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Art. 2943 Codice Civile — Anno 2025

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238 provvedimenti

Altri anni per Art. 2943 Codice Civile

Assicurazione per conto altrui: la clausola che esclude
La Corte di Cassazione interviene su un caso di assicurazione per conto altrui, stabilendo la nullità della clausola che attribuisce il diritto all'indennizzo esclusivamente al contraente (conduttore dell'immobile) a discapito dell'assicurato (proprietario). A seguito di un incendio, la compagnia assicurativa aveva liquidato il danno al conduttore. La Corte ha chiarito che il diritto all'indennizzo spetta al titolare dell'interesse assicurato, ovvero il proprietario, rendendo la sua esclusione contrattualmente invalida. La sentenza affronta anche la legittimazione ad agire e l'interruzione della prescrizione.
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Legittimazione ad agire concessionario: l’appello
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un agente della riscossione contro una sentenza che aveva dichiarato prescritti dei crediti previdenziali. La decisione si fonda sulla carenza di legittimazione ad agire del concessionario, che non può contestare il merito della pretesa (come la prescrizione), diritto che spetta unicamente all'ente creditore.
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Azione revocatoria: prescrizione e prova del credito
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17477/2025, si è pronunciata su un caso di azione revocatoria promossa da un'agenzia di riscossione. La Corte ha confermato principi chiave: la prescrizione quinquennale decorre dalla trascrizione dell'atto e non dalla sua stipula. Ha inoltre ribadito che l'interruzione della prescrizione si perfeziona con la consegna dell'atto di citazione all'ufficiale giudiziario. Infine, ha specificato che il credito tributario si considera sorto al momento del verificarsi del presupposto d'imposta, non con l'accertamento successivo, respingendo le difese dei debitori.
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Notifica cartelle: la motivazione deve essere reale
Una società in fallimento ha contestato diverse cartelle esattoriali per omessa notifica e prescrizione. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione della corte d'appello, ritenendo la sua valutazione sulla regolarità della notifica cartelle di pagamento viziata da motivazione solo apparente. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame che dovrà spiegare concretamente perché le notifiche sono valide e valutare la prescrizione di sanzioni e interessi.
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Inammissibilità ricorso: quando un appello è respinto
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso di un professionista contro la sua Cassa di Previdenza per il pagamento di contributi. La decisione si fonda su vizi procedurali, come la proposizione di questioni nuove, la mancata contestazione della ratio decidendi della sentenza d'appello e l'assenza di autosufficienza dei motivi. Questa ordinanza sottolinea l'importanza del rigore formale nel processo civile.
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Interruzione prescrizione contributi: la Cassazione decide
Un professionista si opponeva a una richiesta di pagamento di contributi previdenziali, sostenendo la prescrizione del debito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che le comunicazioni inviate dalla cassa di previdenza erano idonee a determinare l'interruzione prescrizione contributi. La decisione sottolinea l'importanza della specificità degli atti interruttivi e il rigore formale richiesto nei ricorsi.
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Impugnazione estratto di ruolo: quando è possibile?
Un contribuente, ex socio di una società, ha impugnato un estratto di ruolo relativo a un debito fiscale del 1998, sostenendo di non aver mai ricevuto la cartella di pagamento originaria. La Corte di Cassazione, applicando la nuova normativa (D.L. 146/2021), ha dichiarato il ricorso inammissibile. La decisione chiarisce che l'impugnazione dell'estratto di ruolo è ammessa solo se il contribuente dimostra un pregiudizio concreto e attuale, come l'esclusione da appalti o la perdita di benefici pubblici. In assenza di tale prova, l'azione legale non può essere intrapresa.
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Procura speciale cassazione: i requisiti di validità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso tributario per vizi della procura speciale. La procura era stata rilasciata prima della pubblicazione della sentenza impugnata o dopo la notifica del ricorso, violando i requisiti di specialità. Il ricorrente è stato condannato anche per abuso del processo.
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Vittime del dovere: lo status è imprescrittibile
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 16193/2025, ha rigettato il ricorso del Ministero dell'Interno, stabilendo un principio fondamentale per le vittime del dovere. La Corte ha confermato che la condizione di 'vittima del dovere' costituisce uno status giuridico permanente e, come tale, l'azione per il suo riconoscimento è imprescrittibile. Tuttavia, i singoli ratei delle prestazioni economiche correlate sono soggetti alla normale prescrizione. La decisione distingue nettamente tra il diritto allo status e il diritto alle singole prestazioni economiche periodiche.
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Impugnazione estratto di ruolo: limiti e novità
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 15907/2025, ha stabilito che l'impugnazione dell'estratto di ruolo non è più ammissibile per contestare una cartella di pagamento non notificata, a meno che il contribuente non dimostri un pregiudizio concreto e specifico. La Corte ha applicato la nuova normativa introdotta dal D.L. 146/2021, dichiarando inammissibile il ricorso del contribuente per difetto di interesse ad agire, segnando un importante cambiamento rispetto al passato.
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Calcolo buonuscita avvocati pubblici: onorari inclusi?
