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Art. 299 Codice di Procedura Penale — Anno 2025

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187 provvedimenti

Altri anni per Art. 299 Codice di Procedura Penale

Misura cautelare: quando la Cassazione la conferma
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un individuo condannato per associazione di stampo mafioso che chiedeva la sostituzione della misura cautelare della custodia in carcere. La Corte ha stabilito che, per reati di tale gravità, il tempo trascorso dalla commissione dei fatti non è un elemento sufficiente a giustificare un'attenuazione della misura. È necessario presentare fatti nuovi e concreti, non argomenti già valutati in precedenza, per ottenere una revisione della misura cautelare.
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Frode carburanti agricoli: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imprenditore coinvolto in una vasta frode carburanti agricoli. L'imputato, tramite la sua società, emetteva documenti per forniture di gasolio agricolo mai avvenute a una società centrale del sodalizio criminoso. Questo sistema permetteva di dirottare il carburante a basso costo verso altri usi, evadendo accise e IVA. La Corte ha ritenuto sufficienti i gravi indizi di colpevolezza (dati GPS, video) per confermare la misura degli arresti domiciliari, sottolineando il ruolo fondamentale e non marginale dell'imprenditore nella struttura criminale.
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Tempo silente: custodia cautelare e reati di mafia
La Corte di Cassazione ha stabilito che il 'tempo silente', ovvero il lungo periodo trascorso in custodia cautelare, non è di per sé sufficiente a giustificare la revoca o la sostituzione della misura per un imputato di associazione mafiosa. La presunzione di pericolosità per tali reati richiede prove concrete di rescissione dei legami con il sodalizio criminale per essere superata, e il solo decorso del tempo in carcere non costituisce un 'fatto nuovo' idoneo a tal fine.
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Ricorso per Saltum: Inammissibile contro misure cautelari
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per saltum proposto contro l'ordinanza del Tribunale di Roma che aveva negato la revoca della misura cautelare dell'obbligo di dimora. La Corte ha ribadito che l'unico rimedio contro tali provvedimenti è l'appello ai sensi dell'art. 310 c.p.p., e non il ricorso diretto in Cassazione, riservato solo alle ordinanze che applicano per la prima volta una misura restrittiva della libertà personale.
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Custodia cautelare: quando il carcere è inevitabile
Un individuo, accusato di essere a capo di un'associazione a delinquere responsabile di decine di furti, ha impugnato la decisione che gli negava gli arresti domiciliari in sostituzione della custodia cautelare in carcere. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la decisione dei giudici di merito. Secondo la Corte, dato l'elevatissimo rischio di recidiva, il ruolo organizzativo del soggetto e l'impressionante numero di reati commessi, la detenzione in carcere rappresentava l'unica misura idonea a prevenire la commissione di ulteriori crimini, ritenendo inadeguato anche il controllo tramite braccialetto elettronico.
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Misure cautelari: il tempo trascorso non attenua
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un indagato che chiedeva la sostituzione della custodia in carcere con gli arresti domiciliari. La Corte ha stabilito che il 'tempo silente', ovvero il periodo trascorso dalla commissione del reato, è irrilevante ai fini della valutazione delle esigenze cautelari. Per modificare le misure cautelari occorrono elementi sopravvenuti e concreti che dimostrino un'effettiva attenuazione del pericolo, non essendo sufficienti la distanza dal luogo del reato o circostanze già valutate in precedenza.
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Procedura di estradizione: l’obbligo dell’udienza
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza della Corte d'Appello che negava la revoca della custodia cautelare a un cittadino straniero. La decisione è stata presa senza un'udienza in camera di consiglio, violando la specifica procedura di estradizione che impone il contraddittorio tra le parti. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Concorso esterno e custodia: quando è necessaria?
La Corte di Cassazione conferma la custodia in carcere per un professionista accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. La sentenza chiarisce che la chiusura dello studio professionale e la sospensione dall'albo non sono sufficienti a eliminare il pericolo di reiterazione del reato, poiché la sua 'dote professionale' e la sua rete di contatti restano a disposizione del sodalizio criminale, rendendo inadeguata ogni misura meno afflittiva.
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Esigenze cautelari: la detenzione non le esclude
La Corte di Cassazione ha stabilito che lo stato di detenzione di un individuo per una determinata condanna non comporta automaticamente l'annullamento delle esigenze cautelari, come gli arresti domiciliari, per un altro procedimento. Il mero decorso del tempo e la detenzione in corso non sono sufficienti a dimostrare una diminuzione del pericolo di reiterazione del reato, specialmente in presenza di un profilo di elevata pericolosità sociale. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Custodia cautelare in carcere: quando è legittima?
Un individuo condannato per spaccio di droga, dopo aver violato ripetutamente misure cautelari meno afflittive come il divieto di dimora e l'obbligo di firma, si è visto aggravare la misura in custodia cautelare in carcere. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il suo ricorso, ritenendo la decisione del Tribunale logica e ben motivata, data la totale inaffidabilità del soggetto e l'assenza di alternative valide come gli arresti domiciliari.
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Giudicato cautelare: no a preclusioni automatiche
