LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 2946 Codice Civile — Sezione Prima Civile

Pagina 7 di 13

250 provvedimenti

Altri anni per Art. 2946 Codice Civile

Prescrizione restituzione finanziamento: la Cassazione
Una società ha contestato la richiesta di restituzione di un finanziamento pubblico, sostenendo la prescrizione quinquennale del credito. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei gradi precedenti, ha stabilito che la prescrizione per la restituzione del finanziamento è decennale. Il termine decorre dalla data di scadenza dell'ultima rata e non dalle singole scadenze. La Corte ha inoltre dichiarato inammissibili le nuove contestazioni sollevate dalla società per la prima volta in appello, ribadendo il divieto di 'nova' nel processo civile.
Continua »
Contrasto tra motivazione e dispositivo: nullità
Un'impresa edile ha citato in giudizio un Comune per l'illegittima sospensione dei lavori di un appalto pubblico. La Corte d'Appello ha emesso una sentenza contraddittoria: nelle motivazioni accoglieva la richiesta di un maggior risarcimento, ma nel dispositivo rigettava l'appello. La Corte di Cassazione ha dichiarato la nullità della sentenza per insanabile contrasto tra motivazione e dispositivo, rinviando il caso per un nuovo giudizio e ribadendo il diritto automatico al risarcimento per l'impresa in caso di sospensione illegittima.
Continua »
Buona fede accipiens: quando decorrono gli interessi?
Una società, dopo aver ricevuto e poi rinunciato a un contributo pubblico, si opponeva alla richiesta di restituzione del Ministero, eccependo la prescrizione. La Cassazione, con l'ordinanza n. 12362/2024, ha stabilito due principi fondamentali: 1) il termine di prescrizione per la restituzione decorre non dalla rinuncia del privato, ma dal successivo decreto di revoca dell'amministrazione; 2) ha accolto il ricorso sul tema della buona fede accipiens, chiarendo che questa è presunta e la successiva rinuncia al beneficio non dimostra automaticamente la malafede al momento della ricezione. Pertanto, gli interessi non decorrono dal giorno del pagamento ma dalla domanda giudiziale, salvo prova contraria della malafede.
Continua »
Onere della prova fido bancario: la Cassazione decide
Una banca ricorre in Cassazione dopo una condanna a rimborsare un correntista. Il ricorso è rigettato. La Suprema Corte conferma che, in presenza di indizi su un'apertura di credito, l'onere della prova per dimostrare la natura solutoria dei versamenti (e quindi la loro prescrizione) grava sulla banca, non sul cliente. Viene inoltre ribadita la possibilità di provare un fido anche in assenza di un contratto scritto, basandosi su elementi presuntivi.
Continua »
Copia contratto bancario: quando la banca deve darla?
Un cliente ha richiesto alla propria banca una copia del contratto. Al rifiuto dell'istituto, la questione è giunta fino alla Corte di Cassazione. L'ordinanza chiarisce la distinzione fondamentale tra il diritto a ricevere la documentazione sulle singole operazioni (soggetto al limite di dieci anni, art. 119 T.U.B.) e il diritto a ottenere la copia del contratto (art. 117 T.U.B.). Quest'ultimo sorge al momento della stipula e, se non adempiuto, può essere esercitato entro il termine di prescrizione ordinaria decennale. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso della banca per carenze procedurali.
Continua »
Cessione crediti in blocco: chi risponde al debitore?
Un'ordinanza della Corte di Cassazione stabilisce un principio fondamentale in materia di cessione crediti in blocco. Nel caso di specie, l'intervento di una società cessionaria in un giudizio promosso dal debitore è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha chiarito che, nelle operazioni di cartolarizzazione, la società veicolo acquista solo il lato attivo del rapporto (i crediti) e non quello passivo. Pertanto, per le azioni di restituzione, il debitore deve agire contro l'istituto di credito originario e non contro il nuovo titolare del credito. Anche il ricorso del debitore è stato giudicato inammissibile per motivi procedurali.
