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Art. 299 Codice di Procedura Penale — Anno 2026

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145 provvedimenti

Altri anni per Art. 299 Codice di Procedura Penale

Obbligo di dimora: lavoro e misure cautelari
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza che negava la modifica dell'**obbligo di dimora** a un indagato per associazione mafiosa. Il ricorrente chiedeva di variare gli orari del divieto di allontanamento dal domicilio per poter svolgere l'attività di camionista e mantenere la famiglia. La Suprema Corte ha stabilito che la misura non custodiale deve essere compatibile con le necessità lavorative, come previsto dall'art. 283 c.p.p., e che il giudice deve valutare l'effettività della proposta di lavoro senza richiedere necessariamente uno stato di indigenza, diversamente da quanto avviene per gli arresti domiciliari.
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**Arresti domiciliari**: guida alla sospensione pena
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un condannato che chiedeva la sospensione dell'ordine di carcerazione invocando la disciplina degli **Arresti domiciliari**. Nonostante fosse stato emesso un provvedimento di mitigazione della misura cautelare prima della definitività della sentenza, questo non era mai stato eseguito a causa della mancanza di corrente elettrica nell'abitazione, necessaria per il braccialetto elettronico. La Corte ha stabilito che la sospensione prevista dall'art. 656 comma 10 c.p.p. si applica solo se il soggetto si trova effettivamente e materialmente agli **Arresti domiciliari** al momento dell'esecuzione, e non in base a un mero titolo giuridico non attuato.
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Carenza di interesse nel ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata contro l'ordinanza di aggravamento della misura cautelare. Inizialmente sottoposta agli arresti domiciliari per reati associativi legati al traffico di stupefacenti, la donna aveva subito il ripristino della custodia in carcere a causa di visite non autorizzate. Tuttavia, durante il procedimento di legittimità, il GIP ha nuovamente concesso i domiciliari. La difesa ha quindi presentato formale rinuncia al ricorso per sopravvenuta carenza di interesse. La Suprema Corte ha confermato che tale condizione esclude la condanna alle spese processuali e alla sanzione pecuniaria.
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Custodia cautelare e condanna definitiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che contestava il mantenimento della custodia cautelare in carcere. Durante il procedimento di impugnazione, infatti, è intervenuta una sentenza di patteggiamento irrevocabile per reati gravi tra cui rapina ed estorsione. La Corte ha stabilito che la custodia cautelare cessa la sua funzione quando la condanna diventa definitiva, poiché inizia la fase dell'esecuzione della pena.
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Assoluta impossibilità e arresti domiciliari: guida
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia in carcere per un indagato di traffico internazionale di droga, rigettando la richiesta di arresti domiciliari avanzata per accudire i figli minori. Il fulcro della decisione risiede nella nozione di assoluta impossibilità della madre di prestare assistenza. La Corte ha stabilito che tale condizione non può essere integrata da semplici difficoltà lavorative o problemi di salute non invalidanti. Nel caso specifico, la gravità dei reati e il rischio di fuga hanno reso la detenzione in carcere l'unica misura idonea.
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Misure cautelari relative: i limiti dei domiciliari
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato per traffico di stupefacenti che chiedeva la sostituzione del carcere con i domiciliari. Nonostante il percorso risocializzante e il tempo trascorso, la Corte ha ritenuto che le misure cautelari relative debbano essere mantenute a causa del ruolo centrale del soggetto nell'organizzazione e dell'inefficacia dei domiciliari nel prevenire contatti con il clan.
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Appello cautelare e conversione del ricorso
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un imputato che ha proposto ricorso diretto contro il diniego di sostituzione della custodia cautelare in carcere. La Suprema Corte ha chiarito che tale provvedimento deve essere impugnato tramite appello cautelare e non con ricorso per cassazione per saltum, disponendo la conversione dell'impugnazione e la trasmissione degli atti al tribunale competente.
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Custodia cautelare in carcere: conferma della misura
La Corte di Cassazione ha confermato l'ordinanza che negava la sostituzione della custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari per un indagato accusato di rapina aggravata. Nonostante l'ammissione di colpa, la pericolosità sociale desunta dai numerosi precedenti penali giustifica il mantenimento della misura di massimo rigore.
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Revoca misura cautelare: quando il tempo non basta
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato da un imputato che richiedeva la revoca misura cautelare basandosi principalmente sul tempo trascorso dall'inizio della misura. La Corte ha chiarito che il solo decorso del tempo, senza l'apporto di fatti nuovi e specifici che dimostrino un'effettiva attenuazione delle esigenze cautelari, non giustifica il venir meno degli obblighi imposti, specialmente se la condotta era già stata valutata per ottenere precedenti benefici.
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Custodia cautelare in carcere: limiti e mafia
