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Art. 2946 Codice Civile — Anno 2024

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349 provvedimenti

Altri anni per Art. 2946 Codice Civile

Notifica AIRE: ipoteca annullata per vizio di forma
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di una contribuente iscritta all'AIRE, annullando un'iscrizione ipotecaria. La Corte ha stabilito che la notifica degli atti fiscali presupposti era nulla, poiché eseguita con la procedura per irreperibili anziché con le modalità previste per i residenti all'estero. La decisione ribadisce l'importanza della corretta procedura di notifica AIRE a garanzia del diritto di difesa del cittadino.
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Contributo solidarietà: illegittimo se imposto da Casse
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20701/2024, ha stabilito che una cassa di previdenza privatizzata non può imporre autonomamente un contributo di solidarietà su pensioni già in essere. Tale prelievo, qualificabile come prestazione patrimoniale imposta, è materia di riserva di legge e non può essere introdotto da fonti regolamentari dell'ente. La Corte ha inoltre confermato che il diritto alla restituzione delle somme illegittimamente trattenute si prescrive in dieci anni e non in cinque.
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Contributo di solidarietà: illegittimo se non per legge
Un ente previdenziale ha imposto un "contributo di solidarietà" sulle pensioni esistenti. La Corte di Cassazione ha dichiarato illegittimo tale prelievo, affermando che solo il legislatore statale, e non un ente autonomo, può imporre simili obbligazioni patrimoniali. La Corte ha inoltre confermato che il diritto a richiedere il rimborso è soggetto alla prescrizione ordinaria di dieci anni, non a quella breve di cinque.
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Contributo di solidarietà: illegittimo se non c’è legge
Una cassa di previdenza professionale ha imposto un contributo di solidarietà sulla pensione di un iscritto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il prelievo illegittimo, affermando che solo lo Stato può introdurre prestazioni patrimoniali imposte, nel rispetto della riserva di legge. La Corte ha inoltre confermato che il diritto del pensionato al rimborso si prescrive in dieci anni, non in cinque.
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Sospensione rimborso credito: prova e notifica
Una società finanziaria, cessionaria di un credito fiscale, ha contestato la sospensione del rimborso disposta dall'autorità fiscale a causa di debiti della società cedente. La Corte di Cassazione ha stabilito che la sospensione rimborso credito è illegittima senza una prova concreta della notifica degli atti impositivi al debitore. Un semplice estratto di ruolo interno non è considerato prova sufficiente. Di conseguenza, la sentenza d'appello è stata annullata con rinvio per un nuovo esame.
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Cessione crediti futuri: inopponibile al fallimento?
Una società finanziaria, cessionaria di crediti futuri derivanti da canoni di locazione, ha tentato di insinuarsi tardivamente nel passivo del fallimento del locatore per recuperare i canoni riscossi dal curatore. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la cessione crediti futuri non è opponibile alla procedura fallimentare se, al momento della dichiarazione di fallimento, i crediti non sono ancora sorti. L'effetto traslativo del credito non si era ancora verificato, pertanto i canoni maturati post-fallimento rientrano legittimamente nell'attivo da distribuire tra tutti i creditori secondo il principio della par condicio creditorum.
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Prescrizione credito erariale: da quando decorre?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20427/2024, ha stabilito un principio fondamentale sulla prescrizione del credito erariale. Nel caso di stipendi pagati in eccesso a un dipendente pubblico, il termine di prescrizione per la restituzione delle somme non decorre dal momento in cui l'Amministrazione accerta l'errore, ma dalla data di ogni singolo pagamento indebito. La Corte ha rigettato il ricorso del Ministero, affermando che la causa del pagamento era inesistente sin dall'origine per la parte eccedente.
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Impugnazione sentenza: l’interpretazione del giudice
Un'ordinanza della Cassazione chiarisce un punto cruciale sull'impugnazione della sentenza. Se il giudice d'appello interpreta la decisione di primo grado in un certo modo, l'eventuale ricorso successivo deve prima contestare tale interpretazione. In caso contrario, il ricorso è inammissibile per difetto di rilevanza. Nel caso di specie, l'Agenzia delle Entrate non ha contestato l'interpretazione della Corte d'Appello secondo cui il Tribunale aveva dichiarato prescritti i crediti, vedendo così il proprio ricorso rigettato.
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Diritto buono pasto: sì anche per il turno notturno
Una dipendente di un'azienda sanitaria pubblica ha richiesto il riconoscimento del suo diritto al buono pasto per i turni notturni. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'azienda, confermando che il diritto buono pasto è una misura assistenziale legata alla durata del turno di lavoro (superiore a sei ore), a prescindere che sia diurno o notturno. La Corte ha inoltre ribadito che la prescrizione per questo diritto è decennale e non quinquennale.
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Assegno postdatato: da quando decorre la prescrizione?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19330/2024, ha rigettato il ricorso di un creditore che agiva sulla base di un assegno postdatato. È stato confermato che, in caso di data di emissione falsa apposta per evitare la prescrizione, il termine per l'azione decorre dal momento della reale sottoscrizione e consegna del titolo, non dalla data fittizia. La Corte ha valorizzato gli accertamenti del giudizio penale che avevano provato la falsità della data.
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Onere della prova: notifica cartella esattoriale