Continua »
Eccezione di prescrizione: interesse banca e saldo conto
Un correntista agisce contro un istituto di credito per la restituzione di somme indebitamente pagate. La domanda viene poi limitata al solo accertamento del corretto saldo del conto corrente. La Corte di Cassazione, con questa ordinanza, chiarisce un punto fondamentale: la banca conserva sempre l'interesse a sollevare l'eccezione di prescrizione, poiché questa incide direttamente sulla determinazione del saldo finale, escludendo dal calcolo le somme il cui diritto alla restituzione è ormai estinto per decorso del tempo. La Suprema Corte ha quindi cassato la decisione d'appello che aveva negato tale interesse.
Continua »
Rimesse solutorie: il saldo va epurato prima
In una causa per la restituzione di addebiti bancari illegittimi, la Cassazione ha stabilito un principio cruciale per il calcolo della prescrizione. Per identificare correttamente le rimesse solutorie (i versamenti che ripagano un debito e sono soggetti a prescrizione), è obbligatorio prima ricalcolare il saldo del conto corrente, eliminando tutti gli addebiti illegittimi. Non è corretto basarsi sul saldo contabile fornito dalla banca. La sentenza impugnata è stata annullata con rinvio per una nuova valutazione basata su questo corretto principio.
Continua »
Prescrizione conto corrente: la parola alla Cassazione
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione affronta il tema della prescrizione conto corrente per le azioni di ripetizione dell'indebito. La Corte ribadisce che il termine decennale decorre dalla chiusura del conto, non dai singoli addebiti, se esiste un'apertura di credito. Viene inoltre chiarito che la prova del fido può essere fornita anche tramite estratti conto e segnalazioni in Centrale Rischi, senza la necessità del contratto scritto, soprattutto per rapporti sorti prima delle leggi sulla trasparenza bancaria. La Suprema Corte ha respinto il ricorso della banca, confermando la decisione d'appello favorevole al correntista.
Continua »
Prova affidamento bancario: la Cassazione decide
Una società ha citato in giudizio un istituto di credito per la restituzione di somme indebitamente addebitate su un conto corrente. La banca si è difesa eccependo la prescrizione. Il nodo centrale della controversia era la prova dell'affidamento bancario, essenziale per determinare l'inizio del termine di prescrizione. La Corte di Cassazione, confermando la decisione d'appello, ha stabilito che la prova di un affidamento bancario, per i contratti stipulati prima del 1992, può essere fornita anche in assenza di un documento scritto, attraverso elementi presuntivi come gli estratti conto che mostrano tassi di interesse differenziati e le segnalazioni alla Centrale dei Rischi. Di conseguenza, il termine di prescrizione per l'azione di ripetizione decorre dalla chiusura del conto e non da ogni singola operazione.
Continua »
Improcedibilità ricorso: omesso deposito notifica
Una società intenta una causa contro una banca per addebiti illegittimi su un conto corrente. Dopo due gradi di giudizio, la società ricorre in Cassazione. La Suprema Corte dichiara l'improcedibilità del ricorso perché la parte ricorrente, pur avendo dichiarato di aver ricevuto la notifica della sentenza d'appello, non ha depositato la copia con la relativa relata di notifica, impedendo alla Corte di verificare la tempestività dell'impugnazione.
Continua »
Onere della prova: contratti bancari essenziali
Una società ha citato in giudizio un istituto di credito per addebiti illegittimi sui propri conti correnti, ma non ha prodotto i contratti di apertura. La Corte di Cassazione ha ribadito che l'onere della prova spetta al cliente, il quale deve fornire i contratti per dimostrare l'illegittimità degli addebiti. In assenza di tale prova, la domanda di restituzione viene respinta e non è possibile disporre una consulenza tecnica d'ufficio (CTU).
Continua »
Prescrizione conversione lire: la Cassazione decide
Un cittadino ha richiesto la conversione di una cospicua somma in lire in euro ben oltre i termini previsti. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19445/2024, ha stabilito che la declaratoria di incostituzionalità della norma che anticipava la scadenza non ha eliminato ogni termine. Si è invece creato un vuoto normativo, colmato dall'applicazione della prescrizione ordinaria decennale. Di conseguenza, il diritto alla conversione si è prescritto, poiché il termine di dieci anni, decorrente dal 28 febbraio 2002, era già spirato al momento della richiesta del cittadino. La Corte ha così rigettato il ricorso, definendo il quadro normativo sulla prescrizione conversione lire.
