LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 2943 Codice Civile — Anno 2025

Pagina 12 di 12

238 provvedimenti

Altri anni per Art. 2943 Codice Civile

Prescrizione concordato preventivo: la Cassazione chiarisce
Una società in liquidazione e in concordato preventivo ha agito in giudizio per far dichiarare la prescrizione dei crediti vantati nei suoi confronti. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno respinto la richiesta. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo un importante principio sulla prescrizione nel concordato preventivo. La Corte ha chiarito che, dopo l'omologazione del concordato, si verifica una sospensione della prescrizione per tutti i crediti anteriori. Questo perché l'omologazione rende i crediti temporaneamente inesigibili, in attesa che vengano rispettate le modalità e i tempi di pagamento previsti dal piano. Tale inesigibilità costituisce un impedimento giuridico all'esercizio del diritto che, ai sensi dell'art. 2935 c.c., sospende il decorso del termine di prescrizione fino alla scadenza dei termini di pagamento fissati nel piano concordatario.
Continua »
Notifica atti fiscali: la Cassazione fa chiarezza
Una società ha impugnato un'intimazione di pagamento per oltre 2 milioni di euro, contestando la validità della notifica atti fiscali sottostanti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando principi cruciali: l'Agenzia delle Entrate-Riscossione può legittimamente farsi rappresentare da avvocati privati; la prescrizione per i crediti tributari è decennale, non quinquennale; le contestazioni sulla conformità dei documenti notificati devono essere specifiche e non generiche.
Continua »
Interruzione prescrizione: un invito a transigere non basta
Una società creditrice ha perso il suo diritto al pagamento da un ente pubblico perché la sua comunicazione, intesa come un invito a negoziare, non è stata ritenuta un atto valido per l'interruzione prescrizione. La Corte di Cassazione ha confermato che per interrompere i termini è necessaria una chiara intimazione di pagamento, non una semplice proposta di accordo.
Continua »
Spese di lite ente pubblico: quando si pagano?
Un contribuente contesta la condanna al pagamento delle spese legali a favore di un ente pubblico difeso in giudizio da un proprio funzionario. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che, in materia tributaria, normative specifiche consentono la liquidazione delle spese di lite a favore dell'ente pubblico anche senza l'assistenza di un avvocato. Questa pronuncia ribadisce la validità delle regole speciali sulle spese di lite ente pubblico nel processo tributario.
Continua »
Interruzione prescrizione indennità: quando non basta
La Cassazione chiarisce i requisiti per l'interruzione prescrizione indennità di esproprio. Una richiesta di 'conversione' della domanda in appello e una lettera informativa al Comune non sono state ritenute atti idonei, confermando l'estinzione del diritto del proprietario per decorso del termine decennale.
Continua »
Interruzione prescrizione vizi: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che per l'interruzione prescrizione vizi in una compravendita immobiliare è sufficiente un atto stragiudiziale, come una lettera di messa in mora. La sentenza ha annullato la decisione della Corte d'Appello, che riteneva necessaria l'azione giudiziale. Il caso riguardava acquirenti di ville con difetti che avevano agito per la riduzione del prezzo. La Suprema Corte ha chiarito che la comunicazione formale della volontà di far valere la garanzia avvia un nuovo periodo di prescrizione di un anno, proteggendo i diritti dell'acquirente.
Continua »
Intimazione di pagamento: può essere rinnovata?
Una società ha impugnato un'intimazione di pagamento sostenendo che un atto precedente identico fosse già stato annullato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo che un annullamento per vizi puramente procedurali (come la mancata prova della notifica degli atti presupposti) non impedisce all'Ente della Riscossione di emettere un nuovo atto. Tale situazione non viola il principio del 'ne bis in idem', poiché la prima decisione non verteva sul merito del debito, ma solo su un difetto formale, creando un giudicato solo processuale e non sostanziale.
Continua »
Avviso di intimazione: quando la pretesa si cristallizza
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 20476/2025, ha stabilito un principio fondamentale in materia di riscossione. Se un contribuente non impugna un avviso di intimazione entro i termini di legge, la pretesa tributaria in esso contenuta si "cristallizza", diventando definitiva. Di conseguenza, il contribuente non potrà più eccepire in un momento successivo la prescrizione del credito maturata prima della notifica di tale avviso. La Corte equipara l'avviso di intimazione all'avviso di mora, includendolo tra gli atti che devono essere necessariamente contestati per evitare la decadenza dal diritto di difesa.
Continua »
Uso aziendale: quando una prassi diventa diritto
Due farmaciste si vedono richiedere la restituzione di un'indennità percepita per anni. La Cassazione interviene, stabilendo che una prassi consolidata, o "uso aziendale", può creare un diritto per i lavoratori. La Corte ha cassato la sentenza di merito, rinviando il caso per accertare la natura giuridica dell'ente datore di lavoro e verificare se la prassi continuativa possa essere considerata una fonte di obbligazione al pari di un accordo collettivo, bloccando così la richiesta di restituzione.
