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Art. 2944 Codice Civile

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280 provvedimenti

Legittimazione passiva espropriazione: chi paga?
La Corte di Cassazione si pronuncia sulla legittimazione passiva espropriazione in un caso complesso di mancato perfezionamento del procedimento. L'ordinanza chiarisce che la società concessionaria originaria, promotrice e beneficiaria dell'occupazione d'urgenza, resta obbligata al pagamento dell'indennità insieme al Ministero, anche se il suo ruolo è mutato nel tempo. Viene invece esclusa la responsabilità della nuova società concessionaria, subentrata dopo la maturazione del diritto all'indennizzo. La decisione sottolinea che gli accordi interni tra concedente e concessionario non possono pregiudicare i diritti dei proprietari espropriati.
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Annullamento atto impositivo: effetti sulla riscossione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7159/2025, ha stabilito un principio fondamentale in materia di riscossione. Se un atto impositivo (come una cartella di pagamento) viene annullato da una sentenza, anche se non ancora definitiva, l'ente di riscossione non può procedere con atti successivi, come l'intimazione di pagamento. L'annullamento dell'atto impositivo fa venir meno il presupposto stesso della pretesa tributaria. La Corte ha inoltre ribadito che la richiesta di definizione agevolata da parte del contribuente vale come riconoscimento del debito e interrompe la prescrizione.
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Prescrizione crediti erariali: la richiesta di rateizzo
La Corte di Cassazione ha stabilito che la prescrizione dei crediti erariali per tributi come IRPEF, IRAP e IVA è decennale, non quinquennale. Inoltre, ha chiarito che la richiesta di rateizzazione del debito da parte del contribuente costituisce un atto interruttivo della prescrizione, poiché implica un riconoscimento del debito stesso. La Corte ha quindi annullato la decisione di merito che aveva erroneamente ritenuto prescritti i crediti e ignorato l'effetto della domanda di rateizzazione.
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Prescrizione danno da reato: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza interlocutoria n. 6460/2025, esamina un complesso caso di risarcimento danni derivante da un illecito penale. Al centro della controversia vi è il calcolo della prescrizione del danno da reato, in una vicenda processuale che si protrae da anni tra giudizi penali e civili. A causa della complessità delle questioni e dell'assenza di precedenti specifici, la Corte ha rinviato la decisione a una pubblica udienza per un approfondimento.
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Decadenza dalla garanzia: quando si perde il diritto
Un acquirente di contratti preliminari per dei box auto perde il diritto alla garanzia fideiussoria per non aver agito contro il debitore principale entro sei mesi dalla scadenza dell'obbligazione. La Corte di Cassazione conferma la decisione dei giudici di merito, sottolineando come l'inerzia del creditore comporti la decadenza dalla garanzia. Il caso evidenzia l'importanza di rispettare i termini previsti dall'art. 1957 c.c. per non vanificare le tutele contrattuali.
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Prescrizione crediti soci: stop dalle scritture contabili
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso relativo alla prescrizione crediti soci verso una società in amministrazione straordinaria. Un'erede e creditrice aveva ottenuto il riconoscimento del suo credito, derivante da finanziamenti e utili non distribuiti, dal Tribunale. La società ha impugnato la decisione, eccependo la prescrizione. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che l'iscrizione del debito nei bilanci della società costituisce un riconoscimento con efficacia interruttiva della prescrizione.
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Motivazione apparente: Cassazione annulla sentenza
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Commissione Tributaria Regionale in un caso di accertamento fiscale. La decisione è stata cassata per motivazione apparente e omessa pronuncia, poiché i giudici di merito non avevano adeguatamente spiegato le ragioni della loro decisione, limitandosi a formule generiche e omettendo di esaminare specifiche domande delle parti. La controversia riguardava la deducibilità di costi per consulenze da un paese a fiscalità privilegiata. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Prescrizione risarcimento danni: quando si perde il diritto
Un cittadino ha citato in giudizio un istituto di credito per un'errata comunicazione alla Guardia di Finanza, che ha innescato un'indagine per evasione fiscale. La richiesta di risarcimento danni è stata respinta in tutti i gradi di giudizio perché tardiva. La Cassazione ha confermato la decisione, ritenendo maturata la prescrizione del risarcimento danni e sottolineando l'importanza del principio di autosufficienza del ricorso, che ha reso inammissibili le altre censure.
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Impugnazione estratto di ruolo: la Cassazione decide
Un professionista ha contestato alla sua cassa previdenziale il pagamento di contributi basandosi su un estratto di ruolo. Dopo decisioni contrastanti nei gradi inferiori, la Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso originario inammissibile. Citando una recente legislazione e sentenze di riferimento, ha stabilito che l'impugnazione estratto di ruolo non è permessa a meno che il contribuente non dimostri un pregiudizio diretto, condizione non soddisfatta nel caso di specie. La Corte ha quindi annullato la sentenza precedente senza rinvio.
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Intimazione di pagamento: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, si è pronunciata sulla validità di un'intimazione di pagamento. Il ricorso di un contribuente è stato rigettato. Per le somme relative a contributi previdenziali, è stato confermato il difetto di giurisdizione del giudice tributario. Per la parte fiscale, la Corte ha stabilito che la richiesta di rateizzazione del debito da parte del contribuente sana qualsiasi vizio relativo alla notifica della cartella di pagamento presupposta, rendendo di conseguenza pienamente valida l'intimazione di pagamento successiva.
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Istanza di rateizzazione: interrompe la prescrizione?
