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Art. 2968 Codice Civile

22 provvedimenti

Decadenza sanzione disciplinare: il nodo dei tempi in Cassazione
Un dipendente pubblico con mansioni di esperto informatico viene punito con quindici giorni di sospensione dal servizio e dalla retribuzione per aver manomesso il sistema di rilevamento delle presenze alterando le proprie timbrature. Il lavoratore ricorre in giudizio chiedendo l'annullamento della punizione e la restituzione degli importi trattenuti. Il dipendente invoca la decadenza sanzione disciplinare, affermando che il datore di lavoro fosse a conoscenza dei fatti ben prima della contestazione formale. La Corte d'Appello rigetta la domanda ritenendo la difesa del lavoratore tardiva e infondata. La Corte di Cassazione rileva l'assenza di precedenti chiari sulla tempestività con cui sollevare tale eccezione nel rito del lavoro. Riconoscendo l'importanza della questione, i giudici rinviano la causa alla sezione semplice per definire un principio di diritto uniforme.
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Decadenza rimborso imposte: spedire non basta senza prova di consegna
Una società richiedeva il rimborso delle imposte versate per il triennio 1990-1992 a seguito degli eventi sismici in Sicilia. A fronte del silenzio-rifiuto dell'amministrazione finanziaria, la contribuente avviava il contenzioso. I giudici d'appello accoglievano la domanda ritenendo non contestata la ricezione dell'istanza. L'ente impositore ricorreva in Cassazione lamentando la decadenza rimborso imposte. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, affermando che la decadenza biennale attiene a diritti indisponibili ed è rilevabile d'ufficio dal giudice anche in appello. Non basta provare la spedizione postale: il contribuente deve dimostrare l'effettiva ricezione della richiesta da parte dell'ufficio per interrompere i termini ed evitare la perdita del diritto.
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Indennità di mobilità: la fine del lavoro batte la notifica
Un lavoratore, dipendente di una società fallita, ha richiesto l'indennità di mobilità dopo la cessazione dell'attività lavorativa avvenuta il 24 luglio 2012. Il lavoratore ha presentato la domanda amministrativa il 30 novembre 2012, pochi giorni dopo aver ricevuto la comunicazione formale di licenziamento dal curatore fallimentare. L'Ente Previdenziale ha eccepito la decadenza dal beneficio, sostenendo che il termine di sessantotto giorni decorresse dall'effettiva cessazione del rapporto e non dalla comunicazione tardiva. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Ente Previdenziale, stabilendo che il termine per richiedere l'indennità di mobilità decorre tassativamente dal giorno successivo alla reale fine del rapporto di lavoro. Di conseguenza, la domanda del lavoratore è stata respinta in quanto tardiva.
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Riserve dell’appaltatore: il Comune paga se le esamina in ritardo
Un'impresa edile ha richiesto al Comune il pagamento di somme aggiuntive per i lavori di adeguamento di un campo sportivo, basandosi sulle riserve dell'appaltatore iscritte nel registro di contabilità. Il Comune ha eccepito la tardività di tali riserve solo tardivamente in giudizio, dopo che il Direttore dei Lavori le aveva già esaminate nel merito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Comune, stabilendo che l'esame nel merito delle riserve dell'appaltatore senza sollevarne subito l'intempestività costituisce una rinuncia tacita a far valere la decadenza, trattandosi di diritti patrimoniali disponibili della Pubblica Amministrazione. Di conseguenza, il Comune è stato condannato a pagare gli importi dovuti all'impresa.
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Termine decadenza NASpI: la Cassazione nega proroghe giudiziarie
L'INPS ha impugnato una sentenza che riconosceva il diritto alla disoccupazione a una lavoratrice nonostante la domanda fosse stata presentata oltre il termine decadenza NASpI di sessantotto giorni dal licenziamento. La Corte d'Appello aveva erroneamente spostato l'inizio del termine alla data di una sentenza che chiariva la natura privata del datore di lavoro. La Corte di Cassazione ha invece ribadito che il termine decorre tassativamente dalla cessazione del rapporto di lavoro. La natura dell'ente datore di lavoro non rappresenta un impedimento giuridico ma un mero ostacolo di fatto. Essendo un termine di ordine pubblico, esso non può essere influenzato dallo stato soggettivo del lavoratore o da decisioni giudiziarie successive. Il ricorso dell'Istituto è stato accolto con rinvio della causa.
