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Art. 3 Costituzione — Anno 2025

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1535 provvedimenti

Altri anni per Art. 3 Costituzione

Prescrizione medici specializzandi: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 27934/2025, ha dichiarato inammissibili i ricorsi di alcuni medici specializzandi che chiedevano il risarcimento per la mancata retribuzione durante la specializzazione in anni antecedenti al 1991/92. La Corte ha ribadito il suo orientamento consolidato, secondo cui la prescrizione decennale del diritto al risarcimento decorre dal 27 ottobre 1999, data di entrata in vigore della legge n. 370/1999. Poiché i ricorsi non presentavano argomenti idonei a superare tale giurisprudenza, sono stati rigettati.
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Fatto notorio: il default e la prescrizione dei danni
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni investitori contro un istituto di credito per le perdite subite su obbligazioni estere. La decisione conferma che il termine di prescrizione decennale per l'azione di risarcimento danni decorre dalla data del default dell'emittente, considerato un "fatto notorio", e non dal momento della successiva percezione del danno da parte del singolo investitore. Di conseguenza, l'azione legale, avviata a distanza di quasi vent'anni, è stata ritenuta prescritta.
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Prescrizione fatto notorio: il default è dies a quo
Un investitore ha citato in giudizio un istituto di credito per danni derivanti dall'acquisto di obbligazioni argentine. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione dei giudici di merito. Il diritto al risarcimento è stato ritenuto estinto per prescrizione decennale. Il punto cruciale della sentenza è che il termine di prescrizione è iniziato a decorrere dalla data del default sovrano, considerato un "fatto notorio" che ha reso il danno immediatamente percepibile dall'investitore.
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Avviso di accertamento: nullità per errore indirizzo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società di riscossione contro due contribuenti, confermando la nullità di un avviso di accertamento per il mancato pagamento della tassa su un passo carrabile. La decisione si fonda sull'errore sostanziale contenuto nell'atto, che indicava un indirizzo completamente errato e non riconducibile né ai contribuenti né al passo carrabile in questione, ledendo così il diritto di difesa.
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Ricettazione online: consumazione e dolo del reato
Un commerciante viene condannato per ricettazione dopo aver acquistato online prodotti tecnologici contraffatti. La Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, specificando che il reato di ricettazione tramite acquisto si consuma al momento dell'accordo e non alla consegna della merce. La Corte sottolinea come l'acquisto da canali non ufficiali a prezzi irrisori dimostri la piena consapevolezza dell'acquirente circa la provenienza illecita dei beni.
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Termine impugnazione penale: quando il ricorso è tardivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Pubblico Ministero avverso una sentenza di assoluzione per un reato ambientale. La decisione non è entrata nel merito della causa, ma si è basata su un vizio procedurale: il ricorso è stato depositato un giorno oltre il termine perentorio di 45 giorni. La sentenza illustra nel dettaglio il calcolo del termine impugnazione penale, chiarendo che la scadenza di sabato non comporta una proroga al giorno lavorativo successivo, a differenza di quanto avviene in altri procedimenti.
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Colloqui 41-bis: Vetro divisorio con figli minori
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del mantenimento del vetro divisorio durante i colloqui tra un detenuto in regime 41-bis e il figlio infraquattordicenne. La decisione non è automatica ma si basa su una valutazione specifica del rischio, bilanciando il diritto alla vita familiare con le esigenze di sicurezza. In questo caso, la pericolosità del detenuto e il rischio di strumentalizzazione del minore per veicolare messaggi hanno giustificato la misura restrittiva, in linea con i principi stabiliti dalla Corte Costituzionale.
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Osservazione scientifica in carcere: è obbligatoria?
La Corte di Cassazione ha stabilito che per i condannati per specifici reati gravi, l'osservazione scientifica in carcere della durata di almeno un anno è un presupposto obbligatorio e non sostituibile per accedere a misure alternative alla detenzione, come l'affidamento in prova. Un percorso riabilitativo svolto all'esterno, anche se di analogo contenuto, non è considerato equipollente. La Corte ha rigettato il ricorso di un detenuto, confermando che la normativa vigente impone che tale valutazione avvenga all'interno dell'istituto penitenziario, sebbene con il possibile ausilio di esperti esterni.
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Dipendente postale: incaricato di pubblico servizio?
La Corte di Cassazione a Sezioni Unite stabilisce che un dipendente delle Poste che gestisce il risparmio postale riveste la qualifica di incaricato di pubblico servizio. Di conseguenza, la sottrazione di somme dai buoni fruttiferi dei clienti configura il reato di peculato e non di appropriazione indebita. La sentenza risolve un contrasto giurisprudenziale, affermando la natura pubblicistica dell'attività di raccolta del risparmio postale, data la sua finalità di interesse generale e la specifica disciplina normativa che la distingue dall'attività bancaria privata.
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Divisione beni mobili: la Cassazione annulla sentenza
In un caso di divisione beni mobili tra ex coniugi, la Corte di Cassazione ha annullato la decisione di merito che aveva presunto una divisione di fatto basata sul solo prelievo di alcuni oggetti da parte di un coniuge. La Corte ha stabilito che tale comportamento, da solo, non è sufficiente a provare un accordo tacito di divisione, rinviando il caso alla Corte d'Appello per un nuovo esame basato su prove concrete.
