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Art. 2966 Codice Civile

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88 provvedimenti

Denuncia dei vizi: termini validi solo tra le parti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4300/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di denuncia dei vizi. Un'utilizzatrice di un immobile in leasing aveva citato in giudizio la società venditrice per gravi difetti strutturali. La questione centrale riguardava la validità di una clausola contrattuale, pattuita tra venditore e società di leasing, che estendeva i termini per la denuncia dei vizi. La Suprema Corte ha chiarito che tale clausola non può essere opposta ai danti causa del venditore (i venditori originari), poiché essi sono terzi rispetto a quel contratto. Di conseguenza, la denuncia effettuata nei loro confronti è stata considerata tardiva, annullando la decisione della Corte d'Appello e rinviando il caso per un nuovo esame.
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Eccezione art. 1957 c.c.: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30774/2024, ha respinto il ricorso di alcuni fideiussori. Ha stabilito che l'eccezione art. 1957 c.c., relativa all'estinzione della garanzia per inerzia del creditore, è un'eccezione in senso stretto. Pertanto, deve essere sollevata dal garante nei termini processuali, anche se la clausola di deroga è nulla per violazione della normativa antitrust.
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Calcolo pensione spettacolo: il tetto retributivo
Un lavoratore dello spettacolo ha richiesto il ricalcolo della pensione, sostenendo l'inapplicabilità di un vecchio tetto retributivo. L'ente previdenziale ha impugnato la decisione favorevole al lavoratore. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'ente, confermando la piena vigenza del tetto retributivo per il calcolo della pensione spettacolo (specificamente per la "quota B") e chiarendo le regole sulla decadenza triennale per la richiesta di arretrati. La sentenza impugnata è stata annullata con rinvio alla Corte d'Appello.
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Calcolo pensione spettacolo: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso cruciale riguardante il calcolo pensione spettacolo. La controversia vedeva contrapposti un pensionato del settore e l'ente previdenziale in merito alla corretta metodologia di calcolo della cosiddetta "Quota B" della pensione. La Corte ha accolto il ricorso dell'ente, stabilendo che il massimale giornaliero previsto dalla normativa del 1971 (DPR 1420/1971) rimane applicabile, seppur aggiornato, e non è stato abrogato dalle riforme successive. Inoltre, ha chiarito che la decadenza triennale per le richieste di riliquidazione si applica solo ai ratei maturati oltre il triennio precedente la domanda giudiziale, senza estinguere il diritto alla pensione ricalcolata per il futuro.
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Pensione lavoratori spettacolo: calcolo Quota B
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul calcolo della pensione per i lavoratori dello spettacolo, accogliendo il ricorso di un ente previdenziale. La Corte ha stabilito che per il calcolo della "Quota B" della pensione si applica uno specifico massimale giornaliero di retribuzione, come previsto da una normativa del 1971, e non il massimale annuo generale. Inoltre, ha chiarito che la decadenza triennale per le richieste di ricalcolo non estingue il diritto, ma limita solo gli arretrati recuperabili a quelli maturati nei tre anni precedenti la domanda giudiziale.
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Conguaglio CIG: come evitare la decadenza per errori
La Corte di Cassazione ha stabilito che un'azienda non perde il diritto al conguaglio CIG se effettua la compensazione entro i termini di legge, anche in presenza di un errore formale nella comunicazione all'ente previdenziale. La sentenza chiarisce che l'atto che interrompe la decadenza è il conguaglio stesso (un'operazione contabile automatica) e non la richiesta o la successiva comunicazione dei dati.
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Indennità di mobilità: domanda entro il termine
La Corte di Cassazione ha confermato che il diritto all'indennità di mobilità è subordinato alla presentazione di una specifica domanda all'ente previdenziale entro un termine di decadenza. Questo termine non viene sospeso o interrotto da eventuali cause in corso per l'impugnazione del licenziamento o per l'iscrizione nelle liste di mobilità. La mera iscrizione in tali liste è una condizione necessaria, ma non sufficiente, per ottenere la prestazione economica. Di conseguenza, il ricorso di una lavoratrice che aveva presentato la domanda oltre il termine, attendendo l'esito di un altro giudizio, è stato respinto.
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Indennità di mobilità: il termine per la domanda
La Corte di Cassazione conferma che la domanda per l'indennità di mobilità deve essere presentata entro un termine di decadenza di 60 giorni dall'inizio della disoccupazione. Questo termine non è sospeso né interrotto dalla pendenza di un giudizio per il riconoscimento del diritto all'iscrizione nelle liste di mobilità. La presentazione tardiva della domanda comporta la perdita definitiva del diritto alla prestazione.
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Indennità di mobilità: la domanda va fatta subito
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33707/2024, ha ribadito un principio fondamentale in materia di indennità di mobilità: la domanda all'INPS deve essere presentata entro il termine di decadenza di 60 giorni, anche se è in corso un contenzioso per il riconoscimento del diritto all'iscrizione nelle apposite liste. La Corte ha chiarito che attendere l'esito del giudizio prima di presentare la domanda comporta la perdita definitiva del diritto alla prestazione.
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Indennità di mobilità: la domanda entro 60 giorni
Un lavoratore, dopo aver ottenuto in via giudiziale il diritto all'iscrizione nelle liste di mobilità, si è visto negare l'indennità di mobilità per aver presentato la domanda oltre il termine di decadenza. La Cassazione ha confermato che la domanda va presentata entro il termine perentorio di 60 giorni, anche se i presupposti del diritto sono accertati solo in un momento successivo.
