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Art. 2946 Codice Civile — Sezione Prima Civile

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250 provvedimenti

Altri anni per Art. 2946 Codice Civile

Azione surrogatoria appalti: interessi e riserve
Una società di costruzioni, non pagata da un concessionario fallito per la realizzazione di uno stadio, ha intrapreso un'azione surrogatoria contro l'ente pubblico committente. La Corte di Cassazione ha confermato il diritto al pagamento del capitale, ma ha negato gli interessi di mora. La decisione si fonda sul fatto che il contratto di concessione, che regola i rapporti tra l'ente e il concessionario, prevedeva l'emissione di una fattura per far scattare i termini di pagamento, adempimento mai avvenuto. In un'azione surrogatoria appalti, il creditore subentra nei diritti (e nei limiti) del proprio debitore. La Corte ha però cassato la sentenza per un riesame di alcune riserve contrattuali, giudicando illogica la motivazione del giudice di merito.
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Ricorso inammissibile: Cassazione e autosufficienza
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile presentato da un'agenzia di riscossione contro l'esclusione di crediti da una liquidazione giudiziale. L'inammissibilità deriva dal difetto di autosufficienza, poiché i motivi del ricorso vertevano su questioni non trattate nella decisione impugnata, e dall'errato strumento processuale utilizzato per lamentare il travisamento di prove documentali, per cui il rimedio corretto sarebbe stata la revocazione e non il ricorso per cassazione.
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Rimesse solutorie: Cassazione chiarisce i criteri
Una società ha citato in giudizio il proprio istituto di credito per addebiti illegittimi su conti correnti. La Corte di Cassazione, accogliendo parzialmente il ricorso, ha enunciato principi fondamentali sul calcolo delle rimesse solutorie ai fini della prescrizione. Ha stabilito che tale calcolo deve basarsi sul saldo rettificato (epurato dagli addebiti illegittimi) e deve tenere conto degli incrementi del fido bancario, qualora documentati, anche se non specificamente eccepiti in primo grado. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione alla luce di questi criteri.
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Prescrizione buoni fruttiferi: cosa succede senza data?
Due risparmiatori chiedevano il rimborso di un buono fruttifero emesso da una società di servizi postali. L'emittente eccepiva la prescrizione decennale. Il Tribunale, in appello, dava ragione ai risparmiatori, sostenendo che la mancata indicazione della data di scadenza sul titolo impediva il decorso della prescrizione. La Corte di Cassazione, investita della questione sulla prescrizione buoni fruttiferi, ha emesso un'ordinanza interlocutoria, sospendendo la decisione in attesa della pronuncia su un altro caso identico, al fine di garantire uniformità di giudizio sul tema del deficit informativo e delle sue conseguenze.
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Rimesse solutorie: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha chiarito la distinzione fondamentale tra apertura di credito e 'castelletto di sconto' ai fini della prescrizione per le azioni di ripetizione. La Corte ha stabilito che i versamenti su conti anticipi (castelletti) hanno natura di rimesse solutorie, con la prescrizione che decorre da ogni singola operazione e non dalla chiusura del conto, a differenza di quanto avviene per il fido di cassa. La sentenza di merito, che aveva unificato le diverse forme di affidamento, è stata cassata con rinvio.
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Prescrizione conto corrente: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in assenza di un formale contratto di affidamento, il termine di prescrizione conto corrente per la ripetizione dell'indebito decorre da ogni singolo versamento con natura solutoria, e non dalla chiusura del rapporto. L'ordinanza analizza un caso in cui un'imprenditrice contestava usura e addebiti illegittimi. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché le contestazioni si basavano su accertamenti di fatto, non sindacabili in sede di legittimità, circa la mancata prova di una linea di credito prima di una certa data.
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Prescrizione azione di ripetizione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si pronuncia su un caso di ripetizione di indebito contro un istituto di credito, chiarendo i principi sulla prescrizione azione di ripetizione e sulla validità delle clausole anatocistiche. La Corte stabilisce che per eccepire la prescrizione, alla banca basta allegare l'inerzia del titolare, spettando poi al correntista l'onere di provare la natura non solutoria delle rimesse. Viene inoltre confermato che le vecchie clausole anatocistiche, nulle, necessitano di una nuova pattuizione scritta per essere valide. La sentenza è cassata con rinvio alla Corte d'Appello.
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Restituzione frutti revocatoria: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha chiarito importanti aspetti legati all'azione revocatoria fallimentare. In particolare, ha stabilito che l'acquirente di un immobile, il cui atto di acquisto sia stato dichiarato inefficace, ha l'obbligo di procedere alla restituzione frutti revocatoria, ovvero dei canoni di locazione percepiti, a decorrere dalla data della domanda giudiziale. La Corte ha inoltre precisato che il termine di prescrizione decennale per tale azione restitutoria decorre non dalla domanda, ma dal momento in cui la sentenza di revoca passa in giudicato. Rigettate anche le eccezioni di compensazione e di deduzione delle spese per mancanza di prova.
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Onere della prova estratti conto: la Cassazione decide
Una società ha citato in giudizio un istituto di credito per la restituzione di somme indebitamente addebitate sul conto corrente. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 27378/2024, ha respinto il ricorso della banca, chiarendo importanti principi sull'onere della prova estratti conto. È stato confermato che, anche in assenza di una serie completa di estratti conto, il cliente può agire per la ripetizione dell'indebito. Il giudice può disporre una CTU per ricostruire il saldo partendo dal primo estratto conto disponibile, anche se ciò può risultare svantaggioso per il correntista. La Corte ha inoltre ribadito la validità della notifica via PEC anche senza la procura allegata, se questa è presente nel fascicolo telematico.
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Onere della prova: chi deve provare il saldo del conto?
