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Art. 2941 Codice Civile

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510 provvedimenti

Prescrizione contributi INPS: quando si sospende?
Un professionista ha contestato un avviso di addebito eccependo la prescrizione contributi INPS per somme relative agli anni 2013-2015. Il Tribunale ha stabilito che la totale omessa presentazione della dichiarazione dei redditi costituisce un doloso occultamento del debito, sospendendo i termini prescrizionali fino alla scoperta dell'inadempimento da parte dell'ente previdenziale.
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Indebito pensionistico: l’inganno del defunto ricade sugli eredi
La Corte di Cassazione ha confermato l'obbligo per gli eredi di un pensionato di restituire all'ente previdenziale oltre trentunomila euro ricevuti a titolo di trattamento pensionistico non dovuto. Il pensionato aveva nascosto di svolgere un'attività lavorativa al momento della domanda di pensione, dichiarando falsamente di aver cessato ogni rapporto. La Suprema Corte ha qualificato tale omissione come dolo, escludendo l'irripetibilità delle somme. Inoltre, i giudici hanno stabilito che la prescrizione decennale per il recupero dell'indebito pensionistico è rimasta sospesa fino al momento della scoperta dell'inganno, avvenuta a seguito di una successiva richiesta di ricostituzione della pensione.
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Imprenditore Agricolo Professionale: INPS vince sui contributi
L'Istituto Previdenziale ha notificato a una coltivatrice un verbale di accertamento per l'omesso pagamento di contributi, disponendo la sua iscrizione d'ufficio come Imprenditore Agricolo Professionale per il periodo dal 2007 al 2012. La contribuente ha impugnato l'atto eccependo la prescrizione quinquennale dei contributi del 2007 e l'incompetenza dell'ente previdenziale ad attribuire tale qualifica. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che la prescrizione dei contributi decorre solo dalla scadenza del saldo finale (avvenuta nel gennaio 2008) e non dalle singole scadenze mensili, rendendo tempestiva la notifica del 2012. Inoltre, la Corte ha ribadito la piena legittimità dell'ente previdenziale nell'effettuare accertamenti ispettivi per l'iscrizione previdenziale dei lavoratori agricoli.
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Prescrizione contributi INPS: salvi i debiti, sanzioni cancellate
Un professionista ha contestato la richiesta dell'ente previdenziale per il pagamento di contributi omessi relativi all'anno 2009, eccependo la prescrizione. La Corte di Cassazione ha chiarito che la prescrizione contributi INPS decorre dalla scadenza del termine di pagamento (differito al 6 luglio 2010) e non dalla dichiarazione dei redditi. Inoltre, la mancata compilazione del quadro RR non costituisce occultamento doloso del debito. Poiché l'avviso di addebito è stato notificato il 6 luglio 2015, l'ultimo giorno utile, la richiesta dei contributi è salva. Tuttavia, applicando una recente sentenza della Corte Costituzionale, i giudici hanno annullato interamente le sanzioni civili originariamente applicate al professionista, in quanto non dovute per i periodi precedenti al 2011. Il professionista ottiene così l'annullamento delle sanzioni.
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Indebito previdenziale: il doppio stipendio costa caro
Un direttore di banca si dimette e richiede la pensione di anzianità. Il giorno successivo viene riassunto dallo stesso istituto di credito. L'ente previdenziale eroga la pensione per anni, ignorando il nuovo impiego del pensionato, che omette di comunicare la riassunzione. Quando l'ente scopre la sovrapposizione tra stipendio e pensione, richiede la restituzione delle somme. La Corte di Cassazione conferma l'obbligo di restituzione per indebito previdenziale. I giudici stabiliscono che il silenzio del pensionato configura un dolo omissivo, che impedisce la prescrizione del diritto di recupero dell'ente. Il pensionato deve quindi restituire l'intera somma percepita illegittimamente.
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Prescrizione contributi INPS: la Cassazione punisce il ritardo
L'INPS ha richiesto a un libero professionista il pagamento di contributi previdenziali per l'anno 2009 tramite un avviso di addebito notificato nel 2017. Il professionista ha eccepito la prescrizione del credito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'INPS, confermando che la prescrizione contributi INPS decorre dalla scadenza del termine di pagamento e non dalla presentazione della dichiarazione dei redditi. Inoltre, i giudici hanno chiarito che la mancata compilazione del Quadro RR non costituisce un occultamento doloso del debito se il reddito è stato comunque dichiarato in un'altra sezione del modello fiscale. Di conseguenza, il diritto dell'ente previdenziale si è estinto per decorso del termine quinquennale.
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Prescrizione contributi gestione separata: INPS perde il ricorso
L'Ente Previdenziale ha richiesto a un Libero Professionista il pagamento dei contributi previdenziali per l'anno 2010. Il professionista si è opposto eccependo l'avvenuta prescrizione del credito. L'ente ha sostenuto che l'omessa compilazione del Quadro RR nella dichiarazione dei redditi costituisse un doloso occultamento del debito, idoneo a sospendere il termine. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'ente, confermando che la mancata compilazione del quadro non comporta un automatico occultamento. Pertanto, la prescrizione contributi gestione separata decorre dalla scadenza dei termini di pagamento e, nel caso di specie, il diritto di riscossione si è estinto per il decorso del termine quinquennale. Vince il Libero Professionista, con condanna dell'ente al pagamento delle spese di giudizio.