Continua »
Prescrizione compenso custode: 10 anni, non 5
Una società di servizi, creditrice per la custodia di veicoli sottoposti a sequestro amministrativo, si è vista opporre la prescrizione quinquennale. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22462/2024, ha ribaltato la decisione di merito, chiarendo che la prescrizione del compenso del custode è decennale. Il diritto al pagamento, infatti, sorge solo quando il provvedimento di confisca diventa definitivo o il veicolo viene restituito, e non si tratta di un credito periodico. Pertanto, il termine di prescrizione non può essere quello breve di cinque anni.
Continua »
Arbitrato irrituale: limiti all’impugnazione del lodo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22310/2024, ha ribadito un principio fondamentale in materia di arbitrato irrituale. In una controversia decennale nata dallo scioglimento di un'associazione professionale, la Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso volto a contestare il lodo arbitrale per presunti errori di diritto, come la violazione delle norme sulla prescrizione. La decisione sottolinea che il lodo emesso in un arbitrato irrituale è impugnabile solo per vizi che inficiano la volontà degli arbitri, e non per errori di giudizio (error in iudicando).
Continua »
Interruzione prescrizione: gli atti difensivi bastano?
Una società creditrice ha visto il proprio credito prescritto poiché le memorie difensive depositate in un diverso giudizio non sono state ritenute idonee a determinare l'interruzione prescrizione. La Corte di Cassazione, rigettando il ricorso, ha chiarito che per interrompere la prescrizione è necessario un atto che manifesti l'inequivocabile volontà di far valere il proprio diritto, come una domanda giudiziale o una costituzione in mora, non essendo sufficiente una mera enunciazione difensiva.
Continua »
Prescrizione buoni postali: la Cassazione chiarisce
Un'ordinanza della Cassazione Civile chiarisce la decorrenza della prescrizione dei buoni postali. La Corte ha stabilito che il termine decennale inizia dalla data esatta di scadenza del titolo e non dal primo gennaio dell'anno successivo, riformando la decisione del Tribunale che aveva dato ragione a una risparmiatrice.
Continua »
Prescrizione interessi appalti: quando inizia?
Un'impresa edile ha citato in giudizio un Comune per ottenere il pagamento degli interessi su alcuni acconti pagati in ritardo. Il nodo centrale della controversia riguardava l'individuazione del momento esatto da cui far decorrere la prescrizione decennale. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito che la prescrizione degli interessi negli appalti pubblici decorre non dalla data dell'effettivo mandato di pagamento, ma dallo spirare del termine previsto per legge per il pagamento (30 giorni dopo l'emissione del certificato di acconto). Pertanto, la Corte ha parzialmente accolto il ricorso del Comune, cassando la sentenza d'appello e rinviando la causa per una nuova valutazione basata su questo principio.
Continua »
Indennità di occupazione: calcolo e prescrizione
La Corte di Cassazione si pronuncia su un complesso caso di indennità di occupazione per terreni illegittimamente acquisiti da un Comune. L'ordinanza chiarisce aspetti fondamentali sulla prescrizione del diritto, sul corretto calcolo dell'indennità basato sul valore virtuale di esproprio e sulla rivalutazione del bene secondo le fluttuazioni del mercato immobiliare, rigettando il ricorso del Comune e accogliendo parzialmente quello dei proprietari.
Continua »
Acquisizione sanante: termine opposizione decennale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28647/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di espropriazione. Nel caso di una procedura di acquisizione sanante (art. 42-bis d.p.r. 327/2001), l'azione del proprietario per contestare l'importo dell'indennizzo non è soggetta al breve termine di decadenza di 30 giorni previsto per le espropriazioni ordinarie, ma al termine di prescrizione ordinario di dieci anni. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva erroneamente dichiarato inammissibile il ricorso dei proprietari, sottolineando le differenze strutturali tra i due istituti e il principio di non applicabilità analogica delle norme sulla decadenza.
Continua »