La Corte di Cassazione ha confermato il ripristino della custodia cautelare in carcere per un soggetto accusato di usura ed estorsione aggravata dal metodo mafioso. Nonostante la difesa sostenesse l'efficacia degli arresti domiciliari in una località distante mille chilometri dal luogo del delitto, i giudici hanno ritenuto tale misura insufficiente a causa della persistente pericolosità sociale e della capacità dell'indagato di comunicare con le vittime tramite videochiamate.
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Incompatibilità carceraria: diritto alla salute
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza del Tribunale di Napoli che negava la sostituzione della custodia in carcere con gli arresti domiciliari a un detenuto malato. La Corte ha stabilito che, in caso di contrasto tra il perito d'ufficio e il consulente di parte sull'incompatibilità carceraria, il giudice deve motivare analiticamente il rigetto delle tesi difensive, specialmente se riguardano l'inadeguatezza delle cure interne.
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Errore di fatto: quando annulla la sentenza penale
La Corte di Cassazione ha respinto un ricorso straordinario basato su un presunto errore di fatto in un caso di corruzione. Nonostante una svista cronologica nella sentenza impugnata, la Corte ha stabilito che tale imprecisione non fosse decisiva per l'esito del giudizio, confermando la responsabilità dell'imputato per la consegna di denaro a un magistrato.
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Aggravamento misura cautelare per condanna grave
Un imputato agli arresti domiciliari per concorso esterno in associazione mafiosa si vede aggravare la misura in custodia in carcere dopo una condanna a una pena severa e un atto intimidatorio. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di tale **aggravamento misura cautelare**, ritenendolo giustificato dalla combinazione della gravità della pena inflitta e della condotta dell'imputato, indicativa di una persistente pericolosità sociale e di logiche di tipo mafioso.
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Carenza di interesse: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro una misura cautelare degli arresti domiciliari, a causa della revoca della misura stessa avvenuta dopo la presentazione del ricorso. Tale evento determina una sopravvenuta carenza di interesse, poiché l'appellante non ha più un vantaggio concreto da una decisione nel merito.
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Presunzione esigenze cautelari: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione rigetta il ricorso di un indagato per tentata estorsione aggravata, confermando la custodia in carcere. La Corte sottolinea che la presunzione esigenze cautelari per reati gravi, come quelli con metodo mafioso, non è superata dal tempo trascorso dal fatto o dall'incensuratezza dell'indagato, se non vi sono elementi nuovi che dimostrino un'attenuazione del pericolo di reiterazione.
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Esigenze cautelari: la cessazione dell’attività non basta
La Corte di Cassazione ha stabilito che la cessazione dell'attività aziendale, attraverso cui è stato commesso un reato, non è di per sé sufficiente per revocare una misura cautelare. L'analisi sulle esigenze cautelari deve valutare il rischio concreto che l'indagato possa commettere reati della stessa specie con altri mezzi, non limitandosi a considerare l'impossibilità di ripetere lo specifico fatto contestato.
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Aggravamento misura cautelare: quando è legittimo
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un aggravamento della misura cautelare, passando dall'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria alla custodia in carcere. La decisione si fonda sulla commissione di un nuovo reato (detenzione di stupefacenti) da parte di un soggetto già sottoposto a misura per fatti analoghi. La Corte ha ritenuto che tale comportamento dimostri la persistenza della pericolosità sociale e l'inadeguatezza di misure meno afflittive, giustificando l'aggravamento della misura cautelare senza necessità di un nuovo interrogatorio di garanzia.
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Obbligo di dimora e coprifuoco: quando è impugnabile?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la sostituzione degli arresti domiciliari con l'obbligo di dimora, anche se accompagnato da prescrizioni come il divieto di uscita notturna, costituisce sempre un provvedimento favorevole per l'indagato. Di conseguenza, manca l'interesse ad impugnare tale decisione, rendendo l'appello inammissibile. La Corte ha sottolineato che l'obbligo di dimora rimane una misura intrinsecamente meno afflittiva degli arresti domiciliari, non essendo quindi ad essi equiparabile né ai fini della gravosità né per il calcolo del presofferto.
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Presunzione custodia in carcere: Cassazione e mafia
Un soggetto condannato in primo grado per associazione mafiosa ha richiesto la sostituzione della misura cautelare in carcere con gli arresti domiciliari. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo la validità della presunzione custodia in carcere prevista dalla legge per reati di tale gravità. La Corte ha sottolineato che, in assenza di prove concrete di rescissione dei legami con l'organizzazione criminale, la legge preclude l'applicazione di misure meno severe, rendendo irrilevanti argomentazioni come il tempo trascorso dai fatti o la presunta disparità di trattamento.
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Esigenze cautelari: la valutazione del giudice del rinvio
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un'ordinanza che confermava la custodia in carcere per gravi reati di droga. Anche dopo l'annullamento dell'aggravante mafiosa, le esigenze cautelari sono state ritenute attuali e concrete, basandosi sulla gravità dei fatti e la pericolosità del soggetto, rendendo inadeguata ogni altra misura.
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