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Contratto preliminare nomina terzo: le regole da seguire
La Corte di Cassazione ha stabilito che la nomina di un terzo acquirente in un contratto preliminare deve essere formalizzata e comunicata nei termini di legge, altrimenti è inefficace. Nel caso esaminato, una promissaria acquirente ha perso la caparra versata per non aver concluso l'affare, pretendendo di far subentrare un terzo soggetto senza aver rispettato la procedura prevista. La Corte ha ritenuto legittimo il rifiuto dei venditori e ha imputato l'inadempimento alla promissaria acquirente, confermando la decisione della Corte d'Appello di trattenere la caparra confirmatoria a titolo di risarcimento.
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Nullità atto di citazione: le conseguenze processuali
Una società di costruzioni citava in giudizio una Pubblica Amministrazione per il pagamento di somme dovute per un appalto pubblico. Tuttavia, l'atto di citazione notificato all'Amministrazione era gravemente incompleto, privo della 'vocatio in ius', ovvero dell'indicazione dell'udienza. L'Amministrazione si costituiva in ritardo, e le sue eccezioni di prescrizione e decadenza venivano respinte come tardive sia in primo grado che in appello. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che la nullità dell'atto di citazione per un vizio così grave compromette il diritto di difesa. Ha stabilito che l'Amministrazione, avendo ricevuto un atto nullo, aveva diritto alla rimessione in termini per formulare le proprie difese, cassando la sentenza e rinviando il caso alla Corte d'Appello.
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Appalto illecito: Cassazione conferma illecito
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10012/2024, ha confermato la decisione dei giudici di merito che qualificava come appalto illecito il rapporto tra una società committente del settore cosmetico e una cooperativa. È stato accertato che la cooperativa si limitava a fornire manodopera, la quale veniva interamente organizzata e diretta dalla committente, integrata nel suo ciclo produttivo. Di conseguenza, è stato riconosciuto un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato tra le lavoratrici e la società committente.
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Decadenza prestazioni previdenziali: il caso
Un'ordinanza della Cassazione chiarisce un punto cruciale sulla decadenza delle prestazioni previdenziali. Il caso riguarda una lavoratrice che aveva ricevuto solo una parte dell'indennità di disoccupazione riconosciutale. L'ente previdenziale sosteneva che il diritto alle mensilità mancanti fosse decaduto. La Corte ha stabilito che la decadenza per prestazioni previdenziali non si applica quando il diritto è stato interamente riconosciuto ma solo parzialmente pagato, distinguendo nettamente tra 'riconoscimento parziale' e 'pagamento parziale'.
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Indennità di mobilità: domanda entro il termine
La Corte di Cassazione ha confermato che il diritto all'indennità di mobilità è subordinato alla presentazione di una specifica domanda all'ente previdenziale entro un termine di decadenza. Questo termine non viene sospeso o interrotto da eventuali cause in corso per l'impugnazione del licenziamento o per l'iscrizione nelle liste di mobilità. La mera iscrizione in tali liste è una condizione necessaria, ma non sufficiente, per ottenere la prestazione economica. Di conseguenza, il ricorso di una lavoratrice che aveva presentato la domanda oltre il termine, attendendo l'esito di un altro giudizio, è stato respinto.
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Indennità di mobilità: il termine per la domanda
La Corte di Cassazione conferma che la domanda per l'indennità di mobilità deve essere presentata entro un termine di decadenza di 60 giorni dall'inizio della disoccupazione. Questo termine non è sospeso né interrotto dalla pendenza di un giudizio per il riconoscimento del diritto all'iscrizione nelle liste di mobilità. La presentazione tardiva della domanda comporta la perdita definitiva del diritto alla prestazione.
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Indennità di mobilità: la domanda va fatta subito
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33707/2024, ha ribadito un principio fondamentale in materia di indennità di mobilità: la domanda all'INPS deve essere presentata entro il termine di decadenza di 60 giorni, anche se è in corso un contenzioso per il riconoscimento del diritto all'iscrizione nelle apposite liste. La Corte ha chiarito che attendere l'esito del giudizio prima di presentare la domanda comporta la perdita definitiva del diritto alla prestazione.