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Prescrizione contributi previdenziali: INPS perde il recupero
L'ente previdenziale ha richiesto a un professionista il pagamento dei contributi per la gestione separata relativi all'anno 2005. Il lavoratore si è opposto eccependo la prescrizione del credito. L'ente ha sostenuto che la mancata compilazione del Quadro RR nella dichiarazione dei redditi avesse sospeso la prescrizione, configurando un occultamento doloso del debito. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'ente, stabilendo che la prescrizione contributi previdenziali decorre dalla scadenza del pagamento e che l'omessa compilazione del Quadro RR non costituisce un occultamento doloso. Di conseguenza, il professionista ha vinto la causa e i contributi sono stati dichiarati prescritti.
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Prescrizione buoni fruttiferi postali: vince l’ente senza date
Una risparmiatrice ha chiesto il pagamento di tre buoni acquistati nel 2001 e presentati all'incasso nel 2020. L'intermediario ha eccepito l'avvenuta prescrizione, ma i giudici di merito hanno accolto la domanda della donna poiché sui titoli cartacei mancava la data di scadenza e non era stato consegnato il foglio informativo. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che la prescrizione buoni fruttiferi postali decorre ugualmente dalla scadenza naturale del titolo. I buoni sono infatti titoli di legittimazione e la loro disciplina è integrata dai decreti ministeriali pubblicati in Gazzetta Ufficiale, che il cittadino ha l'onere di conoscere con l'ordinaria diligenza. La mancata consegna del foglio informativo non sospende la prescrizione, che può essere bloccata solo dal doloso occultamento del debito. La domanda di rimborso è stata quindi definitivamente respinta.
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Prescrizione contributi previdenziali: INPS perde il ricorso
L'INPS ha richiesto a un libero professionista il pagamento dei contributi per la gestione separata relativi all'anno 2010. Il professionista si è opposto, eccependo la prescrizione dei contributi previdenziali poiché erano decorsi più di cinque anni. L'ente previdenziale ha sostenuto che il termine fosse sospeso a causa della mancata compilazione del Quadro RR nella dichiarazione dei redditi, configurando un doloso occultamento del debito. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'INPS. I giudici hanno chiarito che non esiste alcun automatismo tra l'omessa compilazione del quadro fiscale e il dolo del debitore. L'accertamento di tale condotta spetta solo ai giudici di merito. Di conseguenza, l'INPS perde la causa e deve pagare le spese legali.
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Prescrizione dei contributi: INPS perde contro il commercialista
Un libero professionista ha contestato un avviso di addebito dell'INPS per il pagamento di contributi omessi alla Gestione Separata per l'anno 2012, eccependo la prescrizione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del lavoratore autonomo, stabilendo che la prescrizione dei contributi decorre dalla scadenza del termine per il pagamento e non dalla presentazione della dichiarazione dei redditi. Inoltre, i giudici hanno chiarito che la mancata compilazione del quadro RR non costituisce un occultamento doloso del debito idoneo a sospendere il termine di prescrizione. La sentenza d'appello è stata cassata con rinvio.
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Prescrizione del rimborso IVA: il fisco blocca ma il tempo corre
Una società richiedeva nel 1993 un rimborso d'imposta, sospeso dall'amministrazione finanziaria nel 1997 per carichi pendenti. Solo nel 2004 la contribuente presentava una nuova istanza formale. I giudici di merito dichiaravano prescritto il diritto. La Corte di Cassazione conferma questa decisione, stabilendo che la sospensione amministrativa della procedura di rimborso non blocca il decorso del tempo. Di conseguenza, si applica la prescrizione del rimborso IVA decennale ordinaria se il contribuente non compie un valido atto interruttivo. L'Azienda perde definitivamente il diritto al rimborso e viene condannata a pagare le spese di giudizio.
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Prescrizione contributi Gestione separata: l’INPS vince la causa
L'INPS ha richiesto a un professionista il pagamento dei contributi previdenziali per l'anno 2009, iscrivendolo d'ufficio alla Gestione separata. La Corte d'appello ha ritenuto il credito prescritto, calcolando il termine dal 16 giugno 2010. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'ente previdenziale. I giudici hanno stabilito che la prescrizione contributi Gestione separata decorre dalla scadenza effettiva del pagamento, modificata al 6 luglio 2010 da un decreto ministeriale per i soggetti sottoposti agli studi di settore. Di conseguenza, l'atto interruttivo dell'INPS del 30 giugno 2015 è tempestivo, poiché intervenuto entro i cinque anni previsti. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Prescrizione dei contributi: l’INPS perde contro l’avvocato
L'INPS ha iscritto d'ufficio un avvocato alla Gestione separata per recuperare i contributi previdenziali del 2010. Il professionista ha eccepito la prescrizione del credito. L'ente previdenziale ha sostenuto che la mancata compilazione del quadro RR della dichiarazione dei redditi costituisse un occultamento doloso del debito, idoneo a sospendere i termini di prescrizione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'INPS, confermando che l'omessa compilazione del quadro RR non equivale automaticamente a un comportamento doloso. Per sospendere la prescrizione serve la prova di un'intenzionalità specifica di nascondere il debito, escludendo così l'applicazione della sospensione. Di conseguenza, è stata confermata la prescrizione dei contributi previdenziali richiesti dall'ente.
