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Art. 2944 Codice Civile

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280 provvedimenti

Licenziamento per giusta causa: onere della prova
Un liquidatore assicurativo impugna il suo licenziamento per giusta causa dovuto a grave negligenza nella gestione dei sinistri. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità del licenziamento. La Corte ha stabilito che la decisione dei giudici di merito era fondata su prove documentali e non su mere affermazioni, e che le richieste di prova del lavoratore erano state correttamente respinte perché generiche, irrilevanti o inammissibili, evidenziando l'importanza della specificità degli atti processuali.
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Interruzione prescrizione: gli atti difensivi bastano?
Una società creditrice ha visto il proprio credito prescritto poiché le memorie difensive depositate in un diverso giudizio non sono state ritenute idonee a determinare l'interruzione prescrizione. La Corte di Cassazione, rigettando il ricorso, ha chiarito che per interrompere la prescrizione è necessario un atto che manifesti l'inequivocabile volontà di far valere il proprio diritto, come una domanda giudiziale o una costituzione in mora, non essendo sufficiente una mera enunciazione difensiva.
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Usucapione immobile: la delibera comunale non basta
Un Comune ha citato in giudizio una Parrocchia per la restituzione di alcuni locali, ma la Parrocchia ha ottenuto il riconoscimento della proprietà per usucapione immobile. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, chiarendo che una delibera comunale non costituisce un atto idoneo a interrompere il termine ventennale per l'usucapione, già maturato prima dell'atto stesso.
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Compenso professionale: quando è dovuto tra colleghi?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29617/2024, ha stabilito che il compenso professionale è presunto anche nei rapporti tra colleghi basati su amicizia e collaborazione. Un avvocato, dopo aver ricevuto una richiesta di pagamento per prestazioni professionali svolte da una collega per oltre trent'anni, si era rivolto al tribunale sostenendo la gratuità del rapporto. La Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che spetta a chi riceve la prestazione dimostrare l'eventuale accordo di gratuità, non al professionista provare il proprio diritto al pagamento.
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Accordo bonario: le sue dichiarazioni non sono prove
Una società di costruzioni ha perso un ricorso in Cassazione riguardo a un appalto per una metropolitana. La Corte ha stabilito che le dichiarazioni fatte durante un accordo bonario non hanno valore di confessione e non vincolano il giudice. L'appello è stato dichiarato inammissibile perché le censure non invalidavano tutte le motivazioni autonome della sentenza di secondo grado.
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Rateizzazione debito fiscale: interrompe la prescrizione
Una società di ristorazione ha impugnato una cartella esattoriale, ma la Cassazione ha respinto il ricorso. La Corte ha chiarito che la richiesta di rateizzazione del debito fiscale costituisce riconoscimento del debito, interrompendo la prescrizione e precludendo successive contestazioni sulla notifica degli atti.
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Prescrizione cartella: TARSU in 5 anni, canone no
Un contribuente ha impugnato diverse cartelle di pagamento di cui era venuto a conoscenza solo tramite un estratto di ruolo. La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha parzialmente accolto il ricorso. La Corte ha stabilito che la prescrizione della cartella di pagamento per la TARSU (tassa sui rifiuti) è quinquennale, trattandosi di una prestazione periodica. Ha invece rigettato gli altri motivi, chiarendo che le relate di notifica sono atti pubblici e non semplici scritture private, e che la richiesta di rateizzazione del debito costituisce un atto di riconoscimento che interrompe la prescrizione.
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Estratto di ruolo: quando è inammissibile l’impugnazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31917/2025, ha stabilito che l'impugnazione di un estratto di ruolo è inammissibile se il contribuente non dimostra un pregiudizio concreto e attuale, come previsto dalla riforma del 2021. La semplice scoperta del debito tramite l'estratto non è sufficiente per agire in giudizio, mancando l'interesse ad agire. La Corte ha quindi cassato la sentenza di merito senza rinvio, chiudendo il caso.
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Rottamazione quater: l’adesione blocca i ricorsi
Un contribuente si oppone a un'intimazione di pagamento per debiti previdenziali, ma la sua azione viene respinta. La Corte d'Appello conferma la decisione, stabilendo che l'adesione alla rottamazione quater comporta l'implicita rinuncia a contestare i debiti in giudizio. L'appellante è stato inoltre condannato per abuso del processo per aver riproposto motivi di ricorso palesemente infondati.
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Opposizione intimazione pagamento: la rateizzazione vince
Una società ha presentato opposizione a un'intimazione di pagamento, lamentando la mancata notifica degli atti presupposti e l'intervenuta prescrizione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo principi cruciali: l'errata qualificazione del ricorso in primo grado va contestata con ricorso per cassazione e non con l'appello. Inoltre, la richiesta di rateizzazione del debito costituisce un atto ricognitivo che interrompe la prescrizione, rendendo vana la successiva opposizione intimazione pagamento su tale base.
