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Art. 2964 Codice Civile

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119 provvedimenti

Limite 24 mesi somministrazione: sì alla conversione
Un lavoratore impiegato tramite agenzia per oltre 37 mesi presso la stessa azienda ha chiesto la costituzione di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato. La Corte di Cassazione ha confermato che il limite 24 mesi somministrazione si applica. Il superamento di tale soglia comporta la nullità dei contratti e conferisce al lavoratore il diritto di essere assunto a tempo indeterminato dall'azienda utilizzatrice, e non solo dall'agenzia.
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Termine decadenziale contributi: la Cassazione decide
Una professionista si è opposta a una richiesta di pagamento di contributi previdenziali. La sua domanda per un versamento ridotto era stata respinta per superamento del termine decadenziale. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione precedente, stabilendo che il termine decadenziale imposto dall'ente previdenziale era illegittimo perché rendeva eccessivamente difficile l'esercizio del diritto della contribuente, violando l'articolo 2965 del Codice Civile. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Prescrizione Tassa Auto: quando scatta il termine
Una società contesta un'ingiunzione di pagamento per la tassa auto del 2011, ritenendola notificata oltre il termine di prescrizione. La Cassazione, con la sentenza n. 14312/2024, ha stabilito che la prescrizione tassa auto decorre da quando l'accertamento diventa definitivo, rigettando il ricorso della Regione e confermando l'annullamento della pretesa tributaria perché tardiva.
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Prescrizione bollo auto: quando inizia a decorrere?
Un contribuente ha impugnato una cartella esattoriale per un bollo auto non pagato, eccependo l'intervenuta prescrizione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo un punto fondamentale sulla prescrizione bollo auto: dopo la notifica di un avviso di accertamento, il nuovo termine di prescrizione triennale non decorre dalla data di notifica, ma dal momento in cui l'accertamento stesso diventa definitivo, ovvero 60 giorni dopo. Di conseguenza, l'azione di riscossione dell'ente è stata ritenuta tempestiva.
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Prescrizione bollo auto: quando inizia a decorrere?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 13516/2024, ha stabilito un principio fondamentale sulla prescrizione del bollo auto. Il caso riguardava un automobilista che aveva impugnato una cartella esattoriale ritenendola notificata oltre i termini. La Suprema Corte ha chiarito che il termine di prescrizione triennale non decorre dalla data di notifica dell'avviso di accertamento, bensì dalla scadenza del sessantesimo giorno successivo. Questo periodo di 60 giorni, concesso al contribuente per impugnare l'atto, rende il credito non ancora definitivo. Solo alla sua scadenza, il diritto dell'ente può essere esercitato e, di conseguenza, può iniziare a decorrere la prescrizione.
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Decadenza tributi locali: quando l’avviso è nullo
La Corte di Cassazione ha stabilito che la notifica di un semplice avviso di pagamento non interrompe i termini di decadenza per i tributi locali. Nel caso specifico, un avviso di accertamento per la tassa sui rifiuti (TARSU) del 2012 è stato notificato nel 2019, ben oltre il termine di cinque anni previsto dalla legge. La Corte ha confermato la nullità dell'atto, chiarendo che il termine di decadenza tributi locali decorre dall'anno in cui il versamento doveva essere effettuato (in questo caso il 2012) e scade il 31 dicembre del quinto anno successivo (31/12/2017).
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Accordo transattivo: come libera il co-debitore
La Corte di Cassazione ha stabilito che un direttore dei lavori è liberato da responsabilità grazie a un accordo transattivo stipulato tra i committenti e l'impresa costruttrice. Sebbene il professionista non avesse assunto obblighi diretti, la rinuncia dei committenti a ogni pretesa nei suoi confronti, contenuta nell'accordo, è stata ritenuta decisiva. La Corte ha chiarito che, sottoscrivendo l'atto, il direttore dei lavori ha manifestato la volontà di approfittare della transazione, estinguendo l'obbligazione originaria nei suoi confronti, anche a fronte del successivo inadempimento dell'impresa.
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Appalto illecito: Cassazione conferma illecito
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10012/2024, ha confermato la decisione dei giudici di merito che qualificava come appalto illecito il rapporto tra una società committente del settore cosmetico e una cooperativa. È stato accertato che la cooperativa si limitava a fornire manodopera, la quale veniva interamente organizzata e diretta dalla committente, integrata nel suo ciclo produttivo. Di conseguenza, è stato riconosciuto un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato tra le lavoratrici e la società committente.
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Definizione agevolata: estinzione per il coobbligato
Un contribuente ha impugnato una cartella di pagamento per imposta di registro. Durante il processo in Cassazione, è emerso che un coobbligato aveva saldato il debito tramite una definizione agevolata. La Corte Suprema, applicando la normativa specifica, ha dichiarato l'estinzione del giudizio, sottolineando che i benefici della sanatoria si estendono a tutti i condebitori solidali. Le spese legali sono state compensate tra le parti.
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Prescrizione contributi appalto: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7691/2024, ha stabilito che la prescrizione contributi appalto per l'ente previdenziale è quinquennale. Il termine di decadenza biennale dell'art. 29 D.Lgs. 276/03 si applica solo all'azione del lavoratore per le retribuzioni, non alla pretesa contributiva dell'ente, che è autonoma e soggetta alle proprie regole.