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Impugnazione estratto di ruolo: l’onere della prova
Una società contesta un estratto di ruolo per vecchi contributi previdenziali. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso, stabilendo un principio chiave: per una valida impugnazione estratto di ruolo, non basta l'iscrizione del debito, ma il debitore deve specificamente allegare e provare un pregiudizio concreto, come l'impossibilità di partecipare a gare d'appalto. La mancata allegazione di tale danno nelle fasi di merito rende l'azione inammissibile.
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Pensione di vecchiaia: i contributi autonomi valgono?
Una lavoratrice si è vista negare la pensione di vecchiaia perché la Corte d'Appello ha escluso i suoi contributi da lavoro autonomo. La Corte di Cassazione, investita della questione e dei dubbi di costituzionalità, ha ritenuto il caso troppo complesso per una decisione immediata, rinviando la causa a una pubblica udienza per un'analisi approfondita.
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Concordato in appello: limiti all’impugnazione
Una recente sentenza della Corte di Cassazione chiarisce i ristretti limiti per impugnare una decisione emessa a seguito di un concordato in appello. Nel caso di specie, relativo a reati di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, la Corte ha dichiarato inammissibili quasi tutti i ricorsi, sottolineando che l'accordo sulla pena preclude la possibilità di sollevare successive doglianze sulla motivazione, sulla qualificazione del reato o sull'entità della pena, salvo i rari casi di sanzione illegale.
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Pensione di anzianità: no se il lavoro continua
La Corte di Cassazione nega il diritto alla pensione di anzianità a una lavoratrice che, dopo le dimissioni, è stata immediatamente riassunta dallo stesso datore di lavoro con un contratto part-time. La Corte ha ritenuto tale operazione una cessazione simulata del rapporto di lavoro, confermando l'annullamento della pensione da parte dell'ente previdenziale e la richiesta di restituzione delle somme percepite, data la provata mala fede della ricorrente.
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Onere della prova contributi: chi deve dimostrarli?
Un lavoratore ha richiesto un ricalcolo della pensione per contributi non versati. La Cassazione ha stabilito che l'onere della prova contributi spetta sempre al lavoratore, anche se l'ente previdenziale non si costituisce in giudizio. La domanda è stata respinta nel merito ma accolta solo sulla questione delle spese legali.
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Estradizione e protezione internazionale: i limiti
La Corte di Cassazione ha stabilito che la procedura di estradizione e quella per la richiesta di protezione internazionale sono distinte e autonome. Di conseguenza, la pendenza di una domanda di asilo non impedisce la consegna di un individuo a uno Stato estero, a condizione che il giudice abbia verificato l'assenza di rischi per i suoi diritti fondamentali. Nel caso specifico, un uomo condannato per omicidio e rapina in Moldavia ha visto respinto il suo ricorso contro l'estradizione, nonostante le sue lamentele sulle condizioni carcerarie e la sua richiesta di asilo in Italia. La Corte ha ritenuto affidabili le garanzie fornite dalle autorità moldave sulle condizioni di detenzione.
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Odio razziale: Cassazione su aggravante nel reato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per tentato omicidio plurimo, aggravato da odio razziale. L'aggressione, avvenuta con veicoli e spranghe contro un gruppo di cittadini stranieri, è stata ritenuta correttamente qualificata. La Corte ha ribadito che l'uso di espressioni palesemente razziste durante il crimine è sufficiente a integrare l'aggravante, respingendo le doglianze sulla disparità di trattamento con altri coimputati giudicati separatamente.
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Inammissibilità appello: Cassazione annulla condanna
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Corte di Appello che aveva dichiarato l'inammissibilità di un appello per eccessivo formalismo e genericità dei motivi. La Suprema Corte ha censurato l'approccio formalistico, ritenendo che le finalità della norma fossero state raggiunte. In via decisiva, ha rilevato che il reato era già estinto per prescrizione prima ancora della sentenza di primo grado, annullando così la condanna senza rinvio.
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Mandato ad impugnare: la legge applicabile è una sola
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato, il cui appello era stato dichiarato inammissibile per mancanza di un specifico mandato ad impugnare. La Corte ha stabilito che la legge processuale applicabile è quella in vigore al momento della presentazione dell'impugnazione, secondo il principio 'tempus regit actum', anche se una legge successiva ha modificato i requisiti di ammissibilità in senso più favorevole. Il caso verteva su un appello presentato da un difensore d'ufficio per un imputato giudicato in assenza, prima della riforma che ha alleggerito l'onere del mandato.
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Ricorso misure di prevenzione: inammissibilità e limiti
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi contro un decreto applicativo di misure di prevenzione, quali la sorveglianza speciale e la confisca. La sentenza chiarisce che il ricorso misure di prevenzione in sede di legittimità è consentito solo per violazione di legge e non per contestare il merito della valutazione sulla pericolosità sociale o sulla sproporzione dei beni. Viene ribadito che le censure relative a vizi di motivazione non sono ammesse in questo specifico ambito procedurale.
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