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Iscrizione d’ufficio alla Gestione Separata: INPS perde la causa
L'INPS ha disposto l'iscrizione d'ufficio alla Gestione Separata di un professionista per recuperare i contributi previdenziali del 2010. La Corte d'Appello ha dichiarato prescritto il credito, ritenendo che il termine decorra dalla scadenza del pagamento e non dalla dichiarazione dei redditi. L'INPS ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che l'omessa compilazione del quadro RR della dichiarazione dei redditi costituisse dolo, sospendendo la prescrizione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile sia perché introduceva una questione nuova, sia perché notificato oltre il termine di sessanta giorni dalla notifica della sentenza d'appello. Di conseguenza, il professionista ha vinto la causa e l'INPS è stato condannato a pagare le spese di giudizio.
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Prescrizione contributi previdenziali: INPS vince in Cassazione
L'Ente Previdenziale ha iscritto d'ufficio alla Gestione Separata un avvocato per recuperare i contributi del 2009. La Corte d'Appello ha dichiarato prescritto il credito, ritenendo inapplicabile la proroga dei termini di versamento prevista dal D.P.C.M. 10 giugno 2010, poiché il professionista aderiva al regime dei contribuenti minimi ed era escluso dagli studi di settore. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'ente. I giudici hanno chiarito che la proroga dei termini di pagamento si applica a tutti i contribuenti che esercitano un'attività per la quale sono stati elaborati gli studi di settore, a prescindere dal loro regime fiscale concreto. Di conseguenza, la prescrizione contributi previdenziali non era maturata al momento della notifica dell'atto interruttivo. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Prescrizione contributi Gestione Separata: stop alle pretese INPS
Un professionista si opponeva alla richiesta dell'INPS di pagare i contributi omessi per l'anno 2011, eccependo la prescrizione. L'ente previdenziale sosteneva che il termine di cinque anni iniziasse a decorrere solo dalla presentazione della dichiarazione dei redditi e che la mancata compilazione del quadro RR costituisse un occultamento doloso del debito. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del professionista, stabilendo che la Prescrizione contributi Gestione Separata decorre dalla scadenza legale del pagamento e non dalla dichiarazione dei redditi. Inoltre, ha chiarito che non compilare il quadro RR non equivale automaticamente a dolo. La sentenza è stata annullata con rinvio.
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Decorrenza della prescrizione: l’attesa costa un milione
Una clinica privata convenzionata ha richiesto un decreto ingiuntivo contro l'Azienda Sanitaria per ottenere il pagamento di prestazioni sanitarie erogate nel lontano 1995. L'Azienda Sanitaria ha eccepito la prescrizione del credito. La clinica ha sostenuto che il termine non fosse decorso, poiché pendeva un giudizio amministrativo sulle tariffe regionali applicabili. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della clinica, confermando che la pendenza di un giudizio amministrativo costituisce un mero ostacolo di fatto. Di conseguenza, la decorrenza della prescrizione non viene bloccata da impedimenti materiali o incertezze interpretative, ma solo da impedimenti giuridici formali. Il credito è stato quindi dichiarato definitivamente prescritto.
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Prescrizione dell’azione di responsabilità: scontro sul bilancio
Il Fallimento di una società ha citato in giudizio gli amministratori e i membri del Collegio Sindacale per gravi irregolarità gestionali e contabili. I sindaci si sono difesi eccependo la prescrizione dell'azione di responsabilità, sostenendo che il termine di cinque anni fosse già scaduto prima dell'avvio della causa, poiché il dissesto era conoscibile fin dal deposito del bilancio del 1998. La Corte d'Appello ha respinto l'eccezione con una motivazione contraddittoria: ha affermato che il bilancio mostrava un equilibrio patrimoniale, ma contemporaneamente ha rilevato l'azzeramento del capitale sociale. I sindaci hanno fatto ricorso. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, evidenziando l'incoerenza logica dei giudici di secondo grado, e ha annullato la sentenza con rinvio per un nuovo esame.
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Responsabilità professionale dell’avvocato: rassicurato ma perde
Il Cliente ha citato in giudizio il proprio legale chiedendo il risarcimento dei danni per la perdita di crediti commerciali, causata dalla totale inerzia del professionista che non aveva avviato le azioni legali concordate. L'avvocato si è difeso eccependo il decorso del termine di dieci anni per richiedere i danni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Cliente, confermando che la responsabilità professionale dell'avvocato si prescrive entro dieci anni a partire dal momento oggettivo in cui il danno si è verificato (ossia quando i crediti originari si sono estinti), e non da quando il cliente ha scoperto l'omissione. Le rassicurazioni verbali del legale non costituiscono un occultamento doloso idoneo a sospendere il termine.
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