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Indennità di mobilità: la domanda entro 60 giorni
Un lavoratore, dopo aver ottenuto in via giudiziale il diritto all'iscrizione nelle liste di mobilità, si è visto negare l'indennità di mobilità per aver presentato la domanda oltre il termine di decadenza. La Cassazione ha confermato che la domanda va presentata entro il termine perentorio di 60 giorni, anche se i presupposti del diritto sono accertati solo in un momento successivo.
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Indennità di mobilità: la domanda è obbligatoria
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33705/2024, ha ribadito un principio fondamentale in materia di indennità di mobilità: la semplice iscrizione nelle apposite liste non è sufficiente per ottenere il beneficio economico. È indispensabile presentare una specifica domanda all'ente previdenziale entro il termine di decadenza di 60 giorni. La Corte ha chiarito che tale termine non viene sospeso o interrotto neppure in pendenza di un contenzioso giudiziario volto a far riconoscere il diritto all'iscrizione stessa.
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Decadenza domanda amministrativa: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha stabilito il principio di decadenza della domanda amministrativa in ambito previdenziale. Un lavoratore ha perso il diritto alla rivalutazione contributiva per amianto perché ha agito in giudizio troppo tardi rispetto alla prima istanza del 1996, rendendo inutile la seconda domanda presentata nel 2006 e confermando che i termini non possono essere 'riavviati'.
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Eccezione di decadenza: quando va sollevata?
Un ente pubblico committente ha rescisso un contratto di appalto con un'impresa edile. Anni dopo, ha avviato un'azione legale per inadempimento. L'impresa ha eccepito la tardività dell'azione, ma la Corte di Cassazione ha respinto il ricorso. La Corte ha stabilito che l'eccezione di decadenza non è rilevabile d'ufficio dal giudice e deve essere sollevata tempestivamente durante il processo di merito, non per la prima volta in sede di legittimità.
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Contratto a tempo determinato: tutele Fondazioni Liriche
Un lavoratore del settore lirico-sinfonico ha contestato la legittimità di una serie di contratti a tempo determinato stipulati con una nota Fondazione. La Corte d'Appello aveva respinto le sue richieste, ritenendo prescritta l'impugnazione per i contratti più datati e validi quelli più recenti, in base alla normativa sulla "acausalità". La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha rilevato la complessità della questione, che contrappone la normativa nazionale a quella europea (Direttiva 1999/70/CE) sulla prevenzione dell'abuso del contratto a tempo determinato. Data l'assenza di precedenti specifici e la particolare valenza della decisione, ha disposto il rinvio della causa a un'udienza pubblica per un esame approfondito.
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Rimborso accise decadenza: la Cassazione chiarisce
Una società energetica ha richiesto il rimborso di accise sul gas naturale, ritenute non dovute. La Cassazione ha stabilito che, in caso di pagamento indebito fin dall'origine, il termine di decadenza biennale per la richiesta di rimborso accise decorre dalla data di ogni singolo versamento e non dalla data di una successiva sentenza chiarificatrice della Corte di Giustizia UE. La richiesta della società è stata quindi considerata tardiva per i versamenti più risalenti.
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Garanzia autonoma: differenze con fideiussione
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha rigettato il ricorso di una società e dei suoi garanti contro un istituto bancario. Il caso verteva su un'opposizione a un decreto ingiuntivo per debiti su conto corrente e finanziamenti. La Corte ha affrontato diverse questioni, tra cui l'esercizio dello ius variandi, l'anatocismo e l'ammortamento alla francese. Il punto cruciale della decisione è stata la qualificazione dei contratti di garanzia come una **garanzia autonoma** e non come fideiussione, escludendo così l'applicazione di tutele specifiche, incluse quelle derivanti dalla normativa antitrust sui modelli ABI.
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Decadenza TFR: il termine parte dal pagamento parziale
Un lavoratore ha richiesto il suo TFR al Fondo di Garanzia dell'INPS, ricevendo solo un pagamento parziale. L'INPS ha eccepito la decadenza dell'azione giudiziaria per il saldo. La Corte di Cassazione ha stabilito che la decadenza TFR in caso di pagamento parziale decorre dalla data di tale pagamento e non dalla domanda amministrativa. Il ricorso dell'Istituto è stato quindi respinto, confermando che l'azione del lavoratore era tempestiva.
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