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Usucapione atto nullo: possesso valido per la Corte
La Corte di Cassazione conferma che un contratto di compravendita, anche se dichiarato nullo, è idoneo a trasferire il possesso utile ai fini dell'usucapione. Nel caso di specie, due acquirenti avevano posseduto per oltre vent'anni un immobile acquistato da un fallimento con un atto poi annullato. La Corte ha stabilito che la consegna materiale del bene ('traditio') in esecuzione di un contratto traslativo, seppur invalido, fonda un possesso con 'animus rem sibi habendi' e non una mera detenzione, rendendo non necessaria la prova di un'interversione del possesso per maturare l'usucapione da atto nullo.
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Prova usucapione: la Cassazione chiede rigore
Un cittadino ottenne una dichiarazione di usucapione di un terreno comunale, decisione confermata in appello. Tuttavia, il Comune ha fatto ricorso in Cassazione, che ha annullato la sentenza. La Suprema Corte ha stabilito che la prova usucapione era insufficiente, in quanto i giudici di merito non avevano identificato con certezza la data di inizio del possesso (dies a quo) né avevano valutato correttamente gli atti interruttivi, come la richiesta di acquisto del terreno da parte del cittadino. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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Usucapione: prova rigorosa del tempo è necessaria
Un Comune ha impugnato una sentenza che riconosceva l'usucapione di alcuni terreni a favore di privati. La Cassazione ha accolto il ricorso, annullando la decisione di merito. Ha stabilito che per l'usucapione è indispensabile una prova rigorosa e non contraddittoria sia dell'intento di possedere come proprietario (animus possidendi) sia del decorso del tempo necessario (dies a quo), elementi che la corte d'appello non aveva adeguatamente motivato.
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Diritto di usufrutto: quando si estingue per non uso?
Un padre, dopo aver venduto la nuda proprietà di un'azienda agricola e aver trattenuto per sé il diritto di usufrutto, è stato citato in giudizio dalla figlia e dalla società acquirente, che sostenevano l'estinzione del diritto per non uso ventennale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che anche atti di godimento parziali o sporadici, come visitare la proprietà, mantenere la residenza, accedere ai locali o costituire un'ipoteca sul diritto stesso, sono sufficienti a interrompere la prescrizione e a conservare il diritto di usufrutto.
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Rateizzazione debito tributario: preclude contestazioni
Un contribuente contesta delle intimazioni di pagamento per mancata notifica delle cartelle presupposte. La Cassazione rigetta il ricorso, stabilendo che la richiesta di rateizzazione del debito tributario è un atto incompatibile con la negazione della conoscenza degli atti, sanando di fatto eventuali vizi di notifica.
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Compensazione impropria leasing: la Cassazione chiarisce
Un caso di leasing immobiliare risolto per inadempimento porta in Cassazione. Dichiarata nulla la clausola penale, si applica la compensazione impropria leasing tra i canoni da restituire all'utilizzatore e l'equo compenso dovuto alla società concedente. La Corte chiarisce che la cessione del credito per l'equo compenso non impedisce questa operazione contabile, che deve avvenire prima di determinare il saldo finale.
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Leasing e vizi della cosa: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 25869/2024, ha stabilito importanti principi in materia di leasing e vizi della cosa. Un utilizzatore aveva citato in giudizio il costruttore di un'imbarcazione difettosa, chiedendo la risoluzione del contratto di vendita stipulato tra il costruttore e la società di leasing. La Corte ha rigettato il ricorso, affermando che l'azione era prescritta. È stato chiarito che l'utilizzatore, essendo estraneo al contratto di compravendita, non ha la facoltà di chiederne la risoluzione, a meno che non vi sia una clausola contrattuale specifica che gli trasferisca tale diritto. Inoltre, semplici comunicazioni al 'servizio clienti' non sono state ritenute idonee a interrompere la prescrizione.
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Occupazione illegittima: no usucapione senza prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 25505/2024, ha rigettato il ricorso di un soggetto che, dopo aver occupato un immobile per decenni, ne rivendicava la proprietà per usucapione. La Corte ha stabilito che la semplice occupazione non basta: è necessario dimostrare l'inizio e le modalità del possesso con 'animus possidendi'. Inoltre, ha confermato che in caso di occupazione illegittima di un bene fruttifero, come un immobile in zona di pregio, il danno per il proprietario è presunto e non necessita di una prova specifica.
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Riconoscimento del debito: rateizzazione interrompe
Un contribuente si opponeva a un'intimazione di pagamento, sostenendo la prescrizione del credito a causa di notifiche irregolari. La Corte d'Appello ha ribaltato la decisione di primo grado, stabilendo che la richiesta di rateizzazione presentata dal debitore costituisce un riconoscimento del debito. Tale atto, secondo i giudici, interrompe la prescrizione, rendendo irrilevanti i precedenti vizi di notifica e confermando la legittimità della pretesa del creditore.
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Prescrizione credito: quando inizia a decorrere?
Una recente ordinanza della Cassazione affronta il tema della prescrizione credito in un contratto di mutuo. In caso di mancato pagamento delle rate, la Corte ha stabilito che il termine di prescrizione per l'intero debito non decorre automaticamente dalla data dell'inadempimento, ma dal momento in cui il creditore manifesta formalmente la volontà di avvalersi della clausola di decadenza dal beneficio del termine, ad esempio notificando un atto di precetto. Fino a quel momento, il diritto di esigere l'intera somma non è sorto.
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