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Art. 299 Codice di Procedura Penale — Anno 2025

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187 provvedimenti

Altri anni per Art. 299 Codice di Procedura Penale

Sostituzione misura cautelare negata per droga
La Corte di Cassazione conferma il diniego alla richiesta di sostituzione della misura cautelare dalla detenzione in carcere agli arresti domiciliari per un individuo accusato di traffico di ingenti quantità di stupefacenti. La decisione si fonda sull'elevata pericolosità sociale del soggetto, i suoi stabili contatti con ambienti criminali e il concreto pericolo di recidiva, ritenendo la misura carceraria l'unica proporzionata e adeguata a fronteggiare le esigenze cautelari.
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Revoca misura cautelare: quando il ricorso è generico
Un soggetto, sottoposto all'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per reati di droga, chiede la revoca della misura. La Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, stabilendo che per la revoca di una misura cautelare non basta il tempo trascorso, ma servono nuovi elementi concreti che attenuino il pericolo di recidiva. Un ricorso basato su motivi generici e non correlati alla decisione impugnata è destinato all'inammissibilità.
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Appello cautelare: la Cassazione chiarisce il rimedio
Un'ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce il corretto strumento di impugnazione contro il rigetto di una richiesta di sostituzione della custodia in carcere. Il ricorso per cassazione è stato riqualificato in appello cautelare e trasmesso al Tribunale della libertà competente, in quanto l'appello è il rimedio specifico previsto per le ordinanze che modificano o rigettano misure cautelari, a differenza del ricorso diretto, ammesso solo in casi specifici come l'applicazione di una misura coercitiva.
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Custodia cautelare: decorrenza dei termini per reati
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato che chiedeva la scarcerazione per decorrenza dei termini massimi di custodia cautelare. Il caso riguardava due ordinanze di custodia: la prima per detenzione di stupefacenti, la seconda per un reato associativo (permanente) contestato fino a una data successiva alla prima ordinanza. La Corte ha stabilito che i termini di custodia cautelare non possono essere retrodatati al primo arresto se il secondo reato si è protratto nel tempo, non essendo i fatti completamente desumibili al momento della prima misura. Di conseguenza, i termini per i due procedimenti decorrono separatamente.
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Esigenze cautelari: tempo e pericolosità sociale
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un indagato per traffico di droga che chiedeva la revoca delle misure cautelari. La sentenza ribadisce che le esigenze cautelari, in particolare il pericolo di reiterazione del reato, non vengono meno automaticamente per il solo decorso del tempo o per il periodo di detenzione già scontato. La valutazione deve basarsi sulla pericolosità sociale complessiva dell'individuo, specialmente in contesti di criminalità organizzata.
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Esigenze cautelari: il tempo non basta a revocarle
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato che chiedeva la revoca della misura cautelare basandosi sul tempo trascorso. La sentenza ribadisce che per valutare le esigenze cautelari non è sufficiente il decorso del tempo, ma servono elementi nuovi e concreti che dimostrino un reale mutamento della situazione, specialmente in contesti di criminalità associativa. La Corte ha confermato la decisione del Tribunale, sottolineando che la pericolosità del soggetto era ancora attuale.
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Valutazione prove nuove: la Cassazione annulla
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che confermava la custodia cautelare in carcere per associazione mafiosa. La decisione è fondata sulla mancata e illogica valutazione di prove nuove, in particolare le dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia presentate dalla difesa. Il Tribunale del riesame, in sede di rinvio, non aveva adeguatamente motivato il suo rigetto, omettendo di analizzare elementi potenzialmente decisivi per rivedere il quadro indiziario a carico dell'indagato. La Suprema Corte ha ribadito l'obbligo per il giudice di esaminare concretamente le nuove allegazioni difensive.
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Ricorso per saltum: quando è inammissibile
Un imputato, a cui era stata negata la sostituzione della custodia in carcere con gli arresti domiciliari, ha presentato ricorso per saltum direttamente in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, poiché tale rimedio è previsto solo per le ordinanze che applicano per la prima volta una misura cautelare. Tuttavia, in applicazione del principio del 'favor impugnationis', ha convertito il ricorso in appello, trasmettendo gli atti al giudice competente.
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Parere pubblico ministero: nullo il cambio di misura
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro il ripristino degli arresti domiciliari. La decisione conferma la nullità di un precedente provvedimento che aveva alleviato la misura cautelare senza acquisire il parere pubblico ministero, come richiesto dalla legge. La Corte ha stabilito che l'omissione di tale parere costituisce una violazione del contraddittorio e una nullità procedurale che giustifica l'annullamento dell'atto.
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Presunzione esigenze cautelari: il tempo non basta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato per associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico, il quale chiedeva la sostituzione della custodia cautelare in carcere. La Corte ha ribadito che la presunzione esigenze cautelari, prevista dall'art. 275 c.p.p. per reati di particolare gravità, non può essere superata dal solo trascorrere del tempo in detenzione, soprattutto di fronte alla gravità dei fatti e all'impossibilità di applicare misure alternative come gli arresti domiciliari.
