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Art. 3 Costituzione — Sezione Lavoro Civile

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890 provvedimenti

Altri anni per Art. 3 Costituzione

Indennità servizio estero: non cumulabile con la I.I.S.
Una dipendente civile del Ministero della Difesa in servizio a Parigi ha richiesto il pagamento dell'indennità integrativa speciale, oltre a quella già percepita per il servizio all'estero. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2280/2024, ha respinto il ricorso, stabilendo che la normativa speciale per il personale all'estero prevale sulla contrattazione collettiva e sancisce la non cumulabilità tra l'indennità servizio estero e l'indennità integrativa speciale, confermando la decisione dei giudici di merito.
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Indennità di amministrazione: esclusa dalla tredicesima
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2266/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni dipendenti del Ministero della Giustizia. I ricorrenti chiedevano l'inclusione della loro indennità di amministrazione nel calcolo della tredicesima mensilità e della quota A della pensione. La Corte ha confermato l'orientamento consolidato secondo cui tale indennità, per legge e contratto, è corrisposta per dodici mensilità e non rientra nella base di calcolo della tredicesima. Analogamente, ai fini pensionistici, concorre solo alla formazione della 'quota B' e non della 'quota A', a causa del principio di tassatività delle componenti della base pensionabile.
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Impugnazione estratto di ruolo: l’onere della prova
Una società contesta un estratto di ruolo per vecchi contributi previdenziali. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso, stabilendo un principio chiave: per una valida impugnazione estratto di ruolo, non basta l'iscrizione del debito, ma il debitore deve specificamente allegare e provare un pregiudizio concreto, come l'impossibilità di partecipare a gare d'appalto. La mancata allegazione di tale danno nelle fasi di merito rende l'azione inammissibile.
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Pensione di vecchiaia: i contributi autonomi valgono?
Una lavoratrice si è vista negare la pensione di vecchiaia perché la Corte d'Appello ha escluso i suoi contributi da lavoro autonomo. La Corte di Cassazione, investita della questione e dei dubbi di costituzionalità, ha ritenuto il caso troppo complesso per una decisione immediata, rinviando la causa a una pubblica udienza per un'analisi approfondita.
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Pensione di anzianità: no se il lavoro continua
La Corte di Cassazione nega il diritto alla pensione di anzianità a una lavoratrice che, dopo le dimissioni, è stata immediatamente riassunta dallo stesso datore di lavoro con un contratto part-time. La Corte ha ritenuto tale operazione una cessazione simulata del rapporto di lavoro, confermando l'annullamento della pensione da parte dell'ente previdenziale e la richiesta di restituzione delle somme percepite, data la provata mala fede della ricorrente.
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Onere della prova contributi: chi deve dimostrarli?
Un lavoratore ha richiesto un ricalcolo della pensione per contributi non versati. La Cassazione ha stabilito che l'onere della prova contributi spetta sempre al lavoratore, anche se l'ente previdenziale non si costituisce in giudizio. La domanda è stata respinta nel merito ma accolta solo sulla questione delle spese legali.
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Indebito pensionistico: la bugia che costa caro
La Corte di Cassazione ha confermato la piena legittimità della richiesta di restituzione di un indebito pensionistico. Una pensionata, avendo dichiarato reddito zero pur percependo un'altra pensione, è stata condannata a restituire le somme indebitamente percepite. Secondo la Corte, la falsa dichiarazione integra il dolo, facendo venir meno il principio di irripetibilità delle somme e rendendo il debito esigibile.
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Contributo di solidarietà: illegittimo se non c’è legge
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del contributo di solidarietà imposto da una cassa di previdenza privata ai suoi pensionati. La decisione si fonda sul principio della riserva di legge: un prelievo patrimoniale di questo tipo non può essere introdotto da un semplice regolamento interno dell'ente, ma necessita di una specifica norma di legge. Di conseguenza, le somme trattenute devono essere restituite, con un termine di prescrizione decennale per l'azione di recupero.
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Competenza territoriale collaboratori: la Cassazione decide
Una società di servizi digitali ha contestato la competenza territoriale del Tribunale in una causa promossa dai suoi collaboratori. Questi ultimi chiedevano l'applicazione delle tutele del lavoro subordinato. La società sosteneva che dovesse applicarsi il foro del domicilio del collaboratore, tipico del lavoro autonomo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che quando si invoca la disciplina del lavoro subordinato, anche le relative norme processuali, inclusa la competenza territoriale collaboratori, devono essere applicate. Di conseguenza, il foro competente è quello del luogo in cui sorge il rapporto o dove si trova una sede dell'azienda presso cui il lavoratore opera.
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Mobilità docenti: la Cassazione fa chiarezza sulle fasi
Una docente ha contestato le regole sulla mobilità docenti per l'anno scolastico 2016/17, sostenendo di essere stata ingiustamente scavalcata da colleghi provenienti dal concorso 2012. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la legittimità delle diverse fasi di mobilità stabilite dalla contrattazione collettiva. Tali fasi davano priorità a determinate categorie in specifici contesti, come i trasferimenti endoprovinciali, rappresentando un bilanciamento non irragionevole degli interessi derivanti dalla riforma "Buona Scuola".
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Appalto illecito: la retribuzione non si tocca