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un Agente della Riscossione, confermando che l'onere della prova della corretta notifica di una cartella di pagamento spetta all'ente stesso. L'ordinanza stabilisce che un semplice 'estratto di ruolo' non costituisce prova valida, in quanto documento di parte. Il ricorso è stato inoltre dichiarato inammissibile per difetto di 'autosufficienza', non avendo l'ente trascritto gli atti di notifica necessari a consentire la verifica della Corte.
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Opposizione esecuzione: quando è ammessa? Il caso
La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha rinviato a pubblica udienza un complesso caso di opposizione esecuzione. La controversia nasce dalla richiesta di restituzione di una somma, originariamente pagata da un ente pubblico a un professionista in virtù di un decreto ingiuntivo poi revocato. Il professionista ha promosso opposizione esecuzione, eccependo la prescrizione del credito e chiedendo la compensazione con un proprio controcredito per indebito arricchimento. Data la particolare rilevanza delle questioni giuridiche sollevate, relative ai limiti del giudicato, alla decorrenza della prescrizione e all'ammissibilità di domande riconvenzionali, la Corte ha ritenuto necessario un approfondimento in pubblica udienza.
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Prescrizione crediti tributari: la Cassazione decide
Un contribuente ha impugnato un'iscrizione ipotecaria basata su presunti crediti tributari prescritti. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18774/2024, ha stabilito un punto fermo sulla prescrizione crediti tributari. Ha confermato il termine decennale per le imposte principali (IRPEF, IVA), ma ha ribadito la prescrizione quinquennale per le sanzioni e gli interessi. La sentenza di secondo grado è stata quindi parzialmente annullata con rinvio.
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Prescrizione crediti medico: la raccomandata basta
Un medico ha citato in giudizio un'Azienda Sanitaria per ottenere il pagamento di crediti risalenti agli anni '80 e '90. Le sue richieste sono state respinte in primo e secondo grado per intervenuta prescrizione. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha ribaltato parzialmente la decisione, stabilendo un principio fondamentale sulla prescrizione crediti medico: per interrompere la prescrizione, è sufficiente la prova della spedizione di una lettera raccomandata, in base alla presunzione di conoscenza, senza che sia necessario produrre l'avviso di ricevimento. La Corte ha però confermato che il termine di prescrizione per tali crediti è quinquennale e non decennale. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione alla luce di questo principio.
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Prescrizione differenze retributive: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che la prescrizione per le differenze retributive dei dipendenti pubblici a tempo determinato è di cinque anni, non dieci. Il caso riguardava una dipendente del Ministero dell'Istruzione che chiedeva il riconoscimento degli scatti di anzianità. La Corte ha chiarito che, sebbene il diritto derivi da una normativa europea anti-discriminazione, la natura della pretesa rimane retributiva e soggetta alla prescrizione quinquennale prevista per i pagamenti periodici, al fine di evitare una "discriminazione alla rovescia" rispetto ai lavoratori a tempo indeterminato.
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Difesa Agente Riscossione: quando serve l’Avvocatura
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso dell'Ente di Riscossione. La decisione si fonda sulla nullità della procura conferita a un avvocato privato, in assenza della necessaria delibera motivata che giustifichi la scelta di non avvalersi dell'Avvocatura dello Stato, come richiesto per la difesa Agente Riscossione.
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Ricorso inammissibile: l’esposizione dei fatti è cruciale
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile in una causa relativa all'acquisto di obbligazioni argentine. La ragione principale è la mancata esposizione chiara e sommaria dei fatti, che ha impedito alla Corte di comprendere la controversia. La decisione sottolinea come il rispetto dei requisiti formali, come una narrazione comprensibile della vicenda, sia fondamentale per l'ammissibilità del ricorso stesso, prevalendo sull'esame del merito.
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Rimborso credito IVA: decadenza biennale confermata
Una società cooperativa si è vista negare un rimborso credito IVA perché richiesto oltre il termine di due anni. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che se il contribuente indica inizialmente il credito per la compensazione nella dichiarazione annuale, si applica la decadenza biennale per la successiva richiesta di rimborso, e non la prescrizione ordinaria di dieci anni.
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Prescrizione tassa automobilistica: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 18006/2024, ha stabilito un principio fondamentale sulla prescrizione tassa automobilistica. Il caso riguardava un contribuente che aveva ricevuto un'ingiunzione di pagamento per il bollo auto del 2012, notificata nel 2018, a seguito di un avviso di accertamento del 2015. La Corte ha chiarito che, una volta interrotto il termine di prescrizione dall'avviso di accertamento, il nuovo periodo triennale per la riscossione non si estende fino al 31 dicembre del terzo anno, ma decorre immediatamente dal momento in cui l'accertamento diventa definitivo (cioè 60 giorni dopo la notifica). Di conseguenza, l'azione di riscossione dell'ente impositore è stata ritenuta prescritta e il suo ricorso è stato rigettato.
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Definizione agevolata: esclusa se l’Ente non è parte
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 17494/2024, ha stabilito che la definizione agevolata delle liti pendenti è inapplicabile se nel giudizio è parte solo l'Agente della riscossione e non l'ente impositore (es. Agenzia delle Dogane). Il caso riguardava un'intimazione di pagamento per accise del 2005. La Corte ha rigettato il ricorso del contribuente sulla definizione agevolata, ma ha accolto quello dell'Agente della riscossione, cassando la sentenza di merito per "motivazione apparente" e rinviando il caso a un nuovo esame.
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