Una società si opponeva a un decreto ingiuntivo per un finanziamento, lamentando anomalie su un conto corrente collegato e danni per investimenti non autorizzati. La Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che l'onere della prova per dimostrare le presunte illegalità sul conto e un saldo diverso ricade sul correntista. Inoltre, ha chiarito che una domanda di risarcimento danni non può essere accolta se formulata in modo generico, senza specificare la natura e l'esistenza del danno stesso.
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Onere della prova conti correnti: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, interviene su un caso di addebiti illegittimi su un conto corrente, chiarendo la ripartizione dell'onere della prova tra cliente e banca. La Corte ha stabilito che per interessi ultralegali e anatocismo, l'illegittimità può emergere dagli estratti conto, mentre per la commissione di massimo scoperto spetta al cliente provare l'assenza di un accordo. La sentenza è stata cassata con rinvio per una nuova valutazione sulla prescrizione e sulla commissione di massimo scoperto.
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Prescrizione depositi bancari: la Cassazione decide
Un ente religioso ha richiesto il pagamento di un certificato di deposito oltre 10 anni dopo la sua scadenza. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, dichiarando il diritto al rimborso estinto per prescrizione. La normativa sui conti dormienti, che impone alla banca un obbligo di avviso, non sospende né interrompe i termini di prescrizione depositi bancari, come chiarito in questa importante ordinanza.
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Contratto di trasporto: quando si applica la prescrizione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una società ferroviaria contro l'esclusione di un suo credito dal passivo fallimentare di un'azienda cliente. Il caso verteva sulla corretta qualificazione di un accordo per la fornitura di biglietti: la Corte ha confermato la decisione di merito che lo ha inquadrato non come un generico accordo di fornitura, ma come un contratto quadro che dava origine a singoli contratti di trasporto. Di conseguenza, si applica la prescrizione breve di un anno prevista dall'art. 2951 c.c., con la conseguente estinzione del credito, poiché non reclamato in tempo utile.
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Indennità aggiuntiva: quando va chiesta? La Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 25972/2024, ha stabilito che l'indennità aggiuntiva spettante al proprietario coltivatore diretto in caso di esproprio non è un credito autonomo. Deve essere richiesta congiuntamente all'indennità di espropriazione principale, in un unico giudizio, per evitare l'abuso del diritto e la frammentazione della domanda.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: effetti e spese
Una società impugnava un contributo regionale su materiale estratto. Dopo due gradi di giudizio sfavorevoli, ha proposto ricorso in Cassazione, ma ha poi effettuato una rinuncia al ricorso. La Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, compensando le spese e chiarendo che in questo caso non è dovuto il raddoppio del contributo unificato.
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Ripetizione indebito: quando è inammissibile?
Una società citava in giudizio un istituto di credito per la restituzione di somme indebitamente pagate su un conto corrente. Sebbene i tribunali di merito avessero dato ragione alla società, la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. Con l'ordinanza n. 25711/2024, ha chiarito che l'azione di ripetizione indebito è inammissibile se, al momento della domanda, il conto è ancora aperto e presenta un saldo a debito. In assenza di un effettivo "pagamento" solutorio, ma solo di annotazioni contabili, non può esserci una richiesta di restituzione. La Corte distingue tra l'azione di accertamento (sempre possibile) e quella di ripetizione, che presuppone un versamento estintivo del debito.
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Acquisizione Sanante: come si calcola l’indennizzo
Una recente ordinanza della Cassazione chiarisce i criteri per il calcolo dell'indennizzo in caso di acquisizione sanante. La Corte ha stabilito che il valore del bene deve essere determinato in base alla sua destinazione urbanistica al momento del decreto di acquisizione, non a una precedente. Inoltre, la prescrizione del diritto al risarcimento per l'occupazione illegittima può essere applicata solo se eccepita dalla Pubblica Amministrazione, non d'ufficio dal giudice. Questo principio garantisce una tutela più forte per i proprietari espropriati.
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Equa indennità: no se l’amministratore è inadempiente
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego di un'equa indennità a un'amministratrice di sostegno a causa di un grave ritardo (circa due anni) nel deposito del rendiconto finale. La Corte ha stabilito che la concessione dell'indennità è soggetta alla valutazione discrezionale del giudice, che deve considerare non solo l'entità del patrimonio e la difficoltà della gestione, ma anche la diligenza e la correttezza dell'amministratore nell'adempimento dei suoi doveri. Il ritardo è stato considerato una grave inadempienza che giustifica il rigetto della richiesta.
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Interessi compensativi: da quando decorrono nel danno?
Una associazione di categoria ha citato in giudizio un istituto bancario per i danni subiti a seguito di investimenti in titoli a rischio. La Corte di Cassazione, respingendo il ricorso della banca e accogliendo quello dell'associazione, ha stabilito un principio fondamentale sugli interessi compensativi. La Corte ha statuito che, in caso di risarcimento del danno da inadempimento contrattuale, gli interessi decorrono dal giorno in cui il danno si è verificato (l'inadempimento stesso) e non dalla successiva data della domanda giudiziale, garantendo così una riparazione completa al danneggiato.
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Accordo Transattivo: perché blocca la causa bancaria
Una garante ha siglato un accordo transattivo con un istituto di credito, pagando una somma per chiudere un debito e ottenere la cancellazione di un'ipoteca. Successivamente, ha cercato di recuperare parte della somma sostenendo che il debito reale, accertato in un'altra causa, era molto inferiore. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, stabilendo che l'accordo transattivo, una volta concluso validamente per porre fine alla lite, è definitivo e assorbe ogni altra pretesa, rendendo inammissibili le altre contestazioni.
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