In un caso di appalto illecito, la Corte di Cassazione ha stabilito che il datore di lavoro effettivo deve corrispondere l'intera retribuzione al lavoratore, senza poter detrarre le somme che quest'ultimo ha percepito dal datore di lavoro fittizio. La Corte ha chiarito che l'obbligazione ha natura puramente retributiva e non risarcitoria, rendendo inapplicabile il principio della "compensatio lucri cum damno".
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Appalto illecito: le somme non si detraggono
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 868/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di appalto illecito. Se un rapporto di lavoro viene ricondotto al committente a seguito di un'interposizione fittizia di manodopera, quest'ultimo non può detrarre dalle retribuzioni dovute le somme che il lavoratore ha percepito lavorando per altri datori di lavoro nel periodo di illegittimo rifiuto della prestazione. La Corte ha chiarito che l'obbligazione del datore di lavoro ha natura retributiva e non risarcitoria, escludendo così l'applicazione del principio della 'compensatio lucri cum damno'.
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Restituzione indennità di mobilità dopo reintegro
Un lavoratore, licenziato e successivamente reintegrato, aveva percepito l'indennità di mobilità. La Corte di Cassazione ha stabilito l'obbligo di restituzione indennità di mobilità all'ente previdenziale. La reintegrazione, infatti, annulla retroattivamente lo stato di disoccupazione, presupposto fondamentale per il diritto alla prestazione, rendendo irrilevante che l'indennità risarcitoria del datore di lavoro non copra l'intero periodo di assenza dal lavoro.
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Revoca indennità disoccupazione: la decisione della Corte
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha confermato la legittimità della revoca dell'indennità di disoccupazione (Naspi) nei confronti di un soggetto condannato per reati ostativi, tra cui quelli legati ad associazioni di tipo mafioso. Il ricorrente sosteneva l'incostituzionalità della norma per la sua applicazione retroattiva, ma la Corte ha rigettato il ricorso. È stato chiarito che la revoca indennità disoccupazione non è una sanzione penale accessoria, soggetta al divieto di retroattività, bensì un provvedimento amministrativo che consegue alla condanna. La misura, basata su uno 'statuto d'indegnità', è legittima finché le pene per i reati ostativi non sono state interamente espiate.
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Indennità mansioni superiori: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un gruppo di assistenti amministrativi scolastici che, avendo svolto mansioni superiori come DSGA, chiedevano il pagamento delle differenze retributive piene. La Suprema Corte ha confermato che la normativa speciale prevale su quella generale, stabilendo che a tale personale spetta solo una specifica indennità mansioni superiori. Questa viene calcolata come differenza tra il trattamento economico iniziale del DSGA e la retribuzione complessiva già in godimento dell'assistente, inclusa l'anzianità. Di conseguenza, l'indennità diminuisce con l'aumentare della retribuzione dell'incaricato, potendo anche azzerarsi, senza che ciò costituisca una violazione di legge.
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Anzianità di servizio: sì al riconoscimento post-concorso
La Cassazione ha stabilito che l'anzianità di servizio maturata con un contratto a termine in un ente pubblico deve essere riconosciuta anche se il lavoratore viene poi assunto a tempo indeterminato tramite concorso pubblico. La modalità di assunzione è irrilevante se le mansioni svolte sono omogenee. Annullata la decisione della Corte d'Appello che negava tale diritto.
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Insussistenza del fatto licenziamento: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 273/2024, ha rigettato il ricorso di una casa di cura contro la sentenza che dichiarava illegittimo il licenziamento di una dipendente. La motivazione del licenziamento, basata sull'esternalizzazione di un servizio, è stata giudicata infondata, configurando un'insussistenza del fatto licenziamento. La Corte ha confermato la reintegrazione della lavoratrice, sottolineando che, in questi casi, la tutela reintegratoria è l'unica sanzione applicabile, senza discrezionalità per il giudice.
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Insussistenza del fatto: reintegra se il motivo non c’è
La Corte di Cassazione ha confermato la nullità di un licenziamento per giustificato motivo oggettivo, basato sull'esternalizzazione di un servizio, a causa della manifesta insussistenza del fatto. Poiché il lavoratore licenziato non era mai stato addetto a tale servizio, la motivazione del licenziamento è stata ritenuta inesistente. Di conseguenza, è stata confermata la tutela reintegratoria, che obbliga il datore di lavoro a riammettere il dipendente nel suo posto.
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Licenziamento illegittimo e reintegro: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 87/2024, ha stabilito un principio cruciale in materia di licenziamento illegittimo per giustificato motivo oggettivo. Il caso riguardava una socia lavoratrice di una cooperativa licenziata per una presunta riorganizzazione aziendale. I giudici di merito, pur riconoscendo l'insussistenza del motivo, avevano concesso solo una tutela risarcitoria. La Cassazione ha accolto il ricorso della lavoratrice, cassando la sentenza e rinviando il caso alla Corte d'Appello. Il punto chiave è che, a seguito di una sentenza della Corte Costituzionale, la semplice insussistenza del fatto posto a base del licenziamento è sufficiente per ordinare il reintegro nel posto di lavoro, senza che tale insussistenza debba essere 'manifesta'.
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Contributo di solidarietà: illegittimo se imposto dalla Cassa
Un ente previdenziale imponeva un contributo di solidarietà sulla pensione di un professionista, il quale ne chiedeva la restituzione. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità della trattenuta, specificando che l'introduzione di un contributo di solidarietà è una prerogativa esclusiva della legge statale e non può essere deliberata autonomamente dalle casse, neanche per ragioni di bilancio. È stato inoltre confermato il termine di prescrizione decennale per l'azione di rimborso.
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