Concorso reato 391-ter: Quando pagare il cellulare per un detenuto diventa reato
La Corte di Cassazione, con una recente sentenza, ha affrontato un caso di concorso reato 391-ter, ovvero la partecipazione all’introduzione illecita di telefoni cellulari in carcere. La decisione chiarisce un punto fondamentale: non solo chi consegna materialmente il dispositivo, ma anche chi contribuisce economicamente all’operazione, commette reato. Questa pronuncia offre spunti cruciali per comprendere i confini della responsabilità penale in condotte apparentemente secondarie.
I Fatti del Caso: Oltre la Semplice Consegna
Il caso ha origine da un’ordinanza del Tribunale della Libertà che confermava la misura degli arresti domiciliari a carico di una donna. Le accuse erano gravi: associazione di tipo mafioso, detenzione di armi e, appunto, il concorso nel reato previsto dall’art. 391-ter del codice penale.
Nello specifico, la difesa sosteneva che la condotta dell’imputata, consistita nel partecipare al pagamento di un telefono cellulare destinato al fratello detenuto, non costituisse reato. Secondo la tesi difensiva, il reato si era già perfezionato con la consegna del dispositivo al detenuto, rendendo il successivo pagamento un post factum non punibile. Inoltre, la difesa contestava la consapevolezza della donna riguardo alla detenzione di armi da parte del coniuge.
La Decisione della Cassazione sul concorso reato 391-ter
La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, rigettando entrambe le argomentazioni difensive. Anche se nel frattempo la misura cautelare era stata revocata, la Corte ha riconosciuto l’interesse dell’imputata a una pronuncia sul merito, in vista di una potenziale richiesta di riparazione per ingiusta detenzione. Tuttavia, ha ritenuto i motivi del ricorso manifestamente infondati.
Le Motivazioni della Corte
Per quanto riguarda il concorso reato 391-ter, la Cassazione ha stabilito che la condotta della ricorrente non era affatto successiva ed estranea al crimine. Al contrario, il suo contributo economico si inseriva pienamente nella sequenza causale del reato. Il Tribunale aveva correttamente ritenuto che l’accordo tra le parti e il pagamento del corrispettivo fossero elementi che perfezionavano il reato stesso. L’atto di raccogliere e consegnare il denaro per pagare il cellulare è stato considerato funzionale a garantire la disponibilità dello strumento di comunicazione al detenuto. Pertanto, non si tratta di un post factum non punibile, ma di un vero e proprio concorso nella realizzazione dell’illecito. Il momento consumativo del reato, spiega la Corte, può coincidere con i singoli versamenti di denaro, poiché questi perfezionano l’accordo criminoso.
Sul secondo motivo, relativo alla detenzione di armi, la Corte ha evidenziato come le intercettazioni telefoniche dimostrassero ampiamente la consapevolezza della donna. Le conversazioni registrate rivelavano dialoghi espliciti tra lei, il marito e la suocera riguardo alla necessità di usare armi per finalità criminali, alla loro occultazione e alla preoccupazione per eventuali perquisizioni. Questi elementi, secondo i giudici, costituivano una base solida per ritenere che la ricorrente fosse a conoscenza della presenza di armi presso l’abitazione.
Le Conclusioni: Implicazioni Pratiche della Sentenza
La sentenza consolida un principio importante: la partecipazione a un reato non si limita all’esecuzione materiale della condotta principale. Qualsiasi contributo, anche di natura economica, che risulti funzionale e necessario alla realizzazione del piano criminoso, integra gli estremi del concorso. Nel caso specifico dell’introduzione di un telefono in carcere, il pagamento non è un evento secondario, ma una condizione essenziale che permette all’operazione illecita di andare a buon fine. Questa interpretazione estensiva della responsabilità penale serve a colpire l’intera rete di supporto che consente ai reati di essere commessi, sottolineando che anche le condotte preparatorie o di supporto, se causalmente collegate all’evento, sono penalmente rilevanti.
Contribuire al pagamento di un cellulare destinato a un detenuto costituisce reato?
Sì. Secondo la Corte di Cassazione, partecipare al pagamento del corrispettivo per un cellulare da introdurre in carcere costituisce concorso nel reato previsto dall’art. 391-ter c.p. e non un’azione successiva non punibile (post factum), in quanto è una condotta funzionale a garantire la disponibilità dello strumento al detenuto.
Quando si considera consumato il reato di introduzione di un telefono in carcere (art. 391-ter c.p.)?
Il reato si perfeziona alternativamente con l’accordo per la fornitura, con la consegna del dispositivo o con la dazione del corrispettivo. La Corte ha chiarito che il momento consumativo può coincidere di volta in volta con i singoli versamenti di denaro, in quanto questi finalizzano l’accordo illecito.
Perché il ricorso è stato dichiarato inammissibile nonostante la misura cautelare fosse già stata revocata?
Anche se la misura cautelare era cessata, la ricorrente manteneva un interesse giuridico all’impugnazione. Una pronuncia favorevole sull’insussistenza dei gravi indizi di colpevolezza avrebbe potuto essere utilizzata per avviare una procedura di riparazione per ingiusta detenzione ai sensi dell’art. 314, comma 2, c.p.p. Tuttavia, la Corte ha ritenuto i motivi del ricorso manifestamente infondati, portando alla sua inammissibilità.