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Art. 3 Convenzione EDU — Sezione Seconda Penale

7 provvedimenti

Altri anni per Art. 3 Convenzione EDU

Rinnovazione della prova in appello: ribaltare l’assoluzione
La vicenda nasce da un conflitto tra vicini per il diritto di passaggio su una strada privata a seguito di un'asta giudiziaria. I vecchi proprietari hanno ostacolato il transito del nuovo acquirente, generando denunce reciproche per violenza privata e lesioni personali. La Corte d'Appello ha ribaltato l'assoluzione del nuovo acquirente ai soli fini civili senza riascoltare i testimoni e ha condannato i vecchi proprietari sulla base delle sole querele. La Corte di Cassazione ha chiarito che la rinnovazione della prova in appello è obbligatoria anche quando si riforma una sentenza assolutoria ai soli fini civili. Di conseguenza, ha annullato la condanna civile per difetto di istruttoria. Inoltre, ha annullato le condanne per violenza privata poiché due episodi si basavano su querele inutilizzabili per mancanza di consenso e l'ultimo episodio era ormai estinto per prescrizione.
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Mandato di arresto europeo: tra sovraffollamento e consegna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino straniero contro la decisione di consegna all'autorità giudiziaria della Romania, emessa in esecuzione di un mandato di arresto europeo per tentato omicidio. La difesa contestava le condizioni carcerarie dello Stato richiedente, lamentando il rischio di trattamenti disumani. La Suprema Corte ha chiarito che la valutazione sullo spazio minimo in cella (almeno tre metri quadrati) deve considerare gli arredi e i fattori compensativi, come le ore trascorse fuori dalla cella e le attività ricreative garantite. Poiché lo Stato estero ha fornito idonee garanzie sul trattamento carcerario, il ricorso è stato rigettato, confermando la legittimità della consegna del soggetto alle autorità straniere.
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Impugnazione penale: nuove regole per il deposito
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso in materia di impugnazione penale perché depositato tramite posta raccomandata. La sentenza chiarisce che, a seguito della Riforma Cartabia (d.lgs 150/22), tale modalità non è più consentita, essendo state abrogate le vecchie norme. Le uniche modalità valide sono il deposito telematico (PEC) o la consegna personale in cancelleria.
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Accertamento medico obbligatorio e custodia cautelare
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza che negava la sostituzione della custodia in carcere con gli arresti domiciliari a un imputato con gravi problemi di salute. La Corte ha stabilito che, di fronte a documentazione medica seria che indica l'incompatibilità con il regime carcerario, il giudice ha l'obbligo di disporre un accertamento medico obbligatorio prima di decidere, non potendo limitarsi a una valutazione astratta delle cure disponibili in carcere.
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Ricorso straordinario tardivo: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso straordinario perché presentato fuori termine. Il ricorrente lamentava un errore nella notifica dell'avviso di udienza, inviato a un avvocato omonimo. La Corte ha stabilito che il termine perentorio per l'impugnazione decorre dalla data di deposito del provvedimento impugnato, non dal momento in cui la parte ne viene a conoscenza, sottolineando la prevalenza del principio di certezza del diritto.
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Concorso in usura: prova del dolo e motivazione
La Corte di Cassazione ha analizzato un caso di concorso in usura, annullando parzialmente una condanna per vizio di motivazione. La sentenza sottolinea che, per affermare la responsabilità penale, i giudici devono confutare con argomentazioni logiche le prove a discarico presentate dalla difesa che offrono una spiegazione alternativa e lecita dei fatti. L'appello di un altro imputato è stato invece dichiarato inammissibile per genericità.
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Rescissione del giudicato: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile la richiesta di rescissione del giudicato presentata da un condannato in via definitiva. La Corte ha stabilito che la mancata conoscenza dei processi non era "incolpevole", bensì frutto di una negligenza colposa, poiché l'imputato, pur avendo nominato un difensore di fiducia, non si era attivato per mantenere i contatti e informarsi sull'andamento dei procedimenti a suo carico.
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