Continua »
Lavoro straordinario: pagamento anche senza autorizzazione
Dei dipendenti pubblici chiedevano il pagamento delle ore di lavoro straordinario accumulate nella "Banca ore". Le corti di merito avevano respinto la richiesta per assenza di autorizzazione formale. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che il lavoro straordinario va retribuito se svolto con il consenso, anche implicito, del datore di lavoro, come dimostrato dalla stessa contabilizzazione delle ore. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
Continua »
Liquidazione equitativa del danno: obbligo di motivazione
In una controversia su un diritto di passaggio, la Corte di Cassazione ha stabilito che la liquidazione equitativa del danno da occupazione illegittima deve essere adeguatamente motivata. Non è sufficiente il mero riferimento alla "prolungata occupazione" per giustificare l'importo risarcitorio. La Corte ha cassato la sentenza d'appello su questo punto, sottolineando la necessità per il giudice di esplicitare i criteri logici e i parametri valutativi seguiti, pena la nullità della decisione per motivazione apparente. La sentenza ha invece confermato la non prescrizione del diritto di passaggio.
Continua »
Notifica e prescrizione: quando si interrompe?
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha ribadito un principio fondamentale in tema di notifica e prescrizione. Il caso riguardava un'azione revocatoria promossa da un'agenzia di riscossione. La Corte ha chiarito che, per interrompere la prescrizione, è sufficiente che il creditore consegni l'atto all'ufficiale giudiziario entro il termine, a prescindere da quando la notifica si perfezioni per il destinatario. Questa regola, nota come 'scissione degli effetti della notifica', protegge il diritto del creditore da ritardi procedurali a lui non imputabili.
Continua »
Notifica irreperibilità società: cosa dice la Cassazione
La Corte di Cassazione chiarisce la validità della notifica per irreperibilità società. Se un'azienda non viene trovata presso la sede legale iscritta nel registro delle imprese, la notifica degli atti tributari è legittima se eseguita con il rito degli irreperibili assoluti (deposito in casa comunale), senza necessità di ulteriori ricerche del legale rappresentante. La Corte ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, affermando il principio di autoresponsabilità della società nel mantenere aggiornati i propri dati.
Continua »
Prescrizione azione risarcitoria: l’istanza al passivo
Un gruppo di investitori ha citato in giudizio un'autorità di vigilanza per omesso controllo su un intermediario fallito. La Corte di Cassazione sta valutando se la domanda di ammissione al passivo dell'intermediario abbia interrotto la prescrizione dell'azione risarcitoria anche nei confronti dell'autorità, quale coobbligata. La Corte ha rinviato la decisione a una pubblica udienza per un esame approfondito.
Continua »
Notifica cartella esattoriale: quando l’eccezione è tardiva?
Un contribuente ha impugnato un'intimazione di pagamento, lamentando la mancata notifica delle cartelle esattoriali presupposte. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, sottolineando che le eccezioni relative alla notifica della cartella esattoriale devono essere sollevate tempestivamente nel primo grado di giudizio. La tardiva contestazione ha reso inammissibili tutti i motivi di ricorso, inclusi quelli sulla prescrizione, poiché la validità della notifica non poteva più essere messa in discussione. La sentenza evidenzia il principio fondamentale della tempestività nel processo tributario.
Continua »
Prescrizione contributi: la Cassazione chiarisce
Un professionista ha contestato un debito verso la sua cassa previdenziale, sostenendo l'avvenuta prescrizione contributi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che le comunicazioni inviate dall'ente erano idonee a interrompere la prescrizione. La Corte ha chiarito che la valutazione sulla ricezione e sul contenuto delle comunicazioni è un accertamento di fatto riservato ai giudici di merito e che la contestazione di documenti in fotocopia deve essere specifica e non generica.
Continua »
Interruzione prescrizione: validi atti di intimazione?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un contribuente sull'interruzione prescrizione di crediti previdenziali. La Corte ha stabilito che la valutazione sull'idoneità di un'intimazione di pagamento a interrompere i termini è riservata al giudice di merito. Un atto che contiene una chiara richiesta di pagamento, anche se fa riferimento a precedenti cartelle, è sufficiente a produrre l'effetto interruttivo.
Continua »
Anzianità di servizio: vale il periodo a termine?
Una società di trasporti si rifiutava di calcolare l'anzianità di servizio di un dipendente includendo i periodi lavorati con contratti a tempo determinato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'azienda, stabilendo che tale esclusione costituisce una discriminazione vietata dalla normativa europea. L'ordinanza ribadisce che, ai fini degli scatti retributivi, l'anzianità di servizio deve comprendere tutto il periodo lavorativo, indipendentemente dalla natura a termine o indeterminata dei contratti, in ossequio al principio di parità di trattamento.
Continua »