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Progressione per saltum: domanda essenziale per agire
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4179/2024, ha stabilito che un dipendente pubblico non può contestare l'illegittimità di un bando di concorso che esclude la progressione per saltum se non ha prima presentato la relativa domanda di partecipazione. Secondo la Corte, la mancata presentazione dell'istanza impedisce il sorgere di un interesse ad agire concreto e attuale, rendendo inammissibile il ricorso. La presentazione della domanda è un presupposto indispensabile per poter poi impugnare l'eventuale provvedimento di diniego.
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Valore probatorio home banking: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2607 del 2024, ha stabilito l'importante principio sul valore probatorio dei documenti estratti dall'home banking. In un caso riguardante l'opposizione a un decreto ingiuntivo da parte di alcuni fideiussori, la Corte ha chiarito che la stampa dei movimenti contabili ottenuta tramite home banking costituisce piena prova, a meno che la banca non sollevi contestazioni chiare, circostanziate ed esplicite sulla loro non conformità ai dati conservati nei propri archivi. Una semplice negazione generica non è sufficiente a privare di efficacia tale documentazione. La sentenza di primo grado è stata cassata con rinvio, poiché aveva erroneamente negato il valore probatorio home banking sulla base di una contestazione generica dell'istituto di credito.
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Restituzione equivalente dopo confisca: i limiti
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 45848/2024, ha chiarito i confini della restituzione per equivalente in seguito alla revoca di una confisca di prevenzione. Nel caso esaminato, un imprenditore, dopo aver ottenuto l'annullamento della confisca dei suoi beni (quote societarie), si è visto restituire aziende ormai prive di valore. La sua richiesta di ottenere un indennizzo monetario pari al valore iniziale dei beni è stata respinta. La Suprema Corte ha stabilito che la restituzione per equivalente è un rimedio eccezionale, previsto solo per i casi in cui i beni non possano essere restituiti perché destinati a finalità pubbliche. La perdita di valore dovuta alla gestione durante il periodo di confisca deve, invece, essere oggetto di un'eventuale e separata azione di risarcimento danni.
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Notifica cartella di pagamento: effetti sul socio
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33870/2024, ha stabilito un principio cruciale in materia di riscossione. La notifica della cartella di pagamento effettuata unicamente alla società di persone è sufficiente a impedire la decadenza del diritto dell'amministrazione finanziaria di agire anche nei confronti del socio illimitatamente responsabile. Questa decisione chiarisce che l'atto notificato al debitore principale ha un effetto conservativo che si estende a tutti i coobbligati in solido, senza la necessità di una notifica individuale al socio entro lo stesso termine di decadenza.
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Indennità di mobilità: domanda entro il termine
La Corte di Cassazione ha confermato che il diritto all'indennità di mobilità è subordinato alla presentazione di una specifica domanda all'ente previdenziale entro un termine di decadenza. Questo termine non viene sospeso o interrotto da eventuali cause in corso per l'impugnazione del licenziamento o per l'iscrizione nelle liste di mobilità. La mera iscrizione in tali liste è una condizione necessaria, ma non sufficiente, per ottenere la prestazione economica. Di conseguenza, il ricorso di una lavoratrice che aveva presentato la domanda oltre il termine, attendendo l'esito di un altro giudizio, è stato respinto.
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Notifica atto impositivo: i requisiti di validità
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33809/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di notifica atto impositivo. Il caso riguardava un contribuente che contestava una cartella di pagamento per non aver mai ricevuto l'avviso di accertamento presupposto. La Corte ha accolto il ricorso, affermando che, in caso di irreperibilità relativa del destinatario, la notifica si perfeziona solo con l'effettiva ricezione della raccomandata informativa che avvisa del deposito dell'atto in Comune. La semplice spedizione non è sufficiente; se la raccomandata torna al mittente, la notifica è nulla.
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Indennità di mobilità: il termine per la domanda
La Corte di Cassazione conferma che la domanda per l'indennità di mobilità deve essere presentata entro un termine di decadenza di 60 giorni dall'inizio della disoccupazione. Questo termine non è sospeso né interrotto dalla pendenza di un giudizio per il riconoscimento del diritto all'iscrizione nelle liste di mobilità. La presentazione tardiva della domanda comporta la perdita definitiva del diritto alla prestazione.
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Indennità di mobilità: la domanda va fatta subito
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33707/2024, ha ribadito un principio fondamentale in materia di indennità di mobilità: la domanda all'INPS deve essere presentata entro il termine di decadenza di 60 giorni, anche se è in corso un contenzioso per il riconoscimento del diritto all'iscrizione nelle apposite liste. La Corte ha chiarito che attendere l'esito del giudizio prima di presentare la domanda comporta la perdita definitiva del diritto alla prestazione.
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Indennità di mobilità: la domanda entro 60 giorni
Un lavoratore, dopo aver ottenuto in via giudiziale il diritto all'iscrizione nelle liste di mobilità, si è visto negare l'indennità di mobilità per aver presentato la domanda oltre il termine di decadenza. La Cassazione ha confermato che la domanda va presentata entro il termine perentorio di 60 giorni, anche se i presupposti del diritto sono accertati solo in un momento successivo.
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Indennità di mobilità: la domanda è obbligatoria
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33705/2024, ha ribadito un principio fondamentale in materia di indennità di mobilità: la semplice iscrizione nelle apposite liste non è sufficiente per ottenere il beneficio economico. È indispensabile presentare una specifica domanda all'ente previdenziale entro il termine di decadenza di 60 giorni. La Corte ha chiarito che tale termine non viene sospeso o interrotto neppure in pendenza di un contenzioso giudiziario volto a far riconoscere il diritto all'iscrizione stessa.
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