Un ente pubblico previdenziale ha richiesto a un suo ex avvocato dipendente la restituzione di una parte della buonuscita, sostenendo che gli onorari professionali non dovessero essere inclusi nel calcolo. Dopo decisioni contrastanti nei primi due gradi di giudizio, la Corte di Cassazione, riconoscendo l'elevata importanza della questione e la necessità di valutare recenti sentenze della Corte Costituzionale, ha rinviato il caso a una pubblica udienza. La decisione finale stabilirà un principio fondamentale per il calcolo buonuscita avvocati pubblici.
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Prescrizione contributi INPS: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imprenditore contro l'Ente Previdenziale, confermando la distinzione tra sanzioni amministrative e recupero crediti contributivi. La sentenza chiarisce che il termine di 90 giorni previsto dalla L. 689/81 non si applica alla riscossione dei contributi omessi. Viene inoltre sottolineato che la valutazione degli atti che interrompono la prescrizione contributi INPS è una questione di merito, non riesaminabile in sede di legittimità.
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Prescrizione contributi: email valida a interromperla
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili due ricorsi incrociati tra un ente religioso e l'istituto previdenziale sul tema della prescrizione contributi. La Corte ha stabilito che la valutazione sull'idoneità di un'email a interrompere la prescrizione è un giudizio di fatto insindacabile in sede di legittimità. Inoltre, ha precisato che la sospensione dei termini di prescrizione per i contributi ex INPDAP si applica solo se il datore di lavoro è una pubblica amministrazione, status non dimostrato nel caso di specie.
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Interruzione prescrizione: atto generico non basta
Un medico ha citato in giudizio un'azienda sanitaria per ottenere il pagamento di compensi professionali senza le trattenute IRAP. I tribunali di merito hanno respinto gran parte della domanda a causa della prescrizione quinquennale. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando il ricorso inammissibile e chiarendo che, per una valida interruzione prescrizione, l'atto deve specificare in modo inequivocabile la pretesa, cosa non avvenuta con una generica richiesta di differenze retributive.
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Contributo di solidarietà: la Cassazione lo boccia
Una Cassa Previdenziale ha imposto un contributo di solidarietà sulla pensione di un suo iscritto. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del prelievo, stabilendo che tali misure possono essere introdotte solo dal legislatore e non dagli enti previdenziali autonomi. L'ente è stato condannato per aver ignorato la giurisprudenza consolidata.
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Notifica cartella di pagamento: onere della prova
Un contribuente ha impugnato un'intimazione di pagamento, sostenendo la mancata e invalida notifica delle cartelle esattoriali presupposte e l'avvenuta prescrizione del credito. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha rigettato sia il ricorso del contribuente sia quello incidentale dell'Agente della Riscossione. Ha chiarito che per provare la notifica della cartella di pagamento, l'agente della riscossione deve produrre l'avviso di ricevimento, che fa fede fino a querela di falso. La Corte ha inoltre ribadito la differenza nei termini di prescrizione: decennale per i tributi e quinquennale per sanzioni e interessi.
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Lavoro dominicale: incidenza sulla retribuzione
Una società di media ha impugnato la decisione che riconosceva a un dipendente il diritto di includere la maggiorazione per il lavoro dominicale continuativo nel calcolo degli emolumenti indiretti. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che la natura continuativa della prestazione era stata adeguatamente dimostrata e che l'interpretazione del contratto collettivo da parte dei giudici di merito era corretta. Di conseguenza, la maggiorazione per il lavoro domenicale deve essere considerata parte della retribuzione utile.
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Impugnazione estratto di ruolo: i limiti d’interesse
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 15905/2025, chiarisce i nuovi e stringenti limiti per l'impugnazione dell'estratto di ruolo. Un contribuente, ex socio di una società, aveva contestato un debito IVA appreso solo tramite estratto di ruolo, sostenendo la mancata notifica della cartella di pagamento. La Corte ha applicato la nuova normativa (art. 12, c. 4-bis, d.P.R. 602/1973), stabilendo che l'impugnazione è ammissibile solo se il contribuente dimostra un pregiudizio specifico e concreto, come l'impossibilità di partecipare ad appalti pubblici. In assenza di tale prova, il ricorso originario è stato dichiarato inammissibile per difetto di interesse ad agire.
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Prescrizione concordato: quando si sospende?
Una società in concordato preventivo ha chiesto al tribunale di dichiarare prescritti i debiti verso i suoi creditori, sostenendo che il termine di prescrizione fosse decorso dalla data di omologa del piano. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, chiarendo che la prescrizione nel concordato viene sospesa dopo la fase di omologa. Il piano omologato rende i crediti temporaneamente inesigibili, creando un impedimento legale che sospende la prescrizione fino alla scadenza dei termini di pagamento previsti dal piano stesso.
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Prescrizione debiti ereditari: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione affronta il tema della prescrizione debiti ereditari, chiarendo due punti fondamentali. Primo, la richiesta di rigetto di una domanda di accertamento negativo del credito interrompe la prescrizione. Secondo, in caso di debiti ereditari, che sono obbligazioni parziarie, l'effetto interruttivo non si estende ai coeredi che non hanno partecipato al giudizio. La Corte ha quindi cassato la sentenza d'appello che aveva erroneamente esteso l'interruzione a tutti gli eredi.
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