La Corte di Cassazione ha stabilito che la rinuncia al riesame avverso un decreto di sequestro preventivo non crea una preclusione assoluta, o giudicato cautelare, che impedisca di presentare una successiva istanza di revoca parziale. Nel caso di specie, un imprenditore aveva ottenuto la restituzione di una parte cospicua dei fondi sequestrati, ma la sua richiesta di revoca era stata dichiarata inammissibile dal Tribunale del Riesame. La Cassazione ha annullato tale decisione, affermando che il giudice deve sempre valutare nel merito l'istanza di revoca, distinguendola dal riesame, che attiene ai presupposti genetici della misura.
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Gravità indiziaria: Cassazione su custodia cautelare
Un individuo, accusato di essere dirigente di un'associazione di stampo mafioso, ha impugnato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere. La difesa sosteneva la carenza della gravità indiziaria basandosi su elementi nuovi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, specificando che il suo ruolo non è quello di rivalutare le prove, ma di verificare la correttezza giuridica e la logicità della motivazione del giudice di merito. La Corte ha confermato la sussistenza della gravità indiziaria e delle esigenze cautelari, ritenendo adeguata la valutazione del Tribunale del riesame.
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Metodo mafioso: Cassazione conferma la misura cautelare
La Corte di Cassazione ha confermato la misura degli arresti domiciliari per un indagato accusato di violenza privata aggravata dal metodo mafioso. L'indagato, figlio di un noto boss, aveva minacciato una persona evocando la sua appartenenza familiare per intimidirla. La Corte ha stabilito che per l'aggravante del metodo mafioso non è necessaria l'appartenenza formale a un clan, ma è sufficiente che l'agente evochi il potere intimidatorio dell'associazione per creare assoggettamento nella vittima. Il ricorso, basato anche sul 'tempo silente' trascorso, è stato rigettato.
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Presunzione di pericolosità: il tempo non attenua
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo in custodia cautelare per reati di narcotraffico, che chiedeva la sostituzione della detenzione in carcere con gli arresti domiciliari. La Corte ha stabilito che, per superare la presunzione di pericolosità prevista dalla legge per tali reati, non è sufficiente il solo decorso del tempo dalla commissione dei fatti, ma sono necessari elementi nuovi e concreti che dimostrino un'effettiva attenuazione delle esigenze cautelari.
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Ne bis in idem: no a due ricorsi contro la stessa misura
La Corte di Cassazione ha stabilito che è inammissibile un secondo ricorso per il riesame di una misura cautelare se un precedente ricorso, sebbene dichiarato inammissibile per un vizio di forma, è ancora pendente in Cassazione. La decisione si fonda su un'applicazione estensiva del principio del ne bis in idem, volto a prevenire la pendenza simultanea di più procedimenti sulla stessa questione, anche se non ancora decisa nel merito.
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Frode carburanti: la Cassazione sulla prova indiziaria
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato coinvolto in una vasta frode carburanti. La sentenza conferma la validità delle misure cautelari basate su gravi indizi di colpevolezza, anche se di natura indiziaria, e chiarisce il concetto di "attualità" del pericolo di reiterazione del reato. Il caso riguardava un'associazione a delinquere finalizzata alla sottrazione di prodotti petroliferi al pagamento delle accise e dell'IVA, attraverso l'uso di una società "cartiera" e documentazione di trasporto fittizia. La Corte ha ritenuto che la sistematicità delle condotte e la professionalità dimostrata giustificassero il mantenimento delle misure.
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Contraddittorio sulla prova: Cassazione annulla diniego
La Cassazione ha annullato un'ordinanza che negava gli arresti domiciliari a un imputato per estorsione aggravata. La decisione si fonda sulla violazione del principio del contraddittorio sulla prova, poiché il tribunale ha utilizzato elementi non presenti nel fascicolo e non conoscibili dalla difesa. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame che rispetti pienamente i diritti difensivi.
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Presunzione esigenze cautelari: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con la Sentenza 9922/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. La Corte ha ribadito la forza della presunzione esigenze cautelari prevista dall'art. 275 c.p.p., specificando che il solo trascorrere del tempo non è sufficiente a superarla in assenza di nuovi elementi concreti che dimostrino un affievolimento della pericolosità sociale.
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Aggravamento misura cautelare: non è automatico
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un Pubblico Ministero che chiedeva un aggravamento della misura cautelare da arresti domiciliari a custodia in carcere per un imputato condannato in primo grado. La Corte ha stabilito che l'aggravamento della misura cautelare non è una conseguenza automatica della condanna, ma richiede una valutazione complessiva e attuale dei pericoli di fuga e reiterazione del reato, tenendo conto anche della condotta dell'imputato e della specifica natura del crimine contestato.
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Sentenza di condanna: non basta per la custodia cautelare
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Pubblico Ministero che chiedeva la custodia cautelare in carcere per un imputato a seguito di una sentenza di condanna di primo grado. La Corte ha stabilito che la condanna, seppur grave, non è un fattore automatico per l'applicazione della misura, ma deve essere valutata insieme ad altri elementi concreti ed attuali che dimostrino un effettivo pericolo di fuga o di reiterazione del reato.
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