Un contribuente ha contestato alcuni avvisi di addebito dell'INPS, sostenendo che il credito fosse prescritto. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo due principi fondamentali: primo, le contestazioni sul merito del credito devono essere fatte entro 40 giorni dalla notifica dell'atto; secondo, la presentazione di un'istanza di rateizzazione costituisce un riconoscimento del debito, interrompendo così la prescrizione.
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Prescrizione appalti pubblici: quando decorre?
Una società di costruzioni ha agito contro un Ministero per ritardi nel collaudo di opere pubbliche. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la prescrizione dei crediti dell'appaltatore decorre dalla scadenza del termine previsto per il collaudo. L'inerzia della P.A. costituisce un inadempimento istantaneo e non un illecito permanente, fissando un chiaro 'dies a quo' per la decorrenza della prescrizione appalti pubblici.
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Riconoscimento del debito: la proposta non basta
Due ex dipendenti hanno citato in giudizio un'amministrazione pubblica per il mancato pagamento di un'indennità di fine servizio, lamentando una discriminazione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che il loro diritto era ormai prescritto. Secondo la Corte, una mera proposta di delibera, mai approvata formalmente, non è sufficiente a costituire un riconoscimento del debito idoneo a interrompere i termini di prescrizione. La disparità di trattamento era giustificata dal fatto che per alcuni dipendenti il diritto non era prescritto, a differenza dei ricorrenti.
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Notifica cartelle: inammissibile il ricorso generico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società contro una intimazione di pagamento. La società sosteneva la mancata notifica delle cartelle esattoriali e la prescrizione del credito. La Corte ha stabilito che la contestazione delle notifiche e dei documenti prodotti in copia era troppo generica per essere valida. Inoltre, l'adesione della società a una definizione agevolata è stata interpretata come un riconoscimento del debito, interrompendo la prescrizione. La decisione sottolinea la necessità di formulare contestazioni specifiche e dettagliate nei ricorsi.
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Interruzione usucapione: la Cassazione fa chiarezza
In una complessa lite ereditaria tra fratelli, la Cassazione ha stabilito che un'azione legale volta a far dichiarare la natura fittizia di una vendita, per poi procedere alla divisione del bene, costituisce un atto di interruzione usucapione. Tale azione, infatti, manifesta in modo inequivocabile la volontà di recuperare il bene al patrimonio ereditario, interrompendo così il possesso continuato necessario per l'usucapione. La sentenza ha anche chiarito importanti principi sulla collazione e sulla forza espansiva del testamento su beni rientrati nell'asse ereditario.
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Disconoscimento copie: la Cassazione chiarisce
Una contribuente si opponeva a un estratto di ruolo per contributi non versati, contestando la validità delle notifiche attraverso il disconoscimento delle copie prodotte in giudizio. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che il disconoscimento copie, per essere efficace, deve essere specifico e non generico. La Corte ha inoltre chiarito che la richiesta di rateazione interrompe la prescrizione e che le notifiche PEC da indirizzi della P.A. non presenti in pubblici elenchi non sono automaticamente nulle.
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Rateizzazione debito: quando sana i vizi di notifica?
Un contribuente ha impugnato un'intimazione di pagamento, sollevando in un secondo momento vizi di notifica delle cartelle presupposte. La Corte di Cassazione ha stabilito che la richiesta di rateizzazione del debito implica la conoscenza del debito stesso, sanando di fatto i vizi di notifica. Tale richiesta fa decorrere un nuovo termine per l'impugnazione delle cartelle; se questo termine non viene rispettato, ogni successiva contestazione diventa inammissibile. La Corte ha accolto il ricorso solo per verificare la possibile estinzione di debiti di importo minimo per effetto di una legge successiva.
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Calcolo buonuscita avvocati pubblici: onorari inclusi?
Un ente pubblico previdenziale ha richiesto a un suo ex avvocato dipendente la restituzione di una parte della buonuscita, sostenendo che gli onorari professionali non dovessero essere inclusi nel calcolo. Dopo decisioni contrastanti nei primi due gradi di giudizio, la Corte di Cassazione, riconoscendo l'elevata importanza della questione e la necessità di valutare recenti sentenze della Corte Costituzionale, ha rinviato il caso a una pubblica udienza. La decisione finale stabilirà un principio fondamentale per il calcolo buonuscita avvocati pubblici.
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Ricognizione di debito: accesso agli atti non la prova
La Corte di Cassazione ha stabilito che la richiesta di un contribuente di accedere agli atti per visionare una cartella di pagamento non costituisce una ricognizione di debito. Di conseguenza, tale richiesta non interrompe la prescrizione. La valutazione se un atto integri o meno un riconoscimento del debito è un'indagine di fatto, riservata al giudice di merito e non sindacabile in sede di legittimità se adeguatamente motivata. Il ricorso dell'Agenzia di Riscossione è stato quindi dichiarato inammissibile.
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Indebito contributivo: chi rimborsa il lavoratore?
Ex dipendenti pubblici a tempo determinato si sono visti negare la restituzione dell'indennità di fine servizio, che il loro datore di lavoro aveva erroneamente versato all'ente previdenziale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo che in caso di indebito contributivo, l'azione del lavoratore per recuperare le somme trattenute va diretta esclusivamente contro il datore di lavoro, e non verso l'ente che ha ricevuto i versamenti. La Corte ha inoltre confermato che la prescrizione del diritto decorre dalla cessazione del rapporto di lavoro.
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