\n
LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Riserve dell’appaltatore: il Comune paga se le esamina in ritardo

Un’impresa edile ha richiesto al Comune il pagamento di somme aggiuntive per i lavori di adeguamento di un campo sportivo, basandosi sulle riserve dell’appaltatore iscritte nel registro di contabilità. Il Comune ha eccepito la tardività di tali riserve solo tardivamente in giudizio, dopo che il Direttore dei Lavori le aveva già esaminate nel merito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Comune, stabilendo che l’esame nel merito delle riserve dell’appaltatore senza sollevarne subito l’intempestività costituisce una rinuncia tacita a far valere la decadenza, trattandosi di diritti patrimoniali disponibili della Pubblica Amministrazione. Di conseguenza, il Comune è stato condannato a pagare gli importi dovuti all’impresa.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 1 Num. 9926 Anno 2022
Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 17 luglio 2026 in Giurisprudenza Civile

Cosa sono le riserve dell’appaltatore e quando si applicano

Nel settore dei contratti pubblici, la gestione dei costi imprevisti è una questione delicata. Le riserve dell’appaltatore costituiscono lo strumento legale attraverso cui l’impresa esecutrice di un’opera pubblica richiede maggiori compensi o indennizzi rispetto al prezzo pattuito. Questo meccanismo garantisce che ogni variazione economica durante i lavori venga registrata tempestivamente nei documenti contabili. Se l’impresa non iscrive queste richieste nei tempi previsti, decade dal diritto di pretendere le somme aggiuntive. Tuttavia, la giurisprudenza ha chiarito che questo rigido sistema di decadenza (la perdita di un diritto per mancato esercizio nei termini) incontra precisi limiti, specialmente quando la Pubblica Amministrazione tiene comportamenti che dimostrano la volontà di valutare comunque le richieste dell’impresa.

Il caso concreto: i lavori al campo sportivo comunale

La vicenda nasce dall’esecuzione dei lavori di sistemazione di un campo sportivo comunale. L’impresa edile incaricata ha formulato richieste di pagamento aggiuntivo, inserendo le riserve dell’appaltatore nel registro di contabilità. Di fronte al rifiuto del Comune di pagare, l’impresa ha avviato una causa civile per ottenere oltre cinquantamila euro. Il Comune si è difeso sostenendo che l’impresa fosse decaduta dal diritto di avanzare tali pretese, poiché le riserve erano state iscritte in modo tardivo. Nei primi gradi di giudizio, i magistrati hanno valutato diversamente la tempestività delle contestazioni. La Corte d’Appello ha infine dato ragione all’impresa per alcune riserve, ritenendo che il Comune non potesse più eccepire (sollevare l’obiezione di) tardività, poiché i suoi tecnici avevano già esaminato le richieste nel merito senza contestare subito il ritardo.

Quando la Pubblica Amministrazione perde il diritto di eccepire la decadenza

La regola generale impone all’appaltatore di registrare le proprie riserve immediatamente. Se l’impresa agisce in ritardo, la Pubblica Amministrazione può respingere le richieste evidenziando la tardività della registrazione. Questo potere, tuttavia, non è illimitato. Trattandosi di diritti patrimoniali disponibili (diritti economici di cui il titolare può liberamente disporre), l’amministrazione può rinunciare a far valere la decadenza dell’appaltatore. Questa rinuncia può avvenire anche in modo tacito, attraverso comportamenti incompatibili con la volontà di avvalersi della decadenza. Se il Direttore dei Lavori o il Responsabile del Procedimento esaminano il contenuto tecnico della riserva, discutendone la fondatezza senza sollevare l’intempestività, l’amministrazione perde definitivamente la facoltà di contestare il ritardo in un secondo momento.

Le motivazioni della Cassazione sulle riserve dell’appaltatore

I giudici della Suprema Corte hanno rigettato il ricorso del Comune, confermando la decisione d’appello. Nelle motivazioni della sentenza, la Cassazione ha ribadito che la decadenza derivante dalla tardiva iscrizione delle riserve dell’appaltatore non tutela un interesse pubblico indisponibile, ma un mero interesse patrimoniale dell’ente. Di conseguenza, l’eccezione di decadenza deve essere sollevata tempestivamente dall’amministrazione nel primo atto di difesa utile. Se i rappresentanti dell’ente pubblico scelgono di entrare nel merito della contestazione valutando la fondatezza delle cifre, si configura un tacito riconoscimento della pretesa dell’appaltatore. Questo comportamento sana il ritardo iniziale dell’impresa e impedisce al Comune di sollevare l’eccezione di tardività in tribunale. I giudici hanno rilevato che il Comune aveva sollevato l’eccezione in primo grado in modo estremamente generico, rendendola inammissibile.

Le conclusioni della Suprema Corte sul caso specifico

La Corte di Cassazione ha concluso la vicenda rigettando il ricorso del Comune e confermando il suo obbligo di pagare all’impresa le somme quantificate dal consulente tecnico d’ufficio per le riserve ritenute fondate. Poiché l’amministrazione non ha contestato tempestivamente la tardività delle riserve dell’appaltatore durante la fase di esecuzione del contratto, ha perso il diritto di farlo in sede giudiziaria. Questa decisione ricorda che la gestione della contabilità d’appalto richiede massima precisione e tempestività non solo nella formulazione delle riserve, ma anche nella contestazione delle stesse da parte dei tecnici pubblici. Il Comune è stato inoltre condannato al pagamento del doppio del contributo unificato per aver proposto un ricorso infondato.

Cosa succede se l’appaltatore iscrive le riserve in ritardo?
In linea generale, l’appaltatore decade dal diritto di ottenere i maggiori compensi richiesti, a meno che l’amministrazione non esamini la richiesta nel merito senza contestare subito la tardività.

La Pubblica Amministrazione può rinunciare a far valere la tardività delle riserve?
Sì, trattandosi di diritti patrimoniali disponibili, l’amministrazione può rinunciare anche tacitamente a eccepire la decadenza, ad esempio discutendo la fondatezza delle richieste dell’impresa.

Chi deve dimostrare la tardività della riserva in un appalto pubblico?
Spetta alla Pubblica Amministrazione sollevare tempestivamente l’eccezione di decadenza nel primo atto di difesa utile, non potendo il giudice rilevarla d’ufficio se l’ente ha già esaminato il merito.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)

Articoli correlati