingiusta detenzione a causa di una presunta "colpa grave". La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che il giudice della riparazione non può basare la sua valutazione su fatti già smentiti o neutralizzati dalla sentenza di assoluzione. La condotta dell'imputato, sebbene complessa, era stata giudicata lecita nel merito e quindi non può costituire il fondamento per negare l'indennizzo.
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Ingiusta detenzione: quando spetta il risarcimento?
La Corte di Cassazione analizza un caso di richiesta di riparazione per ingiusta detenzione. La sentenza distingue due periodi di custodia: il primo, in arresti domiciliari, per cui viene ordinato un nuovo giudizio in quanto la Corte d'Appello non ha adeguatamente valutato la condotta dell'imputato alla luce della successiva assoluzione. Il secondo, in carcere, per cui il risarcimento è negato perché la detenzione è stata causata dalla trasgressione di una misura precedente da parte dell'imputato stesso. Il principio chiave è che l'ingiusta detenzione non dà diritto a risarcimento se l'interessato vi ha dato causa con dolo o colpa grave.
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Riparazione per ingiusta detenzione: quando è negata
La Corte di Cassazione conferma il diniego alla riparazione per ingiusta detenzione a un soggetto assolto dall'accusa di rapina. La decisione si fonda sulla sua condotta gravemente colposa: essersi recato, senza giustificato motivo, in un luogo isolato dove si erano rifugiati i responsabili del reato, suoi amici, inducendo così in errore l'autorità giudiziaria e contribuendo alla sua carcerazione preventiva.
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Riparazione ingiusta detenzione: quando la colpa la nega
La Corte di Cassazione annulla un'ordinanza di riparazione ingiusta detenzione, stabilendo che la condotta del richiedente, anche se non criminale, può costituire colpa grave e precludere il risarcimento se ha creato una falsa apparenza di colpevolezza, come ammettere il possesso di munizioni.
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Associazione per delinquere: annullata misura cautelare
La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio una misura cautelare interdittiva nei confronti di un'imprenditrice. L'accusa era di partecipazione ad un'associazione per delinquere finalizzata alla corruzione e alla turbativa d'asta. La Corte ha ritenuto la motivazione del Tribunale del riesame carente, in quanto non dimostrava adeguatamente l'esistenza di un patto associativo stabile e la consapevole partecipazione dell'indagata, elementi che distinguono l'associazione per delinquere dal semplice concorso di persone nel reato.
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Errore di fatto: inammissibile ricorso dell’assolto
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso per errore di fatto presentato da un soggetto assolto, a cui era stata negata la riparazione per ingiusta detenzione. La Suprema Corte chiarisce che tale strumento processuale è riservato esclusivamente al procuratore generale e al condannato, escludendo quindi chi, come il ricorrente, è stato assolto e agisce per ottenere un indennizzo. La decisione si fonda su un'interpretazione letterale della norma, che non contempla l'imputato assolto tra i soggetti legittimati a proporre questo tipo di ricorso.
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Ingiusta detenzione e colpa: la Cassazione decide
Un soggetto, assolto dall'accusa di tentata estorsione, si è visto negare la riparazione per ingiusta detenzione a causa della sua condotta gravemente colposa. La Corte di Cassazione ha confermato che frequentare pregiudicati e partecipare ad atti preparatori di un crimine, pur non costituendo reato, crea un'apparenza di complicità che esclude il diritto all'indennizzo. La Suprema Corte ha ritenuto che tale comportamento imprudente ha concorso a causare la misura cautelare, rendendo non risarcibile il periodo di detenzione sofferto.
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Riparazione ingiusta detenzione: negata se c’è prescrizione
La Corte di Cassazione ha negato la riparazione per ingiusta detenzione a un soggetto assolto dall'accusa di peculato, poiché un'altra accusa (falso) che aveva giustificato la misura cautelare era stata dichiarata estinta per prescrizione. La sentenza chiarisce che una pronuncia non di merito, come la prescrizione, anche per uno solo dei reati contestati, osta al riconoscimento dell'indennizzo.
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Ingiusta detenzione: sì al risarcimento se assolto
La Corte di Cassazione ha stabilito che il diritto alla riparazione per ingiusta detenzione sussiste se l'imputato viene assolto per il reato che ha giustificato la misura cautelare. L'eventuale prescrizione di altri reati, non posti a fondamento della detenzione, è irrilevante. Il caso riguardava un soggetto detenuto per associazione mafiosa, poi assolto, a cui era stata negata la riparazione perché un'altra accusa minore era caduta in prescrizione. La Corte ha annullato la decisione, specificando che la valutazione deve essere circoscritta esclusivamente ai fatti che hanno costituito il presupposto della detenzione.
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Provvedimento abnorme: quando il rinvio è illegittimo
La Corte di Cassazione ha qualificato come provvedimento abnorme la decisione di una Corte d'Appello di rinviare a tempo indeterminato una causa per la riparazione da ingiusta detenzione. La Corte aveva sospeso il giudizio in attesa di aggiornamenti su un altro procedimento a carico dello stesso imputato, ma senza fissare un termine o una nuova udienza. Secondo la Cassazione, tale rinvio sine die crea una stasi processuale ingiustificata, violando il diritto dell'istante a una decisione in tempi ragionevoli. Il provvedimento è stato quindi annullato con rinvio.
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Ingiusta detenzione: negata se c’è colpa grave
Un dipendente pubblico, assolto dall'accusa di turbativa d'asta, si è visto negare la riparazione per ingiusta detenzione. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, ritenendo che la sua condotta gravemente colposa, consistita nell'aver collaborato alla stesura di un bando di gara su misura e nell'aver mentito durante l'interrogatorio, avesse dato causa alla misura cautelare, escludendo così il diritto al risarcimento.
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Concorso reato 391-ter: la Cassazione decide
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una donna accusata di concorso reato 391-ter per aver contribuito al pagamento di un cellulare per il fratello detenuto. La Corte ha stabilito che il pagamento è parte integrante del reato e non un post factum non punibile, confermando la valutazione dei gravi indizi di colpevolezza.
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Riparazione ingiusta detenzione: negata se c’è colpa
La Corte di Cassazione ha negato la riparazione per ingiusta detenzione a un medico, assolto dall'accusa di associazione per delinquere finalizzata alla truffa assicurativa. La decisione si basa sul fatto che la sua condotta professionalmente negligente, come la redazione di referti medici superficiali e frettolosi, ha costituito una colpa grave che ha indotto l'autorità giudiziaria a disporre la misura cautelare. Viene così riaffermato il principio secondo cui il diritto al risarcimento è escluso se l'interessato ha contribuito con dolo o colpa grave a causare la propria detenzione.
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