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Pericolo di reiterazione: no arresti domiciliari
Un lavoratore portuale, accusato di aver facilitato un ingente traffico di stupefacenti, si è visto negare la sostituzione della custodia in carcere con gli arresti domiciliari. La Corte di Cassazione ha rigettato il suo ricorso, sostenendo che il pericolo di reiterazione del reato permane 'concreto e attuale' nonostante l'imputato avesse perso il lavoro e l'accesso al porto. La gravità dei fatti e i legami con la criminalità organizzata sono stati ritenuti elementi decisivi per considerare l'imputato inaffidabile per misure meno afflittive.
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Esigenze cautelari: il tempo non basta a revocarle
Un soggetto in custodia cautelare per reati legati al narcotraffico ha richiesto la revoca della misura, adducendo il tempo trascorso e nuovi elementi a sua difesa. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che le esigenze cautelari, soprattutto per reati gravi, non vengono meno solo per il decorso del tempo e richiedono una valutazione complessiva della pericolosità sociale dell'individuo, che nel caso di specie permaneva.
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Frode carburanti agricoli: il ruolo dell’autista
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un autista coinvolto in una vasta frode carburanti agricoli. La sentenza conferma che, ai fini delle misure cautelari, il suo ruolo non era quello di un mero dipendente, ma di un partecipe attivo al sistema fraudolento, basato sull'uso di documentazione falsa per evadere accise e IVA.
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Autorizzazione Lavoro Arresti Domiciliari: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che negava l'autorizzazione al lavoro a un soggetto agli arresti domiciliari. La Corte ha ritenuto che la motivazione del Tribunale fosse insufficiente, sia riguardo la valutazione delle esigenze cautelari, sia nell'interpretazione del requisito di "assoluta indigenza", che non va inteso come povertà totale ma come incapacità di far fronte ai bisogni primari della famiglia. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione.
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Custodia cautelare: la Cassazione conferma il carcere
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di due indagati per omicidio e tentato omicidio, confermando la custodia cautelare in carcere. La Suprema Corte ha stabilito che né il decorso del tempo, né l'eliminazione dell'aggravante dei futili motivi sono sufficienti a modificare il quadro indiziario o le esigenze cautelari, quali il pericolo di fuga e di reiterazione del reato. La decisione ribadisce la stabilità del giudicato cautelare in assenza di fatti nuovi e significativi.
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Custodia cautelare: termini massimi dopo annullamento
Un individuo, condannato per gravi reati, ha contestato la durata della sua custodia cautelare dopo che la Cassazione ha annullato la sua sentenza limitatamente alla pena. La Corte ha respinto il ricorso, chiarendo che quando la colpevolezza è definitiva, si applicano solo i termini massimi complessivi di custodia cautelare (sei anni, estendibili a nove), e non i più brevi termini di fase. La detenzione è stata quindi ritenuta legittima poiché il termine massimo non era ancora scaduto.
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Custodia Cautelare: quando il carcere è inevitabile
Un individuo, accusato di grave spaccio di stupefacenti, ha impugnato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere, chiedendo i domiciliari. La Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la necessità della misura più afflittiva a causa di un elevato e concreto rischio di recidiva. La Corte ha sottolineato come le modalità professionali del reato e l'inserimento dell'indagato in una rete criminale rendessero la custodia cautelare in carcere l'unica misura idonea a prevenire la commissione di ulteriori delitti.
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Misure cautelari: il tempo non basta a revocarle
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un indagato per spaccio di stupefacenti che chiedeva la revoca delle misure cautelari (obbligo di dimora e di presentazione alla polizia). La Corte ha stabilito che il semplice decorso del tempo, la buona condotta e l'aver trovato un lavoro non sono elementi sufficienti per giustificare la revoca. È necessario dimostrare fatti nuovi e concreti che riducano effettivamente il pericolo di reiterazione del reato, confermando la validità del cosiddetto 'giudicato cautelare'.
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Riparazione per ingiusta detenzione: la colpa grave
Due persone, dopo essere state prosciolte da gravi accuse, si sono viste negare la riparazione per ingiusta detenzione. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che il possesso di manuali per la costruzione di ordigni e la frequentazione di ambienti eversivi costituiscono una 'colpa grave'. Tale condotta, pur non sufficiente per una condanna penale, ha creato una falsa apparenza di colpevolezza che giustifica il diniego del risarcimento.
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Autoriciclaggio: prova e giudicato cautelare
La Cassazione dichiara inammissibile un ricorso contro un'ordinanza di custodia cautelare per autoriciclaggio. La Corte ha ritenuto le prove basate su intercettazioni decisive e ha sottolineato la formazione di un "giudicato cautelare" su questioni già decise in precedenti ricorsi, respingendo i nuovi argomenti difensivi come generici o irrilevanti.
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