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Indennità di mobilità: la domanda è obbligatoria
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33705/2024, ha ribadito un principio fondamentale in materia di indennità di mobilità: la semplice iscrizione nelle apposite liste non è sufficiente per ottenere il beneficio economico. È indispensabile presentare una specifica domanda all'ente previdenziale entro il termine di decadenza di 60 giorni. La Corte ha chiarito che tale termine non viene sospeso o interrotto neppure in pendenza di un contenzioso giudiziario volto a far riconoscere il diritto all'iscrizione stessa.
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Mancata richiesta NASPI: il nesso causale è escluso
Un lavoratore, licenziato dopo un lungo periodo di sospensione, ha citato in giudizio l'ex datore di lavoro per il risarcimento dei danni, inclusa la perdita dell'indennità di disoccupazione (NASPI). La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, stabilendo che la causa diretta del danno economico era la stessa omissione del lavoratore. La mancata richiesta NASPI da parte del dipendente interrompe il nesso causale con qualsiasi presunta condotta illecita dell'azienda, rendendo quest'ultima non responsabile per la perdita del sussidio.
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Rimborso accise energia: la Cassazione chiarisce
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha stabilito che il consumatore finale ha diritto al termine di prescrizione ordinario di dieci anni, e non a quello di decadenza di due, per richiedere il rimborso accise energia indebitamente pagate. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva dichiarato inammissibile il ricorso di una società, chiarendo che il termine biennale si applica solo al rapporto tra fornitore e Amministrazione finanziaria, garantendo così una tutela più efficace al consumatore.
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Rimborso accise energia: il termine per la richiesta
Una società ha richiesto il rimborso delle addizionali provinciali sull'energia elettrica per l'anno 2011. La Corte di Giustizia Tributaria aveva dichiarato la richiesta inammissibile per superamento del termine di decadenza biennale. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha cassato tale decisione, stabilendo un principio fondamentale per il rimborso accise energia: il consumatore finale che agisce direttamente contro l'amministrazione finanziaria non è soggetto al termine di decadenza di due anni, ma al termine di prescrizione ordinario di dieci anni, data la natura civilistica dell'azione per indebito oggettivo.
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Abbandono nave: rotta generica e diritto all’indennizzo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 15028/2025, ha stabilito che l'indennizzo assicurativo per la perdita di una nave è dovuto anche se l'imbarcazione ha seguito una rotta diversa da quella preventivata, qualora la polizza descriva il viaggio in termini generici. In questo caso, l'assicuratore non può negare il pagamento, a meno che non provi che la deviazione abbia direttamente influito sul sinistro. La Corte ha inoltre confermato la legittimità della richiesta di indennizzo tramite l'istituto dell'abbandono nave da parte della società utilizzatrice, subentrata nei diritti della proprietaria originaria.
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Termine liquidazione patrimonio: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che il termine per presentare la domanda di partecipazione nella procedura di liquidazione del patrimonio del sovraindebitato è perentorio. Un creditore aveva presentato la sua domanda oltre la scadenza fissata dal liquidatore, e il Tribunale l'aveva dichiarata inammissibile. La Suprema Corte ha confermato la decisione, rigettando il ricorso del creditore. La motivazione si basa sulla necessità di garantire celerità e semplicità alla procedura, come voluto dal legislatore. Il mancato rispetto del termine per la liquidazione del patrimonio preclude la partecipazione, a meno che il creditore non dimostri che il ritardo sia dovuto a una causa non imputabile, chiedendo la remissione in termini.
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Agevolazioni prima casa e Covid: stop alla decadenza
Un contribuente ha perso le agevolazioni prima casa per non aver trasferito la residenza entro 18 mesi. Ha impugnato l'avviso di liquidazione sostenendo che fosse tardivo. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che la normativa emergenziale Covid-19 ha sospeso e prorogato i termini di decadenza per l'azione dell'Agenzia delle Entrate, rendendo l'avviso tempestivo. Altri motivi procedurali e di calcolo sono stati respinti.
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Decadenza fideiussione: agire entro sei mesi è d’obbligo
Un creditore perde la garanzia per decadenza fideiussione non avendo intrapreso azioni legali entro sei mesi dalla scadenza del debito. La Cassazione chiarisce che la procedura di concordato preventivo del debitore non esonera il creditore da tale onere. Tuttavia, la Corte cassa la sentenza d'appello per non aver adeguatamente motivato il rigetto della prova testimoniale sulla presunta rinuncia alla decadenza da parte del fideiussore.
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Cessazione materia del contendere: no a giudicato
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha chiarito la portata del provvedimento di 'cessazione della materia del contendere'. La Corte ha stabilito che tale pronuncia ha natura meramente processuale e non impedisce di agire in un separato giudizio per far valere i vizi dell'opera. Nel caso di specie, un subappaltatore sosteneva che una precedente causa per il pagamento, conclusasi con tale formula, gli precludesse di essere chiamato in garanzia per difetti. La Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che la cessazione della materia del contendere non equivale a un accertamento sul merito della prestazione e non forma, quindi, un giudicato sostanziale.
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Decadenza ricalcolo pensione: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha confermato che la richiesta di ricalcolo di una pensione, sebbene già in erogazione, è soggetta al termine di decadenza triennale. Di conseguenza, il diritto agli arretrati è limitato al triennio precedente l'azione giudiziaria. La sentenza chiarisce l'applicazione della cosiddetta 'decadenza ricalcolo pensione', specificando che solo l'azione in tribunale, e non la domanda amministrativa, può interrompere tale termine.
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