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Art. 2946 Codice Civile — Anno 2026

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212 provvedimenti

Altri anni per Art. 2946 Codice Civile

Prescrizione contributi previdenziali: cosa decide la Cassazione?
Un'erede agiva in giudizio contro una società e l'ente previdenziale per ottenere il corretto versamento dei contributi dovuti al defunto lavoratore. La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha rigettato il ricorso, stabilendo un principio fondamentale sulla prescrizione dei contributi previdenziali. Anche se il diritto ai contributi non può essere oggetto di rinuncia da parte del lavoratore, esso è comunque soggetto ai normali termini di prescrizione. La Corte ha chiarito che l'eccezione di prescrizione, non decisa in un precedente giudizio di Cassazione, poteva essere legittimamente esaminata e accolta dal giudice del rinvio, portando al rigetto definitivo della domanda.
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Compenso avvocato rito: Cassazione chiarisce la norma
Un avvocato ha agito per ottenere il pagamento dei suoi onorari per un ricorso al TAR. Il Tribunale ha applicato un rito errato, revocando il decreto ingiuntivo. La Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che per il compenso avvocato rito speciale si applica solo alle cause civili, non a quelle amministrative. La causa è stata rinviata al Tribunale per essere decisa con il rito corretto.
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Prescrizione contributi previdenziali: la Cassazione
Un ex lavoratore ha richiesto la riliquidazione della pensione sulla base di contributi non versati da una società subentrante. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello, rigettando il ricorso e stabilendo che il diritto ai contributi era estinto per la prescrizione dei contributi previdenziali quinquennale. La Corte ha chiarito che il principio di automaticità delle prestazioni non opera se i contributi sono prescritti e che la denuncia del lavoratore non è sufficiente a interrompere o raddoppiare tale termine.
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Onere della prova fido bancario: la Cassazione decide
Una banca ricorre in Cassazione dopo una condanna a rimborsare un correntista. Il ricorso è rigettato. La Suprema Corte conferma che, in presenza di indizi su un'apertura di credito, l'onere della prova per dimostrare la natura solutoria dei versamenti (e quindi la loro prescrizione) grava sulla banca, non sul cliente. Viene inoltre ribadita la possibilità di provare un fido anche in assenza di un contratto scritto, basandosi su elementi presuntivi.
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Rendita vitalizia: prescrizione del diritto del lavoratore
Una lavoratrice ha richiesto la costituzione di una rendita vitalizia per contributi previdenziali omessi. La Corte d'Appello aveva considerato tale diritto imprescrittibile. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che il diritto alla rendita vitalizia è soggetto alla prescrizione ordinaria di dieci anni. La sentenza chiarisce i momenti da cui decorre la prescrizione sia per il datore di lavoro sia per il lavoratore, uniformandosi ai principi delle Sezioni Unite e alle recenti novità legislative.
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Copia contratto bancario: quando la banca deve darla?
Un cliente ha richiesto alla propria banca una copia del contratto. Al rifiuto dell'istituto, la questione è giunta fino alla Corte di Cassazione. L'ordinanza chiarisce la distinzione fondamentale tra il diritto a ricevere la documentazione sulle singole operazioni (soggetto al limite di dieci anni, art. 119 T.U.B.) e il diritto a ottenere la copia del contratto (art. 117 T.U.B.). Quest'ultimo sorge al momento della stipula e, se non adempiuto, può essere esercitato entro il termine di prescrizione ordinaria decennale. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso della banca per carenze procedurali.
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Diritto all’inquadramento e prescrizione: la Cassazione
La Cassazione chiarisce che il diritto all'inquadramento superiore nel pubblico impiego non è uno status imprescrittibile, ma un diritto soggetto a prescrizione decennale. Il ricorso di una dipendente, che chiedeva il riconoscimento della qualifica dirigenziale, è stato respinto perché l'azione è stata intrapresa dopo la scadenza del termine di prescrizione, decorrente dalla stipula del contratto che ne definiva la qualifica.
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Prescrizione diritto qualifica: la Cassazione decide
Un dipendente pubblico ha citato in giudizio la sua amministrazione regionale per ottenere una qualifica dirigenziale superiore, sostenendo che tale diritto fosse imprescrittibile come uno 'status'. I tribunali di merito e la Corte di Cassazione hanno respinto la richiesta, confermando che si applica la prescrizione del diritto alla qualifica decennale. Il diritto del lavoratore è stato considerato estinto a causa della sua inerzia nel contestare l'inquadramento iniziale e della successiva accettazione di un nuovo contratto individuale, rendendo la sua azione legale tardiva.
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Prescrizione credito tributario: l’actio iudicati
Un contribuente ha impugnato una cartella di pagamento relativa a un debito fiscale del 2001, sostenendo l'avvenuta prescrizione. Il debito era stato confermato da una sentenza del 2009. La Corte di Cassazione ha chiarito che, in presenza di una sentenza passata in giudicato, la prescrizione del credito tributario diventa decennale (c.d. actio iudicati). Ha inoltre stabilito che le norme emergenziali COVID hanno sospeso e prorogato tale termine, rendendo la pretesa del Fisco tempestiva e legittima.
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Demansionamento infermieri: quando è illecito?
Un gruppo di infermieri ha citato in giudizio un'azienda sanitaria per demansionamento, lamentando di essere stati costretti a svolgere per anni mansioni di livello inferiore. La Corte d'Appello aveva respinto la loro richiesta, ritenendo che le mansioni infermieristiche rimanessero prevalenti. La Corte di Cassazione ha ribaltato questa decisione, stabilendo che il demansionamento infermieri è illegittimo quando l'assegnazione a compiti inferiori è sistematica e non marginale, a prescindere dalla prevalenza delle mansioni proprie. La Corte ha cassato la sentenza e rinviato il caso per un nuovo esame sul demansionamento, rigettando però la domanda di differenze retributive.
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Onere della prova: contratti bancari essenziali
Una società ha citato in giudizio un istituto di credito per addebiti illegittimi sui propri conti correnti, ma non ha prodotto i contratti di apertura. La Corte di Cassazione ha ribadito che l'onere della prova spetta al cliente, il quale deve fornire i contratti per dimostrare l'illegittimità degli addebiti. In assenza di tale prova, la domanda di restituzione viene respinta e non è possibile disporre una consulenza tecnica d'ufficio (CTU).
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Notifica irreperibilità assoluta: quando è nulla?
Un contribuente subisce un pignoramento dello stipendio e impugna gli atti fiscali, sostenendo di non averli mai ricevuti. La Corte di Cassazione accoglie il suo ricorso, annullando la decisione precedente. La Corte ha stabilito che la notifica per irreperibilità assoluta è nulla se l'agente notificatore non effettua le dovute ricerche anagrafiche o ignora le prove che confermano la residenza del destinatario, come accaduto nel caso di specie. Il processo dovrà essere riesaminato.
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